Famiglie dell’Amarone e la nuova narrazione della Valpolicella. Prima parte

Famiglie dell’Amarone e la nuova narrazione della Valpolicella. Prima parte

di Andrea Gori

Le Famiglie Storiche dell’Amarone diventano 13 e, alla faccia della scaramanzia, rilanciano con un ambizioso programma di comunicazione che vuole raccontare l’Amarone in maniera diversa, al di fuori di logiche tradizionali. Lo fanno con una serie di Zoom e l’assaggio di vini assemblaggio e cru aziendali a raccontare le storie delle famiglie più che la zonazione in se’, argomento non ritenuto di interesse così rilevante quanto le scelte aziendali stesse.

Opinabile se stessimo parlando di Valpolicella ma condivisibile se parliamo di Amarone dove, in effetti, lo stile aziendale conta molto più del territorio sul risultato finale. Semmai l’unico vero aspetto elitario rimasto per le Famiglie Storiche, dopo le varie diatribe con il resto della produzione dell’Amarone e Consorzio (ricordiamo che le famiglie contano per il 16% del numero di bottiglie totale e oltre 20% fatturato), è quello della pianura vs collina, che pesa sinceramente di più rispetto alla distinzione tra “Classico” e la nuova zona orientale, che tendenzialmente dà luogo a vini più corposi, importanti e meno eleganti degli altri.

Altro aspetto da rimarcare è la famosa questione della dolcezza che oggi è un retaggio del passato almeno per le famiglie: anche nei vini più dolci il residuo zuccherino è quello fisiologico e non si calca più la mano su iperconcentrazioni. Allo stesso tempo neanche si cerca di negare il fatto che vini da uve passite concentrate con il 30% della componente liquida in meno e con gradazioni tra i 15% e i 17% possano in effetti pesare sul palato e non danzare come libellule. A proposito di danzare, l’occasione è propizia per valutare nei bicchieri la 2016 e in effetti la sensazione di leggerezza e eleganza complessiva è davvero rimarchevole e intrigante rispetto ad annate più ricche ma già considerate ottime come la vicinissima 2015.

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Prima Batteria (lunedi 8 marzo)  L’Amarone – racconto di un territorio – Collocazione territoriale.  

Amarone della Valpolicella Classico 2016 Zenato
Lavanda, alloro e cassis, inebriante e saporito, sorso con resine, mirto, alloro e zenzero. Bel ritmo acido/sapido ma tannino con alcune note nervose che spuntano su note alcoliche e di succosità davvero imponenti. Uno stile molto classico che ha contribuito a costruire l’idea di Amarone di grande successo mondiale. 90

Amarone della Valpolicella Classico 2016 Sant’Urbano Speri
Dolce e sontuoso con amarene, pepe e caramello, canditi e speziatura raffinata. Sorso ricco e serrato con profondità di beva e rigore tannico notevole  a chiudere il sorso. 92

Amarone della Valpolicella  Tenuta Sant’Antonio 2016 Antonio Castagnedi
Tra le aziende più giovani ma anche da subito convincenti e moderne come dimostra questo vino. Note di lavanda e macchia mediterranea, arancio, bergamotto, sorso quasi paradossalmente in punta di piedi che seduce e rilancia nel floreale, tannino molto intrigante e allungo che stupisce per freschezza. 93

Amarone della Valpolicella Classico Riserva 2010  Sergio  Zenato
Amarene, cassis e cannella, polposo e netto, ampio, speziato ricco con un tannino di grande personalità e ritmo ma con alcuni passaggi bruschi molto decisi. 90

Amarone della Valpolicella Classico 2009 Vigneto Monte Sant’Urbano Speri
Dolcezza arrembante e intensa, confettura di albicocche, frutta di bosco, mirto, alloro, lavanda, canditi e prugne, cannella e spekuloos, noce moscata e liquirizia. Sorso che ha tanta grinta e tannino di sostanza bella e senza eccessi di caldo. 92

Amarone della Valpolicella Classico 2010 Tenuta Sant’Antonio Campo dei Gigli
Eucalipto, viola e miele di castagno, floreale e frutto carnoso e piccante, amarene sotto spirito, pepe, cannella e chiodo di garofano, sorso di leggerezza e prontezza sorprendenti, tutto su un rigore tannico e di struttura impressionanti, ottimo punto di maturazione ad esemplificare che la finestra di godimento di un Amarone va anche oltre i dieci anni. 95

