Come tutti siamo finiti a parlare di acqua nel vino

Come tutti siamo finiti a parlare di acqua nel vino

di Jacopo Cossater

Lo scorso 21 aprile è uscito su Harpers Wine & Spirit un pezzo di Jacopo Mazzeo dedicato alla prossima riforma della Politica agricola comune europea (PAC), prevista per il 2023, e in particolare al fatto che nelle bozze che erano iniziate a circolare è prevista la regolamentazione di quelli che potremmo definire come vini dealcolati, vini a cui è stato cioè tolto l’alcol. Il giorno dopo la notizia è stata ripresa da Meiningers Wine Business International e poi stop, almeno fino al 6 maggio, quando improvvisamente la grande maggioranza delle testate italiane ha iniziato a titolare sulla presunta volontà da parte della generica Unione europea di “annacquare” il vino italiano.

Il Sole 24 Ore: Proposta Ue per abbassare il grado alcolico: sì all’acqua nel vino. Libero: Vino, “l’Ue vuole togliere l’alcol e aggiungere l’acqua”: proposta choc, Coldiretti punta il dito contro Bruxelles. La Verità: L’UE deve aver esagerato col vino, infatti vuole annacquarlo per legge. Il Giornale: L’UE fa sparire il #madeinitaly con vino annacquato e insetti. Corriere dell’Umbria, forse il più assurdo di questa breve rassegna: In Europa vogliono ammazzare il nostro vino, ora basta. E si potrebbe continuare a lungo, nei giorni successivi c’è stata infatti una rincorsa nel commentare questo presunto scoop. Quotidiano Nazionale: Il re dei vini sbeffeggia Bruxelles. “Brindisi annaquato? Pura follia”. Corriere del Veneto: Vini: Amarone e Prosecco con acqua, Bruxelles verso il sì. “Produzioni a rischio”. Il Resto del Carlino: “Vino annacquato, Basta assurdità dall’UE”. Corriere Fiorentino: Toscana, vino annacquato: la proposta Ue divide i produttori e scatena l’ironia. La Nazione: Vino con meno alcol: la proposta Ue e le reazioni in Toscana, “Ipotesi da scongiurare”. L’Ansa e il presidente di Assoenologi: Vino: per Cotarella aggiungere acqua “è pura follia” fino al Corriere della Sera e all’immancabile editoriale di Gian Antonio Stella: L’acqua nel vino? Ma che ideona.

Come siamo arrivati a questo punto? Com’è successo che un documento di lavoro interno al Consiglio dell’Unione Europea sia diventato tema di scontro (anche politico) solamente in Italia? Che una notizia così rilevante (aggiungere acqua nel vino, un vero e proprio tabù per ogni Paese produttore, pratica vietatissima in tutta l’UE) sia entrata così prepotentemente nella nostra agenda senza sfiorare quella di Paesi altrettanto rilevanti come Francia e Spagna?

Per una volta non è difficile, una fonte c’è ed è certa, si tratta di questo comunicato stampa di Coldiretti proprio del 6 maggio dal titolo “Ue: ora Bruxelles vuole annacquare il vino”. Ecco il primo paragrafo:

Togliere l’alcol dal vino ed aggiungere acqua è l’ultima trovata di Bruxelles per il settore enologico già sotto attacco con la proposta di introdurre etichette allarmistiche per scoraggiarne il consumo previste nella Comunicazione sul “Piano d’azione per migliorare la salute dei cittadini europei. E’ quanto afferma la Coldiretti nello svelare i contenuti del documento della Presidenza del Consiglio dei Ministri Ue in cui viene affrontata la pratica della dealcolazione parziale e totale dei vini. La proposta prevede di autorizzare nell’ambito delle pratiche enologiche l’eliminazione totale o parziale dell’alcol con la possibilità di aggiungere acqua anche nei vini a denominazione di origine.

