Anteprima Bordeaux 2018 con Gabriele Gorelli: come cambiano i clichées bordolesi

Anteprima Bordeaux 2018 con Gabriele Gorelli: come cambiano i clichées bordolesi

di Andrea Gori

A Bordeaux tutte le mattine si alza il sipario e inizia lo spettacolo“, inizia così Gabriele Gorelli MW la sua presentazione della 2018, ennessima grande annata che all’epoca fu salutata con grandissimo entusiasmo principalmente perché arrivò dopo la complicatissima 2017 (con produzione ridottissima).

La frase rende bene l’idea del fervore di fronte ad ogni annata e della frenesia che contraddistingue ogni settimana dall’inizio della vendemmia fino ai primi giudizi dei winecritics a fine aprile e infine al momento in cui escono i famosi prezzi dagli chateau che sono in gran parte determinati dai punteggi stessi e dalle aspettattive sulla qualità reale della vendemmia.

Rituali precisi con una buona dose di colpi di scena che punta a tenere i riflettori su un mercato che intende essere ancora centrale per i fine wines del mondo nonostante gli acciacchi che un tale sistema mostra negli anni. Il balletto sulla 2018 è stato più movimentato del solito e i negociant come Cru et Domaines de France della famiglia Helfrich  hanno organizzato nella loro giornata en primeur in Italia dedicata ai 2020 un approfondimento a bocce ferme su questa vendemmia, fortemente valutata ma che deve rispettare le attese soprattutto nei bicchieri dove si dimostra in una fase giovanile di prontezza gustosissima. Che si rassegnino subito quelli che “Bordeaux prima di 30 anni non ha senso berlo”: i tempi e i mercati sono cambiati eccome.

La 2018 ha visto qualche gelata e una primavera molto difficile fresca e umida quindi  già di per sè partiva  in svantaggio per resa e quantità complessiva poi c’è stata la grandine a a rovinare i piani. L’arrivo di un’estate calda e secca  ha portato ad una concentrazione notevole delle uve e alla fine si è rivelata sorprendente. Un’annata di estremi meteorologici, vini con intensità aromatica, densità e tannini molto elevata, “assertivi” secondo l’azzeccata definizione di Gorelli, il che potremmo tradurre in tannini decisi ma gestiti molto bene.

La 2018 è in commercio già da un anno in tutta la sua energia e gioventù e belle prospettive come tutte le annate in concentrazione (non poche negli ultimi anni, non una bella notizia per gli amanti dell’eleganza e finezza). Come dati generali si assiste ad un uso sempre più ridotto del legno nuovo e di legni più grandi, non sussistendo più il bisogno di avere la maggior ossigenazione possibile e struttura dato che già nell’uva le si ottengono.

CHATEAU DE LAMARQUE 2018 HAUT MEDOC AOC
Ci troviamo sulla riva sinistra in una zona del Medoc meno pregiata, in particolare tra Margaux e St. Julien. La tenuta consta di 38 ettari, molto estesa, un partner storico per GCF group che ci lavora in esclusiva per molti mercati in maniera importante e con grandi risultati soprattutto per il rapporto qualità prezzo. Ha molto cabernet come tutti gli Haut Medoc ma più merlot della media della zona.

Lo Chateau stesso è molto antico, quasi medioevale con pietra diversa dagli altri, con i proprietari che abitano lì dal 1200. Stilisticamente è diverso dal classico Haut Medoc che è spesso verde e pirazinico. La 2018  mostra importanza e struttura, succulenza notevole, pepe, susine, more di rovo, cassis, pepe nero, senape. La surmaturazione è appena avvertibile, si può pensare a Napa, tannino di grana ed energia, ha finale di bella lunghezza, piacevolissima rusticità che di  nuovo non sembra certo della sua zona. 90

