Una lacrima sul viso e le 9 Riserve 2007 dei Produttori del Barbaresco

di Alessandro Morichetti

Bruce Sanderson (Wine Spectator) si spara 3 cantine al giorno nelle Langhe per recuperare il tempo perso da James Suckling dietro ai “soliti noti” e io da bravo segugio gli corro dietro. L’altra mattina a momenti non prendevo cappuccino e cornetto con Angelo Gaja, poi ho pensato che dovrei spiegare una buona volta a mia nonna perché sono finito in questa landa del nord dove, vento permettendo, l’aria profuma di Nutella.

A Barbaresco ci sono 600 anime, una torre, più enoteche e ristoranti che generi alimentari ma soprattutto un bel po’ di ettari piantati a nebbiolo, più eccitanti della Demi Moore dei tempi d’oro (quasi più vecchia di quella attuale). Tra Barolo e Barbaresco esiste una zonazione mica da ridere: tutte le vigne hanno un nome (cru) e sulla carta si sa da dove vengono i vini migliori. Alessandro Masnaghetti (Enogea) con le sue mappe dei cru ha sfornato meraviglie lavorando sull’argomento. Poi chiaro, sono italiani anche qui e i furbetti non mancano.

Ora, supponiamo che un tour operator russo vi catapultasse in zona per un giro organizzato. Come muoversi? Io farei così. Lo porterei davanti al busto di don Fiorino Marengo, sotto alla torre, per raccontargli la storia partendo dalle origini.

Ci si arriva per la via centrale del paese, passando davanti al Palazzo Comunale e al quartier generale di Gajaland (©). Produttori del Barbaresco è una cantina sociale fondata da un prete per dare dignità a una zona depressa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1958, don Fiorino riprende un filo rosso radicato nell’Ottocento, quando quel mahatma indigeno di Domizio Cavazza, preside della Regia Scuola Enologica di Alba, fondò le Cantine Sociali di Barbaresco (1894) per vinificare col nome di Barbaresco le uve di 9 agricoltori/produttori. Ogni volta che ripenso a tutto questo, mi emoziono.

L’Ottocento, un prete, il vino che amiamo, tanti cru e noi bevitori digitali che respiriamo quell’aria in via Torino. Un tempo non troppo lontano, il pubblico veniva qui a cercare barbere e dolcetti mentre il nebbiolo non se lo filava nessuno. Sembra incredibile. Oggi i soci sono oltre 50, gli ettari vitati dei conferitori sul centinaio, i cru 9. Solo nebbiolo da Barbaresco: Langhe Nebbiolo, Barbaresco, Barbaresco Riserva divisi per zona quando il millesimo lo consente. Nessun altro produttore ne possiede così tanti, ovviamente. Assaggiare tutte le riserve 2007 in anteprima è un privilegio didattico che va condiviso, un sussidario del Barbaresco moderno eppur nobilmente tradizionale.

I Barbaresco Riserva 2007 dei Produttori sono in bottiglia da giugno e usciranno a febbraio; il Barbaresco 2008 sarà sugli scaffali a dicembre: non ha la complessità delle riserve ma è realmente un vino-manifesto del nebbiolo per tutti affinato in botte grande (14 euro anche al supermercato). Il 2007 nelle Langhe è stato un millesimo caldo e sulle prime ritenuto migliore del 2006, quando i Produttori non fecero le Riserve (come lo stesso Bruno Giacosa). L’anno senza inverno, senza neve e senza i meno 10°C, segnato da vegetazione precoce e qualche manica corta ad aprile che hanno portato ad un vendemmia anticipata. Quando la mano di cantina non fa eccezioni, i sensi esplorano 9 bicchieri a cavallo di 9 sottozone vocate, dove terra, esposizione e microclima consegnano all’assaggio quella vera magia del vino che è la corrispondenza territoriale.

