Il momento giusto per stappare una bottiglia di vino

Il momento giusto per stappare una bottiglia di vino

di Daniel Barbagallo

Incontrare bottiglie datate sul nostro cammino è una cosa estremamente affascinante .

Come tutti sapete a volte va bene, e il tempo ce le consegna in condizioni impeccabili, regalando esperienze eccezionali; altre volte va male, facendoci trovare nel calice vini con sentori cimiteriali che hanno raggiunto evoluzioni estreme, perdendo quella che dovrebbe essere la caratteristica principale di un vino: darci piacere.

Ovviamente anche io bevo bottiglie vecchie, qualcuna la posseggo, ma più di frequente provengono dalle cantine di alcuni amici che hanno questa che per me è una vera e propria malattia dell’invecchiamento ossessivo dei vini, cosa che fatico sempre più a capire.

Quella di oggi è proprio una di queste.

Ora, come se partecipassi alla fiera dell’ovvio, vorrei fare un ragionamento: vecchio non è un plus. Meglio, diviene un plus in caso di bottiglie stupende; in caso contrario vecchio è solo vecchio e poco mi importa se dopo cinquant’anni e ancora bevibile se poi non mi piace.

È un po’ il concetto delle storie spesso affascinanti che si celano dietro ad una bottiglia: aggiungono fascino solo se il vino è buono, altrimenti a me personalmente interessa ben poco.

Concludendo, la forma è importante solo in presenza di sostanza, in caso contrario diviene inutile.

C’è un bellissimo detto francese che recita: “Si jeunesse savait, si veillesse pouvait“, ovvero se la giovinezza sapesse se la vecchiaia potesse; io personalmente mi sento nel mezzo, ovvero nel momento migliore tra quello che ho imparato nei miei quarantotto anni e quello che posso ancora fare con l’energia che mi resta.

Questo concetto vale anche per il vino, quindi diventa fondamentale individuare il momento migliore in cui berli, trovare quella finestra in cui lui può regalare il giusto compromesso.

Poi è logico che nel bere un vino giovane si hanno quelle piacevoli note esuberanti e quell’energia che col passare del tempo, come succede per gli uomini, si trasformano in saggezza.

A me personalmente i vini piacciono in ogni stadio evolutivo: dipende molto da che bevuta voglio fare, ma ostinarsi in clichè tipo “il Barolo solo dopo trent’anni!” è un errore che ci fa perdere la bellezza che può regalare in gioventù e in età adulta.

Questa sera un mio caro amico al quale ho passato questo mio amore per il vino è venuto a trovarmi con una bottiglia assai speciale. Il vino in questione è ininfluente ai fini del mio pensiero, potrebbe essere un Brunello, un Aglianico o un Sauvignon. Quello di questa sera è il Re dei vini bianchi di Borgogna prodotto da uno dei migliori interpreti di questa appellazione in annata 1994.

La cosa curiosa è che lo comprammo insieme. Non ricordo esattamente quando ma poco prima del 2010.

La mia la bevetti poco dopo ed entrò a pieno titolo nei vini che si sono guadagnati un posto d’onore sulla mensola del mio salotto. Fu un’ira di Dio, un incedere continuo di sensazioni, un pulsare sfrenato e appagante .

Il mio amico è uno di quelli che il vino per essere buono deve essere vecchio. Questa sera ci stappiamo la sua.

Il vino è oggettivamente ottimo, il miele e i canditi sono il primo sentore che ne preannuncia la maturità. Raggiunge le mie narici in modo fin troppo invadente come se non volesse far uscire il resto della complessità che fortunatamente a poco a poco si ritaglia un posticino e fa capolino.

Frutta secca, anacardi e noci di macadamia, agrumi ed erbe aromatiche, rocce bagnate e una leggera speziatura, per finire con burro e crema inglese.

Ammetto che il naso è molto affascinante, mi ricorda quelle signore anziane che non puoi fare a meno di guardare, rapiti dai loro lineamenti, pensando a quanto dev’essere essere stata bella da giovane e che un po’ rimpiangi di non averla conosciuta a quei tempi.

Il sorso è grasso e opulento, l’acidità ancora ben presente e la parte sapida concorre a mantenere in equilibrio una materia masticabile. Sono indubbiamente di fronte a un vinone, che sulla carta rappresenta uni dei punti più alti della scala gerarchica dei bianchi.

