Lo strano caso di miss Passerina e mister Pecorino. Ma neanche tanto

di Alessandro Morichetti

Passerina e pecorino sono due uve bianche verosimilmente autoctone del Piceno, sud delle Marche. Vivono entrambe un momento di ottima salute, premiate dal mercato anche grazie al simpatico nome. Non è tutto oro quello che luccica e per qualcuno che viaggia sulla cresta dell’onda, qualcun altro naviga in acque mosse. La doc Falerio, uvaggio di trebbiano, passerina e pecorino storico del territorio piceno, fatica ormai terribilmente a farsi largo. Bistrattata negli ultimi anni, relegata dai produttori stessi a denominazione di ricaduta, vive oggi un momento negativo. Prendete 10 consumatori in un ristorante vista-mare di San Benedetto del Tronto: 6 berranno Passerina, 3 Pecorino, 1 Falerio. Non lavoro all’Istat, facciamo a fidarci.

L’uva passerina è resistente e produttiva, storicamente chiamata pagadebito (o anche scacciadebito, cacciadebiti): non è un’uva da cui aspettarsi vini di grande qualità. Gli assaggi consegnano prodotti generalmente corretti, diremmo facili e di pronta beva se non fosse che ogni regione viticola del mondo ne ha. Le Passerine in commercio sono bianchi non impegnativi, immediatamente piacevoli e al contempo di scarsa caratterizzazione aromatica e gustativa. È prodotta nelle versioni ferma, frizzante e passita e aziende di grande rilievo commerciale come Velenosi di Ascoli Piceno propongono la passerina spumante come base per cocktail dai nomi maliziosamente accattivanti (Mélo day Passerina, Pésca la Passerina, Red Passerina, Passerina Spritz), a suggellare una vocazione più modaiola e commerciale che enologicamente interessante.

Discorso diverso per il Pecorino. Riscoperto negli anni Ottanta nei pressi di Arquata del Tronto da Teodoro Bugari (storico sommelier) e Guido Cocci Grifoni (dell’azienda Cocci Grifoni di Ripatransone, oggi guidata dalle figlie), l’avventura del pecorino moderno parte dalle colline di Offida nel Piceno fino a trovare sponda nell’abruzzese Luigi Cataldi Madonna, istrionico produttore di Ofena cui si devono “Gli stati generali del Pecorino” al castello di Capestrano, con la collaborazione di Maurizio Silvestri e Maurizio Paolillo, recente giornata di esperienze e testimonianze a confronto sul pecorino tra piceni e abruzzesi. Assaggi e parole hanno raccontato un vitigno di buone potenzialità ancora poco esplorate o comprese dai produttori stessi.

Vitigno semi-abbandonato perché poco produttivo, il pecorino predilige climi freschi senza disdegnare esposizioni a nord. Uva ricca di estratto e zuccheri, compensati da buona acidità, aromaticamente neutra, in alcune felici versioni (l’offidano Ciprea di Poderi Capecci San Savino e l’Alto Tirino di Cataldi Madonna su tutti) si giova della vinificazione in riduzione, sebbene mi sembrino più coinvolgenti alcune versioni tradizionali, talvolta impreziosite da un accorto uso del legno, come Fiobbo della cantina Aurora o Pistillo dei Poderi San Lazzaro. Rilevare che 3 su 4 delle migliori versioni siano picene non è casuale, visto che in Abruzzo il pecorino viene spesso tagliato con altre uve o comunque proposto in versioni poco riconoscibili. L’assaggio di oltre 20 vini ha espresso un’identità multiforme e prodotti accomunati dal timbro gustativo più che olfattivo. Ad un sorso pieno, ricco ma non pesante e spesso dettagliato, fanno da contraltare ventagli aromatici che è impossibile sintetizzare: fieno e nocciola ma anche agrumi, uvetta ma anche mango e ananas, pesche sciroppate ma anche melone e mentina. Tanti quante le differenti vinificazioni adottate: riduzione, ossidazione, lieviti indigeni o selezionati, con e senza legno, d’annata fino ad uscire pochissimi mesi dopo la vendemmia o immesso sul mercato l’anno successivo. Ce n’è per tutti i gusti e non di rado la diversità fa rima con confusione esecutiva.

