Sud Africa 2010 | Tutto il vino dei mondiali di calcio minuto per minuto

di Andrea Gori

Della nazionale di calcio conoscete i più intimi segreti ma dei vini del Sud Africa quanto ne sapete? Se la vostra conoscenza è pari a zero, Intravino ha pronta per voi una serie di post da colmare lacune grandi quanto una savana, se invece la viticoltura del Capo è già parte del vostro sapere, un ripassino non vi farà male. Prima di tutto, cominciamo ad entrare nell’ordine di idee che il Sudafrica è un paese molto più fresco di come ce lo immaginiamo, con vigneti quasi più vicini all’Equatore di alcuni nostri rinomati vigneti siciliani. Dalla caduta dell’apartheid in poi, il vino è diventato uno dei principali motori dell’economia (112 mila ettari a vigneto) e dell’occupazione, con una qualità in crescita costante  e una vocazione all’export (oltre il 50% della produzione) che ne ha permesso la conquista di molti mercati, Regno Unito e Germania in primis.

Ma come è stato possibile? Nel XVIII secolo, ai tempi di Luigi Filippo e Napoleone il vino dolce passito Vin de Costance di Città del Capo era considerato un nettare quasi divino, degno appunto della corte dei grandi sovrani europei. Ma i primi vigneti, piantati nel 1655 dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali avevano semplicemente lo scopo di fornire sostentamento ai mercanti di passaggio e i risultati all’inizio furono sconfortanti, anche perché i mercanti olandesi mancavano del know-how in materia di viticoltura e vinificazione. Unica gemma appunto il vino dolce prodotto nella tenuta di Costantia da Simon Van der Stel, il primo governatore della colonia che sarebbe poi diventata Città del Capo.

Solo con l’arrivo degli Ugonotti, in fuga dalla Francia nel 1680, si potè assistere alla nascita di una vera industria del vino che prosperò fino a giungere al massimo splendore commerciale ai tempi delle guerre tra l’Inghilterra e la Francia di Napoleone. Nel 1806 infatti gli Inglesi in guerra occuparono Città del Capo e cominciarono a importare vino sudafricano al posto di vino francese. Ma dal 1859 in poi la viticoltura cadde in disgrazia con la riapertura del commercio con Bordeaux e la Francia e anche l’arrivo di cercatori di diamanti e oro della fine del secolo non compensò i mancati introiti del commercio con l’estero.

Seguirono le Guerre Boere e fu solo nel 1918, con la nascita della cooperativa Ko-operatieve Wijnbouwers Vereniging  (KWV, tuttora esistente) che si posero le basi della odierna viticoltura sudafricana con i primi protocolli di qualità delle uve e la destinazione di gran parte della produzione non di qualità alla distillazione in brandy. È altrettanto importante la creazione nel 1925 dell’ibrido Pinotage (ottenuto incrociando Pinot Nero e la varietà francese meridionale Cinsault), destinato a diventare la bandiera nazionale e ad oggi l’unica vera novità nel mercato mondiale del vino portato dal SudAfrica (nella foto qui sopra a sx).

Oggi la produzione è quasi del tutto orientata sui vini bianchi, in primis (30% del totale!) lo Chenin Blanc (qui a destra nella foto) che qui chiamano  Steen,  vitigno della Loria (dove le sue uve migliori sono però vinificate dolci) e un buona produzione di Sauvignon Blanc e Chardonnay . Tra i rossi spiccano gli onnipresenti bordolesi Merlot, Cabernet Sauvignon e il Syrah del Rodano che dà forse vita ai vini più interessanti, specie in assemblaggio con altre varietà rosse. Il pinotage è intensamente coltivato ma produce vini semplici, beverini, molto immediati e fruttati, leggermente esotici, che però non raggiungono mai livelli di qualità assoluta, tranne che in versione rosata.

I tifosi appassionati di vino che decideranno di visitare qualche cantina in Sud Africa farebbero meglio a comprare i biglietti delle partite a Città del Capo (Italia – Paraguay e una delle due semifinali per esempio si giocheranno qui, nel bellissimo Green Point Stadium), perchè la quasi totalità dei vigneti e delle cantine sudafricane si trovano a non più di 200km di distanza dalla città. E almeno tre parole in afrikaans conviene studiarle, ovvero Win Van Oorsprong che significa Vino da Denominazione di Origine, l’equivalente della nostra DOC.

Nei prossimi giorni esploreremo Stellenbosch, Swartland, Paarl e il mito di Kostantia!

(fonte: Business People di Maggio 2010)

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

5 Commenti

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Daniela (senzapanna)

circa 12 anni fa - Link

Il 16 giugno all'Incannucciata c'è un'occasione per assaggiare la cucina e alcuni vini del Sud Africa

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daniela (senzapanna)

circa 12 anni fa - Link

meglio questo link http://afriwines.wordpress.com/2010/06/11/si-cena-sudafricano-allincannucciata/ la serata è organizzata con il patrocinio dell'Ambasciata del Sud Africa

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Andrea Gori

circa 12 anni fa - Link

grazie daniela! me ne ero scordato, ecchè su twitter mi era pure arrivata la notizia!

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daniela (senzapanna)

circa 12 anni fa - Link

non mi stupisco, in Sud Africa c'è un clima mediterraneo, quasi unico caso fuori del nostro bacino

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Fabio Albani

circa 12 anni fa - Link

Il menù completo della cena all'Incanucciata la trovate qui: http://www.facebook.com/event.php?eid=126981620658187&ref=ts per l'occasione saremo a Roma anche noi! nel frattempo mi godo questi mondiali che ci daranno un pò di visibilità

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