Ma per chi scrive chi parla di vino?

Ma per chi scrive chi parla di vino?

di Alessandro Morichetti

Dacché il “lettore modello“* di Umberto Eco ha iniziato a lavorarmi dentro, mi chiedo sempre A CHI stia parlando CHI scrive qualcosa. Perché, a forza di spulciare post e articoli, la domanda ritorna: “Tu, caro wine writer, a chi diavolo pensi di scrivere?”. Perché di Petrarca in erba ce ne sono quanti vuoi ma, oh, si capisse pure quello che vogliono dire – e soprattutto a chi pensano di parlare. Oggi barocco, domani minimal divulgativo, dopodomani lezioso e autocelebrativo. Estremizzo, chiaramente.

Bene. Dopo averci pensato a lungo ho capito che io scrivo sostanzialmente per 3 persone (e per ogni sfumatura che sta nel mezzo):

1) Mia mamma. Non capisce una sega di vino né le importa particolarmente però ha scoperto che un figlio avvinazzato puo’ tornare utile. Una bocca rubata al Tavernello, quindi. Spiegarle che il Trebbiano d’Abruzzo 2007 di Valentini è buono dopo che non è piaciuto a lei (e neanche a nonna e zia: da ora in poi, “le ragazze”) è un esercizio dialettico-divulgativo interessante e centrale. Non devo convincerla ma almeno intavolare la questione nei giusti termini: “Eh, ma tu non capisci un cavolo di vino” non sono i giusti termini. Il gusto poco allenato è imprevedibile, può stroncare un Barolo tradizionale e amare un barriccone come, al contrario, adorare un Verdicchio fresco a ammandorlato schifando un Mersault burroso e nocciolato. È un esercizio di dialogo importante e necessario con chi vive fuori dal ghetto.
PS: mia madre non sarebbe d’accordo sul fatto che io scriva anche per lei – in genere mi trova incomprensibile – ma sapendo che non commenterà mai ho ragione io per abbandono dell’avversario. Beginner.

2) Armando Castagno. Da quando l’ho visto in video che parlava di Leroy è il mio mito. Enciclopedico, puro, degustatore serissimo, stimato dalla gente giusta e mal sopportato dai viscidi. Tutte doti. L’ho anche visto di persona e fidatevi: meglio in video (anche se lo odia). I corsi romani per Bibenda di cui è docente sono must che varrebbero il trasferimento in tronco nella capitale. È il prototipo di lettore iperspecialistico ma ha senso del moderno, i tempi giusti e sprint giovanile. Sa entusiasmarsi, fare carezze e dare scapaccioni. Sapere che ci legge, che commenta mi piace e mi conforta. Maestro.

3) Me stesso, fra 3 anni. Io il 23 giugno 2009 ancora me lo ricordo. Avevo il Parkinson sul mouse in attesa che Fiorenzo pubblicasse il mio primo post su Intravino: “Sì, ti prego: Verdicchio del Priore“. Rileggendolo oggi, me ne vergogno meno che di altri. Lo stile è una cosa seria. Parla di noi, di come vediamo il mondo e di come lo rappresentiamo. Innesca un dialogo partendo da quello che sappiamo, da quello che vogliamo o non vogliamo far sapere. Non posso sintetizzare in 3 righe 5 anni di Scienze della Comunicazione, quindi diciamo che se dopo 3 anni ti rileggi e ti fai cagare da solo, chiediti: perché 3 anni fa non c’ho pensato? E se non ci pensi proprio a rileggerti, chiediti: a che pensavo 3 anni fa? Highlander.

* “Il lettore modello, o lettore implicito, è un concetto della semiotica: con l’espressione s’intende un lettore immaginario a cui un testo è rivolto.” (Fonte: Wikipedia)

[Immagine: Paper blog]

avatar

Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

30 Commenti

avatar

Armando Castagno

circa 7 anni fa - Link

You are not that normal, my friend...!

Rispondi
avatar

Giovanni Corazzol

circa 7 anni fa - Link

I agree

Rispondi
avatar

jovica todorovic (teo)

circa 7 anni fa - Link

I'm very happy...we are at least in two... a pensare che morichetti non sia normale. That's amore

Rispondi
avatar

Lino Grigno

circa 7 anni fa - Link

Anni fa, durante una lezione propedeutica all'esame di stato per diventare giornalista professionista, un docente, giornalista di nera, raccontava che bisogna sempre raccontare i fatti e che al lettore nulla importa dell'opinione di chi ha scritto l'articolo. Grande verità. Un tempo gli opinionisti erano persone di grande esperienza (spesso avanti negli anni) che mettevano a disposizione dei lettori il proprio sapere. Il problema è che oggi si sentono tutti opinionisti. A chi legge lascio le conclusioni.