Sta di fatto che il Pecorino funziona. Si vende bene e una verticale di Cocci Grifoni racconta versioni dei primi anni Novanta ancora in ottima forma. Che il mercato sia zeppo di bottiglie* anonime e dal gusto esoticamente internazionale è un incontrovertibile dato di fatto che forse giova poco alla causa dei piccoli produttori, spesso naturali come Aurora e Poderi San Lazzaro.

Sembra quindi prematuro avallare la tesi centrata da Paolillo all’inizio della tavola rotonda – “il pecorino è uno dei pochi vitigni capaci di dare grandi bianchi in Italia”: le espressioni coinvolgenti sono ancora troppo poche sebbene i margini di miglioramento ci siano. Certo è che la spiazzante diversità espressiva non aiuta, e forse i produttori stessi debbono continuare ad interrogarsi su quale vogliano che sia la reale vocazione del Pecorino. A bene vedere, quello di Passerina e Pecorino non è affine a “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”. Impostazione commerciale e qualitativa non necessariamente vanno per strade distinte ma solo in rari casi coincidono. L’ottima fortuna dei due vini, nelle Marche come in Abruzzo, è al contempo il migliore e peggior incentivo ad impegnarsi per offrire prodotti riconoscibili e significativi.

I vini degustati
2010: Giocheremo con i fiori (Torre dei Beati), Dora d’oro (Dora Sarchese), Kiara (San Giovanni), Colline Pescaresi igp (Tiberio), Medea (Gentile), Podere Colle Vecchio (Cocci Grifoni), Valori – Masciarelli.
2009: Fiobbo (Aurora), Colle Civetta (Pasetti), Pistillo (Poderi San Lazzaro), Ciprea (Poderi Capecci San Savino), Io sono Gaia non sono Lucrezia (Le caniette), Dora d’oro, Giocheremo con i fiori, Tiberio.
2008: Alto Tirino igt (Cataldi Madonna), Kiara, Fiobbo.
2006: Pistillo, Ciprea.
2005: Terre di Chieti igt (Pasetti), Cataldi Madonna.
2004: Cataldi Madonna, Io sono Gaia non sono Lucrezia.
Cantine abruzzesi: Cataldi Madonna, Dora Sarchese, Gentile, Masciarelli, Pasetti, Tiberio, Torre dei Beati.
Cantine marchigiane: Aurora, Cocci Grifoni, Le caniette, San Giovanni, San Lazzaro, San Savino.
* Raccapezzarsi tra Abruzzo doc Pecorino, Offida doc Pecorino e un tot di igt/igp non è per nulla facile.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

37 Commenti

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Martina D'Este

circa 7 anni fa - Link

Sinceramente mi sono piaciute di più altre mode enologiche, perchè questa è una moda passeggera...ultimamente ho degustato Passerina e Pecorino che non sono più quelli di una volta, troppo profumati, troppo alcolici, troppo esagerati!!! W il Verdicchio!!:)

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Alessio Blanchi

circa 7 anni fa - Link

Sono d'accordo con Martina! Anche se "Le Caniette" fanno davvero bei prodotti.

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Francesco Fabbretti

circa 7 anni fa - Link

Ahimè... hai ragione

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daniele

circa 7 anni fa - Link

Riguardo la Passerina sono d'accordo che sia una moda, faccio veramente fatica a trovare dei vini degni di nota. Qualche Pecorino buono invece c'è.