HATEAU PETIT FAURIE DE SOUTARD 2018 SAINT EMILION GRAND CRU
Siamo sulla riva destra quindi la regola è che ci sia più merlot ovviamente, e puntuali le note di cassis, frutta di bosco nera e rossa e caramello ma anche una insospettabile grande agilità, con  un sorso esile e delicato come spesso succede con il merlot in gioventù a Bordeaux (un modello opposto a quello dei merlot nostrani). Intrigante   e saporito, con lunghezza che fa presagire un notevole futuro di rimandi balsamici. 91

CHATEAU YON FIGEAC 2018 SAINT EMILION GRAND CRU
La ricetta vede tanto merlot (più dell’80%) ma anche una sorprendente agilità con frutto rosso, ribes e fragola e nero di pepe, finale aromatico rilassante e fresco, agile e mentolato. Alla cieca resta molto difficile da mettere sulla riva destra soprattutto per la persistenza quasi vegetale. Nel bicchiere si mostra versatile  e piccante più una grande balsamicità, mostrandosi divertente già ora ma preparando un bel tappeto per il futuro. 92

CHATEAU HAUT BAGES LIBERAL 2018 PAUILLAC
70% cabernet e 21% merlot e altro tra franc e petit verdot, siamo soprattutto accanto a Latour e il  winemaker è Eric Boissenot uno dei tre top sulla Garonna. Siamo sulle Graves ma c’è anche molto calcare , quindi non sorprende che il vino si mostri verticale e duro, pur con una naso suadente e pulito, fruttato e ferroso. La bocca ha tanto legno di cedro, tannicità spinta e freschezza ben collegate, frutta rossa più dolce che aspra, un bel cabernet maturo che assomiglia a merlot, finale di media lunghezza, tra tutti quelli presenti al tasting sicuramente il meno adatto ad essere consumato giovane. 93

CHATEAU CADET BON 2018 SAINT EMILION GRAND CRU 
Qui siamo su argilla ma non solo, c’è anche molto calcare, siamo sempre su riva destra quindi in teoria più morbido mentre invece è duro e intenso, salato, con finezza e densità di argilla. Il cabernet franc sostiene con nota di matita e peperoni rossi, si sente l’uso anche di anfora e cemento per l’apertura particolare di frutto, ribes multicolor, lieve caramello, dolcezza e rigore, tannino con rotondità inusuale ma riserva di energia notevole, sono fatti per chi vuole berli prima, invece che aspettare decenni. 94

CHATEAU DAUZAC 2018 MARGAUX
Da Margaux in genere ti aspetti sempre finezza e leggerezza e una succulenza ampia ma qui la 2018 cambia i parametri. C’è sì la nota segnante della violaciocca e violetta al naso ma ci sono peso e struttura dell’annata che lo trasfigurano, sembra più a sud per potenza. Resine, ribes nero, floreale maturo lunghissimo e deciso ma intimamente elegante. 93

 CHATEAU LA PATACHE 2018 POMEROL
Il cliché direbbe dolcezza e sontuosità ma qui abbiamo non solo dolcezza per questo quasi vin de garage con solo 14 mila bottiglie da 85% merlot 15% cfranc. Frutta rossa, lamponi, ribes rosso, leggerezza apparente, senza eccesso di densità, vinificazione integrale riduttiva oggi ideale perché estrae meno, poi frutto senza eccesso, senape, vetiver, sandalo, bel sorso di energia e soavità. 94

CHATEAU BASTOR LAMONTAGNE 2018 SAUTERNES AOC
Ecco un altro vino che va in controtendenza sulla classicità di questa denominazione. In genere i Sauternes sono dolcissimi e paradigmatici con note di arancio amaro e zafferano, ma qui abbiamo più freschezza grazie (o per colpa della) alla poca botrys, nota intensa di mentolato balsamico, idea di canfora, dolcezza limitata non sovrastante, non si abbina per concordanza ma su piatti salati e non solo foie gras. 92

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

1 Commento

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Stefano

circa 2 mesi fa - Link

Ma quindi tutti i tuoi punteggi over 90 sulla 2020 influenzeranno i prezzi? Stai più basso l'anno prossimo!

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