La grande importanza dei Vini di Contrada di Arianna Occhipinti

La grande importanza dei Vini di Contrada di Arianna Occhipinti

di Jacopo Cossater

Se da una parte è vero che la Sicilia viene giustamente vista come un universo a sé, regione capace più di ogni altra in Italia di esprimere vini di straordinaria qualità diversissimi tra loro, dall’altra è altrettanto vero che al di là dell’Etna è piuttosto raro sentir parlare di specifici dettagli territoriali, di differenze espressive dettate dal luogo. Come se tutte le altre aree vengano percepite (e comunicate) come piuttosto compatte nel valorizzare una tipologia o una varietà al di là delle sfumature che ogni vigneto o contrada può imprimere a ogni etichetta.

È in questo contesto che il lavoro che sta facendo Arianna Occhipinti con il Frappato acquista particolare significato e valore, dimostrazione non solo di una vignaiola di grande sensibilità e talento ma anche di un vitigno capace di smarcarsi da ogni possibile luogo comune per diventare tramite della sua terra di elezione, la Valle dell’Acate e in particolare la zona che ha come riferimento la cittadina di Vittoria, in provincia di Ragusa.

È qui che nascono i suoi “Vini di Contrada”, 3 diverse etichette da 3 diversi appezzamenti caratterizzati da terreni molti diversi tra loro, punto di arrivo di un percorso di osservazione iniziato molti anni fa a partire da vinificazioni separate del suo (famoso) “Il Frappato”, il suo vino più rappresentativo nato nel 2004. Oggi e ormai da molto la sua fisionomia (quella de “Il Frappato”) è data da uve provenienti da 2 vigneti piuttosto diversi tra loro, vinificate separatemente: Bastonaca, più calcareo, e Fossa di Lupo, più sabbioso. È nell’osservare le differenze dei vini provenienti da queste 2 contrade così vicine eppure così lontane dal punto di vista dei terreni che Arianna ha deciso a partire dalla vendemmia del 2016 di provare a percorrere la strada di quelli che potremmo definire come “cru”, diverse bottiglie pensate per esaltare il loro luogo di origine. Ne ha individuati 3.

  • Contrada Pettineo: «una contrada storica oltre il promontorio di Serra San Bartolo; storicamente ha prodotto vini sempre molto eleganti grazie a uno strato di sabbia di origine marina sciolta e profonda (50-60 cm) con poca presenza di ciottoli calcarei in superficie. La nostra Chiusa di Pettineo ha circa 60 anni ed è un vecchio alberello che il precedente proprietario trasformò in spalliera, facendo arrampicare tra i tralicci le piante che ora hanno anche forme monumentali. I vini della Chiusa sono solitamente fruttati con un tannino più setoso e un’acidità sostenuta».
  • Contrada Fossa di Lupo: «contrada storica, spina dorsale del mio lavoro dal 2004; le terre sono sabbiose con sfumature che vanno dal rosso al castano e con una sostanziale presenza di calcare in sasso in superficie. Dopo i primi 40 cm di sabbia si presenta uno strato piuttosto duro di calcare roccioso. La vigna ad alberello ha un sesto d’impianto tipico della zona di Vittoria. La contrada guarda a nord est i Monti Iblei; da qui solitamente derivano vini fruttati ma anche austeri e di buona acidità».
  • Contrada Bombolieri: «ci troviamo in un promontorio molto calcareo che guarda la Serra San Bartolo. Qui le terre variano dal castano al bianco, ma lo strato di sabbia superficiale è decisamente inferiore, solo 25 cm. Appena sotto si trovano rocce calcaree solide. Una parte della contrada ha un suolo più argillo-calcareo, visivamente bianco in superficie, ed è qui, nella Vigna Strada che nasce un vino, floreale, schietto e di grande acidità».

Meno di 3mila bottiglie per etichetta. La vinificazione è identitica, per tutti e 3: la macerazione sulle bucce dura almeno 15 giorni, la fermentazione è spontanea e avviene in piccoli tini di cemento. Dopo la svinatura sono vini che continuano a maturare prima negli stessi contenitori di cemento per circa 6 mesi e poi in botte di rovere austriaco per circa un anno.

Vini di Contrada

Ho assaggiato la prima volta i “Vini di Contrada” nel marzo del 2019 in cantina, a Vittoria, i 2016 erano in uscita. Ricordo come fosse ieri dei Frappato vibranti di energia e di grande leggibilità, capaci di esprimere in modo nitido differenze anche sostanziali. Questi invece i 2017 assaggiati la scorsa settimana, l’ordine ho scoperto essere anche quello di raccolta: tra quella di Pettineo e quella di Bombolieri passano circa 2 settimane (ultima settimana di settembre, seconda di ottobre). Vini che se possibile mi sono sembrati ancor più definiti, più eleganti, più buoni.

Arianna Occhipinti, Frappato PT (Pettineo) 2017

Rosso rubino, lucente. L’attacco è molto raffinato su tonalità di piccoli frutti rossi (ribes) con sfumature floreali. E ancora: rimandi marini e di pepe rosa, non senza un accenno di mirto. È teso nella trama tannica e freschissimo nel sorso: un’acidità di particolare luminosità che fa da filo conduttore tra la sua grande beva e la sua irresistibile croccantezza. Frappato saporito e finissimo, fra i 3 il più primaverile, il più gentile, oltre che probabilmente il più pronto.

Arianna Occhipinti, Frappato FL (Fossa di Lupo) 2017

Appena più compatto nel colore. Anche i profumi richiedono più tempo e maggiore attenzione: non solo piccoli frutti rossi in un contesto molto mediterraneo ma anche macchia ed erbe officinali, oltre che pepe di sichuan. È ricco e caratterizzato da tonalità più scure del precedente, tanto generoso quanto caratterizzato da una trama tannica piuttosto severa, incisiva, verticale. Un Frappato che nel bicchiere dimostra continuo movimento, che affascina e che soprattutto coinvolge.

Arianna Occhipinti, Frappato BB (Bombolieri) 2017

Appena più chiaro del Fossa di Lupo, vivo e lucente. L’attacco è una giostra di riconoscimenti, accoglienti e finissimi: ribes, melograno e mirto ma anche tabacco, cacao e una punta di caffè. Il tutto in contesto che è difficile non definire come borgognone tale è la sua aggraziata eleganza. Frappato tridimensionale, che cambia a ogni sorso, generoso nell’impatto gustativo e cesellato nella trama tannica, oltre che finissimo nella freschezza. Il mio preferito.

Jacopo Cossater

Comunicazione digitale ed e-commerce, è tutta una questione di vino, di birra artigianale e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, ha un debole tanto per i Paesi del Mediterraneo quanto per quelli scandinavi ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Giornalista, su Intravino dal 2009.

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