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Martina D'Este

circa 7 anni fa - Link

I miei soci....:) Secondo me è valida qualche passerina spumantizzata...ma il fatto è che di suo questo vitigno "dovrebbe" rimanere delicato sia al naso che in bocca...e per questo fatto della delicatezza i produttori oggi cercano di spingere un pò (secondo me troppo) sui profumi e su l'alcol per non lasciarla così anonima, diciamo. Invece come dice Daniele ci sono dei buoni pecorini in giro, vitigno che a differenza dell'altro ha un pò più di struttura. Rimango comunque convinta che è una moda passeggera...

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giovanni faraone

circa 7 anni fa - Link

Da quarant’anni mi occupo di vino, inizialmente imbottigliavo quello che faceva mio padre, poi ho cominciato ad occuparmi di cantina direttamente ed infine anche di campagna. Nel 1971 ho registrato all’albo del Trebbiano d’Abruzzo DOC le nostre uve bianche, questo certificarono i funzionari dell’Ispettorato agrario di quell’epoca. In quegli anni la varietà Passerina non si conosceva, … era uva bianca allora era Trebbiano! Noi la chiamavamo Uva Passera, in altre zone Campolese, più a nord Passerina, … comunque è uno dei tanti Trebolanum. Nel tempo ho appurato che a cavallo del fiume Tronto le uve erano uguali, almeno quelle autoctone, le “bianche”, Passerina nelle zone più vicino al mare, Pecorino in quelle interne; le “rosse” Montepulciano e Sangiovese; qua nel teramano con una prevalenza di Montepulciano, nell’ascolano con una prevalenza di Sangiovese. Io sulla Passerina ho esperienze diverse da quelle del suo articolo, è vero che essendo un trebolanum soffre di una possibile eccessiva produzione, ma se la pianta viene allevata in modo adeguato per una produzione vicino agli ottanta quintali per ettaro le assicuro che parliamo di un vino diverso che ha una particolarità tecnica molto interessante, ha un ph sempre molto basso e stabile che ne garantisce una ottima conservabilità (in questo momento stiamo vendendo una riserva del 2001), chiaramente ne guadagna anche di sapore e persistenza A cavallo degli anni ‘95/’97 ho appurato dal Prof. Seghetti dell’esistenza del Pecorino; mi risulta che Teodoro Bugari si sia rivolto all’Istituto di Enologia di Ascoli Piceno ( cioè prof. Seghetti) per studiare questo vino di cui era venuto a conoscenza. Seghetti ed il prof. Moretti, ampelografo dell’Istituto di viticoltura di Conegliano portarono avanti le ricerche e successivamente le sperimentazioni nell’azienda di Coccia Grifoni. Vista la confusione imperante sulle caratteristiche del vino Pecorino una degustazione comparata su queste bottiglie credo che non possa prescindere da un parere del prof. Seghetti. giovanni faraone

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Alessandro Morichetti

circa 7 anni fa - Link

Caro Giovanni, grazie dell'intervento. Anche la Passerina può dare risultati interessanti ma potremo convenire che il grosso, veramente grosso, della produzione va in tutt'altra direzione. Purtroppo la foto, scattata in mattinata, non certifica la presenza del prof. Seghetti, arrivato nel pomeriggio con tanto di fotocopie degli studi condotti col prof. Moretti. Ne parlai già in un post precedente e le conclusioni del discorso sono coerentemente in linea con quanto il prof. sostiene da anni: troppi pecorini "snaturati" in giro.

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giovanni faraone

circa 7 anni fa - Link

Io, purttroppo, ho quegli anni che mi permettono di ricordare come negli anni '70/'80 quando si andava all'estero e si girava nei supermercati il vino bianco che rappresentava l'Italia era il SOAVE venduto in bottiglioni di 1.5 lt a prezzi irrisori. Tanta strada è stata fatta da allora; anche la garganega è un trebolanum. Oggi il SOAVE ha ben altra immagine, qualità e prezzi. Abbasando le rese e lavorando bene in campagna le prospettive per la Passerina possono cambiare; io nel mio piccolissimo cerco di fare qulcosa perchè, mi ripeto, l'uva le potenzialità le ha tutte. gf

