Montalcino, un paese di confidenza e insieme un davanzale per l’apocalisse. Seconda parte

di Emanuele Giannone

Gli ingredienti della sviolinata con pizzicato enoico non sarebbero mancati: storia, aura artistica, aulismi e lirismi rurali, cucina e tutto quel che serve per occhi sgranati e bocche divaricate nel più classico:

«ˈɔs.əm!»
(Awesome).

Il vino si presta ottimamente a traboccamenti neoromantici, solipsismi, piacionerie e autonfaloscopìe. Nella sua monografia su Montalcino, Kerin o’Keefe li evita e procede con rigore, a questo derogando solo per sprazzi salaci. Il suo saggio è a oggi il reference text su Montalcino, al quale manca forse solo un più vasto compendio di approfondimenti sulle aziende e appunti di degustazione. L’autrice ha riordinato anni di pellegrinaggi, interviste e assaggi sub Monte Lucini, raccolto e compulsato una bibliografia vasta e di grande pregnanza. Lo ha fatto rifuggendo da snobismo e luoghi comuni, scrivendo da esperta-appassionata, palesando gusti e riserve personali. Ha anche il grande merito di aver attinto agli studi del Professor Edoardo Costantini sulla zonazione per spiegare la frammentazione delle matrici e la virtuale mancanza di un continuum pedologico, caratteristiche descritte anche nel Piano Strutturale del Comune di Montalcino e segnatamente nella Relazione Geologica che ne è parte. Sullo stesso genere, ricerche di grande utilità sono state commissionate anche da singoli produttori e i risultati sono spesso disponibili (si vedano ad esempio i siti web di Podere Salicutti e Le Ragnaie).

Non risulta che Alfonso Gatto si dilettasse di geologia, quindi è improbabile che proprio a quella si sia ispirato allorché evocò l’immagine apocalittica del titolo. Eppure, l’allegoria geo-poetica non sarebbe fuori luogo: la conformazione dei terreni di Montalcino si deve a una vera apocalisse geomorfologica: chiusura dell’Oceano Ligure, collisione tra le zolle europea e asiatica, subduzioni e impilamenti di enormi masse rocciose, alternanza di afflussi e riflussi delle acque oceaniche. Fu proprio quest’ultima a determinare le frane che confusero i materiali più antichi dei livelli superiori a fossili e altri sedimenti marini di quelli inferiori. Ad Alfonso Gatto e al visionario che sappia contemplare questo paese di confidenza guardando oltre il vino, tutto questo importa poco. Eppure è all’origine delle emozioni:

Come dar tempo a una visita che è sempre sospesa alle emozioni? Il visionario guarda, lascia persino i piccoli musei e le chiese, e immagina quale potrebbe essere la sua vita qui, affacciato a questo muretto. Il paesaggio è ormai zittito dall’infinito traslato nel visibile d’ogni colore, come i luoghi apprendono e saldano nell’idea dello spazio la propria traccia durevole e i termini della luce. È la patetica grandezza del silenzio che s’appropria delle sue cadute vuote, senz’aria: agro il cielo dei freddi ch’è già verde, prossima la sera a mezzo il giorno. Montalcino, incisa e nuda, si illumina. Nell’essere, più che vivere, ricorda di vivere, come a noi piace, con la lunghezza infinita d’ogni tempo breve che sia ancora della vita, senza storia e senza cronaca, esaudendo il valore di ogni levata per ogni giorno al suo balcone.

A quel balcone avevamo sostato a lungo nella prima parte. Da quello torniamo ora al vino, scendendo fino alla rotonda sotto la Fortezza e da lì ripartendo per tre diverse escursioni: due verso Sud, una verso la Via Cassia.