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Seconda Batteria (Lunedi 15 marzo) Caratteristiche colturali e organolettiche dei vitigni storici, loro diffusione e influenza nei diversi stili di Amarone

L’Amarone nasce con la tecnica così come altre zone come ad esempio la Champagne. Il passaggio da tecnica a territorio è stato graduale ma è avvenuto in gran parte e da vino di metodo ormai si può parlare a vino di territorio includendo in questa definizione lo stile personale di ogni azienda in cui rientrano spesso i vitigni utilizzati che sono come minimo i tre classici corvina corvinone rondinella ma poi una decina di altre meno note ma spesso determinanti per i risultati finali. Oseleta, dindarella, molinara e altre che aiutano a dare timbro personale ai vini. Come territorio ricordiamo che è vario ma ben delimitato si va dall’estremità occidentale dell’Adige fino a Cazzano di Tramigna (siamo ad un passo dall’abitato di Soave) a sud l’A4 e a nord la Lessinia. Corvina e corvinone sono l’ossatura, fino a poco tempo fa considerati la stessa uva, entrambi non hanno molto colore e lo si vede bene nei Valpolicella annata, mai colore nero coprente o compatto, c’è sempre luminosità e lucentezza. Dal punto di vista aromatico sono entrambe molto intense, frutto a bacca rossa quasi selvatico con ricordo acido di fondo che da sempre idea di giovinezza (più lampone e ribes rosso, visciole, ciliegie poco mature che prugna), ci sono poi componenti floreali speziate con pepe bianco e rosa canina per corvina che diventa pepe nero nel corvinone che ha acino più grosso che in termini di riequilibrio solido liquido durante macerazione è fondamentale. Sono uve coltivate in maniera molto rilassate fino a poco tempo fa, alta produzione e poca concentrazione, normale che appassimento le rendeva intriganti e profumate. Oggi la produzione è molto minore e si rischia concentrazione esagerata se le si appassiscono. Cortisone ha più polpa e meno buccia in % rispetto a corvina e da equilibrio particolare alle masse in appassimento e quindi ai mosti. Corvinone nei fondo valle o in annata non con perfetta maturazione rischia il vegetale tip cabernet, quindi attenzione. Rondinella non ha apporto così importante , spesso è presente in denominazioni blend perché non ha grossi problemi sanitari e arrivava sempre a maturazione, retaggio contadino che reggeva bene su spalliera con ortaggi sotto di essa. Rondinella ora è ridotta al minimo lasciando più spazio a corvina e corvinone. Sono uve con bel corredo tannico un poco rustico ma non molto marcante, si giocano piacevolezza su tensione e agilità, sono uve che danno vita a parente contadino e rustico del pinot nero di cui non avrà la classe ma comunque un vino scattante fresco retto da acidità e profumi inebrianti. Rispetto alla vendemmia normale vanno vendemmiate con molta attenzione alla buccia e sua integrità che deve reggere mesi di appassimento. La concentrazione alcolica è alta ma soprattutto aumentata di recente, fino a venti anni fa erano vini da 14%, non certo i 16-17% di oggi.
Molti campioni della 2015 in questa sessione, annata perfetta e asciutta, epoca vendemmiale che poteva essere scelta a piacimento quindi perfetto per far venire fuori interpretazione dell’annata tipica dell’azienda. Soprattutto Masi e Vetturini per la maggior parte in zona ovest hanno frutto molto generoso e caldo, energico, vini molto tipici per far capire cosa sia l’Amarone oggi, rotondità gustativa, tannino presente ma mai rigido o fitto, una sorta di metronomo del gusto che detta il tempo della degustazione lasciando spazio anche ad acidità e freschezza sorprendenti soprattutto per Venturini e Masi. Masi ha vigneti in molte zone e i vini sono per lo più blend con vari versanti mentre quelli di Venturini sono versanti est e sud, e tutti vicino a Masua. Vini di Tedeschi sono più presenti su zona orientale con tanto corvinone in più rispetto alla zona ovest e lo stile aziendale porta a vini molto secchi , acidità e tensione e portano influenze energiche e compatte con influenza di anche altri vitigni.

