Pre-visioni: 14 vignaioli che saranno famosi nel 2020

Pre-visioni: 14 vignaioli che saranno famosi nel 2020

di Redazione

Noi ve l’avevamo detto, anzi, ve lo stiamo dicendo: questi 14 vignaioli diventeranno famosi nel 2020 per cui fate ancora in tempo a correre in cantina per razziare quante più bottiglie possibili. Intravino non sbaglia mai le sue pre-visioni!!

Miriam Mareschi ha talento, cuore e una passione che la divora. Essere una ristoratrice con la chiocciola evidentemente non le bastava e ha pensato bene di irrompere nel mondo del vino. Le sono occorse giusto un paio di vendemmie di assestamento per prendere bene la mira e sparare dritta al bersaglio. Il Pian di Lance 2018 spacca. Così grasso e così magro, è assurdo come John Belushi che fa il salto mortale all’indietro. (Massimo Andreucci)

Gioco in casa e sparo: Lumiluna, piccola cantina di Mercatello, provincia di Perugia. I produttori sono Luca Bigicchia e Giulio Rinaldi, quest’ultimo, perito agrario. Amici da una vita, da sempre in mezzo alle vigne per lavoro. Si definiscono “restauratori di vigne” perché prediligono vigne abbandonate che rimettono in produzione. Sono partiti con una annata difficile, la ’17, producendo con rigore un vino tipicamente famigliare, il Diciannove: trebbiano toscano, malvasia e grechetto. Il tipico vino da tavola del centro Italia. Ora producono anche un grechetto in purezza e un sangiovese da leccarsi i baffi. Sono bravi e presto lo saprete tutti. (Sara Boriosi)

Thomas Niedermayr, è giovane, ha talento, può cavalcare l’onda lunga dei vitigni PIWI (per i quali è all’avanguardia), produce un Pinot Bianco che è destinato a diventare importante, usa il tappo a vite. Ha tutto tranne i numeri. O forse ha già sfondato e non me ne sono accorto. (Nicola Cereda)

Emanuela Flore vinifica per la Cantina Cooperativa del Mandrolisai, cuore geo-enologico della Sardegna, dove si produce un rosso con suoi caratteri propri. Questo scricciolo di 33 anni è una forza della natura, in perfetta sintonia con il vino che nasce sulle alte colline di questa regione storica: la tenacia polifenolica e tannica del muristellu, la dote alcolica corroborante del cannonau e il delicato e fresco monica. Repentine escursioni termiche giorno-notte, sabbioni granitici, basse rese: la giovane enologa ha tutto quello che serve per lavorare uve che saranno vini potenti, fini e longevi. E lì che si sta concentrando il suo lavoro. Non so se farà il botto ma conoscerla è un botta di vita! A lei l’arduo compito di restituire il potenziale straordinario di questa DOC non monovitigno della Sardegna. (Alessandra Corda)

Manuel Marinacci e il suo Barbaresco (se non ha già fatto il botto a mia insaputa): giovane azienda di 4 ha e 30.000 bottiglie totali; ho recentemente bevuto un suo Barbaresco 2010, luminoso, impeccabile, perfetto come una sfera. (Lisa Foletti)

Gregorio Galli – Palazzo di Piero. Il botto, in realtà, i suoi vini naturali già lo fanno da tempo: un botto di succulenta e sostanziosa bontà, per la felicità de’ noantri quaggiù nell’Urbe, de l’amici nostra e alla faccia de chi ce vo’ male. Lui è talentuoso. I vini sono tanti e tutti belli – lo sarà, ardisco di inferire, anche quello che, ahimè, mi manca: il Vin Santo – ma non li vedo molto in giro. Gli è che io, non frequentando i giri che contano, magari giro a vuoto e ignoro che ai giri che contano i vini di Gregorio potrebbero già essere assurti. In tal caso, così sia e mi rallegro. In caso contrario, io non merito i giri che contano, lui invece sì. E glieli auguro di cuore per l’anno entrante. Io, intanto, per le Feste prendo e porto a casa Purneia (il Sangiovese) e gli spumanti. (Emanuele Giannone)