1. Partenza in direzione Sant’Angelo, dopo qualche chilometro svoltare a destra verso Camigliano e Tavernelle. Pochi chilometri d’asfalto, poi un incrocio e inizia lo sterrato. Questo stacco avverte che vi avvicinate a SanLorenzo, terra di Bramante e vigna di Luciano. E con Luciano, l’ultima volta, è andata così:

Rosso di Montalcino 2004 SanLorenzo. L’abito di secondo vino è un prêt-à-porter che, pur adattandosi alle forme di molto Rosso, ne avvilisce molte altre. Questo 2004 ne è la dimostrazione: colore giovanile, freschezza e verve palesi già all’olfatto. Fragoline, lampone, mora, terra. Vivace e droit al palato, dove il suo contegno è improntato a grazia, compostezza e bilanciamento tra note terrose-amare (liquirizia, genziana) e dolci di frutto egualmente fini. Tannini avvolgenti, morbidi e minuti, veri facilitatori di beva.

Brunello di Montalcino Bramante 2003. Il primo Brunello di Luciano viene da un’annata notoriamente accalorata ma la sua mano e i 500 metri di altitudine la amministrano in un complesso equilibrato, vivo e non declive. Caldo, questo sì, già nei profumi: solare e invitante, ben evoluto. Frutta rossa matura, radici, marzapane, corteccia, bacca di ginepro, tabacco, concia, artemisia, un ricordo di vermut. Largo e piano nella progressione ma senza mollezze da surmaturazione: piace, anzi, il graffio dei tannini a far presa sul palato, a dar forma all’opulenza e contorni al corpo, a ribadire lo slancio. Freschezza compresa, contenuta e non esausta: dà tono ai cenni di ciliegia, ribes, zucchero bruciato, erbe aromatiche e olio di rose.

Brunello di Montalcino Bramante 2004. Coinvolgente. Il naso è un’ampia voluta di riferimenti, coordinati in unità espressiva: dal rosso del fiore a quello di frutti carnosi, pimento, cannella, rabarbaro e ruggine. La dote è estesa ai toni più scuri di visciola e aronia, arricchita da aromi d’erbe, spezie, radici e da un cenno salmastro. Il vino prende il palato con autorevolezza: ha nerbo e tannini salienti, grande estratto, ricchezza d’aromi espressi, qui come all’olfatto, in unità. Il sale della sua terra e un filo balsamico sottolineano in allungo le movenze agili, toniche e perentorie. Grande slancio, grande persistenza.

Brunello di Montalcino Bramante 2005. La relativa sottigliezza dell’annata ritenuta minore è resa con eleganza essenziale. Naso aereo e dinamico, silloge di leggiadria e misura: frutto rosso croccante, fiori blu, spezie bianche, creta, felce e radice di liquirizia Al palato è preciso, distende la fitta trama dei tannini, piccoli e temperati; sviluppa freschezza immediata e sapidità collineare. Spettro aromatico contenuto ma di grande definizione dei dettagli. Il finale rielabora il frutto rosso insieme a venature amaricanti – mandorla, armelline – e ricordi di timo, radici e menta.

2. Altra strada: dalla rotonda verso Nord per la Circonvallazione, poi lungo la Strada Provinciale del Brunello. All’altezza di Località Valdicava si gira a sinistra, destinazione Colombaio di Montosoli.

Rosso di Montalcino 2011 Baricci. Vitale e delicato, invitante per nitidezza e freschezza del frutto rosso croccante e per i dettagli di anice, fico d’india, melata, orzata, fieno greco. In bocca è aggraziato e dinamico, con acidità svettante e succulenza da red berry, arricchito da note terrose e di sottobosco. Continuo in progressione, nettante, preciso in chiusura.   

