Gli assaggiatori in anteprima, le super-stringhe e i mondi paralleli

di Pietro Stara

“Il Brunello sembra essere terreno privilegiato per mascherare da giudizio estetico l’indisponibilità al confronto dialettico e la pretesa che de gustibus non sit disputandum”: così introduce una discussione privata un eccellente degustatore, esemplare scrittore e notevole animatore di cui non farò né nome né cognome. Credo che, alla giusta affermazione soprastante, occorra aggiungere alcune note in merito alla teoria degli universi paralleli o multi versi, corredata da un’iniziale prefazione che tenga conto sia di Eraclito l’oscuro che delle superstringhe, passando per Giordano Bruno e finendo con le anteprime brunelliane e le degustazioni alla cieca.

“La natura ama nascondersi.” Eraclito l’Oscuro (Efeso, 535 a.C. – Efeso, 475 a.C.). Pierre Hadot ci rimanda ad una possibile traduzione del frammento del grande filosofo dell’antichità greca: ogni processo di creazione è indissolubilmente legato ad un processo di distruzione, così come ogni movimento vitale è nello stesso tempo un movimento di morte, per cui ogni apparizione ha già inscritta la sua scomparsa.
Il vino, dunque, ama nascondersi: vuole giocare con noi. A volte si rivela, piano piano, ma mai tutto e mai nello stesso tempo. Il vino fa apparire ciò che tende a far scomparire e ciò che svela è pure ciò che vela: “Sì, il Tempo vasto, impossibile da misurare fa apparire (phyei) le cose che non erano apparenti e fa sparire (kryptetai) le cose che sono apparse”[1]

Nello stesso fiume. Fr. 30: “Nello stesso fiume non è possibile entrare due volte”[2], continua Eraclito. “Nel medesimo calice non è possibile bere lo stesso vino due volte”, diciamo noi. Lo stesso vino è sempre diverso. Duemila e cinquecento anni più tardi, scienza, fantascienza, immaginazione, letteratura, fumetti si sono incontrati per confermare l’assunto iniziale: il mondo è iniziato con uno scontro tra membrane, ognuna delle quali rappresenterebbe un universo parallelo. “Il costituente primo della materia sono stringhe di energia che vibrano ad una determinata frequenza o lunghezza d’onda caratteristica, e che si aggregano a formare particelle. Gli infiniti universi paralleli potrebbero coesistere nello stesso continuum di dimensioni, vibrando a frequenze differenti.” Sappiamo, insomma, non solo che Dio gioca a dadi, ma stiamo cercando di carpire anche dove li stia tirando.

Giordano Bruno Nolano, e i dubbi sul processo creazionista: De l’infinito, universo e mondi, a l’Illustrissimo signor di Mauvissiero, Stampato in Venezia, anno MDLXXXIIII. Dialogo primo, Interlocutori: Elpino, Filoteo, Fracastorio, Burchio.
Elpino. Come è possibile che l’universo sia infinito?
Filoteo. Come è possibile che l’universo sia finito?
Elpino. Volete voi che si possa dimostrar questa infinitudine?
Filoteo. Volete voi che si possa dimostrar questa finitudine?
Elpino. Che dilatazione è questa?
Filoteo. Che margine è questa?
(…)
Filoteo. In somma, per venir direttamente al proposito, mi par cosa ridicola il dire che estra il cielo sia nulla, e che il cielo sia in se stesso, e locato per accidente, e loco per accidente, idest per le sue parti. Ed intendasi quel che si voglia per il suo per accidente; che non può fuggir che non faccia de uno doi; perché sempre è altro ed altro quel che è continente e quel che è contenuto; e talmente altro ed altro che, secondo lui medesimo, il continente è incorporeo ed il contenuto è corpo; il continente è immobile, il contenuto è mobile; il continente matematico, il contenuto fisico….

Non si tratta qui di dimostrare la veridicità delle proposizioni appena menzionate, ma di capire come mai si adattino perfettamente sia alle degustazioni in anteprima che a quelle già in bottiglia da almeno un anno.