Sul comunicato stampa in sé poco da aggiungere rispetto a quanto ho scritto velocemente il giorno dopo su Linkiesta: curioso si dia per certa una notizia di una fonte che ha degli interessi precisi, Coldiretti non è certo un’agenzia di stampa. Che si prenda cioè così sul serio, senza controllare e magari farsi affiancare da una figura esperta di pratiche enologiche e di regolamenti europei, un comunicato stampa che in pochi paragrafi riesce a citare interi versi de “La Società dei Magnaccioni” (sigh) e al tempo stesso a sbagliare il nome dell’istituzione cui si riferisce (Coldiretti cita l’inesistente Presidenza del Consiglio dei Ministri Ue invece del Consiglio dell’Unione Europea i cui membri sono tutti i ministri dei governi di ciascun paese dell’UE competenti per la materia in discussione, in questo particolare quelli dell’agricoltura).

Sicura è anche la fonte non solo del comunicato di Coldiretti ma anche del primissimo pezzo di Jacopo Mazzeo: questo “working paper” (apre PDF) all’interno del quale si parla non tanto di generica acqua nel vino quanto della regolamentazione di un prodotto che in questo momento vive all’interno di una zona grigia: il vino parzialmente o totalmente dealcolato. Una bozza di lavoro interna al Consiglio, ovvero un documento ancora lontano da una versione definitiva su cui i ministeri dell’agricoltura dei vari Paesi stanno ragionando in vista della sua approvazione, l’anno prossimo.

Così Paolo De Castro, ex Ministro delle politiche agricole, attualmente europarlamentare membro della Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale:

Il 26 marzo scorso al Trilogo tra Commissione, Consiglio e Parlamento Ue – osserva Paolo De Castro, coordinatore del Gruppo S&D alla commissione Agricoltura del Parlamento Ue – si è discusso di un possibile accordo che apra alla pratica di eliminazione dell’alcol nei vini da tavola, e solo parziale in quelli a Indicazione geografica. Ma noi restiamo convinti che un vino senza alcol non può essere definito tale. Per questo il Parlamento si è sempre espresso contro, anche se comprendiamo le opportunità commerciali e d’export che vini a basso tenore alcolico avrebbero in alcuni mercati, anche per fronteggiare la concorrenza di altri prodotti alcol-free, e in tutti quei Paesi dove si consumano solo bevande analcoliche”.

Niente è comunque ancora stato deciso. “Al momento il negoziato è aperto – ricorda De Castro – e noi, come Parlamento europeo, abbiamo un mandato preciso: siamo pronti a valutarne la convenienza, ma solo per i vini da tavola, non certo per quelli a Indicazione geografica. Occorre però sottolineare che nessuna norma potrà essere imposta ai viticoltori, perché la scelta finale su un’eventuale modifica del proprio prodotto rimarrà nelle loro mani, con i necessari cambiamenti dei rigidi disciplinari interni di produzione. In ogni caso, alla base di qualunque decisione e futura norma in materia, le informazioni riportate sulle etichette dovranno essere chiare per tutti i consumatori, dando loro la possibilità di compiere scelte di acquisto pienamente informate anche in merito alle pratiche enologiche eventualmente utilizzate per consentire l’estrazione di alcol, soprattutto nel caso in cui questo avvenga tramite l’aggiunta di acqua”.

Nella bozza di lavoro in questione non si parla di vini annacquati ma di vini dealcolati a cui potrebbe essere consentito aggiungere una quantità di acqua pari al volume perso nella fase di dealcolazione. Una questione non peregrina: togliendo il 5% di alcol da un vino non si otterrebbe solo l’effetto di ridurne il calore ma anche quello di concentrarne gli altri elementi. Un’ipotesi che però, come dice De Castro, non riguarda i vini a denominazione di origine perché questa dovrebbe essere pratica eventualmente prima approvata dai rispettivi disciplinari di produzione. Questo il punto centrale: nessuno ha mai neanche lontanamente immaginato, non ancora almeno, un prodotto analcolico che possa riportare in etichetta nomi quali “Amarone e Prosecco”, per tornare al fantasioso titolo del Corriere.

