Cosa succede quando un Consorzio fa lo “sciopero dei tre bicchieri”

di Alessandro Morichetti

Raccontare l’operato del Gambero Rosso ravviva il mio lunedì quanto una notte di fuoco con Belen Rodriguez. I fatti, innanzitutto. Un produttore dei Colli Bolognesi, il prof. Francesco Lambertini della Tenuta Bonzara, scrive al direttore del Gambero Rosso Daniele Cernilli: non invierà più in assaggio i propri vini perché i punteggi della guida ai vini del Gambero sono troppo punitivi per la zona. Causa di ogni male sarebbe il curatore regionale, Giorgio Melandri. Tempo un giorno e gli fa eco il presidente del Consorzio Colli Bolognesi, Francesco Cavazza Isolani, invitando i soci a non invitare più campioni alla guida suddetta. Tempo un altro giorno e una folta schiera di produttori bolognesi accoglie favorevolmente l’invito del presidente: Melandri risulta saccente, autoreferenziale, non conosce il territorio e lo sminuisce a vantaggio dell’amata Romagna. Per la cronaca, così recita una parte del testo vergato da Melandri sull’introduzione all’Emilia Romagna per la guida del Gambero:

Nei colli bolognesi la comunità di produttori fatica a trovare la cifra del territorio, stretta tra progetti legati ai vitigni internazionali sempre meno convincenti e l’incapacità di ragionare sul vino in termini di linguaggio. Il risultato sono in generale vini formali e poco originali, concepiti su un’idea di qualità che non fa i conti con il terroir.

Non si fa attendere, nell’edizione cartacea de Il Resto del Carlino, la risposta del curatore regionale. Per Melandri, la lettura che altre guide danno dei Colli Bolognesi non è affatto rosea come Cavazza Isolani darebbe ad intendere. Nessuna eccellenza dall’Espresso e parole ben precise nella sezione che Slow Food dedica ai Colli su Slow Wine. La curatrice regionale Francesca Bidasio degli Imberti, conclude la sua articolata analisi dicendo:

Quello che manca è forse un percorso storico in grado di definire l’identità di un territorio, che può essere vocato a produrre l’eccellenza solo a patto di rinunciare all’appiattimento al gusto internazionale e ricercare una produzione legata al territorio”

Ora, non serve aver studiato semiotica a Bologna con Umberto Eco per capire che i concetti si somigliano parecchio. Certo, fossi Daniele Cernilli spedirei all’istante Giorgio Melandri ad un corso di diplomazia ma la sua analisi, al contrario di quanto dicono al Consorzio, mi sembra generalmente condivisa dai colleghi. Ad onor del vero, la musica sui Colli Bolognesi non è nuova. Tre anni fa, al tempo dell’ultima edizione congiunta Gambero Rosso – Slow Food, anche l’allora curatore regionale Fabio Giavedoni (ora co-curatore di Slow Wine) ebbe qualche gatta da pelare. Lo spazio dedicato attualmente ai Colli sulla guida del Gambero è inferiore ma la parabola critica sembra la stessa: qualche produttore interessante ma vini nel complesso poco caratterizzati e di scarsa fisionomia territoriale, qualsiasi cosa significhi. Che le bottiglie bordolesi siano un contenitore adatto ai pignoletto frizzanti della zona è un eufemismo ma la questione è ovviamente più complessa.

Stando così le cose, non resta che aspettarsi una presa di posizione dei vertici del Gambero Rosso e la disponibilità da parte del Consorzio a tornare sui propri passi una volta accertate serietà e buona fede della guida in oggetto. Quando si fanno critiche, le parole giuste sono importanti. In caso di elogi, a caval donato non si guarda in bocca.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

143 Commenti

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kenray

circa 11 anni fa - Link

confermo colli bolognesi non pervenuti (a bologna si beve altro nei ristoranti) il pignoletto poi è una brutta copia della malvasia emiliana che già di suo non eccelle.

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Franco Ziliani

circa 11 anni fa - Link

post divertentissimo il tuo Alessandro. Mi lascia perplesso solo l'incipit: "Raccontare l’operato del Gambero Rosso ravviva il mio lunedì quanto una notte di fuoco con Belen Rodriguez". Seguro que es la misma emocion?

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Davide Bonucci

circa 11 anni fa - Link

Condivido il dubbio sulla non pertinenza dell'esempio. Non so come sono i vostri lunedì, ma una domenica notte di sesso di quel tipo vale ampiamente un chissenefrega cubitale al mattino dopo, non solo sull'operato del GR, ma sul mondo del vino in toto!!! ;)

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Topho

circa 11 anni fa - Link

Oltre a spedire Giorgio Melandri a un corso di diplomazia, sarebbe il caso di mandarlo arinfrescare anche la lingua italiana: quel "Il risultato sono in generale vini formali ..." è più o meno come i vini emiliani.

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Davide Bonucci

circa 11 anni fa - Link

Facendo le opportune ampie proporzioni, il territorio di Bolgheri esprime forse questa grande territorialità? Una zona dove si facevano patate, mele e grano fino a pochi lustri fa, che grande tradizione avrà mai... Non si fa prima a dire (chi critica i Colli Bolognesi) a dire: "Non ci piace come fate il vino"! E morta lì... vino al vino, per dirla con Ziliani... tirando fuori tradizione e territorio i critici entrano in un vicolo cieco. In Italia è pieno di vicoli ciechi...

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Nic Marsèl

circa 11 anni fa - Link

Davide, starei anche dalla tua ma, senza offesa per nessuno, vino al vino l'è solo mario soldati :-)

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giorgio melandri

circa 11 anni fa - Link

Mi sono incuriosito... Morichetti tu che ne sai di una notte di fuoco con Belen Rodriguez? Hai lavorato di fantasia o sai di cosa parli? Non tenerci sulle spine... A me spiace di questa polemica, ma sono molto sereno anche perché credo che il nostro lavoro sia parlare chiaro e, se necessario, anche esporsi. Sono convinto delle scelte fatte in Emilia-Romagna, è una lettura della regione che ritengo moderna e contemporanea. Per chiudere vorrei precisare una cosa, le schede che "mancano" ai colli bolognesi sono tutte finite in Emilia, non in Romagna.

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francesca ciancio

circa 11 anni fa - Link

insomma mi sembra di capire che i vini dei Colli Bolognesi non entusiasmino granchè. però poi scrivi "una volta accertate serietà e buona fede della guida in oggetto". Ale, ormai si è capito qual'è la tua guida del cuore. ritengo tuttavia che scrivere tra la righe della scarsa correttezza di melandri( che poi significa la guida GR) non mi pare giusto. tutte le guide parlano non bene - per usare un eufemismo - dei colli bolognesi però solo il gambero ha "loschi affari" da nascondere. il partito preso non è degno degli individui intelligenti

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antonio tomacelli

circa 11 anni fa - Link

Francesca, dimostrare con i fatti che tutte le guide hanno pareri pressocchè concordi con il Gambero ti sembra "scrivere tra la righe della scarsa correttezza di melandri"? La prossima volta conta fino a dieci, magari fino a undici.

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francesca ciancio

circa 11 anni fa - Link

secondo me si . io conto molto caro antonio, anche troppo.

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alessandro bocchetti

circa 11 anni fa - Link

francesca, quoto :-D ciao A

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francesca ciancio

circa 11 anni fa - Link

"Stando così le cose, non resta che aspettarsi una presa di posizione dei vertici del Gambero Rosso e la disponibilità da parte del Consorzio a tornare sui propri passi una volta accertate serietà e buona fede della guida in oggetto." per affetto e stima nei confronti di morichetti ( anche se la risposta piccata la ricevo da tomacelli con tono fuori luogo peraltro), penso di dovermi spiegare meglio. se alessandro scrive che i colli bolognesi devono verificare la serietà e buona fede della guida in oggetto prima di tornare sui propri passi, per me vuol dire che c'è qualcuno che potrebbe barare, che forse gioca sporco, che potrebbe essere non limpido nel proprio lavoro. ( rivolto a melandri solo casualmente, in realtà ci si rivolge al modus operandi del GR). Io ho espresso la mia dissonanza da una riga e mezzo scritta da alessandro. quindi, immagino, un suo pensiero

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antonio tomacelli

circa 11 anni fa - Link

Come sai alcune cose vengono preparate in team. Una volta letta la notizia, ho fatto personalmente tutte le verifiche del caso e con Alessandro abbiamo verificato i giudizi su tutte le guide, poi Alessandro ha scritto il post che io ho pienamente condiviso. Ovvio che qualcuno mette in dubbio la buona fede del Gambero Rosso e questo qualcuno, mi pareva fosse chiaro, è il Consorzio dei Colli Bolognesi, non certo noi che comunque non smetteremo di criticare il Gambero ogni qualvolta ce ne sarà bisogno. Lo ricopio per l'ennesima volta "la disponibilità da parte del Consorzio a tornare sui propri passi una volta accertate serietà e buona fede della guida in oggetto"

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Antonio Tomacelli

circa 11 anni fa - Link

Aggiungo: abbiamo anche telefonato a Melandri per avere la sua versione

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francesca ciancio

circa 11 anni fa - Link

quindi lo dice il Consorzio? mancavano delle virgolette e la lettura risultava poco chiara. e ci mancherebbe che qualcuno - me compresa - vi dico chi e quando criticare qualcun altro

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cernilli

circa 11 anni fa - Link

Se i produttori non ci manderanno i campioni noi li reperiremo sul mercato, come facciamo in altri casi. La libertà di critica esiste nel nostro Paese e nessuno può impedirci di acquistare le bottiglie e di dare comunque il nostro parere. Trovo poi singolare che un quotidiano come il Resto del Carlino dia spazio a lettere aperte dirette a me senza creare un contraddittorio diretto, e questo mi permetto di farlo notare al Direttore che potrebbe leggere queste righe. Per il resto, come ripetiamo molte volte e da anni, le valutazioni non scaturiscono dalla sola "malvagia" mente di Melandri, un romagnolo che pare non sia visto di buon occhio da alcuni produttori emiliani, ma dal parere di ben due commissioni di assaggio, una locale ed una nazionale, che comprendono, fra l'altro, oltre al sottoscritto ed a Melandri, anche Gianni Fabrizio, Eleonora Guerini e Marco Sabellico. Che differenza c'è, concludendo, fra Bolgheri e i Colli Bolognes? Che nel primo caso ci sono il Sassicaia ed il Masseto, nel secondo, tutt'al più, una Vespa Super che ti toglie i problemi, come diceva il poeta.

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Davide Bonucci

circa 11 anni fa - Link

Visto che ho fatto io il paragone (largo, larghissimo) con Bolgheri, definisco meglio il concetto: direi che è bene separare il concetto di brand & qualità e quello di territorialità & tradizione. Sassicaia è Bolgheri e con San Giudo possiamo parlare anche di territorio e tradizione, anche se relativamente recente, se confrontato con Bordeaux. E fin qui penso che siamo tutti d'accordo. Masseto arriva dopo (per non dire a ruota) e direi che è certamente un brand in rapida ascesa, non esattamente qualcosa di tradizionale e non esattamente un brillante esempio di territorio (il merlot a Bolgheri dove prima non si coltivavano le viti). Tradizione e territorio sono termini che possono essere invece usati nei Colli Bolognesi, mi pare di capire. Chiaramente non sono sinonimi automatici di qualità.

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cernilli

circa 11 anni fa - Link

I conti Salviati coltivavano Merlot e Cabernet a Migliarino fin dal '700, come ha ricordato tante volte in passato Giacomo Tachis e come ricorda spesso Attilio Scienza nelle sue lezioni "storico-ampelografiche". Migliarino dista da Bolgheri una cinquantina di chilometri, più o meno. Poi il Masseto, e poi il Messorio ed il Redigaffi che si produce un po' più a sud, sono divenuti dei capisaldi della vitienologia della costa toscana. Ricordo appena che prima della fine degli anni Settanta il Brunello di Montalcino era un vino assai poco conosciuto, e solo quando uscirono le Riserve del '64 si cominciò a parlarne ed a berne più diffusamente. Farei comunque attenzione a parlare di tradizioni, e comunque una quindicina circa di anni di distanza, quelli che ci sono fra l'uscita del primo Sassicaia (1968) e quella del primo Masseto non mi sembrano un discrimine così decisivo.

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Davide Bonucci

circa 11 anni fa - Link

A parte le uscite ufficiali sul mercato, non ci dimentichiamo che la prima vigna del Sassicaia fu piantata nel 1948, se non erro. E che il vino si cominciò a fare già nel 1954 o giù di lì, già etichettandolo e nominandolo Sassicaia. Sinceramente non so a quando risalga la vigna del Masseto, la prima uscita è del 1986. Quindi gli anni di differenza sono 32.

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Mario Crosta

circa 11 anni fa - Link

Bravo Bonucci! "Ci vogliono 200 anni per fare un grande vino", ci ha detto a Varsavia una brillantissima Philippine de Rotschild. Qualcuno in platea si e' messo a fare i conti e il suo Chateaux, quello che fa appunto uno dei vini piu' grandi del mondo, ne ha ancora qualcuno in meno... cioe' l'umilta' del produttore, il suo rispetto della terra e del cliente, la sua apertura alle critiche sincere fanno sicuramente miracoli. pensate a quegli emigranti che hanno portato i vitigni famosi in America del Sud un secolo fa: c'erano i piu' nobili, ma anche qualche quasi sconosciuto. In Uruguay, per esempio, fu il Tannat, un vitigno basco e guascone che non ha neanche molta fortuna nella sua stessa patria, a superare di gran lunga tutti gli altri. Oggi e' il tannat che contraddistingue la vitivinicoltura uruguagia. Se nessuno l'avesse piantato, con tanti suggeritori che allora non l'avrebbero mai consigliato, a quest'ora berrebbero forse la birra laggiu'!