Ma non si può non riconoscere che gli manca la spinta, è un po’ fiacco, ma non di acidità: fiacco di animo. La beva è sicuramente un po’ compromessa, sembra un pugile a fine carriera ancora bravissimo ma di cui i colpi migliori sono solo un ricordo lontano.

In poche parole pecca di mobilità e dinamismo, di quella scintilla che fa la differenza .

Tornando al discorso di prima, credo che ostinarsi a fare invecchiare bottiglie spesso faccia sì che ci si perda la gioia e il vigore che possono regalare, lasciandoci con il rimpianto di ciò che sarebbe stato anni prima.

Per quello che mi riguarda preferirò sempre bere un vino cinque anni prima che abbia raggiunto il suo apice che un minuto dopo che lo ha superato.

Preferisco di gran lunga immaginare il meglio che verrà piuttosto che aver la certezza che il meglio sia già andato .

Eccezion fatta per i Bordeaux che raggiungono la loro grandezza grazie alla fusione perfetta di tutti gli elementi data da un lungo invecchiamento vi do un consiglio: beveteli questi vini !

Ora il vino ha acquistato note di pasticceria secca ,un respiro iodato e di zenzero, la complessità è aumentata, il vino è ottimo; ma rimane nella mia mente ben scolpita l’emozione della sua versione più giovane, che era di una grandezza incommensurabile. Peccato.

Amico mio lascia che ti dica una cosa: se l’occasione speciale per aprire una bottiglia non arriva, creala, se non ci riesci inventala, ma stappa quei vini cazzo!

 

 

 

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Daniel Barbagallo

Classe 1972, di Modena imprenditore nel tessile. Padre siciliano, madre modenese, sono nato in Svizzera. Adoro la Borgogna, venero Bordeaux e il mio cane si chiama Barolo. Non potrei mai vivere senza Lambrusco. Prima di dire cosa penso di un vino, mi chiedo cosa pensi lui di me Ho sempre sete di bellezza

14 Commenti

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Lanegano

circa 4 settimane fa - Link

In effetti con bottiglie molto datate qualche cantonata l'ho presa anch'io.... Certo che quando capita una botta di fortuna come quella di sabato.... Un amico ha un vecchio compare di scorribande che possiede un agriturismo in collina e gli ha regalato per il compleanno una delle due reliquie che teneva in cantina (Biondi Santi 'Il Greppo' 1994). L'ho aperto venerdì sera per ossigenarlo senza grandi speranze e ho trovato da subito un tappo perfetto, un colore bellissimo e un naso ancora sul frutto ! Bevuto sabato pomeriggio era semplicemente un vino commuovente per evoluzione, tensione, complessità. Un vero monumento. Un sontuoso Brunello da 13 gradi alcolici, un'altra era enologica. Alle volte si trovano vini 'stanchi' e decisamente in caduta libera, alle volte capitano veri e propri miracoli...Per meri motivi economici compro bottiglie 'giovani' e le lascio invecchiare nella speranza di 'beccarle' al momento giusto, dato che l'acquisto di bocce con molti anni sulle spalle oltre che rischioso (la conservazione ottimale non è quasi mai garantita) è spesso e volentieri uno sforzo in denaro al limite dell'immorale per chi non rigurgita soldi dal naso....

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hakluyt

circa 4 settimane fa - Link

Approfitto di questo post per chiedere agli esperti di intravino: dalla cantina di mio cognato è spuntata fuori una bottiglia del 2006 la cui etichetta recita: Clos des Prouges - Poully-Fuissé - Appellation Pouilly-Fuissé Controlée - Récolté, vinifié, élevé et mis en bouteilles par Louis Jadot. Tenendo conto che di vini non ci capisco praticamente una beata fava, cosa mi devo aspettare quando la aprirò ? Ottima, buona, mediocre o ciofeca ????

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Lanegano

circa 4 settimane fa - Link

Io proverei senza indugio. Magari servilo non troppo freddo e stappato diverse ore prima. Se è stato conservato come si deve potrebbe essere molto godibile, al netto dell'annata che non so come è stata per i bianchi da quelle parti. Apri il tappo con molta delicatezza o, meglio ancora, con un lamellare. Buona fortuna....