Rispondi
avatar

Alessandro Morichetti

circa 7 anni fa - Link

Grande questione quella su fatti e opinioni, news e views. Cosa sono "i fatti"? L'oggettività esiste? Per certo, esistono l'intersoggettività e, soprattutto, la dichiarazione della propria soggettività. Seguono 180 anni di giornalismo in pillole :-).

Rispondi
avatar

Lino Grigno

circa 7 anni fa - Link

Il "senso comune" è la chiave che sta venendo a mancare. Il "senso comune"arriva da conoscenza e dall'esperienza. Caratteristiche, ultimamente, spesso non presenti in chi si definisce "giornalista enogatronomico" o peggio ancora "critico enogastronomico". Ho visto alcuni di questi rifiutarsi di assaggiare una lingua solo perché era un lingua; di assaggiare dei vini bianchi solo perché bevono rosso; 20nni mandare curriculum e proporsi come esperti in tal settore (probabilmente la madre non li allattava ma li avvinava). Tutto questo caos allontana il lettore colto che ha il "senso comune", in quanto è stufo di essere disinformato o di ricevere informazioni devianti.

Rispondi

gianni morgan usai

circa 7 anni fa - Link

Grande lezione di tecnica, cinismo, chinoiserie e Cuore..!

Rispondi
avatar

Fiorenzo Sartore

circa 7 anni fa - Link

"un corpo solido che si appoggia morbidamente al palato" - certo che anche io ero un bel po' distratto su alcuni dettagli, eh?

Rispondi
avatar

Carlo Cleri

circa 7 anni fa - Link

E si, facevi proprio cag.....e!!! Bentornato Moricchia: ci mancavi! ;-)

Rispondi
avatar

Costantino Gabardi

circa 7 anni fa - Link

Chi scrive di vino non scrive per nessuno, scusa se ti correggo, sostanzialmente lascia un testamento etico e morale di come vede e interpreta il legame viscerale tra produttore e piante di vite, il dilemma tra il bisogno di vendere e la separazione da una parte di sé (molti produttori sentono il loro vino come parte di loro...) e soprattutto non racconti nulla, testimoni, custodisci e trasmetti.

Rispondi
avatar

Francesco Maule

circa 7 anni fa - Link

Almeno all'epoca non eri cosi` sboccato!

Rispondi

claudia donegaglia

circa 7 anni fa - Link

Io scrivo di vino sostanzialmente per me stessa , metto su carta/ video quello che ho in pancia tutti i giorni , per capire se c'è una una logioca in questo mondo di viti-eno-bottiglio-fili. Ogni tanto mi rileggo così per vedere la strada fatta. Claudia

Rispondi
avatar

Le Courtier du Vin

circa 7 anni fa - Link

Bello,bello,bello tutto... ma, il punto 2 , "l'appoggio" alla grande!

Rispondi
avatar

francesco vettori

circa 7 anni fa - Link

Finalmente si dice pane al pane e vino al vino. Puntualizzo solo qualcosa. Il lettore modello è concetto specifico e per questo ancora utile, anche se da aggiornare. Nel caso non è utilizzabile se si pensa di scrivere "per la mamma, che si presume sappia poco o niente di vino" e per "Armando Castagno, che si presume ne sappia tantissimo". In questo modo il concetto diventa insignificante. Trovo invece molto significativo l'asterisco * che in fondo lo spiega. Pur attribuito il concetto al suo autore, si richiama un altro autore per glossarlo. Quest'ultimo è, come si sa, una serie di autori, un'intelligenza collettiva. Solo ieri, mi perdonerà la pedante citazione, chi è definito maestro scriveva su FB: "Wikipedia è una bella cosa, ma alle volte si perde in un bicchier d’acqua. Nulla di fondamentale, in questo caso, ma la superficialità con cui certe voci sono state trattate fa pensare. " Paradossale e interessante che l'originale e singolo - Umberto Eco - sia sostituito dall'attuale e collettivo - Wikipedia. Oltre a chiedermi chi è il lettore modello, mi chiederei quindi anche chi è oggi lo scrittore modello, in fatto di vino e non. Fermo restando che di "guide", tra l'altro spesso collettive, nel caso non se ne può più. P

Rispondi
avatar

postatore_occasionale

circa 7 anni fa - Link

mi pare che nelle teorie semiotiche citate il lettore modello venga postulato/costruito dall'autore, così come l'autore modello dal lettore, sono artifici, dispositivi comunicativi e interpretativi, non target o fidelizzazioni