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cernilli

circa 11 anni fa - Link

Il Sassicaia sul mercato ci è andato con la vendemmia del '68, che è anche la prima versione curata da Tachis, prima se lo beveva tutto Mario Incisa e questo fa anche capire quanto ne producesse e quanto faceva testo. Oltretutto nella prima vigna del Sassicaia, quella di Castiglioncello, non c'era affatto solo cabernet sauvignon, ma c'erano anche tanti altri vitigni locali, anche sangiovese e canaiolo, come può dirvi Carlo Guerrieri Gonzaga che lavorava lì come cantiniere all'epoca. Il Masseto è uscito nell'86, ma la vigna è stata impiantata prima. La differenza, tutt'al più, sarebbe di 18 anni e non di 32. Io sbaglio di tre anni, lei, Bonucci, di 14. Facciamo pigreco, come vede.

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Mario Crosta

circa 11 anni fa - Link

Quel Sassicaia che bevemmo appunto Alberto Zaccone, Franca Borgio, Loris Scaffei, Piero Antinori, Aldo Calcidese ed altri sei convitati infatti era il primo fatto da Tachis e confermava "tanto fumo e poco arrosto" proprio per la necessita' di trovare un'altra quadra. L'analisi sensoriale e' una cosa seria. Piero Antinori rimaneva molto serio, anche se sorridente, ad ascoltare il parere di ciascuno su quel vino. Bisogna essere sempre sinceri, come abbiamo fatto con Orsi. Soltanto così i produttori riescono a superare se stessi e a darci dei vini straordinari, eccelsi.

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Davide Bonucci

circa 11 anni fa - Link

Il Sassicaia già prima del '68 veniva venduto insieme alla frutta e consumato localmente. Non era tutto bevuto in azienda, sono bottiglie che si trovano ancora oggi nel mercato dei collezionisti, a cifre strabilianti. L'annata 1954 usci con etichetta bianca e scritta rossa gotica, quella usata fino al 1968 compreso (infatti in quell'anno girano entrambe le versioni). Non era un vino importante, ma testimonia della presenza di San Guido da molto tempo, presumo la prima azienda del dopoguerra a Bolgheri. Un qualità maturata nel tempo e con scelte progressive, il significato concreto di radicamento e tradizione. Fra l'altro la famiglia proprietaria è rimasta la stessa. Per Masseto ragionerei di qualità (a parte che a me piace sempre meno) ma se voglio la tradizione di un uvaggio internazionale a Bolgheri, penso sempre e solo a San Guido. Salvo il vero, quando furono piantate le vigne a merlot di Ornellaia, San Guido aveva già espresso almeno 5 ottime annate. E un vino da 100/100 con la vendemmia 1985 (grandissimo ancora oggi, come sappiamo), prima del "Merlot dell'Ornellaia" 1986, bottiglia dimenticabile, se non dai collezionisti.

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A TAL DEG

circa 11 anni fa - Link

La Vespa, che cita Cesare Cremonini, (cantante bolognese, non ancora poeta ma, su buona strada...) nella canzone, era Special (come Bologna, la sua Gastronomia, i Colli Bolognesi e i suoi Vini). Super potremmo utilizzarlo per il Sig. Cernilli, ma, non propriamente in bene.... Ps. Attenzione a reperire i campioni contro la volontà delle aziende: le vie legali, a volte, sono infinite....

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cernilli

circa 11 anni fa - Link

Le vie legali non ci fanno paura, quando c'è libertà di critica. Ci provasse qualcuno, e poi vediamo.

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veronica

circa 11 anni fa - Link

Buongiorno SIG. CERNILLI siccome i contadini sono abituati a soffrire in silenzio...... se un gruppo di produttori contesta l'operato di Melandri questo rappresenta solo la punta dell'Aicberg!!!! Io sono un produttore romagnolo da piu' di 35 anni e penso che se un rensponsabile delle degustazioni dell'emilia Romagna in solo 2 anni ha scatenato tante proteste deve farsi un esame di coscienza e fare un passo indietro: "forse" qualcosa che non va in lui c'è!!!!

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giorgio melandri

circa 11 anni fa - Link

cara veronica, ma perchè non ti firmi con il tuo vero nome? giorgio

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VERONICA

circa 11 anni fa - Link

Preferisco rimanere all'ombra delle mie viti! Del resto come potrei contestare i giudizi degli infallibili e mitici del GAMBERO ROSSO !!!???

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Francesco Annibali

circa 11 anni fa - Link

E perchè Giorgio dovrebbe andare a un corso di diplomazia? Per aver espresso il suo parere professionale e informato i suoi lettori (che non sono i produttori ma gli appassionati enofili)? Più in generale: non leggo guida Gambero da anni, ma tutta questa presunzione di colpevolezza nei suoi riguardi ha veramente ma veramente rotto il cazzo. Avranno commesso errori (ma ne hanno anche prese parecchie), ma basta, per favore BASTA. Lasciateli stare santo cielo

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cernilli

circa 11 anni fa - Link

E chi è che non commette errori, Annibali? Io so soltanto che abbiamo contribuito, anche prima di altri, a far conoscere zone come il Nord Piamonte, la Valle Isarco, l'Etna, che poi sono ivenute molto gettonate da tutti. Negli ultimi anni abbiamo premiato copiosamente aziende come Giacosa, Conterno, Felsina, Valentini. Qualche problema sui giudizi a cavallo fra gli anni '90 ed il 2000? Può darsi. Ma forse non era tutta colpa nostra.....

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alessandro bocchetti

circa 11 anni fa - Link

un adagio romano dice "chi nun fa, nun sbaglia mai" ;-) è curioso come ci imputino sia di non prendere posizioni nette, sia di prenderle... come diceva Totò a prescindere! :-D ciao A

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Ale70

circa 11 anni fa - Link

E il Gambero avrebbe fatto conoscere prima di altri la zona dell'Etna? Ma è sicuro? Mi sa che si sbaglia.. infatti POrthos prima e l'Espresso poi hanno parlato e poi premiato (ne caso dell'Espresso of course) i rossi etnei, in un periodo in cui la guida del Gambero al massimo premiava un solo bianco, il Pietramarina, ma ignorava regolarmente tutti e dico TUTTI i rossi dell'Etna. Carta canta, ci sono le pubblicazioni arretrate e ciascuno puo' vedere con i suoi occhi. Niente da dire invece sulla Valle Isarco (viva Pacherhof!!)

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cernilli

circa 11 anni fa - Link

Noi abbiamo dedicato un lungo articolo sull'Etna su quella rivuìista che pesa troppo se non sbaglio una decina di anni fa. Quando la guida dell'Espresso o ancora non c'era p era curata da Masnaghetti. Porthos è nato nel 2001, mi pare, se non ci ha anticipato sui primi numeri mi sà che siamo usciti prima noi. Però non ne sono sicuro, ed è per questo che ho scritto xhe abbiamo "contribuito", che vuol dire che non siamo stati i soli.

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Davide Bonucci

circa 11 anni fa - Link

Cernilli, che vuol dire "non era tutta colpa nostra"?

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cernilli

circa 11 anni fa - Link

Vuol dire che non era solo il Gambero Rosso a fare la guida. molto semplicemente. E che regioni come il Piemonte ed il Veneto, per dirne una, erano di competenza di Slow Food.

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Francesco Annibali

circa 11 anni fa - Link

Chiaro che non mi riferivo alle singole bottiglie - quelle sono chicchiere da saltimbanchi - ma a qualche prospettiva "sfuocata". Avete contribuito al boom più di chiunque, ma lo avete gestito male, ponendo troppa attenzione verso i rossi moderni e dimenticando i vini sempici. Credo che in merito urga - come scrissi un pò di tempo fa nel blog dell'Espresso - un confronto SE - RE - NO tra produzione e critica, una sorta di iDENTITÀ eNOICHE, soprattutto alla luce della "controriforma" del gusto di questi tempi, nella quale intravedo diversi spunti di preoccupazione.

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cernilli

circa 11 anni fa - Link

Annibali, noi da 21 anni facciamo una pubblicazione dedicata ai vini "semplici". Si chiamava Almanacco del Berebene ed ora Berebene Low Cost. Si parla di vini che costano fino ad 8 euro sullo scaffale delle enotechem e che hanno un prezzo di partenza inferiore ai 5. Poi bisogna chiarire cosa s'intende per "vini semplici". La maggior parte delle critiche che ci sono state fatte sono incentrate sui nuovi produttori di Langa, Rivetti in testa, e sui Supertuscans. Poi su alcuni vini moderni di Montalcino, Neri su tutti. Parliamo di una percentuale minima di premiati e di segnalazioni. A fronte di questo ci sono segnalazioni e premi per centinaia e centinaia di aziende piccole e spesso tradizionali, che soprattutto attraverso la guida hanno raggiunto fama e notorietà. Massa, De Battè, Miani, Le Macchole, Tua Rita, Pietracupa, Fino, Schiavenza, potrei continuare parecchio. Allora è ovvio che la polemica sia in gran parte strumentale. La cosa che non funziona sulla questione Colli Boilognesi è soprattutto una, e cioè avere creato un caso giornalistico, molto locale peraltro, senza preventivamente creare un contemporaneo contraddittorio. Mi chiedo però come mai, ad esempio, in Friuli non si siano scagliati con uguale "vis" polemica contro la guida dell'Espresso che ha semplicemente "tritato" i vini di quella regione. Evidentemente nessun giornalista del Piccolo o del Messaggero Veneto è andato a "intervistare" i produttori del Collio, che, assicuro, non sono contenti. Ma l'Espresso, e Slow Food, aggiungo, sono anche grandi gruppi mediatici, noi invece siamo qualche decina di buontemponi che passano per essere "potenti" solo nell'immaginario di qualche antipatizzante troppo interno al mondo di "radio bottiglia". Quindi ci prendiamo le "giornalate" perché i produttori dei Colli Bolognesi non sono contenti. L'arbitro è sempre cornuto, insomma, e il professore ci boccia perché ce l'ha con noi.

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Francesco Annibali

circa 11 anni fa - Link

Cernilli mi piacerebbe parlare con Lei dal vivo, prima o poi ci si becca in giro. Ovvio che non mi riferivo all'Almanacco (di cui non mi sono dimenticato), ma ne riparliamo. Concludo con una frase che forse non sente da tempo: buon lavoro. P.S.: cosa pensa della mia idea di una sorta di "Identità enoiche"?

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cernilli

circa 11 anni fa - Link

Di "identità enoiche" mi sembra che innanzi tutto sarebbe opportuno cambiare nome, visto che Marchi fa qualcosa che somiglia molto. Penso che di aree di dibattito sul vino ce ne possano essere ancora, basta però che siano autorevoli e che servano sul serio a qualcosa e non siano solo delle palestre del giovane enologo o del giovane blogger un sacco alternativo. Ricambio il buon lavoro e mi farà sicuramente piacere incontrarla.

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Luca Risso

circa 11 anni fa - Link

La vespa era Special. Ma chi ha indotto i malcapitati vignaioli bolognesi a impestare le loro colline con Cabernet&Co? Luk

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cernilli

circa 11 anni fa - Link

Non certo noi del Gambero Rosso. assicuro. Detto questo, se con Merlot e Cabernet avessero fatto vini di grande valore, come a Bolgheri, non credo che ci sarebbero state critiche di sorta.

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Mario Crosta

circa 11 anni fa - Link

Alla fine degli anni '70 ci eravamo entusiasmati quasi tutti a gustare i primi vini di Vallania. L'entusiasmo era sincero, era carico di curiosita', in qualche anno poteva forse sorgere appunto qualcosa di veramente interessante. Poi sono ritornato alla Cagnina della Fattoria Paradiso, quella che non tradisce mai.

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gian paolo

circa 11 anni fa - Link

Mi scusi Direttore,però rileggiendo le vecchie guide diciamo dal 98 in avanti fino al 2007 circa,i giudizi su Merlot e Cab dei colli bolognesi non erano niente male anzi...noi che in quel tempo giravamo con la guida sotto braccio certe cantine dei colli di Bologna le abbiamo scoperte così. Vallona , Tenuta Bonzara, il miticoErioli,Vallania,Santarosa , Ognibene..etc. e poi mi scusi ma Cabernet e Merlot non vengono bene solo a Bolgheri,prendiamo anche la Romagna conosco un paio di colleghi che producono ottimi Cabernet ,uno di questi in una degustazione alle cieca si è anche imposto su produttori ben più blasonati toscani .Poi magari possiamo anche chiedere i particolari al diretto interessato . Venendo al nocciolo della questione,se un produttore serio ed educato come il dott. Lambertini reagisce in questa maniera magari guardarci a fondo non farebbe male.La sua è stata una sfogata gardata ma decisa e condivisibile almeno secondo me. Melandri è sempre molto disponibile a fornirti le sue impressioni magari rimane molto sulle sue posizioni nel bene e nel male.Mia nonna diceva sempre che le noci nel sacco per fare rumore dovevano essere due. Io sono un piccolo ed insignificante produttore e non sono in guida e più di una volta ho ammesso che mi dispiace- essendo cresciuto a pane e GR :)-i miei vini non sono piaciuti a Giorgio , capita, altre persone la pensano diversamente e il mondo continua a rotolare benissimo. la cosa che mi secca e che non sia venuto a vedere la vigna e capire il mio modo di vedere il vino della mia terra,il Lambrusco, che tra l'altro Giorgio ama, ma lo ama alla sua maniera e lo promuove come mai nessuno prima,bisogna dargliene atto .e' vero che le aziende sono tante però erano tante anche per i vostri colleghi dell'espresso e anche dello slow food e loro sono venuti. Scusi lo sfogo e gli errori grammaticali ma quando uno scrive con foga a passione per il proprio lavoro,commette sicuramente degli errori.Distinti saluti Gian Paolo P.S. i gusti del vino magari saranno cambiati ma buon vino è un buon vinoo magari è Merlot e passsato in barrique anche se non è minerale come và di moda adesso:):)

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maria

circa 11 anni fa - Link

sono solidale con lei . Ma se non ha un lavoro da offrire alla moglie o una azienda disposta a finanziare i suoi articoli per lei non ci sono speranze!!! il gambero di una volta non c'è piu' GLI IDEALI E LA PASSIONE PER CUI ERA NATO IL GAMBERO NON ESISTONO PIU' esiste solo il bisnes Non che ci sia nulla di male !!!!! Ma non spacciatelo per meritocrazia

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Pierpaolo

circa 11 anni fa - Link

La presenza di cabernet e vitigni francesi sui Colli Bolognesi è storica. Il fatto che vengano bene è un altro discorso.