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vinogodi

circa 4 settimane fa - Link

... qualche speranzella esiste, se il tappo ha tenuto e la conservazione è stata decente...

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Eugenio Amato

circa 4 settimane fa - Link

Ti devi aspettare un buona tendente all'ottima bottiglia , SE per tutti questi anni: 1) è stata conservata a temperatura costante tra i 12 e 18 gradi 2) è stata al buio 3) il locale non aveva odori strani 4) l'umidità era più o meno costante tra il 65% e il 90% 5) se anche da chi l'ha acquistata ha avuto le stesse attenzioni 6) se il tappo ha tenuto 7) se è stata sempre coricata. 8) se non sa di tappo 9) se .... Comprendi che le variabili sono un po' tantine. Un saluto

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hakluyt

circa 4 settimane fa - Link

Beh, più o meno tutto quello che mi hai elencato me lo aspettavo. Mi interessava capire se è una bottiglia tipo "Monfortino" oppure tipo "Tavernello" oppure una via di mezzo. Non so se mi ho spiegato... :)

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Andrea

circa 4 settimane fa - Link

Tutti i più grandi vini che ho bevuto in vita mia sono stati tra il maturo ed il "vecchio". Senza voler fare elenchi ma parliamo di Barolo 58 o 47, di Ribera de Duero o Rioja 42 o 64, di Bordeaux anni 70 e 80. Certo ho bevuto, ad esempio in Borgogna, anche qualcosa di più giovane ed altrettanto grande a cui però, scavando nella memoria, mancava quel quid in più della grande maturità. Certo il rischio lavandino è più alto coi vini vecchi, ma il godimento assoluto quando sono buoni ripaga di tutti gli sforzi.

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Vinogodi

circa 4 settimane fa - Link

...un grande vino è grande già da giovane. Chiaramente bello bere all' apice, o vertice, della parabola qualitativa. Godendo , comunque, di quel che ti dona al momento dell' apertura, sia prima che dopo questo vertice. Certo che bere un Premier di Bordeaux di 100 anni oppure un Porto di 150, oppure una Riserva di Biondi Santi oppure Monfortino di 80 , se ben conservati, è esperienza che non ha prezzo...

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Gurit

circa 4 settimane fa - Link

Post molto onesto. Anch'io, ma solo per questioni di gusto, mi schiero dalla parte dei vini bevuti più pronti che maturi. Forse dipende dal palato, ma a me tensione acida e tannicità pronunciata piacciono. Mentre non tollero troppo cuoio e ciò che definisco il "balsamico pungente" dato dal tempo. Poi certo, quando apri un vino di trent'anni ed è ancora perfetto rimani di stucco, ma siamo onesti, sono troppo pochi i vini e le annate con certe potenzialità.

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Mario

circa 4 settimane fa - Link

Vi seguo sempre perchè i vostri articoli sono interessanti. Simpatici ma interessanti!

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Letico

circa 4 settimane fa - Link

Ho aperto un Vajra Bricco delle viole 1998, 2 settimane fa, 4 ore prima di berlo. Stupefacente, solido, vigoroso, una gioia. Domenica prossima apro un Fratta 1999, spero di godere altrettanto. Una sessantina di bottiglie quasi dimenticate in cantina di mio padre per quasi 20 anni, poi il covid me lo ha rapito, bevo alla sua salute...

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Roberto

circa 4 settimane fa - Link

Fratta 1999 bevuto l’anno scorso, meraviglioso!

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hakluyt

circa 4 settimane fa - Link

Ritorno qui con un'altra sopresa dalla cantina di mio cognato: Lungarotti Vigna Monticchio del 1992 (in commercio dall'autunno 2000). Chissà cosa salta fuori...

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Giuseppe

circa 3 settimane fa - Link

ahime` confesso di appartenere alla categoria degli attendisti sbeffeggiata dall'autore e di essermi preso qualche delusione nel corso degli anni a causa di questo. Credo sia qualcosa che attiene alla sfera personale e caratteriale che vada oltre "la gestione della cantina" difficile da estirpare. D'altra parte anche scendere in cantina a scegliere la bottiglia, accarezzarne una e poi dirsi "no non e` ancora il tuo momento" riporla e pregustare quando esso verra` fa parte del gioco. Non lo diceva anche il poeta: l'attesa del piacere e` essa stessa piacere... buone bevute a tutti Giuseppe

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