Vini a Roma, un successone naturale

Mani contadine Si è conclusa ieri la seconda edizione di Vini Naturali a Roma. In due parole, un successone. Vuoi per la regia dell’ottima Tiziana Gallo che ha coordinato quasi 100 produttori (tra cui Rinaldi, Cavallotto, Raymond Boulard, Foradori, Ar.Pe.Pe., Cascina degli Ulivi, Antoniolo, La Biancara, Fattoria San Lorenzo, Oasi degli Angeli), vuoi per la curiosità che oramai questi vini suscitano, certo è che la viticoltura “naturale” sta ormai portando una profonda rivoluzione nel mondo del vino. Come lo scorso anno, l’entusiasmo di giornalisti, visitatori e standisti è stato palpabile e superiore alle aspettative, testimoniato da un’atmosfera conviviale in cui non era raro vedere produttori assaggiare vini non propri, quando non direttamente dietro banchetti altrui. La sensazione è che manifestazioni come questa avvicinano al consumo di prodotti biologici, biodinamici o comunque naturali anche fasce di appassionati distanti dai temi di enologia ed agronomia che sono la sostanza di questo modo “altro” di fare vino. Sta di fatto che una intera giornata di assaggi non ha lasciato traccia del minimo mal di testa tra i partecipanti, sorprendendo in particolar modo i niubbi neofiti dei vini bio. Tu chiamalo, se vuoi, potere del naturale.

Nel video – girato e montato da Giulia Graglia - l’organizzatrice Tiziana Gallo, l’enologo Riccardo Vendrame e Augusto Cappellano, produttore.

[Immagine: Tigulliovino.it]





16 commenti a “Vini a Roma, un successone naturale”

  1. daniele daniele commenta:

    Confermo il tutto. Al banco di Foradori mi hanno consigliato di assaggiare lo Chardonnay di Valter Mlecnik…Comunque davvero un’ottima occasione per cercare conferme dai produttori più noti e scoprirne altri meno conosciuti in un ambiente sereno, positivo.

  2. Angelo Di Costanzo Angelo Di Costanzo commenta:

    Purtroppo la confusione è spesso generata proprio da questa continua ricerca di etichettare per forza di cosa vini che dovrebbero essere loro stessi una rapprensentazione “normale” di come si fa il vino.
    La gente fa domande ovvie perchè gli vengono date spiegazioni ovvie, e quando si entra nel merito si punta più ad ostentare sacra conoscenza piuttosto che normale quotidianità.

    • A dire il vero, anche ai sensi di legge, i vini “normali” sono perfettamente regolari, quindi non me la sentirei di utilizzare contrapposizioni tra gli oltranzisti (categoria che, ovviamente, prediligo) e gli altri. Conosco personalente enologi che pur non sbandierando questa o quella certificazione lavorano vini in modo ineccepibile, talvolte di gran lunga superiori a qualche biodinamico “senza se e senza ma”.
      Io sposterei la questione su quanto i vini sia in grado di farci GODERE mentre li beviamo.
      Ieri c’ero anche io alla manifestazione, ne ho assaggiati parecchi e non tutti mi hanno entusiasmato, molti invece mi hanno letteralmente toccato l’anima (non dico quali ordinerò per il mio negozio sennò sarebbe squallida pubblicità).

      Per quanto riguarda la mia Hitlist direi:

      1- A. Maule – Pico
      2- Klinec – Bela Quela
      3- Paraschos -Not
      4- T. Cappellano – Barolo piede franco 2005
      5- T. Rivella – Barbaresco 2006
      6- Pian dell’Orino – Brunello 2004
      7- Monte dall’Ora – Amarone Stropa
      8- Kotar – Vitovska
      9- Zidarich – Malvasia Istriana
      10- Radikon – Jakot
      p.s.
      okkio che i vini bianchi a e piacciono belli “puzzoni”!!!!

      • Simone Morosi Simone e Zeta risponde:

        Perchè il rosso di Pian dell’Orino 2007? Sembra addirittura meglio del 2006…è tutto dire!

        • maurizio silvestri maurizio silvestri risponde:

          aggiungo il faro di bonavita, il sauvignonasse (tocai) di mlecnik, il syrah di romaneaux-destezet i vecchi barbera di trinchero… ma il problema è che mi sarebbe piaciuto davvero provarli tutti perché tutti meritavano un assaggio. non mi sembra un merito da poco per la manifestazione.