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cernilli

circa 11 anni fa - Link

Premiammo il Cabernet Riserva Enrico Vallania '87 sulla guida del 1990, mi pare. ed era un vino magnifico all'epoca. E' vero che la presenza di Cebernet e di Merlot è storica da quelle parti, e credo che uno dei più antichi vigneti di Cabernet Sauvignon piantati in Italia si debba proprio a Vallania. Questo però non significa, proprio come dice Pierpaolo, che poi sia venuto sempre tutto bene. A noi non è sembrato ed abbiamo avuto il grave torto di dirlo chiaramente.

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Mario Crosta

circa 11 anni fa - Link

A dire le cose chiaramente non si fa peccato, anzi. I produttori seri sanno far tesoro delle critiche per migliorarsi, perche' finora l'unico vino da mille millesimi e' quello che e' stato servito nell'ultima cena da Gesu' Cristo ai suoi apostoli. Gli altri sono tutti migliorabili.

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Mario Crosta

circa 11 anni fa - Link

Il Sassicaia 1968 che nel 1980 assaggiammo con il prof. Alberto Zaccone al Castello della Sala, perche' Piero mi omaggio' una bottiglia ed era giusto aprirla e commentarla tutti, era "tanto fumo, poco arrosto", come convenimmo. Piero prese nota. Poi uscirono annate favolose, ma all'inizio era difficile indovinare. Ci vogliono decenni per giudicare, non basta il laboratorio. Col Sagrantino fu la stessa cosa. Ignorato da quasi tutti, di colpo un investimento serio, un patto tra produttori fatto bene ed eccolo lì. Non e' facile per niente giudicare.

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cernilli

circa 11 anni fa - Link

Alberto Zaccone era il capo redattore di Vini & Liquori quando mi pubblicarono il primo articolo della mia carriera, nell'aprile del 1979. Degustatore tecnico di grande valore e caro e vecchio amico.

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Mario Crosta

circa 11 anni fa - Link

Mi fa molto piacere se siete amici. Oggi credo che insegni analisi sensoriale all'universita' di Piacenza, da Fregoni. Allora a Vini & Liquori c'erano anche la signora Franca Borgio e il buon Vincenzo Buonassisi che non sapeva come fare a pubblicare una ricetta del risotto alla milanese fatta dal piu' famoso dei ristoratori milanesi della galleria Vittorio Emanuele, dove non era pero' citato il midollo e dove alla voce vino non si specificava bianco! Girava a chiedere a tutti cosa fare... che tempi!

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Giancarlo Gariglio

circa 11 anni fa - Link

Lungi da me criticare l'operato di un'altra Guida, ma volevo specificare per chiarezza il trattamento che Slow Wine ha riservato ai Colli Bolognesi. 1) È uno dei 4 territori in cui abbiamo diviso l'Emilia Romagna 2) Dedicato cartina tematica sulla zona 3) 11 cantine recensite con mezza pagina ciascuna 4) 3 Vini quotidiani, 1 Vino Slow, 2 cantine con la Moneta 4) 1 BOX dedicato a 2 aziende che producono unicamente un vino e quindi abbiamo deciso di recensirle in questo modo. Non mi pare male. In realtà è tutta la regione e non solo questa zona che nelle degustazioni alla cieca qualche volta è più in sofferenza di altre. Ma questo è un altro discorso. Ho voluto precisare quanto scritto da Slow Wine, perché una frase estratta da un testo più ampio e lungo può essere travisato. Tutto questo con il giusto rispetto per il lavoro di altri colleghi e naturalmente dei produttori che giudichiamo nelle nostre pubblicazioni. Giancarlo Gariglio

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cernilli

circa 11 anni fa - Link

Consigli per gli acquisti? Scherzo Giancarlo. Noto però che dalle 13 aziende che recensimmo insieme due anni fa, anche voi siete andati sotto di due.

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alessandro bocchetti

circa 11 anni fa - Link

Melandri's version ;-) http://www.scattidigusto.it/2010/11/15/colli-bolognesi-vs-gambero-rosso-la-versione-di-giorgio-melandri/ ciao A

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antonio tomacelli

circa 11 anni fa - Link

Alessandro carissimo, Passi che Scatti di gusto non abbia altra strategia che ripubblicare mezz'ora dopo i post di Dissapore (5 volte nell'ultima settimana) senza mai e dico sistematicamente MAI, citare la fonte; ma che tu faccia lo stesso con Intravino e perdipiù venendo a piazzare qui il tuo link è proprio il massimo della faccia tosta! :-) La rete premia i contenuti originali, diglielo al capo...

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Alessandro Bocchetti

circa 11 anni fa - Link

Carissimo Antonio, anch'io ti voglio bene... Cmq non ho mai postato un link su intravino e non lo farò mai, anzi se vuoi cancellarlo fai pure... Solamente pensavo che fosse giusto dare la versione di Giorgio così come me l'ha inviata... Ciao A

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Antonio Tomacelli

circa 11 anni fa - Link

Che poi spacciare come vostra intervista la dichiarazione che Melandri ha rilasciato al Resto del Carlino, senza neanche citare la fonte, credimi, nun se' po' vedè!

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Simone e Zeta

circa 11 anni fa - Link

OGGI E' UN GIORNO DA GRANDI CHAMPAGNE!!!!! IO sto dalla parte del Grandissimo MELANDRI !!! Ma come, voi non gioite? Sono anni che aspettiamo qualcuno del Gambero che ci dica : "son vini fatti bene, ma non sanno di niente. Non sono nè espressivi, nèemozionanti....quindi...brasati a volontà!!" Speriamo solo che a questo punto non lo licenzino ;-) Vediamo se il Mitico Melandri sarà la testa d'ariete di un ragionamento complessivo del Gambero o la voce solitaria che può esprimersi solo in regioni "finanziariamente" meno vocate!!

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Mara

circa 11 anni fa - Link

Bravo Melandri! Sostengo a spada tratta il diritto di fare il proprio mestiere. Cosa che in Italia pare si sia perduta. Ma perchè mai uno che di mestiere ha scelto di fare il critico, non dovrebbe poi farlo. Ho detto critico e non lecchino! I lecchini di solito hanno molti padroni e pochissime idee. Se i bigliettai non facessero più i biglietti, i gelatai il gelato ed i tombeur des femmes facessero sempre cilecca, che razza di società sarebbe? Che ognuno ritrovi passione e dignità nel proprio lavoro e forse ci sarebbero meno polemiche del piffero e più idee stimolanti per un vero e costruttivo dibattito. Melandri a scuola da Sergio Romano? Mah! Ad una diplomatica balla preferisco una cruda verità. Ciao.

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gian paolo

circa 11 anni fa - Link

Cara sig.ra Mara, secondo il mio modesto parere ,uno è libero di criticare e libero di "subirne"-lo metto tra virgolette nel senso di accettare o..- le conseguenze.La critica se è costruttiva è sempre ben accetta,se è una stroncatura quasi a prescindere penso che dia fastidio. Poi un aspetto da tenere conto,sempre secondo me, è il cambiamento del giudizio nei confronti di vini dei Colli Bolognesi che una volta erano blasonati e ora "spacciati " come banali. Basta irleggere le vecchie guide dal 98 in avanti. La banalità penso che sia una delle cose più brutte da dire nei confronti di un vino. Un vino potrà magari essere già sentito o giù di lì ma banale mai ...il lavoro di un anno non può essere BANALE ,io mi incazzo se danno del banale a "mio figlio"!!! Cosa devono fare i produttori della sudetta zona ? Spiantare tutte le vigne di Merlot e Cab.? io non penso.Facendo una similitudine sportiva ,se a un pugile vuoi far capire dove sbaglia,qualche pugno glielo devi dare ...matterlo ko sempre non imparerà mai. Io la penso così.ciao . Gian Paolo

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CavoloVerde Athos

circa 11 anni fa - Link

Ragazzi non toccateci il Pignoletto, che quello coltivato sulle pendici gessose e calcaree che ricordano molto la Champagne potrebbe fare concorrenza ai francesi, se venisse curato di più ;-) maremma...

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Davide Bonucci

circa 11 anni fa - Link

ok, libertà di critica e tutto quel che si vuole. Ma questa libertà la voglio vedere quando si tratterà di stroncare con severità un vino o un'intera azienda non marginale nel panorama vitivinicolo italiano, con un certo potere, etc... Dove quindi si darà una severa frustata senza pensare alle conseguenze. Allora mi alzerò davvero in piedi e farò un grande applauso... Non vedo per esempio (dato che è una zona che conosco) medesime frustate quando si tratta di stigmatizzare Chianti Classico che contengono dosi omeopatiche di sangiovese, anzi negli anni ne ho visto tesserne grandi elogi. Che sia l'inizio di un periodo di vera severità critica, magari con pochissimi premiati e molote stroncature? E che il periodo del volemose bene sia finito? Ci credete? Io nemmeno un po'! Non conviene a nessuno affondare l'industria del vino in Italia e una critica non talebana fa comodo a tutti... Anche a noi consumatori, alla fine. Adottare la medesima severità usata sui Colli Bolognesi per tutte le denominazioni italiane significherebbe fare una bella tabula rasa. Quo prodest?

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gp

circa 11 anni fa - Link

(diciamo cui prodest, via ;) )

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Davide Bonucci

circa 11 anni fa - Link

diciamolo pure in italiano: a chi gioverebbe tutto questo? Rispondetevi da soli... ;)

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cernilli

circa 11 anni fa - Link

Senta Bonucci, la pianti con le sue insinuazioni stupide. Noi perdiamo inseritori pubblicitari facendo la guida che facciamo, gli assaggi sono effettuati con rigore, competenza ed indipendenza, come possono testimoniare tutti i collaboratori e tutti coloro che hanno partecipato alle nostre degustazioni, Su questo non alletto ironie o dietrologie. Veda di smetterla con le sue maldicenze prive di qualunque base.

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Davide Bonucci

circa 11 anni fa - Link

Cernilli, lei è libero come me di esprimere il suo pensiero su tutto. Non dico che dovrebbe ringraziarmi, ma sappia che quello che io esprimo pubblicamente e firmandomi, molti lo esprimono privatamente e in altre sedi, e con impatti ben superiori al mio. Non vedo comunque riferimenti diretti a Cernilli o al Gambero Rosso, stavamo ragionando di critica enogastronomica in generale (categoria a cui appartiene e quindi la sua reazione è giustificabile). Reputo che manchi del coraggio, anche di rompere con un certo modo di intendere il vino e il mercato, ed è il pensiero che ho espresso. Se comunque ci tiene a saperlo, mentre scrivevo quello che ho scritto (e che confermo in pieno) pensavo soprattutto a molte top 100 d'oltremanica uscite negli ultimi anni.

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cernilli

circa 11 anni fa - Link

Il fatto che altri insultino e calunnino non giustifica lei. Dietro quello che facciamo noi ed anche altri, c'è un lavoro serio di persone competenti. Non chiacchiericcio stupido e vigliacco, come quello fatto alle spalle. Non creda di avere lei la verità in tasca. Quei Chianti Classico che lei cita per avere a suo parere dosi omeopatiche di sangiovese, spesso sono degli autentici sangiovese in purezza, solo che a lei non sembrano perché evidentemente ha scarsa conoscenza di come possa esprimersi in certe situazioni. Ho consigliato a Francesco Ricasoli di mettere nei cartoni dei suoi vini le gascromatografie che provano presenza di sole delfinidina e peonidina nei suoi rossi, gli antociani del sangiovese. Così, si spera, tutti saranno in grado di capire.

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Davide Bonucci

circa 11 anni fa - Link

Non mi riferivo a Ricasoli, stavo ragionando di premi dati a vini "poco chiantigiani", con una corretta dichiarazione degli uvaggi in etichetta (blend , evidentemente). Quindi nessuna insinuazione. Premi dati negli anni passati da tutta la critica, ovviamente. Adesso improvvisamente i Colli Bolognesi passano come il capro espiatorio per uso di uvaggi internazionali anonimi e non territoriali... Va bene, adesso però avanti con una maggiore severità in ogni area. Vogliamo dirlo, e qui mi rivolgo direttamente al Gambero Rosso, che molti base non sono, faccio per dire, da un bicchiere ma sono da tre sputacchiere? Se il taglio diventa inflessibile, per me standing ovation a voi, stavolta sì, in quanto di coraggio critico per stroncare vini (e non semplicemente lasciarli in un limbo) ce ne vuole davvero...

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schlaks

circa 11 anni fa - Link

è chiaro che melandri non ce l'aveva coi bianchi: quindi cazziava cabernet sauvignon e merlot. e quali le conclusioni da trarre? che per i rossi i colli bolognesi dovrebbero limitarsi al barbera? nel caso, a me parrebbe 'na...

