La riconoscibilità del vino alla cieca è un valore?

di Alessandro Morichetti

Dice Tizio: “Un buon analista sensoriale se ne frega della riconoscibilità di un vino”. Risponde Caio: “Un vino di qualità è riconoscibile, specialmente i monovitigno. La territorialità è un valore per i vini italiani”. Ho mixato le opinioni di eminenti degustatori come Ernesto Gentili (L’Espresso), Luca Maroni e Gigi Brozzoni (Veronelli) ma l’idea di Daniele Cernilli dei vini come “flacone di territorio, souvenir liquidi” non fa una piega. Facile a dirsi, difficile a farsi. Il concetto di vin de terroir è più discutibile della Santissima Trinità, l’unica certezza è il raptus omicida che mi sale dentro quando leggo “si percepisce nettamente la territorialità”, quale che essa sia. Come a dire: SE buono, ALLORA riconoscibile.

Conveniamo che, in tanta parte del mondo, il vino debba essere buono-e-basta. Chi ha girato Nuova Zelanda, California ecc. parla di pozioni magiche e intrugli: altro che zero solforosa e lieviti indigeni. Generalizzo ma è questione di cultura e il problema rimane. Io quando riconosco un vino sono felice e ancora ricordo il mio exploit migliore: eravamo io, un’enologa e un amico che ci porta un calice alla cieca. Lei fa: “è difettato”. Io: “È Valentini”. Era Valentini, e io per un paio d’ore mi sono sentito il John Holmes della degustazione. Ma il problema di come giudicare quei vini buoni-buonissimi dalle origini incerte esiste, e non lo risolveremo di certo stamattina.

[Video di Wine News Tv]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

18 Commenti

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Jacopo Cossater

circa 9 anni fa - Link

A margine: da un po' di tempo a questa parte con due cari amici ogni volta che ci incontriamo, che sia al bar come a casa, qualcuno dei presenti capita abbia portato una bottiglia, rigorosamente coperta. Si apre, si assaggia, si discute e (è certamente un gioco) si prova ad indovinarne vitigno e provenienza. Bene, sto imparando più riconoscimenti olfattivi durante questi incontri tra amici che in anni di degustazioni scoperte.

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corrado dottori

circa 9 anni fa - Link

Oramai assaggio in compagnia quasi sempre alla cieca. Ma è solo per imparare, non certo perché consideri questo il modo migliore per "valutare" un vino.

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Riccardo

circa 9 anni fa - Link

E se poi caro Corra se capita di Indovinare (come alla nostra cena) la libidine è doppia!!!

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carolina di lorenzo gatti

circa 9 anni fa - Link

il gioco che più mi piace: le degustazioni alla cieca! ottimo modo per affinare olfatto e gusto e per imparare, meglio se in compagnia.

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Alessandro, "si percepisce nettamente la territorialità" condivido pienamente il raptus omicida. Proprio recentemente ho avuto una discussione con una specie di mio alter-ego maschile, partita da "come riconoscere un Nero d'Avola autentico?" il mio tutor sostiene che non esiste un assoluto, perché oltre al prodotto da un certo vitigno, un certo suolo, una certa esposizione, entra sempre in gioco il fattore umano, cioé la personalità e la scelta stilistica del produttore o del suo enologo. Le degustazioni alla cieca sono importanti per imparare certo, però più ne faccio e più mi rendo conto quanto poco ne so, anche dopo tanti anni. Comunque sono esercizi anche divertenti se fatti fra amici, ma non portano certo il piacere completo di una bottiglia bevuta con la compagnia giusta, sapendo chi é il produttore e fregandosene per una volta altamente, quello che conta é che sia il vino giusto al momento giusto. Anche io ho avuto un simil exploit, alla cieca: "E' difettato ed é Soldera" preso due piccioni con un sorso e vinto la bambolina.

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kenray

circa 9 anni fa - Link

quoto NN a prescindere ed aggiungo dopo 12 ore di lavoro-macchina-lavoro e rompimento di coglioni infinito oltre che un pacchetto di marlboro rosse un cristiano come me che alza il pil in modo esponenziale quando si siede al ristorante ed ordina un barolo ceretto l'unica cosa che vuole è che sia buono sia bevibile e caro il giusto, visto che paga l' azienda e ci tiene di monitorare i costi della trasferta e delle ospitate dei clienti. se poi mr ceretto nel vino ci mette qualche porcheria non è compito suo scoprirlo ma i nas. addendum per ora nulla da segnalare. lo bevo e mi piace molto. e non sto male il giorno dopo. basta e avanza

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La linea dell'inutile (Mauro)

circa 9 anni fa - Link

quasi quotabile

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luca ferraro

circa 9 anni fa - Link

io dico che la degustazione alla cieca è sicuramente una cosa didattica per gli appassionati e un must per noi produttori. E' impossibile non essere influenzati una volta vista l'etichetta, entrano in gioco simpatie/antipatie. Alla cieca a volte si prendono delle dolorose "bastonate sui denti" che però fanno riflettere, aiutano a crescere e a capire quali sono gli sbagli che stiamo commettendo. Luca

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enzo pietrantonio

circa 9 anni fa - Link

Quoto al 100%. E aggiungo che, a mio avviso, degustare alla cieca è molto divertente.

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Andrea Gori

circa 9 anni fa - Link

la degustazione alla cieca è una delle cose più sopravvalutate della critica enoica attuale, ha alcuni vantaggi ma molti svantaggi. E a tutti quanti si riempiono la bocca con i vini naturali dico che uno dei motivi di novità della guida slowine era proprio quello di non porre la degustazione alla cieca come dogma. Io effettuo ogni anno migliaia di assaggi ma solo un 10% di questi sono alla cieca in particolari condizioni e per particolari motivi.