Il miglior articolo sulla vicenda, quello che spiega meglio di altri di cosa si sta parlando esattamente in quel “working paper” l’ha scritto Alessandra Biondi Bartolini su Millevigne, “il periodico dei viticoltori italiani” fondato da Murizio Gily:

L’introduzione e l’autorizzazione tra le pratiche enologiche delle tecniche di dealcolazione dei vini è avvenuta proprio con questo scopo, quello di dare ai produttori uno strumento per gestire in modo controllato il problema. Ma non parliamo di un provvedimento recente: la dealcolazione, eseguita con le tecniche e nei modi e limiti consentiti di una riduzione massima del 20% del contenuto alcolico di partenza, descritti dall’OIV per i vini generici, è stata introdotta a livello europeo nel 2009 (…) Le tecniche di dealcolazione dei vini permettono poi anche di ottenere prodotti senz’alcol o con basso contenuto alcolico, che in questo momento sfuggono alle definizioni di vino, che deve avere una gradazione minima del 9% V/V. Come chiamare questi prodotti? Si possono definire vino dealcolato o parzialmente dealcolato o per essi è necessario trovare una definizione diversa come quella che proponeva OIV già nel 2012 di “bevande ottenute dalla dealcolazione del vino”?

E ancora:

Nessuno sta proponendo l’annacquamento del vino o la sua diluizione con acqua o peggio un intervento ai danni del consumatore che acquisterebbe acqua anziché vino. Le pratiche enologiche attualmente escludono l’aggiunta di acqua eccetto che nei casi (e nei limiti) in cui lo si richieda per specifiche necessità tecniche, come ad esempio nella preparazione di alcuni coadiuvanti enologici (…) A differenza di quanto è stato scritto, non è quando si creano, ma quando mancano le regole e le cornici in grado di inquadrare scenari diversi (e comunque volontari), che si aprono gli spazi per le frodi, le sofisticazioni e le speculazioni.

A distanza di qualche giorno rimane la brutta sensazione di aver assistito all’ennesimo caso di cattiva informazione diffusa dalla grande maggioranza dei media italiani, quasi nessuno dei quali è andato oltre il comunicato stampa di Coldiretti in cerca di una verifica. Un’impressionante quantità di articoli e post che, complice il coinvolgimento della sempre cattivissima (e generica) UE, sono stati ampiamente commentati e condivisi anche da chi dovrebbe conoscere bene l’argomento, produttori di vino in primis.


Edit del 16 maggio: la prima versione di questo post conteneva un riferimento a un titolo de La Repubblica (“Togliamo l’alcol al vino”. La proposta della Ue che fa infuriare i viticoltori) in cui non si parlava di aggiunta di acqua e che anzi già dal sommario escludeva questa ipotesi.

Jacopo Cossater

Comunicazione digitale ed e-commerce, è tutta una questione di vino, di birra artigianale e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, ha un debole tanto per i Paesi del Mediterraneo quanto per quelli scandinavi ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Giornalista, su Intravino dal 2009.

17 Commenti

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Domenico

circa 1 mese fa - Link

Grazie Jacopo! Dopo tutti "commissari tecnici" e tutti "virologi" ci voleva qualcuno che scongiurasse il tutti "enologi". Grazie ancora.

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Vocativo

circa 4 settimane fa - Link

Laico e puntuale anche l'articolo di Rizzari su Acquabuona, che prova a rimodulare lo sguardo e a sua volta cita Millevigne.

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marcow

circa 4 settimane fa - Link

Questa vicenda è interessante per diversi motivi. 1 È un esempio di come si faccia disinformazione o cattiva informazione. Di come sia facile diffondere notizie non vere. Ed esempio della scarsa professionalità di molti giornalisti e del conformismo acritico di molte redazioni. Penso che molti italiani continueranno a pensare che si voglia annacquare il vino: anche perché, secondo me, per molti non è facile capire le questione "tecniche" che entrano in gioco. 2 È l'occasione per approfondire alcune tematiche sul vino per chi è attento anche alle problematiche tecniche. La DEALCOLAZIONE. Cos'è? Perché? Come? Per saperne di più sul web ci sono centinaia di articoli ma, nei giorni scorsi, dopo le polemiche mediatiche, ho trovato questo di un enologo di Alba che mi sembra completo e molto chiaro e con uno sguardo storico. http://tablino.it/791/la-dealcolazione/ Va ad integrare l'ottimo articolo di Cossater.

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Sisto

circa 4 settimane fa - Link

Letto, grazie marcow. Parla di argomenti, concetti e impostazioni dottrinali in cui mi sono subito ritrovato. Tra le altre, quando (ovviamente) cita un famoso test di AS e usa il termine "riconosciuto" (ma toh guarda: si devono eseguire test codificati e in cieco...). Ciao. PS Se guardi sotto, leggi un articolo sulla "mineralità" e sul "terroir": non è che mi ha copiato? (è una battuta, s'intende!)

