Il mio matrimonio con Valter Mattoni

Il mio matrimonio con Valter Mattoni

di Andrea Troiani

Il fatto sta così: i matrimoni sono una faccenda complessa ma gli attori principali sono facilmente identificabili.
Negli eventi nuziali più tradizionali la protagonista è la sposa – spesso vestita di bianco – e, solo in second’ordine, lo sposo – che tipicamente predilige colori più scuri.
In questa specifica occasione però, mi sento di poter aggiungere un terzo gradino al podio, senza per questo voler fare torto a testimoni, genitori, parenti di primo grado e affini. Sull’appoggio più basso del podio piazzerei la bottiglia che ha accompagnato queste ricercate libagioni.

Ma veniamo ad un po’ di doverosa cronaca.

Il matrimonio in questione si è svolto a Pacentro un piccolo e perfettamente conservato borgo sulle alture che dominano Sulmona. La scelta degli sposi, Luca ed Elisabetta, ci ha portati da Carmine Cercone patron della Taverna de Li Caldora, storico riferimento della ristorazione abruzzese. Una scelta che direi centrata e quindi un “bravissimi” va certamente agli sposi.

In questo contesto montano ho ritrovato, dopo non più di un paio d’anni, il primogenito delle cantine di Valter Mattoni, anche lui inconsapevole ospite alla festa. Comodamente piazzato al centro del tavolo dei testimoni, nel suo elegante abito scuro un grande esempio di Montepulciano in purezza Arshura 18. Doveroso qui aprire una parentesi per concentrarci su un Montepulciano marchigiano in Abruzzo. Complicato vero? Si certo la cantina di Mattoni si trova a Castorano proprio al confine con la provincia di Teramo, e non è un caso che qui quel vitigno abbia tutta la ricchezza che lo caratterizza.

Insomma, agli Abruzzesi del Montepulciano non deve insegnare niente nessuno. Fieri e forti della loro tradizione producono, probabilmente, le più belle versioni di questo antico vitigno. Ma Cercone si distingue come ristoratore illuminato, consapevole e mette in cantina una produzione extra regionale.

Ma basta con i discorsi di campanile e veniamo al vino.

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Com’è Arshura 18? Buono, lo so non vuol dire molto allora provo con buonissimo, in una sola parola direi: seducente.
Un rosso di corpo che cresce e matura in legno piccolo uscendo in bottiglia con 15 gradi alcolici, eppure rapido, facile, comunicativo. Rosso profondo e scuro nel calice che farà felici gli amanti del vino corposo e al tempo stesso sinuoso, agile una specie di ballerino dentro il corpo di un culturista. Muscoli eleganti. Roba rarissima.
Troppo? Non credo.

Arshura è un vino da bere sempre, che racconta novità ad ogni sorso come la home-page di un quotidiano online, come il podcast del mattino e come i tramonti sul mare.

Vuoi tu prendere Arshura come tuo legittimo sposo finché morte non vi separi?

SI lo voglio.

 

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Andrea Troiani

Nasce a Roma dove lavora a mangia grazie al marketing digitale e all'e-commerce (sia perché gli garantiscono bonifici periodici, sia perché fa la spesa online). Curioso da sempre, eno-curioso da un po', aspirante sommelier da meno.

6 Commenti

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Nic Marsél

circa 1 mese fa - Link

Io mi sposerei col Rossomatò ma è di famiglia troppo ricca :-(

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MP

circa 1 mese fa - Link

Magari il Rossomatò è il Rossobordò ;-) ma l'esclamazione sarebbe socuramente Enamadò!

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Nic Marsél

circa 1 mese fa - Link

bordò, bordò ... c'hai raggione ;-) e adesso che ho sbagliato anche il nome figurati che mi sposa :-)

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MP

circa 1 mese fa - Link

Valter Mattoni è una persona splendida, vera, divertente, sincera. E' un artista (noto pittore monocromatico) e secondo me l'entusiasmo e la positività che mette in quel che fa, sono quell'ingrediente alchemico che dona forza sorprendente ai suoi vini. Mi sono invaghito di lui qualche anno fa a Castorano, chiacchierando in mezzo alle vigne e definitivamente innamorato bevendo Arshura 2014... che a distanza di anni ancora ricordo. Però con Valter non mi ci sposo... restiamo amanti che è più divertente

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Daniele

circa 1 mese fa - Link

Siamo stati a trovarlo questa estate mentre finiva di sventrare la casa danneggiata dal sisma, una roba veramente triste. Ok l’arshura ma… il Trebbien… cosa non é il Trebbien? Servizio disperato, bottiglia al caldo, un’altra aperta da giorni e ancora più calda… Eppure ne ho preso due cartoni (troppo pochi) al volo! Non sembra quasi nemmeno trebbiano… ricorda il San Leto di Ricci. Note di idrocarburi e scorza di mandarino… Da annusare per ore….

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Invernomuto

circa 1 mese fa - Link

Boh, io l'ho trovato sempre troppo "lo vì del cuntadì", sarà che ho beccato bottiglie sbagliate (questo per ribadire anche a me stesso che è facile dare giudizi su btl/produttori ma difficilmente senza una serialità si può avere una idea precisa di che vini uno faccia). Ok agli abruzzesi non gli toccate il Montepulciano, ma attenzione che la prima DOC a base Montepulciano è stata il Rosso Conero nel 66, un anno prima di quella del Montepulciano d'Abruzzo. Così giusto per la precisione

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