Amarone della Valpolicella Classico Costasera 2015 Masi Corvina, Rondinella, Molinara, assemblaggio identitaria per quello che per molti è sempre il primo Amarone mai assaggiato e tuttora un riferimento importante, rispetto a tempo fa è molto più fresco immediato con dolcezze scura e rossa mista a mallo di noce, carrube, frutta di bosco in confettura intrigante e scura senza troppi cedimenti a dolcezza esagerata, finale veloce saporito e immediato con un tono grintoso 90

Amarone della Valpolicella Classico Campomasua 2015 Venturini media 250 m s.l.m. Esposizione prevalente Sud-Ovest, Tipologia del terreno: molto leggero, calcareo, ricco di scheletro, 5 mesi di appassimento, e da un affinamento di 3 anni in botte e 6 mesi in bottiglia intensità e freschezza, Corvina 70% Rondinella 20% Corvinone 10%, tutto in famiglia con Giuseppina, Daniele, Mirco e Alessandro a lavorare in quel di San Pietro in Cariano. Vino immediato e fresco, sincero e fruttato con poche smancerie e nessun cedimento alla frutta troppo matura, mandorle nocciole, ciliegia, sorso serrato maturo e definito con tannino che carezza le gengive e diviene sinergico alla sorprendente freschezza per stimolare la beva. Allunga, soddisfa e fa immaginare tante sensazioni in tavola pur restando un monolite affascinante anche così da solo per una bella serata di racconti 93

Amarone della Valpolicella Tedeschi Marne 180 2015 corvina 35% corvinone 35% rondinella 20% Rossignola , oseleta, negrara, dindarella 10% baldanza e intensità, eleganza e verticalità, note intense e vibranti di uva passa ciliegie, confettura di pomodori e spezie, eucalipto e menta, note balsamiche a raffrescare. Sorso secco e sapido con tannino ben presente e che detta un gran ritmo, nota ferrosa e ampiamente speziata sul finale. 92

Amarone della Valpolicella Classico Riserva 2009 Venturini
Corvina 70%, Rondinella 25%, Molinara 5%, Altimetria: media 250 m s.l.m. Esposizione prevalente Sud-Ovest. Tipologia del terreno: molto leggero, calcareo, ricco di scheletro. La Riserva esce solo in annate eccezionali e rispetto all’Amarone annata presenta una maggiore eleganza e definizione e anche eleganza sopraffina, persino un un’annata complicata come la 2009 ricca, energica e con poca acidità di partenza. È un vino possente dal naso scuro e carnoso, rosa marocchina, marasca e alloro e soprattutto convince al palato dove si fa sentire con gradualità e bilanciamento delle parti. Se inizialmente è dolce, poi si fa grintoso e aderente al palato nel centro bocca per poi aprire a sapidità, frutta secca e amarene sotto spirito nel finale misto a caffè e tostature mai troppo invasive. 94

Amarone della Valpolicella Classico Campolongo di Torbe 2012 Masi da un vigneto vecchie vigne comprate negli anni ’50 proprio per dimostrare che è anche vino di territorio e le micro aree possono dire qualcosa. Vigneti con esposizione sud-ovest, orientamento filari nord-sud. Altitudine 375-400 m s.l.m. su terreno collinare rosso su calcari marnosi e toari basaltici di età eocenica (i toari sono tufi basaltici e ialoclastiti, di colore giallastro-marrone, friabili e facilmente disgregabili), quindi un terreno profondo, sciolto, ricco di scheletro e di composizione chimico-mineralogica ottimale. L’appassimento viene fatto in fruttato suo specifico ben protetto dalle colline e con umidità diversa. Intensità cromatica, visciole giuggiole, mallo di noce, miele di castagno, amarene, pepe nero, susine e ribes nero, rosa marocchina, incenso, tartufo, lato terroso che cresce e conquista, sorso dove riemergono bene fragole e fragoline di bosco, dirompente con tannino e struttura di peso ma capaci di sedurre e abbagliare, longevità indefinibile 96