Rispondi
avatar

francesco vettori

circa 7 anni fa - Link

Si può rimandare per una spiegazione più estesa alla voce si Wikipidia, citata nell'articolo. http://it.wikipedia.org/wiki/Lettore_modello Il lettore modello è specifico, cito da wikipedia: "L’autore, avendo in mente uno specifico lettore modello, adotta una strategia narrativa a lui congeniale" e soprattutto nasce dal testo: "Secondo Eco, il lettore modello, prodotto diretto del testo, “non è colui che fa l’unica/giusta congettura. Un testo può prevedere un lettore modello che può fare infinite congetture. Si tratta di una serie di condizioni che devono essere soddisfatte affinché il testo possa esprimere interamente il suo contenuto potenziale:[...]". Secondo me, molto più interessante e azzeccata, quando si parla di vino, è la posizione riportata da altro insigne semiologo strutturalista, Roland Barthes. Cito da "La retorica antica", Bompiani, 1972(!), l'originale francese è del 1970, pag 17: "La vera retorica è una psicagogia, richiede un sapere totale, disinteressato, generale [...]. Questo sapere "sinottico" ha per oggetto LA CORRISPONDENZA O L'INTERAZIONE CHE LEGA LE SPECIE D'ANIME E LE SPECIE DI DISCORSI. La retorica platonica scarta lo scritto e ricerca l'interlocutore personale, l'adhominatio; la modalità fondamentale del discorso è il dialogo fra il maestro e l'allievo, uniti dall'amore ispirato. Pensare in comune [...]". Con le dovute proporzioni, è una perfetta descrizione dello spirito che anima le bevute, i simposi, fra amici appassionati di vino. O, al limite, le degustazione guidate bene.

Rispondi
avatar

postatore_occasionale

circa 7 anni fa - Link

barthes in questo caso parla di retorica e più che semiotica sembra faccia "ermeneutica del discorso", il sentire comune più che gli interpretanti culturali comuni per quel che mi riguarda nei discorsi sulle sensazioni (le bevute) mi piace il discorso orientato più dalle percezioni (che benchè culturalmente e psicologicamente mediate una comune base fisica e biochimica ce l'hanno) e negli altri argomenti (i discorsi sul contesto) un approccio del genere mi rende più difficoltoso percepire la strategia comunicativa soggiacente

Rispondi
avatar

francesco vettori

circa 7 anni fa - Link

???? Macché, Barthes nel punto citato (a proposito un intero post senza punti è davvero un bell'esempio di testo "orale" e qui, una volta scritto, al limite della comprensibilità) , parla di una "buona" e una "cattiva" retorica, riferendosi a Platone, la prima tale perché forma gli animi e ha per oggetto la verità, la seconda, invece la verisimiglianza e l'illusione, e inclina così all'adulazione e alla contraffazione. Nel caso si può vedere l'argomento trattato a fianco: Manifesto | Tra redazionali, giornalisti, sedicenti comunicatori e simile umanità

avatar

postatore_occasionale

circa 7 anni fa - Link

mi fa piacere saperti in opera col matitone rossoblù a corregermi la punteggiatura, casomai ti fosse sfuggito ti informo che non ho messo neanche le maiuscole e per giunta arrivando al lavoro ho pure calpestato un 'aiuola

avatar

francesco vettori

circa 7 anni fa - Link

Contentotuionontileggonérispondopiù.

avatar

Nelle Nuvole

circa 7 anni fa - Link

Chi scrive lo fa per essere letto e, possibilmente, capito. Innanzi tutto da se stesso quando si rilegge. Secondariamente da qualcuno che non sia la propria mamma (Signora, ma qualche scapaccione in più...) Di quello che hai scritto ho capito tutto, obiettivo raggiunto. su di un punto cruciale non sono per niente d'accordo: Armando Castagno E' molto meglio dal vivo che in video. Quella performance che gira su youtube lo sta danneggiando, per favore smettetela di citarla. Ora che ti sei di nuovo presentato puoi cominciare a fare quello che vuoi fare da grande. Prendo questo post come prologo ad un futuro in cui leggerò di vino, veramente di vino. Con lo stile moderno, avanguardista, a volte esageratamente da battaglia, a cui ci avevi abitato. Ma con più spessore. Sei in grado di farlo,quindi fallo. In bocca al lupo. Ps si può sapere chi è quel figo sulla tastiera?

Rispondi
avatar

Durthu

circa 7 anni fa - Link

"Spiegarle che il Trebbiano d’Abruzzo 2007 di Valentini è buono dopo che non è piaciuto a lei (e neanche a nonna e zia: da ora in poi, “le ragazze”) è un esercizio dialettico-divulgativo interessante e centrale". Mi spiace ma su questo non sono d'accordo. E' una forma mentis che fa parte del superior-pensiero che accomuna tanti sommelier ed enostrippati vari, rendendoli scarsamente sopportabili. Puoi forse convincere qualcuno che un vino abbia finezza, complessita', tutto queste belle cose, ma non che sia "buono". Senza contare che "il gusto pocco allenato" allora ce lo hanno svariate decine, se non centinaia, di critici australiani, americani e inglesi, se si seguono i parametri enunciati nell'articolo. Nel momento in cui ci convinceremo che l'assaggio ha ben poco a che fare con la metrologia e la valutazione oggettiva, il vino diventera' veramente un bene comune. Fino ad allora continueremo a cantarcela e suonarcela da soli.

