Chi salverà la squadra di calcio del Bordeaux dal fallimento?

Chi salverà la squadra di calcio del Bordeaux dal fallimento?

di Massimiliano Ferrari

Se Atene piange, Sparta non ride. Si potrebbe racchiudere così, con una massima dal sapore neoclassico la speculare situazione del Dijon e dei Girondins de Bordeaux, le due compagini che, all’interno della Ligue 1 (la serie A francese per intenderci) portano i vessilli calcistici delle più note zone viticole della Francia, Borgogna da una parte e Bordeaux dall’altra.

Tuttavia la situazione attuale per entrambe non potrebbe essere più scalcinata. Da una parte il Dijon annaspa sul fondo della classifica del campionato francese, mentre i Girondins de Bordeaux, oltre a rischiare anch’essi una fragorosa retrocessione, sono sull’orlo di un baratro finanziario che potrebbe portarli al fallimento.

Quello che sta succedendo a Les Girondines è la realtà spietata di un calcio diventato terreno di caccia di fondi speculativi e turbocapitalismo con buona pace di bandiere, tifosi e nostalgia canaglia.

Il club di Bordeaux, fondato nel 1919, è una squadra storica del calcio francese che ha avuto tra le sue fila giocatori leggendari come Giresse, Tigana, Tresor e Zidane ma il cui blasone è andato spegnendosi tristemente negli ultimi anni.

La vicenda attuale è presto detta. A fronte di una situazione finanziaria traballante, causata dalla pandemia e da debiti pregressi, il 22 aprile scorso il fondo di investimento statunitense King Street, azionista di riferimento del club, ha deciso di non voler proseguire con il proprio impegno finanziario. In parole povere, mi porto via il pallone e chi s’è visto s’è visto.

Fin qui il lato economico-calcistico. Ma il vino in tutto questo? Si chiederà qualche lettore impaziente. Il vino entra in questa storia come una sorta di salvagente lanciato per poter salvare il club della Gironda dal rischio di un fallimento sempre più reale.

Infatti dopo pochi giorni dalla notizia del disimpegno del fondo americano, François Pinault, danaroso proprietario, tra le innumerevoli altre cose, di Château Latour nonché di Château Grillet nella valle del Rodano e di Clos-de-Tart in Borgogna, scrive una lettera aperta che appare sul quotidiano Sud-Ouest in cui si dice disposto a dare il proprio sostegno per salvare la squadra e chiama a raccolta la vera forza economica del Bordolese, quella che fa capo all’industria vinicola. L’appello non rimane inascoltato.

I primi a rispondere sono Bernard Magrez, gerente di un abnorme impero del vino dove spiccano i nomi di Château Pape-Clement e Château La Tour Carnet e Romain Roux anch’esso con diverse aziende sparse fra Medoc e Languedoc.

La missione dei miliardari del vino è quella di salvare il club chiedendo anche il sostegno ai produttori che popolano il territorio bordolese, in buona sostanza ognuno faccia la sua parte e Bordeaux continuerà ad avere la propria squadra.

Addirittura il succitato miliardario Roux si lancia in una dichiarazione nazional-popolare che sfiora quasi la comicità involontaria in cui dice che “ci vuole una sinergia tra il mondo del vino e il club dei Girondins, perché il mestiere del vignaiolo è un mestiere popolare, vicino alla gente, che ha valori comuni con lo sport, come con chi va allo stadio,” concludendo quasi trionfante che “se Parigi ha la torre Eiffel, noi abbiamo i Girondins”.

Pensando a questa circostanza che vede vini milionari incontrare squadre di calcio ho immaginato, in una situazione analoga, cosa succederebbe per esempio nei vigneti piemontesi se una fra Torino o Juventus, vanti calcistici sabaudi, dovesse trovarsi sull’orlo del precipizio? I produttori di Barolo si schiererebbero con la nobiltà bianconera mentre i ruspanti produttori roerini abbraccerebbero il vecchio cuore granata? Metto da parte le fantasie e aspetto di vedere quali saranno gli sviluppi di questo incrocio calcistico-alcolico.

Ah, per chi fosse interessato a sapere come sia finito durante questa stagione il derby Bordeaux-Borgogna sul campo di calcio, i Girondini hanno sconfitto il Digione 2-0, 3-0 e 3-1 nelle diverse sfide…ognuno tiri le proprie conclusioni.

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Massimiliano Ferrari

Diviso fra pianura padana e alpi trentine, il vino per troppo tempo è quello che macchia le tovaglie alla domenica. Studi in editoria e comunicazione a Parma e poi Urbino. Bevo per anni senza arte né parte, poi la bottiglia giusta e la folgorazione. Da lì corsi AIS, ALMA e ora WSET. Imbrattacarte per quotidiani di provincia e piccoli editori prima, poi rappresentante e libero professionista. Domani chissà. Ah, ho fatto anche il sommelier in un ristorante stellato giusto il tempo per capire che preferivo berli i vini piuttosto che servirli.

1 Commento

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Monica

circa 4 settimane fa - Link

Bhe, che dire? Che vinca il MIGLIORE!

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