Amarone della Valpolicella Classico Capitel Monte Olmi 2015 corvina 30% corvinone 30% rondinella 30% Rossignola , oseleta, negrara, dindarella croatina formalina 10% , 4 mesi di appassimento poi 48 mesi in botte Suolo di natura colluviale argilloso calcareo risalente all’eocene medio, un vigneto di 2,5 ettari a San Pietro in Cariano dai 160 ai 195 mt slm, terrazzato da sempre, naso fruttato rosso allegro e solare, mentovato poi fitto di ribes rosso, mirtillo e cassis, frutta rossa in confettura lampone e fragola, tabacco anice ginepro e sandalo, impronta forte e importante del territorio al sorso con tannino deciso e qui l’annata di certo ha influito ammorbidendo alcuni tratti. Note di verbena , eucalipto e zenzero miste a frutto nero caratterizzano il palato energetico con estratto rilevante 95

I vini della Valpolicella li trovi da Italvinus (sponsored link)

La seconda parte della degustazione è qui

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

30 Commenti

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Nicolò Seminara

circa 2 mesi fa - Link

La pandemia da coronavirus è entrata d'impeto anche negli scritti dell'ottimo Gori. Il povero Corvinone diventa suo malgrado Cortisone, utile per curare la polmonite , meno per produrre Amaroni. Per il resto grazie come sempre dell'ottima carrellata sulle famigli storiche

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Andrea Gori

circa 2 mesi fa - Link

maledetto correttore del blocco note del MAC!!! l'intelligenza artificiale ci ucciderà, meno male abbiamo il cortisone... ;-)

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Nicola Micheletti

circa 2 mesi fa - Link

Sarei curioso di leggere una vostra recensione dell’ Amarone Ca’ Bianca di Begali. L’ho sempre considerato un ottimo vino. Ci sarà nelle prossime puntate? Loro sono la più piccola cantina delle 13 famiglie storiche e spesso ho la sensazione che siano poco considerati (ingiustamente a mio parere)

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Andrea Gori

circa 2 mesi fa - Link

eccoci! Sarà di scena al 4° incontro - Lunedì 29 Marzo - Come gli ultimi decenni abbiano profondamente inciso sulla nascita del gusto dell'Amarone moderno. Aziende presenti: Allegrini, Brigaldara, Begali, Torre d'Orti

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Scassamazzo

circa 2 mesi fa - Link

Vini da cortisone in effetti mi sembra la giusta descrizione

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Stefano

circa 2 mesi fa - Link

Sai spiegare perché è aumentata così quella che chiami "concentrazione alcolica"? Cioè, in che modo (con l'appassimento più spinto o altre tecniche di cantina?) , ma soprattutto per quale motivo? Escludo sia per avere sentori di spekuloos... Oggi non ha più senso, no? È così difficile tornare a prima degli anni '90?

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Andrea Gori

circa 2 mesi fa - Link

impianti e vinificazioni erano organizzate per un clima che ora non c'è più...prima di ritarare protocollo e produzione per le condizioni climatiche attuali ci vorrà del tempo. Ma non è detto che sia necessario perchè per molti clienti Amarone i 16% in etichetta non sono un problema...

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Paolo

circa 2 mesi fa - Link

Ma parlateci delle aziende che lavorano in una certa maniera e che sono veramente territoriali e non di fabbricanti di coca cole al vino

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Andrea Gori

circa 2 mesi fa - Link

Potrebbe essere più preciso? MAsi o Tedeschi secondo lei fanno "coca cole con il vino"? E per "certa maniera" cosa intende?

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Silvia Allegrini

circa 2 mesi fa - Link

Prossimamente inseriremo a catalogo anche la Fanta. Stay tuned... 😉

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Littlewood

circa 2 mesi fa - Link

Non faccio commenti sui vini alcuni dei quali tra l' altro apprezzo molto ma Gori sentire che sull' amarone conta molto di piu' lo stile aziendale nn si puo' sentire! Non perche' in parte non sia cosi' ma sopratutto perche' NON DOVREBBE ESSERE COSI'! Certi cru come ad es il s. Urbano caratterizzano talmente il vino che e' impossibile affermare diversamente! E poi nn si vogliono i vinoni ma maggior equilibrio fra struttura ed eleganza? Si puo' benissimo giocare sulle epoche di vendemmia...il fatto e' che pochissimi hanno il controllo di tutta la filiera vigna/cantina perche' tanti troppi comprano o uva o vino....