Rosso di Montalcino 2012 Baricci. Maggior concentrazione e compressione aromatica. Lo sviluppo è graduale e lo spessore crescente, procedendo dalle sottigliezze floreali alla carnosità del frutto rosso, all’intensità aromatica di quello nero, fino a sottobosco e henné. Maggior presenza gustativa e impressione tattile, corpo più ingente, tutto ciò mantenendo l’agilità di beva. Ciliegia, karkadè, erbe fini e tè nero. Tannini infiltranti, spigliati e piacevolmente marcanti

Brunello di Montalcino 2009 Baricci. Anche in questo caso lo sviluppo è graduale e di crescente spessore. L’esordio è delegato a buccia di mela, garofano e canfora appena accennati. Si apre sotto la spinta calorica e offre frutta rossa matura, menta, timo, muschio e composta di fragola. Lineare nello sviluppo gustativo, pacato e disteso, animato dalla dote acida che introduce richiami al frutto ed evolve in riflessi amaricanti, di mandorla e magnesia. Equilibrio, concisione e nettezza.

Brunello di Montalcino 2010 Baricci. Apre suggestivo, non ostensivo, e da subito se ne intuiscono profondità e complessità. I primi riconoscimenti sono cenni delicati di amarena, tabacco dolce, prugna, pigna, muschio. L’evoluzione ne mette a fuoco da un lato il bouquet giovanile, ampio ed esuberante, che si arricchisce di ribes, chinotto, neroli, carne cruda, ginepro, pepe, malto e di un fondo denso e terrestre, di creta e humus, insieme a svariature marine; dall’altro ne inquadra le fattezze eleganti e flessuose. Un indice di possibilità. In effetti, l’assaggio è sì impressionante per ampiezza e immediatezza dello spettro aromatico, ma dopo la prima impressione sono la grazia e il volume a farsi valere, l’intima coesione, il quid che amministra potenza e materia dando loro slancio, elevazione, dinamica. La grande stratificazione aromatica richiede attesa: molti sapori e una voce. Piace molto, quest’insieme temporaneamente monodico: per ora è infatti un coro all’unisono, poi verrà il tempo delle polifonie. Intanto: tannini di grande spessore ed eleganza; struttura prestante; alcol presente, non invadente; freschezza ingente e infusa.

3. Si torna alla rotonda muovendo ancora verso Sant’Angelo, ma superando il bivio verso Camigliano e svoltando a sinistra poco oltre. Qualche chilometro nell’outback ilcinese fino a Località Ventolaio. La selezione è quella presentata dall’azienda durante l’ultima puntata romana di Sangiovese Purosangue.

Rosso di Montalcino 2011 (uscita ritardata). Puntuto, ben evoluto, goloso di fragola e granatina, salvia e menta. Impatto preciso e vibrante al palato, freschezza traente, immediati e precisi i riscontri fruttati. In progressione emerge nitida l’ossatura, il sostegno minerale di un vino di corpo apprezzabile. Finale lungo, pulito.

Brunello di Montalcino 2010. I discreti richiami a frutti rossi, humus, cipresso si elevano e danno tono all’insieme olfattivo ancora compresso. In profondità sottobosco e spezie rosse. Già più disteso al palato: tensione e carnosità, il vino è centrato sul doppio cardine di un’acidità traente, non scomposta, e di un corpo pieno, tornito. Si riconoscono ciliegia, ribes e gelatina di rose insieme a rabarbaro, macis e muschio; progressione senza discontinuità, nessun cenno di scissione. Gli stessi tannini non ingombrano, nonostante grana e volume. Vino profondo, caldo, di pienezza ancora lungi dall’essere spiegata.

Brunello di Montalcino 2009. Più aperto ed esuberante, solare e disteso. Un testimone credibile dell’annata e della zona. Maturità e dolcezza del frutto pronunciate al naso, unite a note di fiori secchi, aloe, pinoli, liquirizia dolce e lokum. In bocca l’impatto è più conciliante: tensione più bassa, sostenuta dalla spiccata sapidità. Sensazioni di calore e pienezza. I sapori trascrivono conformemente le impressioni olfattive e i tannini li incorniciano in una tattilità matura, vellutata, quasi cremosa. Dinamica gustativa planare, precisa e lineare. Sensazioni finali diffuse dalla dote calorica.