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daniele t.

circa 7 anni fa - Link

La sua Passerina Riserva è sicuramente un vino molto interessante, come ho avuto modo di assaggiare. L'eccezione che conferma la regola direi...:)

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Alessandro Bocchetti

circa 7 anni fa - Link

Bravo Ale! Vale sempre la pena parlare di pecorino. Ma che senso ha ridurre sempre tutto a un campionato? A quale sia lo stile migliore? Boh, io amo molto i pecorini in riduzione. Freschi ed insieme complessi nel ventaglio di profumi agrumati (arancia amara pompelmo) iniziali e poi virano sui toni minerali e più cupi. Però il bello del vino è che senza uomini non esisterebbe. La vite per sua natura fa legno e l'uva aceto. Quindi conosco pecorino interessanti in ogni tipologia, come pecorino banali. Ma dire come fai tu che "in Abruzzo il pecorino viene spesso tagliato con altre uve" non è vero, ne gentile... Assaggio ogni anno per mestiere pecorino sia in Abruzzo che nelle Marche, tanti, e non ho questa tua olimpica certezza ;) troppo spesso trovo pecorini poco tipici, seduti e molli, che non hanno nulla della freschezza ed irruenza tipiche del vitigno. Ma mi accade in entrambi le regioni... Cmq sono d'accordo con Paolillo sul giudizio sul pecorino, un grande vitigno, capace di straordinarie evoluzione, basta assaggiare qualche annata indietro per cirlo. In questi gg ho in frigo il Cataldi 2005, quando ancora faceva legno, malgrado il legno un vino spaziale! ;) Ciao A

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Alessandro Morichetti

circa 7 anni fa - Link

Nessun campionato. L'analisi offre una prospettiva che secondo me va ben oltre le contrapposizioni regionali/stilistiche. Che il taglio sia (stato) frequente in Abruzzo non è una olimpica certezza, semmai smaliziata. Avere una doc è diverso dall'avere un'igt, questione di % minime e massime consentite. E quando i prodotti più venduti sanno di melone e ananas, me ne chiedo il perché e mi guardo bene dall'indicare quella versione come "tipica".

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Alessandro Bocchetti

circa 7 anni fa - Link

Forse c'entrano anche i mercaptani? Eviterei di iniziare un braccio di ferro sui difetti delle singole regioni ;) non serve a nulla! Ciao A

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Alessandro Morichetti

circa 7 anni fa - Link

Forse. In alcuni casi, forse si. In molti altri, forse no. Analizzare significa problematizzare, riscontrare cose che (non) vanno, motivi di similarità o differenza, eccellenze o prodotti poco centrati. Partecipi ad una guida che con pieno diritto ha individuato da almeno un paio di anni 2 "campioni" di categoria. Accanto a Ciprea (Marche) e Cataldi Madonna (Abruzzo), permettimi di suggerire al lettore altre bottiglie secondo me più riconducibili alla tipologia.

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Alessandro Bocchetti

circa 7 anni fa - Link

Figurati sei a casa tua e per mia abitudine sono per il pluralismo e il confronto... ;) le bottiglie che consigli le condivido, ma mettere una pietra tombale su una regione (come sembra da alcune definizioni, come dire: trancianti) un poco meno ;) Passo e chiudo! Ciao A

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Francesca Dell'orso

circa 7 anni fa - Link

Se il Pecorino di Cataldi è tipico io sono Simona Ventura. Quando la smetteranno di usare i lieviti selezionati????? Sig. Faraone, non ho mai provato il suo vino, lei usa lieviti indigeni?

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Giovanni Faraone

circa 7 anni fa - Link

Francesca, le do una piccola dritta, quando nei vini sente profumi esotici, il merito è sempre dei lieviti selezionati, si potrebbe fare una ricerca e classificare i lieviti in base ai profumi da ottenere, poi naturalmente lavorare in riduzione esalta i profumi mentre la iperossigenazione li mortifica. Le nostre uve, Passerina e Pecorino sono uve neutre (sentire Seghetti) non hanno profumi propri, se proprio vogliamo sentirne i profumi dobbiamo aspettere due tre anni quando vengono fuori i terziari.