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andrea celant

circa 4 settimane fa - Link

grazie per il link: spiegazione chiara ed esaustiva

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Stefano.cap.1

circa 4 settimane fa - Link

L'amara riflessione é: ma su quanti argomenti veniamo inondati di pura disinformazione?... e avremo mai la fortuna di trovare uno Jacopo Cossater per ognuna delle tematiche che ci interessano?... abbasso il terrapiattismo.... siempre!

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Gaetano

circa 4 settimane fa - Link

Caro Stefano, su come venga gestita in Italia l'informazione relativa al comparto agro-alimentare e di come sia totalmente MONOPOLIZZATA da Coldiretti potrei raccontarvene di ogni genere. Lavoro dal 1997 per primarie aziende del settore, con forte focalizzazione all'export e seguo, tra le altre cose, tutto l'ambito "regolatorio". Se Intravino me lo concede potrei pubblicare settimanalmente , da qui a fine anno, irresistibili post su: Uova da Galline allevate a terra in gabbia o all'aperto? Perché Latte Italiano si e Tedesco no? Grano tenero Italiano, questo sconosciuto! Semola di grano duro Italiano e grani antichi! Farine raffinate?? La benzina è raffinata!! Meglio le Micotossine o prodotti trattati con funghicidi? Kamut, i misteri di un successo incomprensibile! …………………………… Ma soprattutto: Perché il Vino non è soggetto alla normativa cogente del settore alimentare? Se non sbaglio tutti noi non ci limitiamo a "sniffarlo" ma capita anche che lo ingurgitiamo!! E allora, perché non deve rispettare i requisiti del Reg. 1169/2011 sull'etichettatura dei prodotti alimentari?? Ve la immaginate la retro etichette di un vino con su riportato: Ingredienti: ...……………….. Vi assicuro che se ne vedrebbero delle belle, inclusa l'impossibilità di riportare tutti gli ingredienti presenti per mancanza di spazio!

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valentino

circa 4 settimane fa - Link

però non puoi scrivere un pippone contro la disinformazione e poi puntinizzare la cavolata che il vino ha ingredienti diversi dall'uva.

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Gaetano

circa 4 settimane fa - Link

Zucchero, Tannini, Acido Ascorbico, Acido Citrico, Gomma Arabica, Bentonite, Caseinati, Gelatina, Biossido di Silicio, Enzimi vari, Acetaldeide, Dimetildicarbonato, Acido Tartarico, Varie molecole che supportano i lieviti selezionati…….. Fosse un alimento QUALSIASI da un punto di vista normativo alcune di queste sostanze si possono considerare "coadiuvanti tecnologici", e quindi non essere dichiarati, altre svolgendo ancora una funzione nel prodotto finito vanno dichiarate. Magari ti passo il numero di telefono di un mio fornitore così ti racconta delle esorbitanti quantità di glicerina a suo tempo vendute in Valpolicella.

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Gino barrini

circa 4 settimane fa - Link

Questa è una affermazione calunniosa ,la glicerina kosher è utilizzata come liquido refrigerante per gli impianti di condizionamento, quindi anche per le cantine;questo è il sito che sostituisce il bar in tempi di pandemia

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Giuseppe

circa 4 settimane fa - Link

Che panorama deprimente... E pensare che 20-25 anni fa Coldiretti con iniziative come Campagna Amica e simili aveva iniziato davvero bene (per me) ma concordo che ultimamente e` diventata solo grancassa per polemiche (spessissimo artefatte) verso Bruxelles... tanto si sa che il Nemico con la N maiuscola sta sempre e solo li`... ormai tutti concordi, anche le ale moderate della politca pena la perdita di voti. Viene in mente quell'antipatico di Macron: "crolla un ponte? colpa dell'Europa" Ancor piu` grave che stampa "seria" come Corriere/Il sole si limitino a rimbalzare la velina senza nemmeno verificare/approfondire. Che poi, a dirla tutta, col futuro climatico che si prospetta, a guadagnarci da parziale dealcolizzazione saranno proprio i paesi del Sud Europa... Un saluto a tutti

