Elogio della cautela per novelli vignaioli. Con dedica speciale ai Massimo D’Alema di turno

di Stefano Cinelli Colombini

Dopo l’ennesima presentazione di vini usciti, qual Pallade Atena, dalla fertile mente di star dello spettacolo, della politica, della moda o dello sport, e dopo aver sentito nuovi e alati inviti ai giovani a investire il futuro tra i grappoli, mi sento in dovere di scrivere una pesante mozione d’ordine.

Occhio signori, attenti a dove mettete i vostri sudati soldini perché, dei tre modi per rovinarsi, le donne sono il più piacevole, il gioco il più veloce ma la vigna è il più sicuro. Il nostro è un settore che sembra dorato e facile, ma in realtà è durissimo e richiede dedizione, professionalità e tanta modestia. Tutte virtù rare, soprattutto tra le star. E se è difficile nelle zone storiche, fuori da quelle ci sono pochissime possibilità di successo, come testimoniano le tante e belle cantine abbandonate che costellano certe terre.

Ecco quindi alcuni modesti consigli per chi vuole fuggire dalla città e intende costruire il suo futuro, o la sua pensione, tra i pampani fragranti.

1) Diffidate dei consigli di giornalisti ed enologi superstar. Se sono bravi sono strumenti di lavoro preziosi ma, proprio perché sono bravi, sono micidiali come una Ferrari di Formula Uno; ci vuole un grande professionista per non farsi soverchiare da tutta quella potenza, uno normale si schianta. Se poi bravi sembrano soltanto, mamma mia aiutami.

2) Non pensate che noi viticoltori siamo una banda di cretini, e che venire dalla metropoli e/o avere più soldi di noi (facile!) e/o essere più giovani permetta di fare senza problemi ciò che noi non azzardiamo. C’è quasi sempre una logica in quello che facciamo: ad esempio, se pianto solo sangiovese a Montalcino e non vitigni bordolesi non è perché qui il merlot non viene bene (anzi!) o perché sono un provinciale ignorante e ostile ad ogni novità, è solo perché se putacaso domani non avessi i soldi per pagare la rata del mutuo quella vigna di sangiovese a Montalcino la vendo facile. Mentre qui accanto un famoso signore, molto più bravo e più esperto di me, da qualche lustro cerca disperatamente di piazzare i suoi Montepulciani d’Abruzzo e i suoi Cabernet ma nessuno li vuole.

3) Non investite in luoghi ameni e bellissimi dove nessuno è mai riuscito a fare un vino vendibile: se è andata male a tutti qualche ragione ci sarà. Certo, un enologo superstar vi ha detto che da quelle zolle si può trarre oro puro. E magari è vero. Peccato che ha omesso di dire che quella stessa identica mistura bordolese così charmant, così de-territorializzata e così priva di storia la vendono al supermercato sotto casa vostra a tre-Euri-tre a bottiglia. Provenienza Cile, Sudafrica o magari Sicilia. E che quelle misere bocce sono difficilmente distinguibili dalle vostre gocce preziose. Per cui i tanti soldini a bottiglia che avete messo nel business plan ve li potete scordare. Ops, dimenticavo, fare un ottimo vino è solo un presupposto; poi dovete vendere. E incassare, cosa non esattamente automatica e molto, molto meno poetica che cogliere l’uva. Vendere vino richiede tempo, impegno e non è per niente facile soprattutto se sulla bottiglia non c’é uno dei tre nomi magici che non sono tv, giornali e internet, ma Amarone, Barolo e Brunello. Per cui il sublime colle boscoso con un panorama da urlo e vicini deliziosi conforta indubbiamente l’animo, ma forse è meglio piantarci gerani e non vigne.

Che aggiungere? Ben poco, se non ripetere il consiglio che mi ha dato un amico scansanese, un personaggio parecchio a modo suo ma indubbiamente tra i più geniali che abbia mai bazzicato il mondo del vino. Aveva dei bei casali che lasciava cadere in rovina, e gli chiesi perché non ne facesse degli agriturismi; mi rispose che lui faceva vino e l’agriturismo non era il suo mestiere, che una volta ci aveva pensato ma poi aveva deciso di non farne di nulla ed acquistare una motocicletta.

PS: Ci vorrebbe una legge per difendere le star dalla viticoltura, ne facciamo fuori più noi della cocaina.

17 Commenti

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Lorenzo

circa 7 anni fa - Link

Ma se D'Alema non era bono come politico, come può essere buono come produttore di vino. M'annamo!

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Paolo

circa 7 anni fa - Link

Fantastico pezzo; come ben sa, lo apprezzo particolarmente dal punto di vista, diciamo così "professionale". Anzi, mi ardisco a chiedere l'autorizzazione a saccheggiarne le parti di interesse per l'utilizzo con i miei "clienti". Ogni tanto prendo questi esempi, come già faccio da anni con i vari fallimenti dell'economia di internette, e case studies analoghi, per spiegare che il mondo è un poco più complesso di quello che c'è scritto sui manuali... :) Il caso della wine economics e la valorizzazione del terroir sarebbe decisamente in tema con il corso. A commento del suo gustosissimo breve saggio, posso solo dire: il povero Collodi, scrisse tutto ciò con chiarezza nelle figure del Gatto&LaVolpe, ma dopo cent'anni siamo ancora ad ascoltare i loro consigli! :) Grazie ancora

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Stefano Cinelli Colombini

circa 7 anni fa - Link

Saccheggi pure. Come ha detto giustamente lei, non posso vantare alcun copyright perché il mio conterraneo Collodi aveva già scritto tutto molti anni fa.