La cantina si chiama Rarefratte – vini rari e autoctoni – siamo a Breganze (Vi). Mani testa e cuore sono di Cristian Moresco e della sua compagna Arianna. L’anima del progetto e del vino di Cristian è il vino autoctono e la sua terra. Difficile raccontare in poche righe la loro realtà. In poco tempo di strada ne hanno fatta tanta, li ho conosciuti coi Canevisti che quasi non avevano le etichette delle bottiglie ma ci credevano. Dai loro autoctoni i loro vini, da bere! Pedeveska: il loro macerato, il loro pedevenda. Vespaiolo: dalle più vecchie vigne di vespaiola un bianco al quale non manca nulla. (Angela Mion)

Nel panorama scoppiettante dei piccoli produttori valtellinesi, Barbacàn scoppietta in modo particolare. Pizaméj, lo Sforzato e Livèl sono solo alcune delle etichette che si sono aggiunte alle storiche negli ultimi anni. E in quanto valtellinese, sempre più amici mi chiedono: “ma… questo Barbacàn… dimmi un po’…”. Scommetto che sarà un bel 2020 per la famiglia Sega. (Graziano Nani)

Elisa Mazzavillani (cantina Marta Valpiani – Castrocaro Terme & Terra del Sole). Perchè la ragazza porta i pantaloni e c’ha il manico, a far vino. Il sangiovese glielo dona il suo bel calanco romagnolo, lei ci mette in più la biodinamica e studia pure un mazzo tanto. La passione ci appoggia in cima il suo cappello, ed in pochi anni la sua cantina è cresciuta paurosamente in tecnica e in qualità. Per giunta lei giura a spada tratta sul tappo a vite, e già questo basta a rendercela simpatica e neomodernista. (Thomas Pennazzi)

Podere Erica a Olena, una scoperta intrigante, fatta quasi a tavolino, con i vini assaggiati dopo aver letto qualcosa di loro. Sangiovese sanguigno e poderoso.La cooperativa la Ginestra una nuova frontiera del naturale, con prodotti avvincenti sui rossi. (Leonardo Romanelli)

Sarei quasi pronto a puntare il mio nichelino su Quattro Elementi Cantina di Villasimius. Qualche anno di vita, poche etichette, bottiglie prodotte in quantità risibili da un ettaro e mezzo di vigneto in faccia al mare. Pratiche di vigna e cantina ridotte all’osso, con una retroetichetta senza fronzoli né poemi che dice tutto per benino: solo sovesci ed estirpature e, quando occorre, zolfo e rame. Raccolta manuale. Lieviti indigeni. Terreno a disfacimento granitico con giacitura collinare delle viti, piantate a quattro chilometri dalla linea di costa.
Vini senza sbavature, molto piacevoli, ma non per questo ordinari o prevedibili. Trovati nel calice, strappano un mezzo sorriso: non diresti mai che sono bottiglie prive di articolazione e profondità ma la vocazione ce l’hanno per la sete e la tavola. Mi è parso di capire che in azienda lavorino principalmente con varietà autoctone, bianche e rosse. Ma potrei sbagliare: informazioni in giro ne ho trovate pochissime e bottiglie pure meno. Quelle poche son finite in un amen. (Gianluca Rossetti)

Più che una cantina vorrei segnalare una doc che nel 2020 farà il botto, per cui segnatevi questo nome: Gioia del Colle. I boatos parlano di una grossa (ma grossa!) cantina toscana che ha comprato vigneti in zona, di enologi dell’Alto Adige in visita esplorativa e di acquisti di cantine in blocco. La doc Gioia del Colle, d’altronde, è il terroir di alcuni mostri vinicoli come Nicola Chiaromonte o Filippo Cassano di Polvanera, più un gruppo ristretto di piccoli vignaioli che stanno lavorando benissimo (Pietraventosa, Tre Pini, Fatalone). Ricapitolando: zona piccina per niente inflazionata, piccoli produttori e un vino spettacolare: manca solo il botto e siamo a posto. (Antonio Tomacelli)