          • Simone Morosi Simone e Zeta risponde:

            D’accordo con te, il Sainte Epine di Romaneaux-Destezet dovrebbe essere di esempio a molti nostri produttori, un vini lontano dalla strada delle macerazioni e concentrazioni. Una gamma aromatica lunga un KM!!!

        • Forse perchè secondo me (e non solo)il 2007 sarà annata superiore rispetto al 2006? Anche se in tal caso gradirei ricevere delucidazioni dall’eccelso dottor Gori che in Toscana ci vive a diferenza mia che ci faccio qualche capatina

          • Riccardo Margheri Riccardo Margheri risponde:

            Il 2007 è potenzialmente cosa bella assai, ma è più caldo del 2006 in generale, e il rischio di fare il vino stramaturo e bombolone è sempre lì. Vedi alcuni Rosso di Montalcino 2007 con struttura da Brunello, l’evidente differenza di finezza tra molti Chianti Classico 2007 e i fratelli delle stesse aziende dell’annata precedente. O peggio ancora i grami risultati dei Bolgheri base 2007. Ovvio che ci siano le potenzialità per fare il grande vino, ma sarà meno facile di quel che pare. Un’annata da intepretare, come il ‘97.

  3. Simone Morosi Simone e Zeta commenta:

    Vendiamoli, promuoviamoli e beviamoli. Il resto non tarderà ad arrivare.

  4. Rolando Rolando commenta:

    secondo anno per un’ottima manifestazione, ho ritrovato molti amici ed appassionati. solo un appunto: l’anno prossimo si può scegliere un posto con sale più ampie? per il resto, ottimo panel di produttori, e scelta di vini di alto livello.

  5.  Fabio Cagnetti commenta:

    Avevo preventivato un solo giorno di assaggi, invece sono rimasto per tutti e tre, visto che per una volta giocavo in casa.
    Mi ha favorevolmente impressionato l’affluenza, sia di addetti ai lavori che di semplici appassionati, davvero notevole per una manifestazione al secondo anno su una piazza tradizionalmente ritrosa verso le nuove tendenze e lenta a recepirle. Anche il parterre dei produttori era più ampio rispetto all’anno scorso, con delle aggiunte di qualità assoluta.
    Il movimento, ad occhio, gode di ottima salute; credo che il non essersi dati delle regole precise abbia portato a una salutare autodeterminazione, a un virtuoso spontaneismo che rende vitale il palcoscenico. Nota non di second’ordine, il clima che si respira tra i banchi di queste manifestazioni è ban più ricco di calore umano rispetto agli eventi “convenzionali”, ed è un clima che crea dipendenza.
    Tra i consumatori, trovo che ci sia molta più apertura, unita a curiosità, verso il segmento, vuoi per reazione immunitaria a un decennio in cui i vini dell’enologo hanno fatto la parte del leone, vuoi perché a forza di assaggi si sono resi conto che i pregiudizi sono spesso immotivati e alcuni di questi vini sono ai vertici dell’enologia nazionale.
    Parlando dei vini, ho trovato una qualità media piuttosto elevata, qualche bottiglia pesantemente ridotta o condizionata dalla volatile c’era ma fa parte del gioco, e comunque si tratta di una ridottissima minoranza. Al contrario, davvero tanti erano i vini nitidi, equilibrati e, soprattutto, rappresentativi del loro territorio.

    Top ten anche per me (un solo vino per azienda):

    Kupra 2006, Oasi degli Angeli
    Sassella Rocce Rosse 1997, Ar. Pe. Pe.
    Quota 600 2007, Graci
    Veruzza 2007, Guccione
    Bianco 2007, Massavecchia
    Le Trame 2006, Podere Le Boncie
    Fiano 2006, Picariello
    Rosato 2009, Bonavita
    Pinot Grigio 2007, Klinec
    Le Olive 2006, Pino Ratto

    fuori concorso, fuori rassegna e fuori dal mondo: Magma 5R, Cornelissen

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  7. Christian Bucci commenta:

    Anch’io c’ero… Ma purtroppo inchiodato dietro al bancone.
    Affluenza superiore alle aspettative , consumatori molto interessati.

    Ho assaggiato solo qualche azienda il lunedì quindi farò solamente una top 3:

    Chianti Le Trame 2006 , Le Boncie
    Fiano Don Chisciotte 2006 , Tufiello
    Terrano 2008 , Josko Rencel

  8. [...] birra artigianale italiana e diventare esperti in un post? Si può fare. E non solo con la birra, i vini naturali, per dire. 9 – John è il cibo. Paul l’ambiente. George il servizio, Ringo il prezzo. [...]

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