Vernaccia di San Gimignano | Dove c’è confronto c’è crescita

di Jacopo Cossater

Dovrebbe essere noto, ormai, che la settimana scorsa era dedicata alle Anteprime di gran parte della produzione toscana. Terra di grandi vini rossi, ma non solo. Al Chianti e al Chianti Classico, al Nobile di Montepulciano e al Brunello di Montalcino si affianca infatti uno dei bianchi più importanti di tutta l’Italia centrale: la Vernaccia di San Gimignano.

A margine della presentazione vera e propria di lunedì scorso, quella durante la quale è stato possibile sia assaggiare le nuove annate che discuterne con i produttori, il Consorzio organizza da alcuni anni un momento di confronto tra la Vernaccia ed un altra importante tipologia. Si tratta di una degustazione, seduti, dove è possibile provare a fare un parallelismo tra San Gimignano e le più importanti zone produttive del mondo. Un momento di discussione e di confronto, un appuntamento annuale per fare il punto e per tirare le somme. Si tratta di un ciclo che ha preso il via nel 2006 sulla scia di una degustazione realizzata l’anno precedente dal nome “Vernaccia Vintage”, una storica verticale dagli anni novanta, ottanta e settanta. Il successo e la soddisfazione per essere riusciti ad organizzare un appuntamento così prestigioso convinse il Consorzio a ripeterlo con una formula nuova, rendendo San Gimignano luogo di incontro e discussione sui vini bianchi in genere. Due gli scopi: da una parte promuovere la Vernaccia e le sue caratteristiche, dall’altra sollecitare i produttori di San Gimignano a confrontarsi con alcuni grandi vini bianchi.

Ecco quindi nel 2006 il primo incontro, quello con la Borgogna e con lo Chablis dal titolo “affinità e diversità”. Nessuna pretesa di giudizio sulla qualità ma l’intenzione di evidenziare queste caratteristiche, tanto nel bicchiere quanto e soprattutto per scelte produttive, in vigna e in cantina. Nel 2007  il secondo, “quattro vitigni, quattro percorsi”: a vedersela con i toscani c’erano vini provenienti dalla Svizzera, dall’isola di Santorini (Grecia), dalla Galizia (Spagna) e dal Portogallo. Vini diversi ma legati da una produzione enologica che, oggi come ieri, fonda la propria identità su un territorio (o, meglio, un terroir). Dal 2008 fino ad oggi protagonista di questi incontri è stata la Francia. Prima con un’indagine dal titolo “gli stili aziendali mettono a rischio l’identità di un vino?” e con i vini di Sancerre e Poully Fumè. Poi, nel 2009, con l’Hermitage Blanc, nel 2010 con il Pouilly-Fuissé e nel 2011 con Calce, piccolissima denominazione del Roussillon. Obiettivo dichiarato è quello di mettere in luce quanto le differenti tecniche di vinificazione e affinamento vadano ad incidere sulle caratteristiche del vitigno.

Nel 2012, la settimana scorsa, si è tornati nella Loira andando ad abbracciare un vitigno, quello chenin blanc così versatile e sempre caratterizzato da acidità e mineralità. Risultato di questi appuntamenti è, a sentire i più affezionati, un’evidente crescita qualitativa da parte dei produttori di San Gimignano. L’idea diffusa è che i loro vini, con il passare degli anni, si siano liberati di certi freni a favore di una grande aderenza territoriale ed abbiano dimostrato di poter essere considerati tra i grandi bianchi italiani anche per la straordinaria capacità di invecchiamento. Citando Giampaolo Gravina, collaboratore della Guida ai Vini d’Italia dell’Espresso, è un “appuntamento che nel corso del tempo si è trasformato da vetrina a laboratorio, e questo non può essere che un bene“.

Mi auguro che appuntamenti come questo siano sempre più frequenti, non solo a San Gimignano. È bello per chi partecipa, sono indiscutibilmente momenti di crescita e di approfondimento, ma è soprattutto fondamentale per i produttori, è la dimostrazione che a discussione e confronto corrisponde una crescita. Momenti di coesione come se ne vedono davvero di rado.

Jacopo Cossater

Se di giorno insegna marketing digitale e si occupa di e-commerce dopo il tramonto scrive di vino provando ad allontanare un po’ lo sguardo e a non concentrarsi troppo sul solo bicchiere. Ha un debole tanto per i bianchi più continentali quanto per i rossi più mediterranei, non potrebbe però mai fare a meno dei vini dell’Italia Centrale, Chianti Classico su tutti. Qui su Intravino dal 2009.

2 Commenti

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AZ

circa 10 anni fa - Link

Ciao Jacopo, bell'articolo lo condivido alla grande, complimenti! Fascino della città, paesaggio, Vernaccia che è grande in tutte le sue tipologie (sono di parte lo ammetto:-)) è un appuntamento questo che merita e offre tanto come ben dici, da non perdere. E' stato un piacere stringerti la mano. Al prossimo incontro-confronto, ciao. Alessandro Zingoni

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Jacopo Cossater

circa 10 anni fa - Link

Ma certo! Ci vediamo presto. Grazie Alessandro.

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