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Federico Orsi

circa 11 anni fa - Link

Cari amici di Intravino, caro direttore Cernilli, caro Giorgio. Io sono parte in causa in tale discussione. Sono un produttore di questi colli, anche se da poco visto che conduco la mia azienda da esatti 5 anni e dunque, rispetto ai miei colleghi ho ancora molto da imparare. Sono però tra i salvati dal Gambero di quest’anno e tra i citati con lode da Giancarlo dunque, non penalizzato e senza rancori personali. Come ho avuto occasione di discuterne con Giorgio l’anno scorso, quando il giudizio fu assai più duro, io ritengo che la libertà di critica non vada assolutamente mai messa in discussione. Il numero di schede che lui decide di mettere è assolutamente una sua libera scelta, e se il prossimo anno non ci fosse un’azienda dei colli degna… meglio zero schede!!! Ciò che ha dato fastidio è l’attacco generale ai Colli Bolognesi nella prefazione dell’Emilia Romagna, cosa che sfogliando la guida (almeno per quella dello scorso anno) pareva una novità, tanto che piuttosto gli altri autori al massimo non citavano una zona che aveva avuto qualche defaillance all'interno della propria regione. Si poteva, dunque, sorvolare senza affondare il coltello nella piaga, tanto il numero di schede presenti era già una fotografia del giudizio complessivo di Giorgio e la sua libertà di critica era comunque assicurata. Va detto però, che in parallelo c’è un’ulteriore fatto da prendere in considerazione: il Pignoletto. Vitigno e vino caratteristico della zona, anche se non ancora pienamente compreso dai produttori, letteralmente “scippato” dal suo territorio originale per diventare l’alternativa ai poco vendibili Trebbiani e Albane delle grosse cantine della pianura romagnola o completamento di gamma per i grossi lambruscai. Tale scelta ricade logicamente non ad oggi ma a scelte fatte negli anni passati quando io non mi occupavo di vino, se non come appassionato. Dunque, ora abbiamo per il Pignoletto: la DOC Reno per la pianura bolognese, la DOC Modena, l’IGT Emilia e finalmente una nuova IGT per la Romagna. Tra questi colossi è evidente che la piccola zona dei Colli Bolognesi si senta schiacciata nel suo prodotto per eccellenza. Questo abbinato al fatto che la critica abbia trasformato negli ultimi anni “in nuove vergini” i grossi imbottigliatori per tanti anni da essa stessa snobbati. Non che sia così miope da non ammettere il grosso miglioramento dei lambruschi e da non considerarli ottimi casi di analisi industriale, ma sinceramente sono ancora nella maggior parte dei casi lontani dal mio optimum per la viticoltura. La critica va sempre bene, specie se non accondiscendente… ci aiuta a crescere!! Credo però, che nei produttori dei Colli ci sia la paura che gli interessi possano prevalere e cercano solo di non morire silenti.

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giorgio melandri

circa 11 anni fa - Link

ciao federico, come tu sai non mi sottraggo mai al confronto ed infatti sono venuto al consorzio ad incontrarvi tutti già l'anno scorso. Io non vivo il mio ruolo come un potere, ma come una responsabilità che condivido con i curatori della guida e non mi diverto a levare i produttori dalla guida. Credo che il tuo percorso, che nei colli è originale e unico, dimostri che un ragionamento sul linguaggio dei vini e sull'approccio in generale al mestiere di produttore farebbe bene a questo territorio. la violenza dell'attacco che c'è stata dimostra come questa comunità sia poco disponibile al confronto. Io conosco la mia regione e questa conoscenza è ogni anno confrontata con i curatori: non ci sono congiure o piani di qualche tipo. Sei l'unico che in questa situazione parla di confronto... non credo sia un caso che tu sia l'unico che ha provato a capire di più anche nel vino. cioa giorgio

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Marco Babelli

circa 11 anni fa - Link

Gentile Direttore Cernilli, se gentilmente potesse rispondermi avrei una domanda da porLe. E' previsto che i curatori regionali del Gambero visitino le aziende vitivinicole prima che queste vengano recensite in guida? La ringrazio anticipatamente

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cernilli

circa 11 anni fa - Link

Le aziende sono quasi tutte state visitate dai curatori regionali o dai molti collaboratori che abbiamo sparsi in tutta Italia, come si evince facilmente dal colophon della guida. E' una pratica in uso da anni, non solo ora, e siamo felici che gli amici di Slow Food abbiano voluto continuare una tradizione che era iniziata insieme. Può darsi che qualche cantina non sia stata visutata, ma si tratta di percentuali molto piccole in rapporto alla massa del lavoro effettuato.

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Marco Babelli

circa 11 anni fa - Link

Le ho rivolto questa domanda perchè tempo fa mi sono recato a visitare una cantina del faentino segnalata sulla guida 2010 come ''cantina emergente''. E' con grande stupore che ho scoperto che l'azienda non aveva la cantina di vinificazione, e che loro vinificavano presso terzi. Sono un vostro lettore da tanti anni e mi sono sentito di segnalare un ''anomalia'' che anche alla luce della risposta che Lei mi ha dato francamente mi lascia molto deluso. Cordiali Saluti Marco Babelli

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gianpaolo

circa 11 anni fa - Link

Una riflessione simile la sto facendo sul Morellino e sulla Maremma in generale. Quello che trovo condivisibile e' lo spronare un territorio, tramite i suoi produttori, a trovare una strada autonoma, originale, legata o meno che sia alla tradizione (visto che non in tutte le zone vinicole italiane ve n'e' una di un qualche spessore), ma sopratutto allo studio e alla valorizzazione del territorio. Questo vuol dire riflettere sui vitigni, sulle zone, sugli stili di vinificazione. E' una riflessione che dovrebbere essere stimolata dai Consorzi. Anzi, i Consorzi dovrebbero avere sopratutto questa funzione, mentre invece si trovano molto spesso bloccati dalla burocrazia, le lotte di potere, ecc. Da una parte fa piacere vedere che il Consorzio Colli Bolognesi reagisca, anche se potrebbe essere interessante partire dal presupposto che se le critiche che ci fanno sono tante, e simili, puo' anche darsi che non sia perche' tutti ce l'hanno con noi. Fondamentale e' il realizzare che ormai il buono non basta, il mercato vuole e vorra sempre di piu' identita' territoriale. Questa e' molto piu' difficile da ottenere che la semplice confezione di un buon vino, e richiede sforzi comuni, riflessioni, una crescita complessiva del territorio. Auguri.

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roberto

circa 11 anni fa - Link

Ho letto attentamente le dichiarazioni di diversi produttori, le accuse rivolte al collaboratore mi sembrano molto gravi e circostanziate. Basta leggere l' articolo integrale del carlino, molto esplicito, se poi in emilia si sono premiati alcuni lambruschi meglio allora qualche pignoletto di Vallona, isola, cinti ecc.

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Mara

circa 11 anni fa - Link

@roberto: e allora? diceva qualcuno "molti nemici, molta gloria o onore" Dal momento che sono pochi coloro che hanno il coraggio di prendere posizioni nette ( e non mancano di certo in privato, basta ascoltare nei convegni o manifestazioni dove i "..quei vini fanno cagare...", e similaria si sprecano)sarebbe meglio riflettere se sia il caso di fare un esamino di coscienza, piuttosto che sollevare dubbi sulla persona. Lo dico così, in generale, visto che l'ipocrisia si stà diffondendo e non pare ci siano antibiotici. Saluti.

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Franco Franchetti

circa 11 anni fa - Link

Direttore Cernilli! Dia retta a me, che sono franco di nome e di fatto. Lasci Melandri e prenda come responsabile regionale Roberto Gatti (da Codigoro, provincia di Ferrara). Gatti vanta un percorso professionale e una serietà inattaccabile: 1)Illustre giurato presso famosi concorsi internazionali, tra cui il Bruxelles. 2)Inflessibile giudice della commissione DOC dei prestigiosi vini vagliati dalla CCIAA di Ferrara. 3)Emiliano purosangue. Venuto su a latte e Fortana. Solo con questo fatto si evita le rimostranze "territoriali" di chi indica la penalizzazione di Bologna per mano di un impuro romagnolo. 4)Proprietario e promotore dell'imperdibile sito Winereport.it : testi che farebbero impallidire un accademico della Crusca; vini introvabili; aggiornamenti in tempo reale su tutto quanto accade attorno al mondo del vino e, dulcis in fundo, una capacità degustativa all'avanguardia. 5)In epoca non sospetta il Nostro ha dimostrato grande sensibilità proponendo alle aziende banner pubblicitari a prezzi favorevoli. Forse anche troppo, visto che ha scatenato l'ilarità e il "rosico" del mio omonimo Ziliani che all'epoca parlò di "Enomarchette a prezzo di saldo". http://vinoalvino.org/blog/2009/01/enomarchette-a-prezzi-di-saldo-e-poi-dite-ancora-che-facebook-non-e-una-cosa-seria.html Un articolo che si ritorce contro lo stesso Ziliani visto che oggi anche lui ha aperto alla pubblicità, arrivando ancora secondo dietro al Gatti. Credo che la prima cosa che lei, Cernilli, debba fare è alzare la cornetta e arruolare tra le fila dei sui collaboratori questa figura di grandissimo prestigio, canuta e saggia, anziché l'incendiario Melandri. Roberto Gatti. Lo prenda direttore Cernilli. Non perseveri nell'errore e soprattutto non se lo lasci scappare: prima o poi i suoi concorrenti (Espresso, Slow Food, ViniBuoni del Touring, Duemilavini dell'Ais) se ne accorgeranno e a lei non resterà che mordersi i gomiti. Uomo avvisato.....

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roberto gatti

circa 11 anni fa - Link

Franco Franchetti, un nome ed un programma. Non è nelle mie aspirazioni prendere il posto di nessuno, ma evidentemente lei non ha letto bene le rimostranze dei produttori bolognesi. Per quanto riguarda i banner pubblicitari esistono in ogni sito ed in ogni pubblicazione, sia su carta stampata che sul web. Non capisco il suo " sarcasmo " e tanto meno il suo " livore " nei miei confronti....ma forse abbiamo ben capito tutti quanti chi si nasconde dietro il suo bellissimo nome : FRANCO FRANCHETTI E come disse D' Alema a Sallusti : Ma vada a farsi fottere....

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Franco Franchetti

circa 11 anni fa - Link

Il commento del Gatti ha svelato una grave dimenticanza: è uomo di grandissimo spessore umano, culturale e cultore raffinato dei rapporti umani. Esemplare figlio di un'educazione di altri tempi, forgiata nei tempi in cui si scriveva con penna e calamaio.

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roberto gatti

circa 10 anni fa - Link

Tranquillo : nessuno ti porta via il tuo pezzetto di torta...., tranquillo Paolino....

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Federico Orsi

circa 11 anni fa - Link

Giorgio grazie per l’apprezzamento, ciò mi costerà molto caro alla prossima riunione in Consorzio… rimanendo sempre nell’ottica del confronto aperto e schietto rimango dell’idea che il tuo giudizio lapidario sulla zona sia stato esagerato e, a mio modesto parere visto ciò che ho scritto nel post precedente, anche inopportuno, al di là del numero delle schede in guida. Come già ti ho detto a voce l’anno passato è sembrato che ci fosse un tuo accanimento verso i Colli Bolognesi e fatico non poco a vederla solo come una tua delusione per un potenziale inespresso di una zona a te tanto cara. Questa ha tradizioni di vino lontanissime nel tempo, anche se purtroppo poco note, ed i pochi fasti recenti le ha avuti proprio con i tanti denigrati vitigni internazionali. Sono stati diversi i 3 bicchieri partendo dal Cabernet ’87 di Vallania passando poi per i vari bordolesi di Bonzara, Santa Rosa e Vallona. Capisco bene la rabbia e la delusione dei miei colleghi nell'apprendere che i loro vini premiati un paio di anni fa, oggi non hanno per voi più alcun valore. Certo, il gusto ed il vento cambiano, oramai fin troppo velocemente quanto le mode, ma logicamente il loro lavoro resta e va rispettato. Il Consorzio dal canto suo dovrà pure cercare di difendere la zona ed il lavoro dei propri produttori? Nei post precedenti è passata l’idea che i Colli Bolognesi volessero mettere il bavaglio al Gambero Rosso? Libertà di critica sempre!!!... ma credo che ci sia una sproporzione tale di forze da non dover neanche cercare di smentire tale idea!!!... fossi stato il Consorzio della Franciacorta, del Barolo o del Soave se ne poteva parlare. Semmai si potrebbe fare qualche considerazione sul peso delle guide ieri, oggi e domani, e il nuovo ruolo di critica dei blog come questo. La comunità dei produttori dei Colli Bolognesi non sarà alla moda, ma certo non si è arroccata in una posizione difensiva di immobilismo, anzi è in grande fermento. Da poche settimane il Pignoletto Classico ha avuto il riconoscimento della DOCG con un disciplinare nuovo ancora più restrittivo… che poi non si dica che non investiamo nel nostro vitigno più caratteristico!! Inoltre, ieri dopo un percorso lunghissimo (ca. il 5% dei produttori era contrario, una sorta di gruppo No Tav con effetti simili presso i vari enti pubblici: Regione, Ministero, Comitato Vini, ecc.) recependo in pieno lo spirito della nuova OCM vino, e forse anche il nuovo trend, i tagli bordolesi potranno ricadere in una nuova tipologia Rosso Bologna, legandosi in maniera indissolubile al proprio territorio. Certo non basta solo il nome nuovo, ma testimonia la volontà nostra di cercare il tuo, oramai famoso, linguaggio di vini fortemente legati al territorio e capaci di esprimere in primis il proprio terroir, con i vitigni che rimangono in un secondo piano. Spero solo che la critica non ci “bastoni” oltremodo (Slow Wine non l’ha fatto come ha ribadito Giancarlo nel suo post) prima che questo progetto prenda forma definitiva, ed invito tutti ad avvicinarsi ai nostri vini d’oggi e di domani, cercando di leggerci (mantengo la tua metafora letteraria) dentro i nostri amati Colli Bolognesi.

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Mario Crosta

circa 11 anni fa - Link

"il riconoscimento della DOCG" Le faccio notare che la DOCG non e' un riconoscimento. Quelle del Chianti, per esempio... Ma proprio perche' siete stati grandi con alcune autentiche perle potete eccellere di nuovo. La critica, quando e' sincera e costruttiva, fa bene, e' il motore della ricerca, e' il trampolino del successo. In bocca al lupo!

