Perché la guida Michelin ha “sposato” il guru del vino Robert Parker?

Perché la guida Michelin ha “sposato” il guru del vino Robert Parker?

di Andrea Gori

La Guida dei Ristoranti Michelin deve espandersi in Asia e per farlo passa per una via molto comoda e potenzialmente danarosa ovvero quella del vino, acquistando il 40% della guida di Robert Parker, Wine Advocate, e imitando un modello reso famoso nel mondo dal nostrano duo Gambero Rosso-Slow Food. Il primo e più evidente commento che balza in testa commentando la notizia del mese potrebbe essere senz’altro questo e anche un approfondimento della situazione non ci porta molto distante.

Da anni in ristrettezze economiche e bisognosa di nuovi modelli di business (remember le targhette rosse che hanno invaso l’Italia negli scorsi mesi?) la guida più prestigiosa del mondo della ristorazione ha bisogno di nuovi mercati e l’unico che cresce davvero in termini di fatturato è l’oriente da Singapore (dove ha sede la società che controlla Wine Advocate) fino alla Cina passando per l’Indonesia, l’India e tutto quanto sta nel mezzo; per questo ha deciso di aggiungere la potenza di fuoco delle cantine più importanti del mondo che hanno soldi da investire per entrare nelle carte dei vini dei ristoranti di questa zona del mondo. Miliardi di persone apparentemente bisognose di una guida per orientarsi nelle sempre più raffinate preparazioni gastronomiche e soprattutto nei suoi abbinamenti più fini, quelli che giustificano l’esborso di bottiglie costose, per la maggior parte francesi, évidemment.

Le due imprese editoriali hanno elementi in comune molto forti come l’indipendenza, l’assoluta trasparenza e la sbandierata indipendenza da parte degli sponsor (comunque sempre numerosi, soprattutto per la Michelin). Hanno anche in comune un modello “paid” molto forte, ovvero, tutte le attività mirano tuttora a far comprare guide, libri e riviste cartacee e a far sottoscrivere abbonamenti in maniera molto diversa da altri concorrenti.

Per quanto riguarda web, social e app ci sono possibili e interessanti sinergie. Se infatti l’app della Guida Michelin (all’interno di una galassia di applicazioni da viaggio made in Michelin) ha aperto le porte alle recensioni e foto del pubblico e ha ricevuto una bella accoglienza nel mondo (con molti acquirenti digitali che duplicano l’acquisto cartaceo con la app), Wine Advocate ha solo una app Robert Parker non scaricatissima:  rispetto alla potenza di fuoco di Delectable (la app riconosci-etichette  di Antonio Galloni e la sua Vinous) non è una mancanza da poco e il supporto Michelin da questo punto di vista potrebbe essere fondamentale.

Per tante altre considerazioni i tempi sono decisamente poco maturi ma di certo sarà interessante vedere come i cugini riusciranno a sviluppare sul campo un modello reso famoso e vincente dal Gambero Rosso e poi seguito da molti altri  in Italia ovvero usare i capitali del vino per promuovere l’enogastronomia di alto livello che ha molta audience e pubblico pagante.

Esattamente il contrario del mondo del vino dove utenti e consumatori sono in calo da anni ma che ha bisogno di investire per svilupparsi in nuovi mercati.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

1 Commento

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Andonio

circa 4 mesi fa - Link

Tempi lontani quelli di Wine Advocate punto di riferimento del mercato USA in quanto unica rivista indipendente, non influenzata da raccolta pubblicitaria come i magazine tradizionali. Basta guardare le ultime recensioni sui vini italiani, sono sparite completamente le piccole aziende artigianali di grande qualità a favore dei "grandi nomi" che hanno risorse da investire nel business enogastronomico. Il giudizio sulle capacità di chi segue i vini italiani su WA lo lascio ai lettori di Intravino :-)

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