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Francesca Dell'orso

circa 7 anni fa - Link

era quello che pensavo anche io. Pecorino che sanno di sauvignon......mha! :)

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Andrea

circa 7 anni fa - Link

scusate ma il Pagadebit non era il Bombino ??

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maurizio silvestri

circa 7 anni fa - Link

Il fine della tavola rotonda di Capestrano non era fare una degustazione tecnica, né innescare una inutile e sterile competizione tra piceni e abruzzesi. L’obiettivo, raggiunto mi pare, era stimolare un confronto tra le esperienze dei produttori di pecorino sia in vinificazione che in vigna, nella speranza di avvicinare i produttori e di attivare un circolo virtuoso che porti a una maggiore scambio di informazioni tra loro. L’idea di base è che il pecorino sia un vitigno dalle notevoli potenzialità ancora poco esplorate. Molto vigneti sono giovanissimi, così come giovane è l’esperienza di molto produttori che si stanno cimentando nella sua lavorazione. I produttori selezionati sono stati soprattutto quelli che avevano più vendemmie alle spalle, più esperimenti da raccontare, più tentativi, più prove effettuate, fatalmente più errori commessi. Non c’era la pretesa inutile di avere in campo tutti i migliori pecorini in circolazione, né di avere un campione rappresentativo della massa di pecorini in commercio, (sia per il Piceno che per l’Abruzzo rappresentavano solo il 10% circa delle etichette esistenti). E’ così inevitabile trovare una molteplicità di stili e di interpretazioni e da questo punto di vista non ci sono significative cose da aggiungere a quanto abbiamo scritto due anni fa. Ampliare il ventaglio dei territori ha solo accentuato le diversità, fatto che può disorientare un appassionato, figuriamoci un consumatore normale. Detto questo, come in tutti i territori e per tutti i vitigni, alla fine ci saranno sempre e comunque dei produttori che preferiranno seguire uno stile più facile e piacione per cavalcare una moda, con buona pace di tutti i nostri discorsi. Ma questa è un’altra storia che non c’entra con il pecorino.

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Alessandro Bocchetti

circa 7 anni fa - Link

Maurizio, non ci conosciamo direttamente... Ma credo che questa posizione "pilatesca" sia superata ormai anche se corretta. Credo tu sappia come si sentono tanti bravi produttori abruzzesi dopo i gossip impazziti successivi alla degustazione e questo articolo che ha tirato le somme e tranciato giudizi definitorii su tutta una regione... Credo che tu lo sappia anche per conoscenza diretta ;) Ciao A

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Alessandro Morichetti

circa 7 anni fa - Link

Alessandro, avverto che continui insistentemente a proporre una lettura manichea del mio resoconto, come se nascesse per sponsorizzare una regione a discapito di un'altra. Ripeti ossessivamente di aver letto giudizi "definitorii" e "trancianti" quando la frase più esplicita tra le tante che ho usato è:

Rilevare che 3 su 4 delle migliori versioni siano picene non è casuale, visto che in Abruzzo il pecorino viene spesso tagliato con altre uve o comunque proposto in versioni poco riconoscibili.
Lo ripeto: nelle Marche una doc Pecorino è arrivata prima e questo ha vincolato i produttori, volenti o nolenti. Da nessuna parte ho scritto che siano solo rose e fiori, anzi. Di buoni esempi ce ne sono ma ancora pochi, senso della misura e rigore mi portano a dire questo ma non sono, come nessuno, depositario della verità assoluta. I buoni produttori, ora e sempre, possono solo stare tranquilli perché il nostro impegno è quello di riconoscerli come tali. Come ben sai, il cronista scrive per il lettore e nessun altro, fotografando un territorio come meglio può.