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Federico Orsi

circa 11 anni fa - Link

Ha ragione, il termine riconoscimento è improprio... Rimane il fatto che si è voluto differenziare un prodotto di punta. Da un'anno a questa parte come Consorzio selezioniamo solo le eccellenze da portare alle diverse manifestazioni (Merano in primis), sempre alla cieca tra noi stessi produttori con sempre ospite uno o più critici. Si sta rivelando un'ottimo strumento di trasparenza e di confronto continuo per i produttori che ci aiuterà a crescere. Da questa esperienza, le garantisco che il livello medio dei Pignoletti Classici (oggi poco più di una decina) è di assoluto rispetto. Non ultimo, a fine Ottobre ad Autoctona a Bolzano il Pignoletto Classico 2007 dell'amico Giorgio Erioli (piccolissimo vigneron di razza dei Colli Bolognesi) è stato eletto dal pubblico miglior vino della manifestazione. Le consiglio vivamente una prova!!

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Mario Crosta

circa 11 anni fa - Link

Grazie, Orsi. Mai consiglio fu tanto ben dato (a me ed a tutti!) e tanto ben accetto (da me sicuramente). Mi permetterei di suggerirvi, nelle selezioni "sempre alla cieca tra noi stessi produttori con sempre ospite uno o più critici", anche di prevedere la presenza di enoappassionati che "bevano" e non soltanto "sputino". Il successo di vendita e' fra la clientela che beve quei vini a pasto, con le specialita' della cucina locale ma anche con le pietanze che loro preferiscono, perche' sono loro che comprano e consumano. Si ricordi che a Sanremo non vinse mai la canzone di Bocelli "Partirò", eppure e' stata la piu' venduta nel mondo tra tutte quelle passate dal Festival...

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Federico Orsi

circa 11 anni fa - Link

Direi che si è aggiudicato il diritto ad essere invitato d'onore alla prossima selezione, o almeno alla prossima mostra Assaggio a Bologna. Me ne faccio carico io con il Consorzio. Consiglio: anch'io ero uno di quelli enoappassionati che non sputavano mai... e guardi dove sono finito! da bevitore a produttore... a volte in vino veritas di troppo!!!

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Mario Crosta

circa 11 anni fa - Link

Non si preoccupi, abito e lavoro all'estero e non sono sempre di passaggio. Ma quando passo faccio il pieno, soprattutto a Zola Predosa dove lei s'immaginera', a Dozza all'enoteca regionale e alla Ca' de Be' a Bertinoro. I vini io preferisco comprarli sul mercato confezionati nelle bottiglie che vengono normalmente vendute ai clienti, ed in esercizi diversi. Con altri sistemi, invece, a volte si assaggia purtroppo qualcos'altro e si da' magari un giudizio che poi si scontra con quello della clientela, che ci scrive incazzata e spesso con tutte le ragioni...

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cernilli

circa 11 anni fa - Link

Nella prossima riunione del Consorzio, caro Orsi, provi anche a spiegare a Lambertini ed agli altri, che forse la loro reazione a "ben" quattro righe di civile critica (perché forse non è chiaro che si tratta di quattro righe nell'introduzione regionale) è stata quanto meno eccessiva. Mi chiedo cosa avrebbero dovuto fare i produttori di Montalcino dopo l'inchiesta dell'Espresso intitolata Brunellopoli. Crocifiggere i curatori della guida dei vini dell'Espresso? Dare alle fiamme l'auto di Enzo Vizzari? Solo una testata locale, e spiace dirlo, "localista" come ha dimostrato di essere il Carlino, ha potuto prendere così sul serio una cosa del genere forse per vendere qualche decina di copie in più. Il prossimo anno nella peggiore delle ipotesi dovremo acquistare una ventina di bottiglie, con un esborso di duecento euro, fatturati in modo da avere la prova dell'acquisto da esibire in un eventuale giudizio, che affronteremo, nel caso, certi delle nostre ragioni. Assaggeremo con faticosa onestà intellettuale, pensando ai lettori e non ai produttori, perché a loro ci siamo sempre riferiti cercando di offrire un servizio. Chi parla di mala fede mi dovrebbe spiegare il perché noi dovremmo prendercela proprio con i produttori di una zona piccola e poco conosciuta. Mi viene un dubbio. E se alcune pagine del Resto del Carlino servissero innanzi tutto per rendere più nota la zona attraverso una strumentale protesta nei nostri confronti? Come vede si può benissimo pensar male anche a ruoli invertiti.

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Davide Bonucci

circa 11 anni fa - Link

Cosa doveva fare il Resto del Carlino, non pubblicare la notizia? Un giornale con sede a Bologna non doveva dare risalto ad una notizia che riguarda i Colli Bolognesi? Non facciamo la storia del dito e della luna, sono suoi colleghi giornalisti e fanno il loro lavoro. Il fatto che il Consorzio si sia mosso così per strategia commerciale è una sua ipotesi (dietrologia?)

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cernilli

circa 11 anni fa - Link

Il Resto del Carlino avrebbe dovuto informarmi preventivamente, visto che la lettera aperta è rivolta a me, e darmi la possibilità contestuale di rispondere. Questo vuol dire fare un lavoro giornalistico serio. Io non sono neanche stato avvertito a pubblicazione avvenuta, come se chiunque dovesse leggere un giornale locale anche abitando in altre regioni. Che il Consorzio voglia farsi pubblicità è una mia deduzione, e non insinuazione, visto quanto è accaduto.

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Antonio Tomacelli

circa 11 anni fa - Link

Toh, è esattamente quello che abbiamo fatto noi con Melandri: una telefonata da pochi centesimi. Sa qual'è il problema, dott. Cernilli? Alla carta stampata non interessano le repliche e non ci sono spazi di dibattito come i commenti di un blog. Poi dice che uno si butta a sinistra...

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cernilli

circa 10 anni fa - Link

Non sottovaluti la carta stampata, Tomacelli, visto che le etichette che lei realizza per tanti produttori le dovrà pure stampare....

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Fabio Bottonelli

circa 11 anni fa - Link

Intervengo in questa discussione per ora telegraficamente, anche se il mio duplice status, di giornalista, e ora anche di pur microscopico produttore nei Colli Bolognesi (per la cronaca: sorprendentemente già citati in diverse guide, pur essendo esordienti, ma non dal Gambero, cosa che peraltro non ci potevamo aspettare) mi darebbe infiniti spunti. Volevo solo dire, per ora, che condivido sostanzialmente tutto quanto scritto molto bene da Federico Orsi (che mi ha anticipato e risparmiato la fatica di scrivere). Inoltre, volevo segnalare al direttore che la vicenda è stata 'scatenata' sì da Francesco Lambertini, ma Lambertini da tempo non appartiene al Consorzio e anzi ha ben pochi rapporti con l'attuale gestione. Poi, il giorno dopo, diversi produttori importanti soci del Consorzio, tra cui il presidente, si sono trovati sulla sua stessa linea nelle interviste chieste dal Carlino (a tal proposito invito a leggere il commento di oggi del collega Lorenzo Frassoldati, molto equlibrato). E' una bomba che è scoppiata perchè doveva scoppiare, e l'insoddisfazione dei produttori sui pur legittimi giudizi generali del Gambero non è dell'ultima ora. Insinuare che ci sia un disegno del Consorzio, dunque, mi sembra davvero fuori luogo.

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Davide Bonucci

circa 11 anni fa - Link

Sì, ma le aziende premiate che hanno dato la loro solidarietà e hanno aderito alla protesta che vantaggio commerciale dovrebbero trarne? Non fa vendere più bottiglie un tre bicchieri GR visto in tutto il mondo di un articolo del Resto del Carlino letto perlopiù in Emilia Romagna?

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gp

circa 11 anni fa - Link

C’è un aspetto della vicenda che non mi sembra sia stato evidenziato. Le proteste pubbliche di Lambertini e del Consorzio Colli Bolognesi riguardano sì una guida, ma più in particolare un singolo critico, il quale a sua volta risponde rivendicando la legittimità (indubbia) e la bontà (ovviamente discutibile) delle sue personali scelte. Questa dinamica secondo me una decina di anni fa sarebbe stata impensabile. Allora infatti la maggioranza delle guide compiva scelte di tipo collegiale, basate sul principio della compensazione dei giudizi (quando non addirittura sul taglio dei punteggi estremi, come si poteva fare quando le commissioni di assaggio erano numerose). Esistevano ovviamente singoli critici che pubblicavano su riviste (magari autogestite, come Enogea di Masnaghetti), ma era inteso che le guide erano una cosa diversa, un prodotto collettivo in cui le singole individualità venivano assorbite in un gioco di squadra e le posizioni critiche più tranchant erano smussate dalla mediazione con altre. Oggi invece la maggioranza delle guide lavora con commissioni ristrette, in qualche caso composte da un singolo assaggiatore, o comunque un solo conoscitore della zona affiancato da assaggiatori più generalisti. Figure come quella del responsabile regionale, che nella guida Gambero Rosso–Slowfood era sempre esistita, finiscono così per acquistare un peso maggiore, e le sue posizioni critiche vengono mediate molto di meno (nel caso specifico sembrerebbe per niente) all’interno di giudizi collegiali. Personalmente, mi piacerebbe che si tornasse a una maggiore collegialità delle guide, fermo restando il diritto dei singoli critici di esprimere liberamente i loro punti di vista in versione solista in tutte le sedi (riviste, blog, forum…), ma vedo che le cose stanno andando in altra direzione.

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giorgio melandri

circa 11 anni fa - Link

in realtà caro gp la faccenda non sta proprio in questi termini. Della commissione nazionale ha già parlato Daniele Cernilli, per quella regionale tengo a precisare che in Romagna sono coinvolti altri degustatori che quest'anno hanno assagiato alla cieca i campioni resi anonimi dal personale del'Enoteca Regionale dell'Emilia-Romagna. I loro nomi sono indicati nel colofon dela guida e sono oltre a me: vincenzo vernocchi, stefano zaghini, filipo apollinari. Giorgio Melandri

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gp

circa 11 anni fa - Link

Grazie della precisazione. Non era chiaro che i nomi oltre al suo elencati nel commento di Cernilli si riferivano solo alla commissione nazionale. Riguardo a questa, mi sembra utile precisare per i non addetti ai lavori che nella divisione del lavoro della guida GR essa giudica soltanto i vini che sono stati “inviati in finale” dalla commissione locale, decidendo a quali spettano i “3 bicchieri” e a quali no ("due bicchieri rossi"). Quindi il lavoro di selezione riguardo al numero di aziende da inserire in guida avviene principalmente a livello di commissione locale.

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maria

circa 11 anni fa - Link

IL SIG MELANDRI PROVI CHE LE DEGUSTAZIONI SONO ALLA CIECA. A ME NON RISULTA. MAI STATE ALLA CIECA!!!!!!!! A LIVELLO NAZIONALE NON SO . IN ROMAGNA NON SONO ALLA CIECA. IL SIG MELANDRI DEVE VEDERE L'ETICHETTA!!!!! AVRA' I SUOI BUONI MOTIVI ! COME FAREBBE DIVERSAMENTE A PERSEGUIRE IL SUO NOBILE DISEGNO!?

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giorgio melandri

circa 11 anni fa - Link

si firmi nome e cognome, di lei sappiamo solo che è bugiarda e maleducata. g

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Sòcmel

circa 10 anni fa - Link

Sig.Melandri, lei mi sembra Pietro Pacciani quando, al processo per i delitti del mostro di Firenze, rispondeva al pm: "Sono tutte calunnie e farsità!" E' un agnelluccio tale e quale.

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cernilli

circa 10 anni fa - Link

Il lavoro di selezione è comunque diacusso con i curatori e con il direttore e molti dei vini che nel passato hanno ottenuto risultati positivi sono comunque riassaggiati dalla commissione finale per controllo, anche se po escono con i bicchieri "neri".

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Federico Orsi

circa 11 anni fa - Link

Gent.mo direttore Cernillli. Mi scusi per la risposta poco tempestiva ma dovevo recuperare la guida di quest’anno per poter argomentare i fatti in maniera più precisa. Non prendo neanche in considerazione il parallelo che ha fatto con Brunellopoli visto che quella era una vicenda giudiziaria e di frode al consumatore ben lontana dal contendere odierno, e dunque quantomeno fuori luogo. Confermo come detto dal suo collega giornalista Bottonelli, che il prof. Lambertini non fa parte del Consorzio già da alcuni anni. Può dunque, escludere il Consorzio come ipotetico ideatore della polemica. L’anno scorso, quando il giudizio era assai peggiore, abbiamo invitato Giorgio sui Colli a visitare le cantine e abbiamo discusso, anche se in maniera accesa, a viso aperto senza giornali o giornalisti. Purtroppo l’impressione di una stizza/ostilità, secondo noi immotivata, da parte di Giorgio per la nostra zona è rimasta e quest’anno si è riconfermata. Evidente che il Carlino abbia soffiato sul fuoco, e alla fine forse potrà risvegliare un pò di orgoglio nei ristoratori bolognesi tanto esterofilo (le ricordo che a Bologna è più facile mangiare un sushi, un kebab, un pollo tandoori o addirittura una coda alla vaccinara piuttosto di una normale “taiadela”). Ma ribadisco la sproporzione di forze; da una parte un giornale locale (gli articoli sono usciti solo sulla cronaca di Bologna, neanche a Imola gli hanno letti) che spinge sull’orgoglio bolognese per un paio di giorni e poi le copie stampate e le parole scritte finiscono presto in un cestino; dall’altra, saranno pure solo quattro righe, ma che va in mano a tantissimi appassionati e operatori in tutto il mondo, che al prossimo: “di dove siete? Colli Bolognesi, non conosco aspetta che vado a vedere cosa ne dice il Gambero della zona”. Immagino che sia più il danno che il giovamento da tale vicenda, e non vedo il ritorno di popolarità da lei menzionato al di fuori delle nostre mura. Al di là della convenienza venuta a meno, vorrei farle alcune premesse sul pomo della discordia: 1. E’ l’unica denominazione, quest’anno assieme ai Colli Piacentini credo sempre recensita da Giorgio, che viene stroncata nei riepiloghi regionali. In altre regioni si parla in maniera molto più neutra e comunque in maniera molto più generale (ad esempio i rossi delle Marche con la colpa all’annata, i vini laziali un pò troppo corretti, i vini del Reggino, ecc.) 2. Fabio Giavedoni, che si occupava della zona, e non è mai stato tenero, anzi è stato spesso anche criticato da alcuni produttori. Coincidenza o meno con lui al Gambero avevamo ca. una quindicina di aziende recensite. Nei due anni con Giorgio siamo stati più che dimezzati. Esce la nuova guida di Slow Food ed ecco ancora 13 aziende e anche qualche riconoscimento. Non che siano stati accondiscendenti vista la frase ripresa in alto da Alessandro, che comunque faceva parte di un'ampia presentazione della zona di ben un’intera pagina. 3. Tenga conto che le cantine che arrivano ad avere un minimo di commercializzazione non arriva forse alla trentina scarsa. Dunque, quasi la metà delle aziende finivano sempre nelle varie guide...direi una buona media per una zona così depressa, enologicamente parlando. Per tali motivazioni i produttori dei Colli si sono stancati di contribuire a farsi stroncare in questo modo per una eventuale terza volta consecutiva, e dunque una volta tanto in Italia, agiscono tutti assieme con spirito di “zona” e hanno deciso lecitamente e liberamente di sospendere la spedizione dei campioni al Gambero Rosso per il prossimo anno. Ora, questo non preclude una vostra altrettanto lecitissima recensione della zona, anzi, avreste occasione di dimostrare la vostra onestà intellettuale, che non capisco perchè da lei prima intesa come faticosa. Infine, faccio un parallelo con le guide dei ristoranti, se le guide vini fossero fatte solo con i vini a scaffale si smaschererebbero alcuni miei colleghi con le barriques per giornalisti/premi/guide, ma capisco che è utopico e poco viabile economicamente. Finisco con la speranza che la vostra professionalità e onestà intellettuale per il prossimo anno ponga fine a questa, per noi poco fausta, querelle.