Brunello di Montalcino 2008. Il più essenziale e salato. Ancora il frutto svariato di fiori ed erbe – qui più freschi – a connotare il quadro olfattivo, arricchito da tratti speziati (bacca di ginepro) e amaricanti (rucola). Al palato è di freschezza lampante, eminentemente sapido, meno ricco e maturo nel frutto ma non scarnito. Presenza e slancio congrui, non imponenti. Progressione vivace e persistenza quasi soffusa, senza che il tannino, abbastanza crudo, la frustri.

Brunello di Montalcino Riserva 2007. Torniamo a un horn of plenty: il frutto è maturo e non mancano cenni di candito, il suo colore spazia dal giallo della pesca al vino fino al nero del succo di ribes attraverso susine, prugne e visciole in copia. Ampio e caldo, ma una dote inesausta di freschezza ne sostiene la materia ingente e regola la vampa alcolica. Al palato è un piacere semplice e diretto. Per una volta me lo concedo senza articolazioni: semplicemente buono, già pronto. Punto.

Brunello di Montalcino Riserva 2004. Lo stacco dal precedente assaggio è netto e segna chiaramente i caratteri distintivi delle due annate: qui risaltano freschezza e inattesa compostezza, quasi levità. Finezza d’insieme, nei dettagli di frutta (ciliegia, lampone, mela granata), spezie (ginepro) e nella profondità dello sfondo boscoso e terroso. Di eleganza accogliente, non compiacente. Bocca sorprendentemente agile, progressiva, di grande presa e scioltezza (che non è soluzione). La varietà di dettagli, volumi e timbri – con arancia sanguinella, ciliegia e menta in evidenza solistica – è amministrata in unità. Sviluppo ordinato e ritmo serrato. Tannino fine e lunga persistenza con ciliegia, menta, susina e spezie (cannella, cardamomo).

Brunello di Montalcino Riserva 2003. Il gioco. In questa divertente alternanza, finito il girotondo con slanci ascensionali si torna tutti giù per terra. Nella stagione più calda, per giunta, ma qui non estenuata: il frutto è maturo ed elaborato in confetture e sciroppi (ciliegia, granatina), non sfatto. Nota ematica abbastanza nitida. L’assaggio rivela la freschezza sottesa, che ha sostenuto il liquido in evoluzione fino all’attuale prontezza: ciliegia, sciroppo di fragola, slivovica, cola, carne cotta, tabacco dolce e genziana. Con grazia. L’impressione globale è di aperta solarità. Solo il tannino insiste ad aggrondarsi, senza però infastidire.

Finisce così. Ora, finalmente, ci prepariamo alla nuova trasferta nel paese per turisti che non necessitano di ragguagli turistici. A tutti buona permanenza o buon viaggio. Chiude il poeta, così come aveva iniziato:

Perché l’unica vera notizia che dà il tempo in questi paesi ormai sensibili come pochi altri alla fatica e al dolore quotidiani è proprio questa notizia nell’essere, questo tentativo di avere un posto nella modestia universale, un modo di guardare all’orizzonte “di là”. Così è Montalcino, immagine di pace per chi non l’ha e non può darla, paese di vacanze per chi è attento al vuoto e quasi alla spossatezza della sua lucidità e del suo allarme. Non è un ragguaglio turistico: come potrebbe esserlo? Ma mi comprendano gli sconosciuti amici di Montalcino. Un paese così antico che suggerisce per la sua pace la notizia del quotidiano e il bisogno dell’essere, è un paese che ha una libertà endemica. È un paese di confidenza e insieme un davanzale per l’apocalisse.

NOTA 1 – I corsivi del primo e di questo secondo articolo sono estratti dallo scritto di Alfonso Gatto pubblicato sulla rivista Terra di Siena, anno XVI (1962), n. 3.