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vinogodi

circa 2 mesi fa - Link

...amico mio , se non lo sai tu che vivi di prima persona la realtà dell'Amarone contribuendo alla "creazione" di piccoli capolavori ... però permettimi : lo stile , la bravura, la competenza del vigneron saranno sempre non dico predominanti ma fondamentali nella caratterizzazione del vino , qualsiasi sia l'area. Non si spiegherebbero le differenze fra aree estremamente contigue di Langa ( o , addirittura , le differenze ciclopiche qualitative solo in un cambio di proprietà dell'appezzamento , senza fare nomi ...parcelle di Arione e Cerretta da ...a ...) oppure del perchè un base Meursault , che più base non si può , in mano a Coche Dury se la gioca schiaffeggiandoli i più blasonati Meursault Perrieres dell'intero comprensorio ... ma gli esempi sarebbero migliaia ... ciao, vecchio...

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Littlewood

circa 2 mesi fa - Link

Eccerto Marco...ma qui si vede la capacita' del.produttore...cioe' di esaltare il territorio..come nel caso di Coche che nn credo vada a comprare uva a Macon x il suo Corton ad esempio. Ne' credo che De Villaine compri del syrah in Gigondas per dar colore al suo pinot nero....ora qualcuno mi spiega perche' in valpollicella succede? Perche' si da cosi' importanza alla tecnica di cantina ai tagli agli acquisti e cosi' poca al territorio e alla vigna? Abbiamo uve fantastiche terreni bellissimi siamo seduti su una miniera d' oro eppure abbiamo bisogno del rossisimo o abusiamo della droga di nome appassimento infilandola persino nei valpollicella d' annata....

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Sancho P

circa 2 mesi fa - Link

Caro Vinogodi, Concordo sul discorso di fondo, poi sulle differenze ciclopiche vedremo tra qualche anno. Con l'occasione ti chiedo se le medesime differenze le hai avvertire nel cambio di mano in Gattinara; se hai ritenuto il passaggio di proprietà così radicale sul valore del prodotto da giustificare il raddoppio del prezzo sullo scaffale, e un cambio di etichetta( che il fesso che sta scrivendo ha trovato furbo e di cattivo gusto). Ma siamo sempre nel novero delle opinioni personali, dove quasi tutto è lecito. Have a wonderful weekend.

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Sancho P

circa 2 mesi fa - Link

Concordo che il manico sia in grado di fare la differenza. Mi permetto però di chiedere a Vinogodi, se ha riscontrato le medesime differenze ciclopiche nel cambio di proprietà avvenuto in Gattinara, e che ha visto protagonista il medesimo grande produttore non citato ma che conosciamo tutti. In particolare, vorrei chiedere, senza alcuna polemica ovviamente, se lui abbia avvertito differenze tali da giustificare un raddoppio del prezzo sullo scaffale. Sul cambio di etichetta, già detto quello che penso sul commento in attesa di approvazione. Saluti.

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nicola micheletti

circa 2 mesi fa - Link

Umilmente credo che rinunciare a valorizzare la zonazione in Valpolicella sia un errore. I vini della zona alta di Marano banalmente hanno una impronta tipica e riconoscibilissima. Idem i vini di Castelrotto dove c'è Monte dall' Ora che è una delle mie cantine preferite della Valpolicella (a parte ovviamente Zeno che mi pare ormai giochi in un campionato a parte). Sono ovviamente d' accordo che l' Amarone è un vino che si fa tanto in cantina e quindi la mano del produttore è preponderante, ma davvero mi spiacerebbe che si perdesse un occasione per valorizzare le diverse aree della denominazione.

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Littlewood

circa 2 mesi fa - Link

Amico mio....manca la cultura nn la coltura....

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Littlewood

circa 2 mesi fa - Link

Posso chiederti quali sono i vini zona marano che apprezzi di piu'?

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Nicola Micheletti

circa 2 mesi fa - Link

Come cantina globalmente mi piace molto Terre di Leone (davvero buono il Dedicatum), a seguire l’ ottima Novaia. Come singolo vino credo che l’ eccellenza della valle di Marano sia l’incredibile Amarone Ravazzol di Ca’ La Bionda.