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Homo

circa 7 anni fa - Link

Bella lettura. Ma per i politici sarà la stessa cosa che per le superstar? In Italy (diciamo in passato per non offendere nessuno) sono stati abituati a vendersi di tutto, figurati qualche migliaio di bottiglie: feste di partito, favori da riscuotere, cene in regione, ecc... Dubbi.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 7 anni fa - Link

I mutui per le vigne durano trent'anni, i partiti molto meno.

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Homo

circa 7 anni fa - Link

:-) convengo!

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bruno

circa 7 anni fa - Link

.......ma i politici si riciclano all'infinito...

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carolain cats

circa 7 anni fa - Link

avevo scritto una serie di cose, ma come sempre mi è partito l'embolo ed ho cancellato tutto. sig. colombini si tenga il suo sapere, che a questa gente dei consigli mi sa che gli frega poco. comunque ho apprezzato il pezzo.

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Eretico Enoico

circa 7 anni fa - Link

Tutto vero e sottoscrivo ma e' vero anche il contrario e di esempi ve ne sono ,chiedete a Corrado Dottori (solo il primo che mi è venuto in mente),articolo assennato seppur un po' scontatello a meno che non fosse rivolto a Paris Hilton. Il minus habens vignaiolo parvenu in epoca post bellica e' sempre esistito come esiste il vignaiolo che ha deciso di essere tale cambiando la propria vita e la geografia vitivinicola (Maremma ,agropontino...) Generalizzare rende tutto meno efficace e leggermente " corporativo" il minidecalogo. A scanso di equivoci sottoscrivo tutto sopra con riserva e invito tutti i cronisti enoici a non scegliere un bersaglio troppo a lungo onde evitare l'effetto martire ( il vino di D'Alema non mi piace e lo dico dopo averlo degustato versato da lui,quanti che scrivono qui lo hanno assaggiato?) ...escludendo i vini fatti dalle star enologiche , per fortuna cominciano a fare flop commerciale nonostante la macchina da vendita ( una certa stampa nazionale ne fa parte), quanti piccoli capolavori in bottiglia non avremmo oggi senza l'intraprendenza di certi neo vignaioli. Sante'

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Stefano Cinelli Colombini

circa 7 anni fa - Link

Vero, generalizzare è sempre sbagliato, ma hai presente la canzone di Morandi? Uno su cento ce la fa....... E, francamente, Corrado Dottori mica era una star nella sua vita precedente.

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Eretico Enoico

circa 7 anni fa - Link

...la malvasia Hauner e' in tutto il mondo grazie a questo ( all'epoca) novello vigneron ,la affascinante signora Paola Lantieri che contro ogni scettico contadino in quel di Vulcano ci regala un altro miracolo Enoico ...il rinascimento vitivinicolo sulle sponde del lago di Bolsena anche per merito di giovani come Occhipinti ,Andrea romanissimo ...chiudo con un esempio toscano ,visto che in ambito vitivinicolo quando si sfiora la sacralità e la tradizione Toscana tutti devono stranamente sentirsi secondi , Helena e Dante della Colombaia . Amici fate il vino ,cambiate la vostra vita ,inseguite il vostro sogno e tenete bene a mente ciò che ha scritto anche Cinelli Colombini. p.s. Vero che ognuno deve fare quello che sa fare ma credo che migliaia di disoccupati sarebbero lieti di impegnarsi con successo nell'avviare un agriturismo nei casali abbandonati della dolce Toscana

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Stefano Cinelli Colombini

circa 7 anni fa - Link

Alla lista dei novelli viticoltori (non vigneron, siamo in Italia) di grande successo mondiale qui a Montalcino possiamo aggiungere Soldera e numerosi altri, ma che c'entrano con il mio articolo? Io parlavo di star di politica, spettacolo e simili e questi tutto erano prima di dedicarsi alla vigna tranne che star. Quanto ai disoccupati, ho il massimo rispetto per loro ma credo ce ne siano davvero pochi che hanno il milione o due di Euro necessari a acquistare, restaurare ed arredare un rustico in Toscana. Dato che le banche non danno più mutui, occorre averli in contanti.