Abbiamo iniziato il viaggio a bottiglie scoperte da due vigne vicine del versante occidentale fino ad arrivare ai cru baroleggianti, ribattezzati “triade del tannino” (Ovello, Montefico, Montestefano). Di ciascuno indichiamo il colore relativo nella carta dei cru del Masnaghetti.
1. Pora (cru celeste, in basso vicino al viola): fragola e ciliegia tenui, sorso snello e croccante, quasi leggero, sottile chiusura tannica ma bicchiere davvero equilibrato e piacevole già da ora.  89
2. Rio Sordo (mattone, vicino al verdolino): nota di calore e frutto più evidente, attacco più soffice e materico ma sempre di misura, bella consistenza e tannino vivace ma meno dettagliato, finale un pelettino amaro; al naso sembra più maturo del Pora e il tannino ruvido lo accorcia di misura. 87
3 Asili (salmone scuro, in mezzo): florealità di viola, terra umida, frutta ben matura e dolce, bella complessità del naso da campioni, attacco polposo e integrato, materia compatta che si distende pregevolmente, sapore intenso e tannino vibrante, grande personalità. Frutta e alcol vanno insieme per un bel po’. 93
4. Pajè (celeste, attaccato al giallo): buccia di amarena, amaretto, frutto più scuro e austero, florealità di viola e bagaglio di grande spessore aromatico, materico anche lui, riempie il sorso e il tannino chiude sul finale una materia potente, più morbido di Asili, se la battono. 92
5. Muncagòta (o Moccagatta, viola al centro, in alto; insieme al Rabajà, la parte più alta di Barbaresco: 260-315m): naso di amarena e spezie, molto interessante sebbene lo sviluppo gustativo sia limitato da un tannino particolarmente astringente; finisce su note di mela rossa. 84
6. Rabajà (rosso): purea di fragola e nota verdina rallegrante, cru di spessore che avvolge il palato con un tannino che pur già risolto si sente, bello peso; la nota verdina che torna in bocca chiude un quadro molto soddisfacente. 90
7. Ovello: purea di frutta, naso suadente e fragoloso poi sottile nota di caffè, bel volume che chiude poi con tannino grintoso, il centro bocca è ampio, c’è un equilibrio di alto livello sulla materia. 90
8. Montestefano: frutto scuro, arancia, nota di caffè e quasi fungo, più baroleggiante forse, bocca di spessore e severa, tannino esemplare, davvero una trama molto importante e tanto alcol, adesso forse è il più difficile ma anche quello più divertente da aspettare. Per i miei gusti c’è troppa ciccia ma il finale tannicone impegnativo parla la lingua dell’uomo che non deve chiedere, mai. 91
9. Montefico: viola, fragola, prugna, grande volume e nota verde, tanto tannino già a centro bocca, la concentrazione di polifenoli prende il sopravvento e si integra in un corredo alcolico importante. 90

Filo comune degli assaggi è stata una coerenza stilistica rigorosa. Bottiglie già espressive e leggibili, nasi giocati su note di frutta ma nessuna surmaturazione all’orizzonte. A febbraio, qualche etichetta sarà già pronta e godibile mentre la massiccia distribuzione tannica di Montefico, Montestefano e altri richiederà un po’ di paziente attesa. Non ci sono le complessità delle Riserve 2005, ancora oggi austere e più chiaroscurate su note di spezie, ma una cifra distintiva fatta di articolazione dell’immediatezza. Giusto per fare allenamento, a fine batteria mi sono fatto servire un campione alla cieca per vedere se lo riconoscevo. Ma come ci pensi: era il Pajè (4), io l’avrei collocato tra 6 e 9. Tra qualche mese, i vini saranno ancor più stabili e cambieranno. Al passaggio del prossimo wine critic, faremo nuovamente gli occhi dolci alla “signorina” della reception. Tutte bottiglie sullo scaffale a 30 euro, se va bene anche meno. Invecchiamento garantito: almeno 10-15 anni. Spesso anche molto di più. Non so se mi spiego.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

12 Commenti

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Lucia La Gatta

circa 8 anni fa - Link

...come una lezione di filosofia. impossibile non condividere!