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Paolo De Cristofaro

circa 11 anni fa - Link

Non ho elementi di prima mano per entrare nel merito della questione, ma ci tengo ad esprimere tutta la mia solidarietà verso Giorgio Melandri, non solo perché è una persona che stimo come uomo e come professionista, ma anche perché non posso fare a meno di immedesimarmi in alcuni aspetti della vicenda. Innanzitutto vorrei sottolineare un fattore che pochi tengono in considerazione e cioè la sproporzione che sempre più c'è tra il numero di aziende inserite nelle guide e il numero totale di quelle che vorrebbero esserci (leggi crescita esponenziale del numero di aziende in Italia), e questo nonostante le foliazioni di tutte le pubblicazioni siano decisamente importanti. Tanto per capirci, nella mia Campania riusciamo ad inserire 102 aziende tra schede grandi e piccole su un totale di 358 censite dal nostro data base e circa 250 che partecipano alle sessioni di assaggio. E alla fine di ogni anno ci ritroviamo sempre con una serie di aziende anche ben valutate che però restano fuori. E questo è un "problema" che dispiace prima di tutto a noi, obbliga a delle scelte non certo sostenibili scientificamente e genera per forza degli scontenti, a volte anche a ragione. Chi rimane fuori (o chi passa da scheda grande a piccola, o chi non ha vini in finale, o chi non prende i tre bicchieri dopo qualche filotto, ecc.) il più delle volte lo vive come una bocciatura, della serie: mi state dicendo che i miei vini fanno schifo o che quest'anno ho fatto peggio. Quasi mai passa il concetto che il gruppo di lavoro ha semplicemente preferito altre cose e non c'è necessariamente un giudizio negativo. E' forse questo l'aspetto che a mio avviso penalizza maggiormente in questa fase le guide cartacee, tutte, senza distinzione: si invoca un maggiore dinamismo nella fotografia ma sono tantissime le forze, non solo editoriali, che hanno invece una visione fortemente conservativa rispetto alle posizioni acquisite. E fa veramente poca differenza se i criteri di inserimento e valutazione siano stabiliti a monte o a valle... Altra riflessione: i Colli Bolognesi non sono certo l'unica zona italiana che, analisi geopolitiche alla mano, può risultare penalizzata. Ripeto, senza entrare nel merito se sia effettivamente così. E sempre per non fare i bip col bip degli altri, penso di nuovo alla mia Campania e alla provincia di Benevento, di gran lunga l'area regionale più produttiva (il Sannio ospita circa la metà dell'intera superficie campana). Ora, noi inseriamo in guida solo 2 aziende della provincia di Benevento con la scheda grande e 14 con la piccola. Lo abbiamo anche scritto, dichiarando esplicitamente l'anno scorso "delusione per una zona che esprime solo in minima parte le sue enormi potenzialità". Come potete immaginare, non è una cosa che passa inosservata da queste parti e che ci viene fatta pesare. Ma come, ci viene detto: Avellino ha 25 + 20 (ma su 160 censite) e Benevento solo 2+14 (su 68 censite)? A parte il fatto che quando si considerano il rapporto tra aziende inserite e censite, ci si accorge spesso che i numeri sono molto meno penalizzanti di come sembri (e la percentuale di inserimento delle aziende dei Colli Bolognesi anche adesso non mi sembra così bassa), la domanda è: che dovrebbe fare un gruppo di lavoro? Mantenere, nonostante le proprie impressioni, giuste o sbagliate che siano, una sorta di equilibrio geopolitico? O fa bene a squilibrare gli spazi e a regalarne anche tanto di più a quelle aree che lo entusiasmano maggiormente, a torto o a ragione? E poi: quanto è utile giustificare le proprie scelte con parole "di circostanza", vaghe e fumose? E quanto invece lo è esplicitare concetti, ovviamente argomentando, del tipo: da te/da voi ci aspettiamo di più e nel frattempo diamo più spazio ad altre cose? Un'ultima cosa: trovo quanto di più umiliante ed offensivo il concetto di fondo (non è questo il caso) espresso dal produttore (o dal consorzio) che ti contesta "sì, ma quell'altro giornalista-guida-concorso ci ha dato tot". Che mi stai cercando di dire? Che io non capisco niente e gli altri sì? Però l'anno scorso invece ero il più bravo del mondo perché hai preso i tre bicchieri... Insomma, è vero che la critica enologica deve crescere ancora tanto nella conoscenza e nel modo di interagire, ma forse è il caso di ripensare a 360 gradi questo mondo e interrogarsi anche sui veri motivi che 9 volte su dieci portano aziende-consorzi-lettori a valutare in un certo modo il valutatore... mi scuso per la lunghezza, buona serata.

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Fabio Bottonelli

circa 11 anni fa - Link

Non c'è che dire, quello di Paolo De Cristofaro è un discorso ineccepibile. Se un esempio così ben espresso e calzante fosse stato fatto già prima e anche in altre sedi, forse la polemica dei produttori bolognesi sarebbe stata più blanda o s sarebbe sopita. Ci può stare d'altronde che i produttori non sappiano come funzionino i normali meccanismi redazionali. Sull'ultimo punto del post sono meno d'accordo. Se 5 guide o concorsi danno giudizi mediamente lusighieri e il Gambero no, non vuol dire che i 5 sono bravi e il GR non capisce nulla. Può anche darsi che sia il contrario, che il miglior degustatore sia quello del Gambero. Semplicemente è un dato. Chi evidenzia queste disparità di giudizio non mi pare esprima un concetto offensivo.

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Federico Orsi

circa 11 anni fa - Link

Gent.mo de Cristofaro. La mia intenzione non è attaccare la persona di Giorgio Melandri. Ribadisco inoltre, che il contendere non è il numero di aziende in guida. Ciò che contestiamo è l'avversione alla nostra zona espressa nei riepiloghi regionali per due anni di fila. Sul suo esempio del Beneventano credo che il nostro caso sia diverso, come le dicevo circa la metà delle aziende è abituata ad essere sulle varie guide, questo lo dico non per dire che ce ne dovrebbero essere altrettante sul GR, ma almeno che non siamo una zona di quantità e basta. Infatti, Giorgio non scrive niente sul vino della pianura bolognese che ha rese spesso sopra i 200q.li/ha di Pignoletto. Con lui abbiamo cercato un confronto, ma alla risposta "questa zona non mi emoziona, non ci vedo movimento", "fate vini come andavano 10 anni fa", ed infine "io sono libero di scrivere quello che voglio sull'introduzione regionale", frasi assolutamente lecite, ma a questo punto non vedo perché non possa essere altrettanto lecito da parte dei produttori decidere di non sottoporsi volontariamente al suo giudizio, tanto la recensione sulla zona, come ha chiarito il direttore Cernilli, la potrà fare ancora in tutta libertà di critica. Anzi, usando le parole del prof. Lambertini, lo solleviamo dal dover degustare per forza centinaia di vini terrificanti in maniera che possa concentrarsi solo su quelli che avrà acquistato ritenendoli degni di essere in guida.

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Paolo De Cristofaro

circa 11 anni fa - Link

@ Orsi: lo ripeto: non ho nessun elemento per entrare nel merito della questione e il mio intervento voleva solo aggiungere altre riflessioni di carattere più generale, di cui a volte non si tiene conto. @ Bottonelli: sull'ultimo punto del post evidentemente non mi sono spiegato bene. Ribadendo che non mi riferivo alla querelle specifica, è evidente che se sei l'unico in mezzo a tanti che "stronca" una zona o un produttore qualche domanda devi portela. Ma io mi riferivo alle decine di occasioni in cui, all'uscita della guida, vengono contestate le schede da parte dei produttori perché quell'altra guida..., perché la gran menzione del Vinitaly, perché la Douja d'Or, perché Wine Spectator.. Insomma, un altro punto è questo: l'ampiezza e le diversità di giudizio fra i vari soggetti editoriali vengono vissuti ancora come un elemento perlopiù destabilizzante dai produttori anziché un fattore di ricchezza e incisività, specialmente là dove si delineano precisi indirizzi "critici". Detto questo, non posso fare a meno di rammaricarmi per il fatto che in un momento in cui si fa un gran parlare di rivoluzioni e stravolgimenti nella comunicazione del vino, per una buona fetta di produttori continua ad essere, a volte nella totale buona fede, una mera questione di punteggi e valutazioni. E sono questi, in diversi casi, a far decidere chi è bravo, chi è stimabile, autorevole o affidabile.. Non sono un ingenuo e so che vivere col vino oggi è difficilissimo e i produttori fanno sacrifici enormi in termini economici ed emotivi. Ma è vero anche che i canali di comunicazione e promozione sono notevolmente aumentati e forse il giudizio "negativo" di un singolo (giornalista o gruppo che sia) non ha più il peso e l'incidenza di dieci anni fa.

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Mara

circa 11 anni fa - Link

E’ con immenso dolore che annuncio la prematura scomparsa del caro “merito”. Immigrato in Italia nel ‘500, vi si stabilì e visse un periodo felice protetto da mecenati e adulato dal popolo. Sempre in cerca di nuovi proseliti, visse anni magnifici nei paesi anglosassoni dove riuscì anche ad infiltrarsi nel “diritto”. Afflitto da nostalgia, dopo un lungo peregrinare non privo di successi, ritornò nello stivale. Qui, irrimediabilmente contagiato da sospetto, gelosia, invidia, ignoranza e maleducazione, infine spirò stanco di lottare e stroncato nella volontà. Il suo posto ora verrà occupato dai gemelli convenienza e opportunismo. Il funerale, per espressa volontà di merito, che non voleva subire l’onta di un misero corteo, si svolgerà in forma privata. Il corpo sarà cremato secondo le sue ultime disposizioni e le ceneri, una volta pressate, dovranno servire per tappare un bottiglia di vino. Di che tipologia qui non si può dire. Saluti

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vittorio

circa 11 anni fa - Link

Da spettatore appassionato, trovo alquanto curioso lo svolgersi di questa querelle. Da una parte i produttori che hanno bene espresso le loro lamentele e perplessità, dall'altra i gamberisti che strattonati per la giacca si sentono offesi o messi in discussione. Il bello della democrazia è anche questo : tu mi giudichi ed io non me ne sto piu' zitto e supino ad accettare i tuoi giudizi, specialmente se sono fatti con saccenza e l' arroganza DEL POTERE, secondo quanto raccontato dai produttori. @ Mara Mi sembra che quasi quasi tu sia la moglie di uno dei gamberisti o mi sbaglio ? Non hai nulla a che fare con quell'ambiente ? Non credo che un giudizio piu' o meno positivo su qualunque guida, oggi possa fare vendere 6 bottiglie in piu'. Meglio il passa parola tra amici

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Mara

circa 11 anni fa - Link

No, non sono la moglie di un Gambero. E mai lo sarò, data la mia età. Peccato vero? E si, mi piace il vino ed il suo ambiente. Almeno sino ad ora. Di mestiere mi occupo di psichiatria anche se scritto qui sembra una battuta. Non sopporto chi non accetta le critiche, specie chi vive di commercio. Invece di andare dal babbo a lamentarsi, forse i produttori, farebbero il bene dei loro vini concentrandosi su di essi e sul senso delle critiche. Non penserete mica che la querelle sia per qualch epaginetta in più vero? E che le critiche non piacciono, le puoi condire come vuoi ma restano sempre ferite inflitte all'ego. Io però le considero una inevitabile parte del progresso umano. Ed io sono per il progresso, mentre in molti, nel mondo del vino sopratutto, non sembrano esserlo. Non ci vuole la sfera di cristallo per vedere avanzare pericolosamente una sorta di regresso della critica.