Non è certo uno sconosciuto ma con il suo lavoro merita, e avrà, maggior gloria. Collio Sloveno, o Brda, il grande Andrej Kristančič della cantina Nando (si mi piace anche perché suona parecchio romano, ma in realtà il nome si deve all’imperatore FerdiNando). Da provare la ribolla etichetta blu, piacevolissimo e bevibile, e il Jakot etichetta nera ovviamente Friulano affinato 18 mesi in botte da 500l. (Andrea Troiani)

Riccardo Magno, Azienda Agricola La Torretta, a Grottaferrata, un tiro di schioppo da casa. “È mejo de la sciampagna, er vino de ‘ste vigne…” diceva una vecchia folk-hit de noantri, ma senza bisogno di scomodare impossibili paragoni, i vini di Riccardo sono buoni davvero e da tenere sott’occhio: Torretta (malvasia e trebbiano) è una goduria già adesso, Castagna va aspettato ancora un po’ perché possa accomodarsi al meglio nella posizione a lui più consona. Riccardo è un entusiasta, le sue vigne erano il giardino di famiglia, ha scelto la biodinamica e va spedito come un treno. (Samantha Vitaletti)

 

10 Commenti

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Vito Antonio Mangialardo

circa 5 mesi fa - Link

Secondo il mio umilissimo parere dimenticate Marco Ludovico da Mottola (Ta). I suoi vini artigianali sono ricchi di stile e carattere, con delle acidità che li fanno sembrare più vini del Nord che del profondo sud. Il tutto giocato sulla pulizia estrema, quasi maniacale.

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Manilo Frattari

circa 5 mesi fa - Link

Ho appena degustato i suoi vini per il mio evento, è stata una piacevole sorpresa, io non amo la Puglia in generale, per un mio difetto gustativo.

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Rosa

circa 5 mesi fa - Link

Verissimo! Marco Ludovico reinterpreta un territorio senza stravolgerlo. 🖖

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vinogodi

circa 5 mesi fa - Link

..mi permetto un nome : Spiriti Ebbri ( Calabria ). Il loro "SEE" fra i vini più emozionanti bevuti quest'anno ...

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Sancho P

circa 5 mesi fa - Link

Mi auguro che i vini di piccoli grandi produttori come Rino Varaldo(Barbaresco) e Nadia Curto (Barolo) acquistino quella notorietà che meritano tra chi ama il Nebbiolo. Nati modernisti, ma oggi ormai i loro Bricco Libero, Sori Loreto e Arborina stanno acquisendo la stoffa per diventare potenzialmente dei classici

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Vinoltre

circa 5 mesi fa - Link

Convengo su Spiriti Ebbri...belle persone e eccellenti vini..

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Capex

circa 5 mesi fa - Link

Sig. Tomacelli perché scrive sempre e soltanto di Puglia? Al netto delle prelibatezze pugliesi, non riesce ad apprezzare niente oltre tali confini?

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Carlo Bianchi

circa 5 mesi fa - Link

Parla sempre di Puglia perché ci fa il business con i pugliesi

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Antonio Tomacelli

circa 5 mesi fa - Link

Perché sono un povero ignorante di vino e poi perché ha ragione Bianchi: sono diventato ricchissimo con le cantine pugliesi. Anzi, a proposito: se mi fate un bonifico sono capace pure di dire che siete due persone argute e intelligenti. Vi passo l'Iban?

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HappyWiners

circa 5 mesi fa - Link

Concordiamo in pieno su Marta Valpiani! Gli altri invece non li conosciamo. Grazie per le dritte.

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