Ho sempre pensato che una buona teoria storico-sociale, coadiuvata da solidi elementi di materialismo storico, fosse sufficiente a rendere conto di ciò che succede in quei luoghi. Credo, però, che l’impossibilità di un confronto dialettico sia maggiormente imputabile all’esistenza di più universi, ciascuno contenuto all’interno della propria “bolla” spazio-temporale, in cui si muovono degustatori esperiti e saggi. Mi aiuta in questa considerazione l’esperimento dei cosmologi londinesi che rileva come, all’epoca dell’inflazione (che in Italia non passa mai di moda, anche se in questo caso si parla di fisica)[3], gli “universi della bolla accanto” possano essere entrati in collisione con il nostro. Collisioni delle quali potrebbe esser rimasta qualche traccia proprio nella CMB, il fondo cosmico a microonde. Ma che tipo di traccia? Supponendo che le bolle abbiano una forma almeno vagamente sferica, come palloncini gonfiabili, l’impronta d’un contatto – o d’una fugace sovrapposizione parziale – avrà la forma d’un disco. Ed è dunque proprio a caccia di dischi che Stephen Feeney, studente di dottorato presso UCL (University College London) e primo autore dei due paper, ha sguinzagliato il suo potente algoritmo sulla mappa ottenuta da WMAP in sette anni d’osservazioni.

Dunque, gli scontri tra le bolle degli assaggiatori lasciano tutt’al più qualche traccia, a volte solo qualche macchia sulle giacche. Vi è, infine, il tentativo di spostare l’attenzione sociologica alle caste e alle fazioni, come ci racconta Cristiana Lauro, attraverso l’utilizzo dell’unico metodo antipregiudiziale oggi in circolazione: la degustazione alla cieca. Anche in questo caso raccolgo favorevolmente l’ipotesi scientifica che restringerebbe gli universi paralleli ad una forma primordiale di tipo individuale e particellare. Non ovvierebbe il problema del confronto, ma potrebbe quantomeno provocare maggiori intersezioni fra le bolle.

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[1] Sofocle, Aiace, vv 646 sgg.
[2] Eraclito, Dell’Origine. Traduzione a cura di Angelo Tonelli, Feltrinelli, Milano 2009, pag. 78
[3] La teoria dell’inflazione ipotizza una rapida ma drastica accelerazione dell’espansione dello spazio pochi istanti dopo la singolarità all’inizio dell’Universo.

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Pietro Stara

Torinese composito (sardo,marchigiano, langarolo), si trasferisce a Genova per inseguire l’amore. Di formazione storico, sociologo per necessità, etnografo per scelta, blogger per compulsione, bevitore per coscienza. Non ha mai conosciuto Gino Veronelli. Ha scritto, in apnea compositiva, un libro di storia della viticoltura, dell’enologia e del vino in Italia: “Il discorso del vino”.

5 Commenti

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carolaincats

circa 6 anni fa - Link

Stara!è proprio affascinante come scrivi... leggere te ed Emmanuele è sempre bellissimo. ho gli occhi a cuore ehehehhe

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

Quest'anno Benvenuto Brunello si è tenuto nel grande complesso degli Agostiniani, che per secoli è stato il centro pulsante della cultura Montalcinese, e vedo con piacere che l'atmosfera del luogo ha ispirato belle riflessioni.

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Emanuele

circa 6 anni fa - Link

Già. E già che ci siamo, del Benvenuto ricordo un signore che si è preso il tempo di illustrare a me e ad altri sculture lignee, pale e robbiane...

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Mauro

circa 6 anni fa - Link

Fantastico Pietro Stara, voglio creare un fan club. Questo è parlar divino! Mitico!

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Emanuele

circa 6 anni fa - Link

Mauro, lei è arrivato tardi. Esiste già ma non si chiama fan club, bensì Stara społeczność internetowa Ha sede legale a Bydgoszcz, nel voivodato della Cuiavia-Pomerania. Quella operativa è itinerante.

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