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Alessandro Bocchetti

circa 7 anni fa - Link

Alessandro, odio le polemiche, davvero! Ma guarda non sono io a "proporre una lettura manichea" ma tu ad averla (magari inconsapevolmente) data... Basterebbe il brano che tu citi per stabilire se non hai dato giudizi definitorii. Rileggi quanto hai scritto, anche nelle risposte: non hai citato nessun produttore abruzzese tranne Cataldi (che non era possibile non citare), hai dato un punteggio di 3 a 1 manco fosse l'interregionale di calcio, hai detto che alcuni profumi irruenti non dipendono da terpeni o mercaptani ma sono il marchio di mix migliorativi o di lieviti selezionati. Ciliegina sulla torta Cataldi, il produttore che più seriamente ha lavorato sul pecorino (insieme a Cocci Grifoni) è diventato improvvisamente come sola nota distintiva "istrionico", mancavano solo i calzini azzurri ;) Vedi amo troppo il pecorino e i vini abruzzesi e marchigiani per queste bagattelle di confine. Evitiamo le solite guerre tra poveri, please :)

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Alessandro Morichetti

circa 7 anni fa - Link

Ho intenzionalmente citato pochi produttori, inserendo l'elenco di tutti i vini assaggiati, per dare delle coordinate senza che ci fosse il dettaglio di una degustazione tecnica (che non c'è stata). Riscontrare un fatto e scriverlo dovrebbe essere la norma, te ne sorprendi? La costa adriatica è INVASA di pecorino, ogni ristorante che si rispetti ne ha in quantità. Ti dispiace se osservo che molti di quei prodotti sono difficilmente riconoscibili come pecorino? QUEI prodotti, non tutti. I produttori invitati alla tavola rotonda, come spiegato sopra avevano più vendemmie alle spalle, più esperimenti da raccontare, più tentativi, più prove effettuate, fatalmente più errori commessi. Non c’era la pretesa inutile di avere in campo tutti i migliori pecorini in circolazione, né di avere un campione rappresentativo della massa di pecorini in commercio Un conto i profumi esotici, altro quelli riconducibili alla riduzione: hai mischiato due passaggi in maniera poco corretta. Hai usato tu l'aggettivo "migliorativi", non io: tagliare non è detto significhi migliorare, affatto. Quando vuoi esaltare un vitigno, fa più rima con "snaturare". Luigi Cataldi Madonna è IL produttore istrionico per definizione: in effetti ho omesso che fa grandi vini, ha un tot di 3 bicchieri in bacheca e mille altre cose. Ai fini del discorso, però, la cosa essenziale era però che, senza di lui, abruzzese, questo incontro non avrebbe avuto luogo. Partecipai 2 anni fa al sopralluogo al Castello di Capestrano e vedere chiuso il cerchio mi ha fatto piacere: ciò non toglie che mi assuma io la responsabilità di un'analisi, corretta o meno che possa essere. Se davvero cerchi esempi di analisi sommarie, approssimative, indiziali, indisponenti e saccentelle, basta chiedere ;-). Ora, se davvero volessi aggiungere i TUOI elementi di analisi sullo stato del pecorino tra Marche e Abruzzo, la cosa gioverebbe a tutti.

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Luca Di Battista

circa 7 anni fa - Link

"Rilevare che 3 su 4 delle migliori versioni siano picene non è casuale, visto che in Abruzzo il pecorino viene spesso tagliato con altre uve o comunque proposto in versioni poco riconoscibili." Parole sante Sig. Morichetti. Come si fa a parlare di produttori seri e rigorosi se poi il loro pecorino sembra un sauvignon?????? Se fossero rigorosi poi farebbero uso di lieviti autoctoni e non selezionati.