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Eretico Enoico

circa 7 anni fa - Link

L'articolo inizia con un riferimento ad un politico ( che di per se non e' un fatto negativo) che ha deciso di produrre ( in senso cinematografico) delle etichette avvalendosi di un professionista ( può piacere o no ma Cotarella nel suo campo e'un buon professionista) e quindi non ricade ( non sto dando un giudizio qualitativo ne morale ) nel caso del dilettante allo sbaraglio avendo una tale supervisione a360*.Poi l'articolo prosegue assumendo un carattere più ecumenico e si rivolge a coloro che vogliono fuggire dalla città e riconvertirsi a vigneron ( uso questa parola non perché non sia un amante appassionato della lingua italiana ma perché ,come per terroir, certe parole rendono meglio di altre.Vignaiolo spesso e' confuso con contadino che non è l artigiano del vino ...rassicuro Cinelli Colombini che la lingua italiana non e' il toscano ma semmai il latino ) dando alcuni consigli. Mi sono permesso di far notare che se è' vero ciò che si consiglia e' vero anche il contrario ed ho fornito alcuni esempi tra le centinaia esistenti. Sul casale da ristrutturare ironizzavo non sulle capacità finanziarie ( ovvio che senza i soldi ne il professionista ne il neofita possono avviare un agriturismo) ma sul fatto che un saggio suo amico le rispondeva che ognuno deve fare il suo mestiere...la verità e' sempre nel mezzo ed io potrei rispondere che chi ha il pane non ha i denti e viceversa .Amici appassionati italiani di vini naturali attenzione a non fare l'errore di supponenza dei cugini francesi perché con sacrificio e passione il vino vero e buono lo fanno anche nel "nuovo mondo" e credo che li abbiano seguito solo in parte ( quella ovvia e valida per ogni tipo di progetto ovvero di non fare idiozie) i consigli sopraindicati . Essere una star ,un politico,un conte un signor nessuno non deve essere la discriminate pregiudiziale per fare un buon vino e nel case dei vini del politico più volte indicato non siamo davanti ad un novellino visto che il vino lo fa Cotarella e ben altro e dire ho assaggiato( io lo ho fatto ) e non e' di mio gradimento per una serie di fattori gustolfattiva,di filosofia e tecnica vitivinicola.

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Eretico Enoico

circa 7 anni fa - Link

Ps io adoro la parola Barbi mi porta in un mondo di piacere e le scrivo appassionato ma con affetto sincero

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Stefano Cinelli Colombini

circa 7 anni fa - Link

Ricambio l'affetto, ma temo che non sia stato colto il punto di quello che ho scritto. Ben venga sangue nuovo in campagna, figuriamoci. La mia era una bonaria presa in giro dei tanti vip che arrivano tra i filari arruolando super enologi e foraggiando super giornalisti, e intendevo dire che questo è un modo di fare ad altissimo rischio. Il guaio è che i super professionisti sono gente molto, molto capace, ma sono da gestire con cautela perché se sono grandi è perché sono nati per i progetti ambiziosi. Non per il quieto vivere, o la gestione da buon padre di famiglia. Ma un vip che viene dalla politica, dallo spettacolo o altro è un grandissimo professionista nel suo settore, altrimenti non sarebbe un vip, però in materia di vino è al più un amatore. Per cui non è in grado di gestire i progetti grandiosi di un super enologo, che è un grande professionista ma (inevitabilmente) è un super specialista e pensa da super specialista; per cui sa perfettamente cosa serve per fare il più gran vino possibile da quel territorio, ma non c'é da fidarsi sul suo giudizio sulla vendibilità del prodotto finito. Per il semplice motivo che questo è al di fuori della sua specializzazione, è roba da direttori vendite che passano la vita a fare quello. Però quando un vip sogna il suo buon ritiro pensa immediatamente all'enologo, figura mitica e affascinante, e mai a quell'essere più banale che si occupa di cose squallide come i soldi che è il responsabile vendite. E qui sorge il problema. Praticamente sempre quei progetti vippici prevedono ville piccole ma belle in luoghi ameni, con bei prati, e ottimi vini. Ma mai vini vendibili, che è cosa diversa. E così divengono costosi fallimenti. Se invece un super enologo è gestito da grandi imprenditori come Gaja o Antinori allora è tutto un'altro discorso, queste collaborazioni spesso danno frutti eccezionali perché gente così sa bene come usare strumenti delicati e preziosi come un Cotarella. Che è come un cavallo da corsa, non si può usare per portare a passeggio i dilettanti. Altra faccenda ancora è l'arrivo di giovani o di professionisti che scelgono di dare sfogo alla passione di una vita nella vigna, è un argomento affascinante con luci abbaglianti e tanti tragici insuccessi che meriterebbe un discorso a parte. Non di loro parlavo, se non come parte di un un discorso generale.

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Eretico Enoico

circa 7 anni fa - Link

comunque sono Giuseppe e la ringrazio Stefano per il suo apporto a questa conversazione. Condivido in pieno la sua ultima analisi e forse il malinteso e' nato appunto accomunando il mecenate profano( vip come lei lo identifica) che si converte a fare vino con " l'uomo comune " che decidi di tentare una impresa vitivinicola o di riprendere una vecchia tradizione di famiglia abbandonata dalle precedenti generazioni. con affetto Giuseppe

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Stefano Cinelli Colombini

circa 7 anni fa - Link

Grazie Giuseppe, simpatica l'idea del mecenate, la rivenderò; in fondo se gli enologi sono artisti, i ricchi e potenti che li fanno lavorare per il piacer loro e non per fare i soldi (come invece facciamo noi comuni mortali) sono effettivamente mecenati. Buona.

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