NOTA 2 – NOTA: i vini di Luciano Ciolfi e quelli di Pietro, Federico e Francesco Buffi sono stati degustati rispettivamente durante la terza e la quarta lezione del seminario Montalcino, il nome della varietà svoltosi a Porthos tra i mesi di novembre e gennaio. Per gli utenti di Facebook sono disponibili le note di degustazione, a cura di Matteo Gallello, di tutti i vini delle due lezioni. Di seguito i due link:

TERZA: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10153257383655839&set=o.134638266562436&type=3&theater

QUARTA: https://www.facebook.com/porthos.edizioni/photos/pb.134638266562436.-2207520000.1425567008./1095894683770118/?type=3&src=https%3A%2F%2Ffbcdn-sphotos-f-a.akamaihd.net%2Fhphotos-ak-xap1%2Ft31.0-8%2F10495296_1095894683770118

 

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

10 Commenti

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circa 5 anni fa - Link

notizie del claniottero...? ;-)

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Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Gottseidank nessuna notizia.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Ho molta simpatia per Kerin, ma come fonte su Montalcino....... Se proprio ti vuoi affidare ad un allogeno prova Pellucci, altrimenti la migliore svelta è Raffaelli che ha una padronanza delle fonti impressionante. Se poiti diverte ti posso anche mandare qualche mio appunto per una storia di Montalcino, e qualche cosa di Ascheri di notevole livello storiografico.

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Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Buongiorno Stefano, L'osservazione e le citazioni sono molto utili e mi danno spunto per chiarire il mio parere. Io vado oltre la simpatia. Per KoK provo una certa ammirazione, derivante dal suo essersi cimentata in un tentativo di indagine organica - sul campo, con le persone coinvolte, in biblioteca - e di averne raccolto i risultati mediando tra riscontri fattuali, ipotesi, opinioni e gusto. In questo senso, e per il fatto d'essere scritto nella lingua che lo rende accessibile anche fuori dall'Italia, il suo è il testo di riferimento. Resta, e la scelta del termine non era casuale, un tentativo. Oppure, anzi meglio, un sussidiario: "l'allogeno" Pellucci ha scritto molto e bene, la sua produzione su Montalcino resta ahimè in buona parte dispersa; e dove tale non è, comunque datata. Se non mi sono perso passaggi recenti, ristampe o nuove edizioni, la sua agile e utilissima monografia su Montalcino data ai tardi anni '80, è fuori catalogo da tempo, non ne esiste un'edizione aggiornata. La traduzione in inglese è altrettanto attempata. E le trattazioni nella collana Vini di Toscana non offrono quel tipo di approfondimento che i temi (il luogo, le persone e il vino) richiederebbero. Gli scritti di Ilio Raffaelli sono fondamentali per immergersi nel sostrato storico e culturale prima ancora che nelle botti (e in questo senso è bellissima, giocando in casa, anche la raccolta di memoires della Signora del Brunello a te più cara). Raffaelli scrive in una condizione felice e privilegiata di studioso, cronista ed egli stesso protagonista. Ma i suoi molteplici interventi non sono un vademecum o un sussidiario. Il sussidiario è, per definizione, un testo sinottico e complementare agli approfondimenti: fornisce quindi incipit e ratio, metodo e indicazioni per letture più impegnative e specifiche. A me, certo, piacerebbe che esistessero sussidiari dedicati a Montalcino di estensione e profondità pari a quelli dedicati da Clive Coates, Jasper Morris, Remington Norman, J.-F. Bazin (e non Serena Sutcliffe, non riesco a leggerla) alla Borgogna. Ma non ce ne sono ancora. Considero il tentativo di KoK come un primo passo in quella direzione. Dei tuoi appunti per una storia di Montalcino, o almeno degli excerpta che rendesti disponibili in quell'occasione, ho già approfittato allorché vennero pubblicati qui su Intravino in due imperdibili puntate. Se ne esiste una versione più estesa e se è accessibile, here I am. Di Ascheri vado cercando da tempo e purtroppo senza successo "Siena e Maremma nel Medioevo" e il saggio "Montalcino Capitale Mancata", che mi fu prestato e che restituii molto malvolentieri :-D . Se hai conoscenti librai, aide-moi.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Non so se la risposta che ti ho dato è passata, se lo ha fatto cancella questa mia. Appena lo vedo chiedo ad Ascheri un copia per te dei li ti che citi, e ti manderò anche una sua vera chicca; due ore di conferenza su Montalcino sbobinati. Sono parte del moltissimo materiale su Montalcino che la mia famiglia ha raccolto nei secoli, e che negli ultimi decenni è stato arricchito dai contributi di molti amici appassionati di storia locale; peccato che Kerin non mi abbia mai chiesto nulla, forse il suo lavoro ne avrebbe guadagnato. Comunque ho molto allargato le poche pagine che hai già visto, perché dovrebbero essere la linea guida di un'opera corale su Montalcino a cui sto lavorando. Ti mando qualcosa appena torno a casa.

