Ho bevuto lo Chablis di Penny Market e sono ancora vivo

Ho bevuto lo Chablis di Penny Market e sono ancora vivo

di Simone Di Vito

Dopo il mio post d’esordio, tornai a parlare di Chablis attraverso un Bag-in-Box da 3 Lt, formato su cui in termini di qualità non ho alcun pregiudizio finché si parla di vino da tavola e/o pronta beva, ma che reputo non adatto invece per tipologie di questo calibro.

Oggi ritorno a parlare del re della Chablisien in vetro, e lo faccio attraverso una bottiglia acquistata al discount: non chiedete a me perché un cane cresciuto a manzo e pollo tra tutti i croccantini preferisce quelli economici e a forma di Cheerios® che vendono al Penny Market (discount tedesco simil Lidl).

Succede che, mentre vado al reparto cibo per cani l’occhio mi cade su questo:

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Oltre a Paulin Arnaud Selection, di cui però non vi è alcuna menzione sulla bottiglia, era ovviamente il prezzo di 7.99€ a stupirmi, anche perché solitamente quando lo vedo al supermercato lo Chablis medio sta sempre intorno ai 18/20, più o meno in linea con i prezzi di alcuni online. Ai soliti dubbi del caso è prevalsa però la curiosità, quindi ne ho presa una e proviamo va… On ne vit qu’une fois come recita una canzone francese.

Mentre sono in fila alla cassa inganno il tempo leggendo l’etichetta: oltre ad AOC e annata (ma dimmi tu se il primo Chablis 2020 che provo è quello del discount!), leggo il nome Pierre André, del quale in seguito ad una breve ricerca online scopro poco e nulla, se non che è un enologo che produce/va dal 1923 presso lo Chateau de Corton, mentre nel retro-etichetta il vino risulta addirittura imbottigliato a Meursault.

Una volta a casa metto la bottiglia in frigo per qualche ora, attendo la temperatura giusta e poi stappo: sughero naturale e per giunta mono-pezzo, che produce in me un rapido calcolo tra vetro+etichettatura+tappo=siamo già minimo a 2€. Mi iniziano ad assalire i classici “Perché lo fai?” e “Cosa ci avranno messo dentro?”, cattivi presagi che sorprendentemente però si dissolvono appena verso il vino nel calice.

Paglierino chiarissimo e dal naso inizialmente citrino, che poi vira verso gesso e frutta a polpa gialla (niente banana, menomale), con qualche spunto di erbe aromatiche che evapora ad ogni sorso. Beva pulita e dai richiami quasi salini, non troppo morbida, ma con brio e veemente acidità per cui subito dopo il classico “è giovane”, ammetto di aver pensato anche “ricorda più la fredda Chablis questo che alcuni di quelli ciccioni bevuti“. Solo la chiusura delude un po’, sprofondando dopo pochi secondi, ma lasciando comunque un bella bocca. Gracilino e tutto spostato sull’acidità, ric