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Alessandro Morichetti

circa 7 anni fa - Link

@Luca Di Battista Il quadro aromatico similare a certi sauvigon potrebbe essere riconducibile alla vinificazione in riduzione. Produttori seri e rigorosi ce ne sono, talvolta usano lieviti selezionati e vinificano in maniera tecnicamente ineccepibile, davvero.

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Alessandro Bocchetti

circa 7 anni fa - Link

Veramente quello l'ho messo nel primo intervento forse ti è sfuggito ;) Non lo riscrivo per non ripetermi... Cmq io credo che pecorino buoni e pecorino snaturati siano in entrambe le regioni... E che il rapporto 3 a 1 non sia reale (ovviamente sempre per la mia esperienza). Dagli assaggi marchigiani di quest'anno mi sembra che il millesimo 2010 sia più interessante, cosa che già mi avevano confermato gli assaggi in cantina abruzzesi. Cmq la prossima settimana me li assaggio tutti ;) personalmente adoro i pecorini dai profumi irruenti e terpenici, ma apprezzo anche i più rotondi e estrattive. Non ritengo che nel pecorino (come in tutti i vitigni) ci sia una sola strada giusta! Penso che tutti i produttori di qualità (Piceni, aquilani, teramani, pigmei o ciclopi) dovrebbero scambiarsi idee e impressioni per capire sempre più questo piccolo riesling mediterraneo.invece vedo solo antagonismi che giovano ai molti (in questo hai ragione) che riempiono il mercato sulla scia di un nome simpatico ;) Non ritengo che una DOC garantisca nulla, come molti esempi ci dimostrano, ma quello che garantisce è il gusto e la storia delle cantine! Ciao A Ps vitigno migliorativo è la locuzione convenzionale per indicare i Taglio con altre uve, non un giudizio :D

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Alessandro Morichetti

circa 7 anni fa - Link

@Alessandro Bocchetti Assolutamente d'accordo che pecorini buoni e non stiano ovunque, non si discute. Grazie per aver riportato la riflessione su binari interessanti.

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Pierpaolo

circa 7 anni fa - Link

Non si potrebbe avere qualche cenno su come sono andate le singole bottiglie, magari anche solo le più vecchie?

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Alessandro Morichetti

circa 7 anni fa - Link

In Pistillo 2006 (prima annata dell'azienda) e Io sono gaia 2004 abbiamo riscontrato un rapporto non felicissimo col legno di affinamento. Per Ciprea 2006 e Cataldi 04-05, mi trovo sostanzialmente in linea con quanto scrivemmo all'epoca degli assaggi per Porthos (qui e qui). Pasetti 2005 ha mostrato buona integrità gustativa e un profilo olfattivo di limone e cherosene insolito.

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Tommaso

circa 7 anni fa - Link

Questo è uno dei post più interessanti - parere parziale .. parzialissimo - letti negli ultimi tempi. Perchè da ignorante non conoscevo questa Passerina (la malizia è negli occhi di chi legge). Una curiosità: perchè "pagadebito"? E perchè da "pagadebito" a "Passerina"? Ogni risposta che tirerà in ballo il Pres. del Consiglio non sarà presa in considerazione. ;)

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Pierpaolo

circa 7 anni fa - Link

Pagadebito perché, al pari degli altri vitigni nominati così, ha un bel grappolone e costanza produttiva. Nel passato tutto finiva in mano a cantine sociali o acquirenti di uva. Una vigna di passerina, anche più del trebbiano, fungeva da maiale grasso producendo più reddito di altri vitigni, ossia la garanzia di pagare i debiti.

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Tommaso

circa 7 anni fa - Link

Sarà deformazione (im)professionale, ma queste storie per me sono il succo del vino.

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Manilo

circa 7 anni fa - Link

Senza doppi sensi preferisco la Passerina di Offida ed il pecorino lo prefrisco abbruzzese.