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Paolo

circa 5 anni fa - Link

Persona la domanda: i testi di Ascheri che non trovi ti servono sulla scrivania o per consultazione? Entrambi sono presenti nel catalogo bibliotecario nazionale, con l'indicazione delle biblioteche in cui si trovano.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Vedo ahimè che i miei due tentativi di rispondere sono andati a vuoto, spero che questo passi. Ti farò avere copia dei due libri di Ascheri che ti mancano, e anche una bellissima conferenza sua di due ore (trascritta) su Montalcino fatta all'annuale incontro con gli storici del territorio che facciamo da sempre qui ai Barbi in giardino. Esiste molto materiale pubblicato su Montalcino, oggi quasi tutto introvabile; solo nella seconda metà del novecento Raffaelli, Don Brandi (fratello del noto storico dell'arte) e Bonucci più vari minori, il Canonico Fanti e un'altra mezza dozzina di autori nel periodo postunitario e altrettanti dei secoli precedenti. Noi possediamo copie praticamente di tutto ciò, così come tantissimi documenti di ogni tipo, giornali locali (una ventina di diverse testate dal 1860), migliaia di foto dell'800 e molte di più del '900; da secoli raccogliamo storia del nostro territorio, dall'ultimo sigillo e allo stendardo della Repubblica Senese in Montalcino in là abbiamo una discreta collezione. Peccato che Kerin, che mi è simpatica, non abbia sentito il bisogno di vedere nulla di ciò. Comunque sto lavorando ad una "storia corale" di Montalcino, che almeno per il periodo posteriore all'unità d'Italia metta insieme tutte le fonti disponibili. Ho già quasi completo il capitolo sulla nascita del Consorzio e sul primo Disciplinare, completo di resoconti di tutti i testimoni viventi, e confido di avere un testo eccezionale sull'arrivo e l'insediamento delle grandi ditte da un testimone d'eccezione. Sto lavorando a ottenere storie di tutte le grandi o antiche aziende, e confido che molte saranno scritte direttamente da loro. Sarà un lavoro a più mani, e ho già preparato una bozza di sintesi che servirà a dare un quadro d'insieme da cui il lettore potrà passare ai vari temi specifici. Se ti diverte te la mando.

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andrea

circa 5 anni fa - Link

....ultimamente riguardo a Montalcino avete veramente sviscerato il possibile e forse anche qualcosa in più (ammetto comunque che i tuoi articoli mi sono particolarmente piaciuti per la volontà di percorrere sentieri poco battuti), ma sbaglio o nessuno ha scritto nulla sulle nuove future uscite di Pian dell'Orino?

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Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Hai ragione: adesso basta, almeno per un po' :-D Tocchi un tasto dolente: mi sarebbe piaciuto, ma non sono riuscito ad assaggiare Pian dell'Orino.

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Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Non sono andati a vuoto e ho ricevuto e letto con gusto anche quello inviato in privato. Non so come dirlo meglio: sono contento, lusingato. Per l'aiuto nel reperimento delle fonti, per l'indiscrezione sull'opera in compilazione. Grazie. Non appena mi troverò in condizioni di maggior tranquillità, risponderò più degnamente.

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