10 mani valtellinesi

10 mani valtellinesi

di Giorgio Michieletto

Bruno ha le mani grandi.
Diventano così quando passi la vita ad arrampicarti su nei Dossi Salati, nella parte più alta del Grumello. Dossi Retici, Stabia 2015, terrazze Retiche di Sondrio Igt parte molto floreale: fruttini rossi convivono con note terziarie, poi terra e tostature. In prevalenza nebbiolo, ma anche rossola, brugnola e marzemino. Viti molto vecchie, alcune sfiorano il secolo. 3 ettari sparsi e difficili. Raccontano che da queste parti, a Montagna in Valtellina, si trovano terreni sub alcalini a differenza di quasi tutti le altre sottozone valtellinesi dove predominano terreni sub acidi. Dalle mani di Bruno non vorresti mai uno schiaffo e infatti ti arriva una carezza di montagna. Che dura giusto il tempo di un altro sorso.

Lorenzo ha le mani magiche.
Il bergamasco “incantatore” di api di montagna, ti indica lì di fronte la sua vetta del cuore. Il Pizzo Coca è spruzzato di neve e di profilo ricorda un volto con la barba. Lorenzo ha anche la barba. Lunga. Con i vini della cantina Pizzo Coca (fondata col socio Alessandro) si sta ritagliando uno spazio in prima fila fra gli enfant prodige della chiavennasca: li trovate nei locali della vecchia latteria nel centro di Ponte in Valtellina dove un cartello annuncia “miele e vino”. Nell’anfiteatro dei vigneti sotto il Calvario tira un vento tiepido, siamo a 450 metri fra le zone più alte dell’Inferno. Scheletro fine, tanta sabbia, terreni a medio impasto. Il Valtellina Superiore Docg Inferno 2018 è ciliegia sotto spirito, pepe bianco, arancia melograno, sensazioni balsamiche e spezie dolci; noce moscata e incenso in chiusura. A pochi metri di distanza c’è il vigneto vecchio di Rino, da cui nasce un’altra etichetta di Valtellina Superiore sempre improntata sulla finezza e con uno sprint davvero moderno: primo naso con sfumature di dolcezza, poi si apre e la bottiglia sparisce.

Marcel ha le mani ferme.
Ci vogliono così per riuscire a planare col parapendio sopra i vigneti di Bianzone e ad “addomesticare” i Piwi. Dna svizzero, pioniere della biodinamica in Valtellina, tutto bandana, fatica e curiosità che poi è la cifra del suo lavoro e lo spirito con cui si dovrebbe godere dei suoi vini: la cantina di Marcel Zanolari è un vero laboratorio, un parco giochi per i fortunati che assaggiano dalle vasche. I vini più convincenti ora sembrano tutti quelli della linea anfora, vinificati in uova di cemento, rispettosi del frutto e specchio dello spettacolare lavoro in vigna. Complessità, profondità; sicuramente da aspettare, ma nel bicchiere hanno un gran ritmo ed energia. Anche lo sforzato non soccombe mai nella concentrazione: un succo di sottobosco trascinato da un incredibile vento di sapidità.

Le mani di Jonni si muovono tanto.
La sua passione ti travolge e lo travolge: nel progetto di Orto Tellinum c’è tanta poesia, ma non ancora una vera e propria cantina. Ci sono le vigne. Le vigne dei nonni degli altri. Lui, Jonatan Fendoni, laureato in Scienze Naturali, è una sorta di Indiana Jones delle parcelle abbandonate. L’assenzio invade i filari aggrappati sulla roccia madre. Dalla pietra spuntano i fichi d’india. Tzerb Eretico 2018 Alpi Retiche Nebbiolo Igt (gli tzerb, in dialetto, sono i vigneti abbandonati) è. 90 % nebbiolo chiavennasca e altre varietà locali come rossola , pignola, brugnola, negrera. Confettura di frutti di bosco, anice, un po’ di muschio e salvia. Frutto maturo e leggerezza assieme. Naso e bocca vanno per strade un po’ diverse, ma Jonni ha ben chiara qual è la sua: un’altra. I suoi sono vini sinceri, ma partigiani: dividono, proprio come il vignaiolo che ha appena iniziato la sua avventura controcorrente.

Ad Alessio devi dare la mano per forza.
Quando lo conosci non può non conquistarti: ha viaggiato per il mondo e ti accoglie in una casa di pietra disegnata con la china in frazione Branchi, a Teglio. Qui non ci puoi solo passare… devi fermarti. Nel tempo. Il Valtellina Superiore Valgella 2017 di Alessio Magi Uno è uno dei più convincenti e “solidi” valtellinesi assaggiati. Non si rivela subito, ma poi esplode in una bevibilità incredibile e in alcune note che ricordano il ferro e la carne cruda, la bresaola? Fiori secchi, ginepro, qualche sfumatura di tabacco: un vino che abbraccia e mette d’accordo tutti, mentre le mani affettano i salumi.

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Giorgio Michieletto

Giornalista professionista: ieri cronaca nera, oggi rosa. Ieri, oggi e domani: rosso, bianco & co. Varesino di nascita e cuore, milanese d'adozione e testa. Sommelier Ais. Se c'è una storia la deve raccontare.

2 Commenti

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Simone g

circa 3 mesi fa - Link

Bell'articolo!stato un paio di volte in Valtellina e spero di ritornare presto su! Chiedevo gentilmente prezzi indicativi dei vini e reperibilità on line. Infine: come ti sembrano i vini di giorgio gianatti? A me piacciono molto, insieme a mozzi, le storie, boffalora. Un saluto.

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Giorgio

circa 3 mesi fa - Link

Grazie! Sono d'accordo.. Gianatti ha dei vigneti splendidi nel Grumello e dovrei sicuramente riassaggiarlo. Mozzi una grande certezza, come ormai anche i vini di Boffalora (Umo è uno dei rossi di Valtellina che mi convince di più assieme al "base" di Arpepe e sono molto curioso di assaggiare il loro esperimento in anfora) e anche il Valtellina Superiore di Le Strie (immagino ti riferissi a loro) è interessante anche se giocato più sull'appassimento, almeno nei miei ricordi... Un saluto a te

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