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Gaetano

circa 4 settimane fa - Link

@ Gino Barrini, la morbidezza del vino è principalmente indotta dalla presenza di polialcoli, ossia alcoli che contengono nella loro struttura molecolare più di un gruppo idrossilico (-OH). Il principale di questi è la glicerina (o glicerolo). I vini contengono naturalmente da 2 a 11 g/l in glicerina. In azienda abbiamo sostituito come liquido refrigerante il glicole etilenico (più performante ma tossico in caso di perdite) con il glicole propilenico (più sicuro, tanto da essere abbondantemente utilizzato in zootecnia). Comunque adesso al bar ci vado per davvero!!! Bytheway, non avendo famiglia, il vino è la mia prima uscita di cassa, dopo i viaggi. Oggi a pranzo aperto lo Chenin Seraphin dello Château la Franchaie. Semplicemente celestiale!!!

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Gino barrini

circa 4 settimane fa - Link

Il TUO fornitore ha fatturato la glicerina che ha venduto in valpolicella?a me risulta che l'aggiunta sia illegale o mi sbaglio?

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Gaetano

circa 4 settimane fa - Link

Hai Totalmente ragione!!! E forse io ho sbagliato e prima di scrivere dovevo pensarci un po' su…….. Parliamo di prima decade del 2000, quando morbidezza e struttura erano un must. Lui vendeva glicerina vegetale a distributori e le evidenze oggettive ovviamente finiscono li. So che recentemente le Cantine di Casteggio sono state messe sotto "esame" per lo stesso motivo, ma lungi da me fare il "colpevolista". Ho già sbagliato una volta e mi hai correttamente richiamato. Altre due cose che non mi stanno molto bene relativamente all'etichetta del vino: perché la tabella nutrizionale no? e perché non indicare i lieviti aggiunti come nel pane, nella birra o in altri prodotti alimentari?

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Corrado

circa 4 settimane fa - Link

Grazie per la chiarificazione. Purtroppo oggi siamo TUTTI-TUTTO.

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marcow

circa 4 settimane fa - Link

La rettifica di Gaetano rischia di sminuire il contributo che lui ha dato al dibattito. Non è strettamente in tema ma, come in ogni dibattito, ci possono essere degli "sviluppi" correlati. __ Se non ricordo male i solfiti sono stati inseriti obbligatoriamente dal 2005(vi invito a correggere) sulle etichette. Gaetano, ripronone un'antica discussione mai conclusa tra CHI vuole inserire in etichetta altre informazioni utili al cliente per fare una scelta e chi si oppone. Gaetano, cioè, non è solo a chiedere queste modifiche. Con l'avvento dei cd. vini "non convenzionali" il dibattito su questo argomento si è riscaldato ancora di più ma, in effetti, non sono stati fatti passi in avanti. Io critico, come sapete, i cd. vini naturali (e biodinamici) ma ho spiegato più volte i motivi(maggiori controlli, più seri, più severi). Ma hanno avuto anche dei meriti. Anche quello di spingere verso una trasparenza maggiore nei confronti del consumatore(o bevitore) che, certamente, si può concretizzare in diversi modi: e anche attraverso una etichetta(ma ci sono anche nuovi strumenti elettronici) più completa. Concludo salutando positivamente il contributo di Gaetano al dibattito. PS Il problema delle etichette più complete e trasparenti è così... SENSIBILE... che persino tra i produttori di vini non convenzionali le opinioni non sono unanimi.

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Gaetano

circa 4 settimane fa - Link

Non temere, sull'etichettatura del vino non arretro di un millimetro!! Però non va bene fare illazioni senza averne l'oggettiva certezza! Dal 2006 mi occupo anche di etichettatura per prodotti alimentari di una certa complessità. Destinazione mercati "evoluti" e quindi necessaria conformità alla relativa normativa. UE, USA, Canada, Sud Africa, Australia in particolare. Vi garantisco che un prodotto "deregolato" come il vino è al di fuori di ogni possibile ragionevolezza. Anche nel caso del formaggio non è necessario dichiarare gli ingredienti, essendo per legge definito come il prodotto della coagulazione presamica del latte. Ragion per cui se anche il vino fosse "solamente" il prodotto della fermentazione alcoolica del mosto d'uva non avrei problemi ad accettare l'attuale status quo di "intoccabile". Se fosse solo il prodotto della fermentazione alcoolica del mosto d'uva………..

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