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Littlewood

circa 2 mesi fa - Link

Ehm....direi che ne' capisci....chiara dovrebbe un po' affinare i suoi vini ma il potenziale c' e' Novaia a volte nn mi convince....sul terzo non mi esprimo....,,

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Nicola micheletti

circa 2 mesi fa - Link

Beh a questo punto mi incuriosisci... cosa non ti convince talvolta di Novaia? E perché non ti esprimi sul Ravazzol?

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Littlewood

circa 2 mesi fa - Link

Di novaia non mi convince a volte una certa imperfezione stilistica la non perfetta pulizia di certi suoi vini...gusto mio eh! Sul ravazzol non posso esprimermi...capiscimi....

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Alberto

circa 2 mesi fa - Link

Vorrei solo sottolineare che, nella cultura partenopea, il 13 è un numero fortunato... pertanto direi che la scaramanzia dovrebbe essere a loro favore... :) Per il resto pezzo molto gradevole, come al solito

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Marco

circa 2 mesi fa - Link

Salve. Mi piacerebbe conoscere la sua valutazione sui vini Nicolis che conosco e apprezzo molto ma non vedo mai classificati o analizzati a parte un grande exploit del 2011 su wine spectator. Sono appassionato di Amarone e collaboro anche con Montresor in export. Grazie

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Nicola Micheletti

circa 2 mesi fa - Link

Nicolis qualche anno lo fa lo bevevo spesso e andavo pure in cantina a comprarli. In effetti è una cantina che si sente poco. Per quanto mi riguarda vini di qualità globalmente buona anche se forse non riescono ad avere un prodotto che davvero faccia breccia (parere mio ovviamente). Bevuto recentemente l' Ambrosan di qualche anno fa (non ricordo l' annata), molto buono ma abbastanza in linea con altre bottiglie della stessa fascia. Paradossalmente preferisco i vini base (i due Valpolicella e l' IGT) all' Amarone perché hanno un ottimo rapporto qualità/prezzo.

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Marco

circa 2 mesi fa - Link

Mille grazie per la pronta risposta! La sua analisi collima perfettamente con quella del nostro enologo in Terre Cevico che ha apprezzato molto i vini base durante un tasting. Io amo L Ambrosan ma trovo molta differenza tra le annate. Approfitto per chiederle anche su Capitel della Crosara di Montresor. Continuo a studiare. Mille grazie. Marco

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Nicola Micheletti

circa 2 mesi fa - Link

Quel vino non lo bevo da tanti anni, non sarei onesto a darle un parere!

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Littlewood

circa 2 mesi fa - Link

In valpo si fa tanto troppo vino...molti son mediocri la maggior parte discreti qualcuno buono e molto buono ma l' ultimo veramente grande e' stato fatto piu' di 20 anni fa da un genio che purtroppo ci ha lasciati.....

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Nicola Micheletti

circa 2 mesi fa - Link

Concordo ma è anche colpa paradossalmente di un mercato che ha preso un forte abbrivio molto rapidamente... e tanti sono voluti salire sul carro con prodotti omologati e semplicemente sufficienti . Secondo me esclusi i soliti noti in Valpolicella stanno emergendo da un 5-6 anni una serie di cantine davvero notevoli che faranno strada. Inoltre ci sono delle cantine storiche che, per i loro motivi evidentemente, hanno sempre fatto degli ottimi prodotti ma mantenendo in profilo abbastanza riservato, penso ad esempio alle Ragose di cui sono un estimatore, o appunto Begali come dicevo che a inizio commenti.

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Littlewood

circa 2 mesi fa - Link

Io penso sinceramente che si e' puntato troppo su un vino come l' amarone e troppo poco sul valpollicella specie nella versione superiore meglio se senza appassimento dedicandogli quasi sempre solamente le uve di seconda scelta e nn dei cru dedicati. Ora qualcosa si muove...penso all' Ognissanti di Bertani vino veramente interessante anche se per me e' un' altro che li sbaraglia tutti. Anche perche' sonovino con notevole capacita' di invecchiamento..a breve ci sara' un tasting dei superiori senza appassimento...sara' molto interessante!

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