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gian paolo

circa 11 anni fa - Link

Gentile Sig.ra Mara, come ho gia ripetuto sopra nei commenti precedenti e come giustamente sottolineava il Sig. Vittorio è che i produttori finalmente uniti ,aggiungo io, sono entrati in polemica contro chi li ha "cazziati"-scusi il termine-.Mi sembra il massimo della libertà. Ripeto è forse da guardare in generale il trend degli ultimi giudizi del Gambero verso quella zona,insomma si è passati dalle stelle alle stalle.Io non ci vedo regresso se voule ci vedo rabbia ,sicuramente portata dopo un anno di lavoro con tutti i suoi ma e però.Simpaticamente le dico che le critiche non fanno paura anzi se costruttive ti migliorano.Se ha voglia si legga quello che ho scritto sopra, giusto per avere una idea di quello che è il mio pensiero. Buona Serata Gian Paolo

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Mara

circa 11 anni fa - Link

Caro Giampaolo, lei sembra un tipo a modo, pacato e invitante al dialogo, perciò la invito a scendere dalla luna un attimo solo, e tornare sulla crudele terra. Alcuni punti fermi: ognuno dovrebbe avere il diritto di criticare e anche di controcriticare. Ne sono fermamente convinta. Ma sono altrettanto convinta che, specie nel nostro paese, e quindi colpa nostra, si sia perduta la dignità del lavoro, l'orgoglio di fare bene il proprio mestiere. Lei si ricorda di quel cinese che,accusato di aver svolto male il proprio lavoro si tolse la vita per la vergogna? Probabilmente lei avrà pensato che fatti del genere possano accadere solo in regimi totalitari. Se così fosse, si perderebbe il messaggio che il fatto in sè contiene: dignità e orgoglio dovrebbero essere difese ad ogni costo. Pur senza arrivare a simili eccessi, provi a dire, che sò, ad un qualunque lavoratore italiano che ha fatto male il suo lavoro. Nel 100% dei casi lei si troverà a subire una reazione di difesa, la cui forza e virulenza sarà dettata solo dal carattere dell'individuo in questione. Difficilmente troverà qualcuno desideroso di entrare nel merito della questione. Vuole un esempio "di giornata"? Saviano pochi giorni fa affermò che la ndrangheta si stava infiltrando nel nord utilizzando sponde politiche come, ad esempio, la Lega Nord. L'affermazione in originenon era di Saviano, bensi contenuta nei rapporti dell'antimafia. Qual'è stata la reazione del ministro Maroni? Non già di approfondire e capire se Saviano avesse novità al riguardo, utili ad acciuffare criminali, ma ha minacciato querela e richiesto diritto di replica. Ora, per tornare a bomba, perchè secondo lei questi produttori hanno scritto al babbino, se non per tentare di punire Melandri per vie traverse? Se avessero voluto semplicemente contestare la guida e non inviare più i campioni, bastava farlo senza tanto can-can. Nella prefazione di Melandri non c'è nulla di offensivo verso il lavoro, ci sono intenti punitivi invece nel modo di scendere in campo dei produttori. Ci sono critiche, condivisibili o meno, sui vini, del resto, caro Gian Paolo, in una guida se un critico non critica che ci stanno a fare guide e critica? Mi stia bene.

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gian paolo

circa 10 anni fa - Link

Cara Sig.ra Mara la ringrazio per il "tipo a modo " ,le cose che dice mi sembrano giuste e condivisibili ,però per me vanno un po' fuori tema.Ripeto che la critica non può matterti Ko, lo dico anche da ex pugile :), è la stroncatura a priori e il cambiamento radicale del giudizio che fa arrabbiare. Cosa fanno questi produttori non fanno più vino con Cabernet e Merlot? Magari ,come dice lei potevano boicottare la guida in silenzio,certo però così la protesta è stata più plateale ed educata- la lettera del prof. Lambertini è decisa ma educata - La sig.ra Maria qui sotto scrive cose giustissime, anche se la forma e la "tonalità" non mi appartengono. E poi mi creda più terra terra di un contadino non c'è nessuno . Buona Domenica Gian Paolo

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Maria

circa 11 anni fa - Link

Sono in accordo con lei su tutto Aggiungo che la zona del Burso'(vitigno Longanesi) di Bagnacavallo ,mentre aveva in passato diversi produttori segnalati, oggi,perchè non piace a Melandri è stata completamente ignorata,come non esistesse. Eppure in quanto a originalita'e territorio è un vero esempio di vitigno autoctono. Quella storia (condizione "sine qua non" )del Terroir , dell'Originalita',dei vitigni autoctoni ecc... non è valida tutti i giorni,ma solo quando lo decide il Capo'!! Anche in Romagna ,che all'apparenza è stata privilegiata ci sono stae diverse ingiutizie: Produttori storici non segnalati,almeno 10 aziende con schede grandi e produzioni piccole e picccolissime (da 2000 a 15000 bottiglie)ed alcune senza cantina. Il sign. Melandri va per cantine e consiglia ad alcuni produttori di vendere i terreni e di acquistarli piu' in collina ecc...... Non mi risulta che chi da questi consigli abbia la professionalita' di sentenziare... Fino a pochi anni fa'il Vino e l'Agricoltura non erano la sua competenza professionale . Scriveva di Pesci!!!!!! Il mio consiglio : si moderi e sia piu' modesto ,non abbia solo "certezze" e rispetti il lavoro di chi dedica la sua vita e quella della sua famiglia alla produzione di Vini di qualita'.

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Marco Babelli

circa 11 anni fa - Link

Gentile Direttore Cernilli, Le avevo scritto mercoledi sera facendo seguito alla risposta che Lei mi aveva dato raccontandole di una mia visita ad una cantina dell'Emilia Romagna. Le riproporrei ciò che Le avevo scritto attendendo da Lei un riscontro. 'Le ho rivolto questa domanda perchè tempo fa mi sono recato a visitare una cantina del faentino segnalata sulla guida 2010 come ”cantina emergente”. E’ con grande stupore che ho scoperto che l’azienda non aveva la cantina di vinificazione, e che loro vinificavano presso terzi. Sono un vostro lettore da tanti anni e mi sono sentito di segnalare un ”anomalia” che anche alla luce della risposta che Lei mi ha dato francamente mi lascia molto deluso. Cordiali Saluti Marco Babelli''

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Sòcmel

circa 10 anni fa - Link

Caro Marco Babelli, il direttore Cernilli racconta delle balle grosse come lui, perchè più sopra ha scritto che i vini dei colli bolognesi sono stati degustati anche dalla commissione "della finale". Com'è possibile questo? Visto che nella lettera al "Resto del Carlino" il professor Lambertini ha rimarcato il fatto che in finale per i tre bicchieri non ci è andato nessun vino bolognese. Temo che queste domande rimarranno senza risposta.

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Marco Babelli

circa 10 anni fa - Link

Mi auguro che tu non abbia ragione e aspetto fiducioso che il Direttore Cernilli mi risponda

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MICHELE

circa 10 anni fa - Link

Mi sono convinto che questi cosiddetti giornalisti pensino di piu'alla loro visibilita' che la bene dei Produttori, Il loro operato farebbe vergognare i fondatori del Gambero nel 1986 che nacque per aiutare i Viticoltori . Sceglieremo con piu' occulatezza a chi dare i nostri vini prima di sottoporli a giusizi di parte e soprattutto poco costruttivi.

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cernilli

circa 10 anni fa - Link

Io nel 1986 il Gambero l'ho fondato. E non per aiutare i produttori, ma per informare i lettori. Si vergogni lei.

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cernilli

circa 10 anni fa - Link

Per Michele, "cosiddetto" sarà lei. Io per essere giornalista ho superato un esame di stato. Gallegati, azienda emergente lo scorso anno, non ha un edificio di proprietà nel quale collocare i macchinari e le botti, e lo prende in affitto, come fanno tanti altri, compreso Gianfranco Fino o Franco Martinetti .Cosa ci sarebbe di strano? Ha vigneti, vinifica solo uve di propria produzione e fa vini buonissimi.

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cernilli

circa 10 anni fa - Link

E' lei che racconta balle e che non ha idea di come lavoriamo, ma parla lo stesso. Ci sono vini che comunque vengono assaggiati per controllo dalla commissione finale, e fra questi diversi sono stati quelli dei Colli Bolognesi. In più, nelle commussioni locali partecipano anche uno o più componenti della commissione finale. Perciò le balle le racconta lei.

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Vittorio

circa 10 anni fa - Link

Mi dispiace che il direttore, per difendere a spada tratta un indifendibile Melandri, che anche in questa occasione non ha perso occasione per rivelarsi quanto e come descritto dai produttori, si sia fatto trascinare cosi' in basso. Credo invece che un po piu' di umiltà, saggezza e voglia di capire le ragioni dei TANTI produttori disgustati dai comportamenti saccenti ed altezzosi del Melandri ( cosi' hanno scritto nelle loro lettere ), non farebbero male nemmeno al direttore. In questa vicenda la credibilità sulla professionalità di certi collaboratori ha perso molti punti e con essa tutta la guida. Forse sarebbe meglio che ognuno ritornasse al suo mestiere di origine : chi si occupava di caffè al caffè e chi si occupava di pesce al pesce. La mia solidarietà va tutta ai produttori bolognesi, alla signora Mara ed a tutti quelli attaccati malamente senza alcuna logica costruttiva e plausibile dai vari gamberisti o gamberoni.

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giorgio melandri

circa 10 anni fa - Link

io non sono saccente e non sono altezzoso e sono da anni impegnato a girare questo territorio e a visitare le aziende parlando e confrontandomi con tutti. Ho un punto di vista e mi confronto con il gruppo del gambero, siamo stati sempre corretti e abbiamo sempre lavorato con coerenza e con rigore. Che questo non piaccia a qualcuno è legittimo, ma non condivido il tono maleducato e violento di chi poi non ha neanche il coraggio di firmarsi. Io mi firmo con nome e cognome e rivendico il diritto di avere una mia opinione. Giorgio Melandri

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vittorio zambelli

circa 10 anni fa - Link

Non sono io a dirglielo, ma i produttori nella lettera inviata al Carlino Bologna che cosi' hanno scritto di lei : Beh, da quando è arrivato Melandri abbiamo disimparato a fare il vino? Non la possiamo più accettare in silenzio ; La sua concezione del vino è personale, saccente e prescinde dalla valutazione delle caratteristiche sostanziali della tipicità per ricadere in una sfera di insopportabile autoreferenzialità». Ora veda lei se sia il caso di fare un belbagno di umiltà e di volare piu' basso, mi creda, di guru o presunti tali ne abbiamo fin troppo piene le scatole. Coraggio

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Vittorio

circa 10 anni fa - Link

La solidarietà era ed è per Maria che da quanto ho capito è pure lei una produttrice.

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MICHELE

circa 10 anni fa - Link

Chi di spada ferisce..... ho saputo che quest'anno è andato in finale un vino romagnolo gia'presentato l'anno scorso:stesso vino e stessa annata. Non rivelo il nome del produttore perchè ho rispetto e voglio bene ai produttori che ogni anno accettano di essere giudicati. Ma chi glielo fa' fare? Facciamo una guida che giudica le capacita'e l'onesta'dei degustatori:ovviamente quelli del gambero. Cosa ne pensate?

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Mara

circa 10 anni fa - Link

Che tristezza! Il vino mi dà allegria, e le cronache enoiche, condite con una certa dose di umorismo, pure. Ma mi sa che anch'io farò lo sciopero della casalinga di treviso: non berrò più un goccio di vino italiano. E' scarso di contenuto e trabocca di polemica. Questo non è una discussione tra persone adulte, bensì la cronaca dell'asilo mariuccia ed io di bambini ne ho già avuti abbastanza.

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gian paolo

circa 10 anni fa - Link

Sig. Mara perfetta analisi se passi di qu- Campogalliano- bottiglia di Lambro Gratis. Le risse sono stupide prive di significato....la vittoria più bella è ai punti con un avversario ostico ,ma mai ko contro un brocco .

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Mara

circa 10 anni fa - Link

Non l'ho capita. Pensavo che a Campogalliano si facessero delle bilance. Si fanno vini? che genere?

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gian paolo

circa 10 anni fa - Link

Si cerca di fare- vini -del nostro meglio ..Lambrusco e altro a base di Malbo Gentile. La "mia" era solo per dire che non mi piacciono le risse verbali però se passa di qua è la welcome.

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Mara

circa 10 anni fa - Link

Bello il malbo gentile. Ce ne vorrebbe di più. Perchè non regalate un pò di barbatelle su questo blog? Siete un pò distanti, ma se passerò dalle tue parti mi fermerò volentieri. Ciao.

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Marco Babelli

circa 10 anni fa - Link

Gentile Direttore Cernilli, La ringrazio innanzitutto per avermi risposto. Mi preme chiarire, per sgombrare dal campo ogni dubbio, che sulla qualità dei vini dell’azienda in oggetto non ho nulla da ridire anche perché l’argomento del contendere non è questo. La questione riguarda il riconoscimento di cantina emergente nella Guida 2010. Sempre nel mio itinerario nelle colline del faentino ho incontrato anche altri produttori e sulla vicenda mi sembra giusto riferirLe le parole più ricorrenti: indignazione e rabbia. Un premio del genere presuppone che tutto il processo di trasformazione sia gestito interamente dal produttore. In una situazione di questo genere che garanzia ci può essere che il vino sia vinificato dagli stessi produttori o non piuttosto dal bravissimo “Mario”, come dai più sostenuto? Non crede Direttore di essere stato tradito da parte dei suoi collaboratori che Le hanno indicato quest’azienda come cantina emergente e produttore di riferimento del faentino senza che fosse provato che l’intero processo di trasformazione fosse gestito dal produttore? Sono sicuro che Lei non fosse a conoscenza di questa “anomalia” altrimenti non l’avrebbe avvallata per salvaguardare la credibilità della Guida stessa. In ultimo una mia considerazione, se penso a tutta questa vicenda, per dirla alla romagnola, mi passi il termine, è proprio una gran “pataca”

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GIANNI

circa 10 anni fa - Link

Buonasera MARCO una situazione simile si è ripetuta a Forli'quest'anno. Un tre bicchieri assegnati ad una picclissima azienda che non ha La cantina di vinificazione :4.000 bottiglie. L'uva è stata VINIFICATA da una famosa e bellissima cantina di Forli'la quale ovviamente non è presente nella guida; chissa' per quale motivo. "E'sicuramente rimasta "indietro",mentre il mondo enologico va avanti..." Mi verrebbe voglia di fare l'"elenco" delle cose illogiche , assurde e incomprensibili che ho ascoltato in questi ultimi 2 anni: L'impressione è che il sig. Giorgio non si diverta se non scopre nuovi Talenti..