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 7 anni fa - Link

1) De Moriquettis: l'obiezione ad Alessandro può forse considerarsi rimessa sostituendo "raccontarle" a "spiegarle"? Io sono per rapsodi e raconteurs. Alessandro è uno di loro, spiritoso e lontano dai modelli dei tristi e divini, degli enocensori superciliosi, dei grossi di becco e neri di penna, i Supertucans, sempre appollaiati sui grandi vini. 2) De mentis forma dementis: sommelier, enostrippati e supertucani non esauriscono le categorie critiche del giudizio di gusto. Piuttosto, spesso le disertano e in tal senso non ha molto senso citarli. In tal caso, per soprammercato, è giusto che finiscano laggiù, dove li piazzi tu, alla fine del tuo commento: olim cicada in silva canebat...

Rispondi
avatar

Durthu

circa 7 anni fa - Link

Suppongo tu stia scherzando. In caso contrario: 1) No, cambia la forma ma non il contenuto. Il fine rimane lo stesso: convincere qualcuno che il giudizio soggettivo di X e' giusto, quello di Y e' sbagliato. Non ci siamo. 2) Cvd.

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 7 anni fa - Link

Ovvio che si scherzasse. D'altronde Alessandro non parlava di un convegno di esteti, bensì di una disputa intrafamiliare. Comunque, fuor di metafora e stavolta, ahimé, senza celie: 1) d'accordo, cercare di convincere è di certo un presupposto deleterio. Nell'incipit scherzoso del post non lo si suffragava, e nel testo che lo segue si legge "esercizio di dialogo". Questo è il punto dirimente: io sono fermamente convinto che l'esercizio del gusto sia un processo dialogico. 2) qui mi sembra che si sia d'accordo, senza bisogno di esegesi

Rispondi
avatar

Gianpaolo

circa 7 anni fa - Link

Questo font non e' che si legga proprio bene, e gia' e' un problema con la comunicazione, che deve essere chiara, non deve essere sfoggio di se'. Comunicare per farsi capire, sembra ovvio, ma non e'.

Rispondi
avatar

vincenz

circa 7 anni fa - Link

Forse si capisce meglio per chi scrivere,se ci si domanda perchè scrivere (in questo caso di vino).Quali sono le vere motivazioni ,i veri scopi dello scrivere e quelli apparenti.Non mi riferisco a Intravino(chenon con conosco) ma l'impressione che ho a pelle dei blog di vino è che sembrano delle vetrinette in cui ci sono tante bottiglie da "vendere".E chi scrive(critici,sommelier,esperti) crede di "possedere " delle "qualità" "straordinarie" che un comune mortale non può avere perchè richiedono innumerevoli esperienze.Di fronte a tale presunzione a volte mi sento spiazzato e avvilito.Poi mi riprendo,pensando che ho potuto leggermi dei classici,leggere saggi non banali,ascoltare musica classica,"gustare " un buon film, andare in un museo e apprezzare la"bellezza". Ma di fronte ad un vino ed al suo "sacerdote",lo confesso,mi sento ancora un principiante.E non voglio essere trattato da "cliente".

Rispondi
avatar

Simone e Zeta

circa 7 anni fa - Link

Sottoscrivo.

Rispondi
avatar

Nicola Manferrari

circa 7 anni fa - Link

ehi, alessandro! non ti conosco, dunque perdonami il tu. per un'infinitesima probabilità del destino, roba del tipo tipo moti browniani, mi sono imbattuto nel tuo scritto così da divenire un tuo occasionale lettore (non proprio modello). Così mi hai fatto il regalo di farmi conoscere l'esistenza di una mamma interessante. e pure di nonna e di zia, da quanto riferisci tre ragazze decisamente sorprendenti. perché non le esorti a scrivere qualcosa? potrebbero trovare in me il loro lettore modello. grazie.

Rispondi
avatar

Nicola Manferrari

circa 7 anni fa - Link

post scriptum. nell'accezione latina, che in quella dell'internet-idioma l'incipit del post apparirebbe inutilmente pleonastico. chiedo scusa della precisazione, non essendo del luogo, duque non potendo contare su di un lettore modello e dunque di almeno un comprenditore garantito, volevo evitare incomprensioni. vengo al dunque dicendo che sono certo che fra tre anni... fammi un fischio quando le ragazze scriveranno... tuo lettore... e sì, che ora ti ho letto e riletto... implicito!

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.