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Quinto Fausti

circa 7 anni fa - Link

La riscoperta nel piceno di questi due vitigni (passerina e pecorino)ha dato un aiuto concreto ai redditi dei produttori cosa non trascurabile ma fondamentale per salvare il patrimonio vitivinicolo del nostro territorio.Il piceno sui vini bianchi ha subito da sempre la concorrenza del Verdicchio,all'inizio dicevano che queste due doc andavano bene per fare le battute nelle caserme , oggi tutti si sono dovuti ricredere per le potenzialità communicative che hanno questi due prodotti. Leggo che questi due vini sono solo una moda, io produttore vi dico dateci tempo,i vigneti sono giovanissimi,le potenzialità di questi prodotti sono tutte ancora da scoprire. Sono due vitigni del passato ma fare raffronti è molto difficile perchè il pecorino si coltivava in montagna oggi nelle colline del piceno, la passerina si appoggiava sulle alberate con produzioni a pianta di 50/100 kg, oggi nei vigneti specializzati 2/3kg a pianta.Perchè parlare male della passerina,ma i vini devono essere tutti potenti profumatissimi oppure possiamo bere un vino semplice,elegante ed equilibrato; quali sono i parametri di riferimento di un grande vino. Vi dico cazzeggiate di meno pensate anche ai produttori che in questi giorni si trovano nei vegneti a 30° /35° a mettere a posto la vegetazione a togliere qualche grappolo di troppo anche perchè con il riconoscimento della DOCG per questi due vini le produzioni ad ettaro si sono ulteriormente abbassate

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Alessandro Morichetti

circa 7 anni fa - Link

Gentile Quinto, i produttori meritano rispetto così come giornalisti, blogger e compagnia. Noi qui elogiamo continuamente vini quotidiani fatti bene, senza invadente tecnicismo. Ciò non significa che tutti i vini "semplici" siano fatti con questo criterio. Ben vengano vini immediati eppur con una fisionomia definita. Concordo che le potenzialità siano ancora da scoprire e aggiungo che alcuni produttori, a mio avviso, ci si stanno avvicinando molto. Annoto però che l'effetto "moda", talvolta, prende il sopravvento e me ne dispiace.

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Quinto Fausti

circa 7 anni fa - Link

Ho molto rispetto per i giornalisti,blogger,ecc pero'chi produce e lavora la terra (il contadino) ha bisogno di molto più rispetto. Noi produttori abbiamo delegato troppo al mondo del giornalismo enogastronomico il modo di fare vino;le fortune di alcuni vini e di alcune aziende sono dovute perchè hanno saputo meglio interpretare le mode create dal vostro mondo. Guardiamo l'evoluzione dei vini rossi negli ultimi 15 anni, produzioni in vigna dimezzate,surmaturazioni,salassi a bestia e poi barrique 1 barrique 2 tannini per tenere in equilibrio antociani tannini ecc, questi sono i grandi rossi? Tornando al pecorino e alla passerina cerchiamo di cavalcare questa "moda" e le potenzialità communicative di questi vini per essere riconoscibili nel panorama vinicolo Italiano. Il nostro consorzio ha realizzato nel 2010 una indagine in Italia sul rosso piceno per i 40 anni della doc:risultato che solo il 10% degli intervistati conosceva la regione di provenienza di questo vino e si chiama Piceno.Sicuramente in altre zone viticole i produttori non hanno questi problemi hanno marchi famosi doc importanti diciamo sono più bravi. Perchè dico che un produttore deve avere più rispetto: 1)Inizia ad investire con il lavoro di potatura a novembre, lavora in vigna fino a Settembre dell'anno successivo con alterne fortune meteoreologiche,porta il prodotto in cantina 2)Inizia tutto un lavoro burocratico complesso una montagna di carte,gli addetti nella burocrazia intorno all'agricoltura superano i contadini. 3)Finalmente ha il permesso di imbottigliare il vino 4)Ad Aprile iniziano le vendite pagamenti forse a Luglio sono passati 21 mesi , per i rossi invecchiati almeno 48 mesi. Comunque rimane un lavoro affascinante.

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