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Fabio Bottonelli

circa 10 anni fa - Link

Beh, dai... il punto non è tanto quello, se un produttore prende in affitto gli spazi fisici (parte dell'edificio, alcune vasche, a volte un po' di manodopera a volte no) di una cantina non sua, non mi sembra lì il vero scandalo. E allora, preferite un 'industrialone' che ha la 'sua' cantina, paga agronomo operai enologi di grido e quant'altro e lui non si sporca un dito, semplicemente fa eseguire quel che gli vien detto dai consulenti senza capirci un'acca? Per me anche queste figure possono avere una dignità, così come il minuscolo produttore che vinifica in una cantina non di proprietà: queste semplificazioni e divisioni in buoni e cattivi non fanno bene al mondo del vino. Insomma, se il sistema delle degustazioni e dei giudizi del Gambero Rosso ha punti deboli, incoerenti e/o oscuri, mi sembra che questi siano già tutti stati messi in evidenza da altri commenti in questo forum e non solo (con i quali in buona parte mi trovo d'accordo anch'io, preferendo però quelli che rimangono nella sfera del fair play).

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GIANNI

circa 10 anni fa - Link

Chi ha perso e dimenticato il Fair Play non sono certamente i produttori,ma chi ha montato questo clima ! I PRODUTTORI hanno paura di parlare per non compromettere valutazioni successive . Secondo il mio punto di vista si deve cambiare il metodo di giudizio. Si divrebbe arrivare a stilare parametri di valutazioni certi basati su un protocollo, con degustatori professionali che non danno giudizi basati su conzionamenti eccessivamente personali e moralistici. Come si valutano con stelle gli alberghi si dovrebbe poter valutare nello stesso modo le aziende produttrici e i suoi vini. Sarebbe un vantaggio per i consumatori e anche per i produttori.

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gian paolo

circa 10 anni fa - Link

Buon giorno Sig. Gianni , i produttori non hanno paura, basta rileggere i vari commenti che hanno rilasciato - io eviterei quelli con gli insulti gratuiti e privi di fondamento- e sopratutto quelli che si firmano ...restare nell' ombra non serve mai. La reazione c'è stata ,decisa ed educata aggiungo io; interessante il suo "parametro di valutazione",secondo me però i protocolli ogni tanto saltano. Ogni persona fa vino come meglio crede e giudicare con coerenza è difficile. Distinti saluti Gian Paolo

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gian paolo

circa 10 anni fa - Link

Scusate sotto volevo scrivere " quelli che NON si firmano".Sorry.

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Gianmarco Betelli

circa 10 anni fa - Link

Sono reduce da Enologica. Manifestazione bellissima, gente giusta, grandi momenti di degustazione guidata. Il salone dei produttori romagnoli era grondante di persone e di facce sorridenti tra i produttori. Dov'è tutta questa acredine, questa sollevazione popolare nei confronti di Melandri? I vari "personaggi" anonimi (e codardi) che lo hanno attaccato qui non hanno fatto i conti con la realtà. Hanno ingigantito situazioni marginali per sminuirlo e invece lo hanno rafforzato perché Melandri è incorruttibile e libero. Avete prove che si sia venduto? Che abbia agito in malafede per arrecare danno a qualcuno? Provatelo. Altrimenti tornate nelle vostre tane, iene.

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Roberta

circa 10 anni fa - Link

Caro Gianmarco, è vero, Enologica è una bella manifestazione: ben organizzata e secondo me "attraente" anche per i giovani. Ma questo non è il motivo del contendere. La gente poi è sicuramente giusta, la manifestazione è trainata e portata avanti dai produttori che sono il vero fulcro e l'attrazione di ENOLOGICA (ndr: il nome è tutto). Senza produttori Melandri non avrebbe avuto alcun "merito" o "demerito"... un po' come un mare senza pesci per farla breve. Ora: i produttori di vino sono sicuramente sorridenti e contenti (devono mostrare forse ad enologica visi cupi e tristi?) ma alcuni di essi anche molto stanchi e delusi (e non solo sui colli bolognesi, si badi bene!). Delusi non da Enologica ma da un sistema creato da chi, come lo stesso Melandri (ideatore della manifestazione e supportato dal buon Cernilli) ha portato avanti un'idea di vino che non ha nè arte nè parte e che esprime una forte incoerenza nei modi e nelle argomentazioni. Quello che ci si aspetterebbe da lui è voglia di mettersi in gioco e di apprendere con umiltà il perchè di tanti malumori creati. Dietro a queste critiche più o meno educate (e credo sia il caso di essere educati almeno nei toni) ci sono non solo vini ma persone, famiglie, che si impegnano al massimo e che meritano rispetto. E per dirla alla Petrini i vignaoli sono contandini, ed essere Contadini nel 2010 non è semplice. Caro Giorgio, lei forse ha qualche esperienza di questo tipo?

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Gianmarco Betelli

circa 10 anni fa - Link

"ha portato avanti un’idea di vino che non ha nè arte nè parte e che esprime una forte incoerenza nei modi e nelle argomentazioni." Mi scusi, Roberta. Dove sarebbero le incoerenze? Al contrario la guida del Gambero esprime una visione molto coerente con il gusto di Melandri che vuole vini eleganti, sottili, figli di un'agricoltura sostenibile. Mai come con Melandri sono state presenti aziende biologiche nella Guida. E premiate. Anche se dotate di piccoli numeri in termini di ettari e bottiglie prodotte. Parliamoci chiaro: se si premia la Caviro o le Riunite non va bene. Se si premiano i piccoli che magari affittano porzioni di cantine, con sacrifici inumani in termini di dispendio di energie, non va bene. Se si premiano cantine che fondano elementi di storicità e naturalità come La Stoppa non va bene. Agli eterni scontenti non andrà mai bene nulla. La verità è altra: tutti vogliono, pretendono, reclamano il loro pezzetto di visibilità, magari incensata. Tutti i produttori sono convinti di fare il miglior vino del mondo che vendono fino all'ultima bottiglia a entusiasti clienti e che solo Melandri non capisce. Poi, quando gli si fa notare che il mondo gira in maniera diversa rispetto all'asse delle loro botti, allora ci si stracciano le vesti, s'insinuano malignità, si genera fango. Si vada sul concreto, Roberta. Dov'è che Melandri è incorente? Qual è l'idea di vino che dovrebbe portar avanti abbandonando la sua, quella che "non ha né arte né parte"? infine, su Enologica. Enologica è il pensiero più alto di Melandri e dà idea della sua professionalità. Le aziende sono gli "attori". Il "regista" rende grande un "film". Ne conviene?

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Roberta

circa 10 anni fa - Link

“Mi scusi, Roberta. Dove sarebbero le incoerenze? Al contrario la guida del Gambero esprime una visione molto coerente con il gusto di Melandri che vuole vini eleganti, sottili, figli di un’agricoltura sostenibile.” Mi spieghi bene … come se ci fosse un nesso e un collegamento tra i primi due aggettivi e un concetto di agricoltura che, per quanto ne so, crea vini non sempre con questi requisiti (anzi, al contrario, sono molto più “grezzi” e "imprecisi"). Allora mi vorrebbe dire che le piccole aziende che producono anche solo 10.000 bottiglie con metodi tradizionali non possono produrre vini eleganti e sottili? Non esiste, a mio avviso una regola. Indipendentemente dal tipo di agricoltura si possono avere vini più o meno corretti e questo dipende, prima di tutto dalla vigna e dalla sua cura (al di là del metodo) e dalla precisione e laboriosità in cantina (sempre che la cantina ci sia). Altra incoerenza: premia una cantina come cantina emergente e questa non svolge internamente il processo di vinificazione? Seppur siano buoni i vini è imbarazzante sostenere che abbia una cantina propria quando questa non c’è (dato di fatto, oggettivo e non opinionabile). “Mai come con Melandri sono state presenti aziende biologiche nella Guida. E premiate. Anche se dotate di piccoli numeri in termini di ettari e bottiglie prodotte. Parliamoci chiaro: se si premia la Caviro o le Riunite non va bene.” Benissimo, mi saprebbe spiegare il perché di premi a grandi aziende che producono lambrusco nettamente lontani da criteri di agricoltura sostenibile? Non producono forse vini in grandi quantità e rappresentano grandi forze commerciali in grado di schiacciare i più piccoli produttori delle loro zone? Questo le sembra coerente? Non dico che non si tratti di vini corretti (sono il frutto di processi standardizzati) ma sicuramente non entusiasmanti; ci sono tanti piccoli produttori di lambrusco che fanno vini di nicchia davvero singolari e di impatto: perché non segnalarli? Questo sarebbe stato davvero coerente. “Se si premiano i piccoli che magari affittano porzioni di cantine, con sacrifici inumani in termini di dispendio di energie, non va bene. Se si premiano cantine che fondano elementi di storicità e naturalità come La Stoppa non va bene. Agli eterni scontenti non andrà mai bene nulla.” I sacrifici, mio caro Gianmarco li fanno tutti quelli che lavorano con passione, non si sta parlando di questo. Stiamo parlando di quelle cantine e di quei vini con la C e la V maiuscola che non possono permettersi di avere punti di debolezza poiché è il cliente, il consumatore, il mercato che li premierà veramente. L’appassionato di vini deciderà se ri-comprare quei vini ed è qui che la cantina ha veramente vinto su tutti, critiche o meno. La guida ha il compito di informare correttamente il lettore e di orientare all’acquisto: non credo che in questi due anni abbia saputo, per questioni di incoerenza del ns. Melandri, informare correttamente e orientare verso un’idea di vino generale e largamente condivisa. “La verità è altra: tutti vogliono, pretendono, reclamano il loro pezzetto di visibilità, magari incensata. Tutti i produttori sono convinti di fare il miglior vino del mondo che vendono fino all’ultima bottiglia a entusiasti clienti e che solo Melandri non capisce.” Guardi che qui nessuno ha la MELANDRI MANIA. Forse solo lui. E questo crea malumori. Melandri sta dalla parte di chi ignora molte delle realtà non recensite perché ha suoi preconcetti difficilmente removibili. Non avrebbe potuto spiegarci bene la sua concezione del vino ad Enologica? Quale miglior sede che la SUA Enologica. Ascolti … il regista è importante ma se gli attori scelti non sono all’altezza il film potrebbe anche fare schifo. Come le ho detto non ho nulla contro Enologica, credo che sia una buona formula. Non è lo stesso che credo per la Guida. Il regista qui è lo stesso ma non è in grado di produrre un buon film.

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Gianmarco Betelli

circa 10 anni fa - Link

Infatti il nesso col metodo agricolo non c'è . Volevo dire che Melandri non si è fatto scrupolo nel premiare vini anche controversi ma autentiche espressioni del territorio. Per quanto riguarda i Lambruschi va detto che i due premiati (Concerto e Fondatore o Vecchia Modena) sono due Ferrari rispetto alla produzione di Chiarli e Medici, Fiat di turno. Un luxory brand capace di esprimere qualità anche in chi propende sulla quantità. Vini molto buoni. Di piccoli produttori ne trovo in guida: Camillo Donati (mai considerato prima), Paltrinieri, Crocizia, Ca' Montanari. E con valutazioni più che lusinghiere. Idea di vino generale e largamente condivisa non ce ne sono. Ci sarà sempre il produttore che come lei alzerà il ditino per far notare incongruenze su fatti marginali. Mi dica una cosa piuttosto, rientrando in topic: lei i vini dei Colli Bolognesi li compra, li apprezza, li consiglia?

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Roberta

circa 10 anni fa - Link

Mi chiedo allora Gianmarco perché fino a qualche anno fa la guida rappresentasse un reale punto di riferimento per produttori e consumatori ed oggi sia così discussa e generi malumori; io fossi in Melandri me lo chiederei e cercherei il dialogo. Nessuno è perfetto, e a volte mettersi in discussione e sinonimo anche di umiltà e buon senso. Io non sono un produttore ma un conoscitore del mondo del vino e mi considero del vino un “amatore inesperto” (dicendolo alla Soldati) ; sono molto curiosa e appassionata. Rientrando in topic: conosco alcuni vini dei Colli Bolognesi e alcuni di essi li apprezzo. Ho avuto modo di conoscere anche alcuni produttori e alcune aziende che mi sono sembrate davvero interessanti. Io non amo fare di tutta un erba un fascio: quel che ho conosciuto l’ho apprezzato. Sarò stata particolarmente fortunata. Tra queste c’è anche chi fa biologico, chi produzioni di nicchia, chi quantità. Un po’ di tutto come “richiede” il metodo Melandri. Al di là della mia personale esperienza la sua domanda mi sembra un può generale. Non consiglieri tutti i vini dei Colli Bolognesi, così come non consiglierei tutti i Vini dei Colli di Faenza ma solo alcune aziende delle due zone. Quello che sicuramente non farei (perché non è rispettoso nei confronti di tutti i produttori e del loro lavoro) è mettere alla gogna una zona vitivinicola nella sua interezza (cosa che mi sembra sia successo nel rileggere la presentazione dei Colli Bolognesi in guida) ; chi ha scritto quelle righe doveva essere consapevole di detenere un potere importante e rilevante e di grande responsabilità nei confronti del mondo del vino nella sua interezza, produttori compresi.

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Roberta

circa 10 anni fa - Link

La diversità di ognuno di noi non è un'arma per discriminare, etichettare, ma una ricchezza (P.P. Pasolini) Mi sembrava fosse calzante....

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