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Marian Timofti

circa 8 anni fa - Link

Ricevo è lego tutti vostri articoli. Grazie. Siamo una piccola organizzazione sommelier di Romania, appena 30 soci, io avendo i corsi seguiti a Siena. Mi sto chiedendo come mai nessun Consorzio, Cooperativa, ma neanche le Camere di Commercio Estero non organizzano delle presentazioni, degustazioni di vini in Romania, degustazioni con ampie descrizioni del territorio, dei vitigni etc etc. A me, che ho presso il diploma di sommelier in Italia, dispiace tanto che non riesco a creare un ponte, sicuro, tra Italia e Romania (i consumatori amanti del vino italiano ce ne sono)con una rappresentanza italiana anche di una sola regione. Cosa mi potete consigliare? Fino adesso ho incontrato la Camera di Commercio Italiana di Bucharest, più volte, senza nessun risultatto. Solo qualche produttore viene ogni tanto a far vedere i vini di sua produzione. E un peccato per per tutti: produttori italiani è consumatori della Romania. Auguri per il vostro lavoro è grazie per la pazienza di leggere le mie righe. Marian Timofti

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vinogodi

circa 8 anni fa - Link

...mai strappato i capelli per questi Barbaresco:buoni vini, buoni prezzi. Emozione=0 (paradosso...in realtà uno 0,5 non lo si nega a nessuno, in certe annate e solo per il Montefico e Asili, comunque..) . Il Barbaresco base ottimo vino quotidiano o qualcosina in più ma già metterci vicino il Nebbiolo base di Rinaldi o Burlotto (o il Nebbiolo Basarin di Sottimano o Cerretta di Conterno ) e già siamo su universi per Lui sconosciuti...

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Adolfo

circa 8 anni fa - Link

Mi spiace per i produttori. Ma, specie a qualche anno dalle uscite, nelle edizioni recenti delle riserve mi sono imbattuto troppo spesso vini decenti e nulla più, quando va bene. A volte proprio mediocri. 25/30 euro per un barbaresco riserva non sono molti ma a quella cifra oramai si trova di meglio (Rivella, Adriano, Rizzi).

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suslov

circa 8 anni fa - Link

a me le riserve dei produttori piacciono mi sono perso qualchecosa ? si accettano consigli motivati e dettagliati

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Angelo Cantù

circa 8 anni fa - Link

Ho sempre avuto grande rispetto per "i Produttori" ed ho in molte occasioni trovato i loro Barbaresco, soprattutto le Riserve, eccellenti. Mi sorprendono le affermazioni lette qui sopra, anche se condivido l'apprezzamento per i vini di Rivella, Adriano e Rizzi. Credo anche di essere in buona compagnia tra quelli che ritrovano nel Barbaresco dei Produttori una straordinaria espressione territoriale.

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Montosoli

circa 8 anni fa - Link

Uno dei grandi problemi delle Aziende Italiane e la furbizia con cui preparano i campioni di assaggio. Ho assaggiato le Riserve 2005 al Vinitaly l'anno passato, punteggi da 94 in su.....poi vado a Barbaresco e compro Cru disponibili....3 mesi dopo si stappano alcune bottiglie e viene il dubbio se hanno per sbaglio messo l'etichetta Riserva al Barbaresco normale..... Questo vale anche per molti altri produttori , che in realta si tirano la zappa sui propri piedi !!!

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Alessandro Morichetti

circa 8 anni fa - Link

Credo e spero sia stato un errore di valutazione più che una reale diversità delle bottiglie. Le cantine serie non fanno questi scherzi.

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zakk

circa 8 anni fa - Link

I campioni di razza sono altri. E non venite a dirmi che c'è un ottimo Q/P perchè se si vuol estremizzare anche il tavernello costa moooooolto poco.

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suslov

circa 8 anni fa - Link

beh pero' una cosa e' il prezzo una cosa e' il rapporto q/p

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Manilo

circa 8 anni fa - Link

Mi sono innamorato delle Langhe partendo dal Nebbiolo di Rinaldi poi passare nella Barbera ottima quella di Sottimano e finire con i tre tre nominati sopra Rivella Adriano e Rizzi, per la Befana mi regalerò qualche giorno nelle Langhe, speriamo che nevichi.

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Francesco Annibali

circa 8 anni fa - Link

Ci vogliono una grande sicurezza di sè e soprattutto una grande intelligenza per scrivere di non aver riconosciuto alla cieca un vino. In un mondo di pigmei che sbandierano ai 4 venti di aver saputo distinguere alla cieca un Barolo da un Gewurztraminer, un post prezioso.

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