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luca ferraro

circa 9 anni fa - Link

ok, la degustazione alla cieca va fatta x tipologia di prodotto però! Che ne so, tutti prosecchi extra dry, un'altra con i brut e via dicendo

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gp

circa 9 anni fa - Link

E' vero esattamente il contrario: la degustazione alla cieca ha molti vantaggi e alcuni svantaggi. Il vantaggio fondamentale è quello di ridurre al minimo l'influenza dei pre-giudizi: per esempio, in un assaggio alla cieca un vino di un produttore sconosciuto può battere quello di un produttore famoso, mentre in un assaggio scoperto è quasi impossibile che questo succeda, perché inconsciamente si tenderà a enfatizzare i limiti del primo e a minimizzare quelli del secondo. Stessa cosa quando si confronta il vino del proprio produttore preferito con quello di un'azienda che non si è mai apprezzata. Inoltre alla cieca ci si impegna molto di più a cercare quello che effettivamente c'è nel bicchiere, piuttosto che quello che dovrebbe esserci stando ai "bignami" in circolazione. Le schede risultano così più originali e meno standardizzate: a questo credo che si riferisca Cossater nel suo commento, quando dice che ha imparato più riconoscimenti olfattivi durante gli assaggi alla cieca con amici che in anni di degustazioni scoperte.

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TERROIR

circa 9 anni fa - Link

mi piace che questo articolo esca poco dopo quello su Gardini e le sue "magie" ...la degustazione alla cieca è bella come divertimento tra appassionati soprattutto se trattasi di monovitigno...ricordo splendide serate con "intrusi" non riconosciuti dai più. Inutile discutere su legno e tecniche di vinificazione falsanti...non credo a questo tipo di degustazione come metodo di valutazione tout cour.

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Paolo

circa 9 anni fa - Link

"Quasi" tutti coloro i quali sostengono di sapere riconoscere la territorialità, quindi l'origine e la tipicità di un vino, non sanno di cosa parlano. I vini che realmente rispecchiano il territorio di provenienza, il vitigno, e che per giunta sono davvero di qualità, sono pochissimi. Scarseggiano quindi i parametri di riferimento, e pochi li conoscono questi parametri. Nell'introduzione leggo poi che Cernilli sostiene che i vini debbano essere il "flacone del territorio". Condivido in pieno! Ma quando era co-responsabile della più attesa guida italiana, non si era accorto (cito per esempio ma succede ovunque) dei Brunello tagliati? E quelli erano flaconi di cosa...?

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Adriano Anglani

circa 9 anni fa - Link

Degustare alla cieca dovrebbe essere un DOGMA quando la degustazione è finalizzata a dare un "giudizio", in occasione di concorsi o in occasione di degustazioni finalizzate a redigere una guida o in tutte quelle occasioni dove dalla degustazione debba venir fuori una classifica, una scala di valori. Ben altra cosa, a mio avviso, è degustare alla cieca tra amici per il solo gusto di farlo, per il gusto di scoprire gli aromi o i sapori nascosti (da cosa? dal sacchetto o dalla stagnola che coprono la bottiglia? a me pare che siano gli stessi a bottiglia coperta ed a bottiglia scoperta ;-)) per me è puro masochismo! Fuori dalle degustazioni "ufficiali" preferisco degustarmi QUEL vino, in QUEL momento, con chi mi pare, traendone il relativo piacere e non fare puro esercizio di stile teso a scoprire vitigni/annate/terroir/aromi/sapori senza tema di condizionamenti. E' come se (quando ne avevo l'età) avessi preferito "accompagnarmi" ad una donna misteriosa completamente velata (cosa che può avere il suo fascino, ma anche i suoi rischi :-)) invece di potesi scegliere reciprocamente, a carte scoprte. Eh sì, perchè anche QUEL vino decide autonomamente di farsi bere da voi in QUEL momento!

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antonio tomacelli

circa 9 anni fa - Link

Io non sono d'accordo sulla degu alla cieca, soprattutto quando si tratta di concorsi mod. Vinitaly. Sai benissimo cosa succede e lo vediamo soprattutto in Puglia. Come ti spieghi certe medaglie a cantine che poco o nulla hanno del territorio? Facile, si va alla cieca e si degustano vinoni, magari buonissimi, ma che di quanto dichiarato in etichetta non hanno traccia. Il giurato lo assaggia, lo trova giustamente buonissimo, ma non sa che invece del negroamaro sta bevendo un blend Cab-Merl truccato alla grande. Quel vino vincerà la medaglia d'oro, anche se nulla aveva a che fare col Salento. Insomma, Adriano, "summum ius summa iniuria" e almeno l'origine del vino degustato alla cieca la voglio sapere

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Adriano Anglani

circa 9 anni fa - Link

In effetti prima (forse preso dalla dama velata) non ho completato il concetto: degustazione alla cieca SI, nei concorsi/classifiche/guide, ma rigorosamente suddivisa per vitigno, annata, territorio di provenienza ecc...- Se sto degustando un Primitivo (per rimanere nella nostra Puglia) devo sapere se è DOC o IGT, devo sapere se è Manduria o Gioia del Colle, Colline Ioniche Tarantine, Salento, Puglia e chi più ne ha più ne metta, poi, in ciascuna categoria devo ulteriormente dividere per annata, per grado alcolico... e qualcosa dimentico di sicuro. NON DEVO CONOSCERE SOLTANTO IL NOME DEL VINO ED IL PRODUTTORE perchè questo sì, è vero, è inevitabile essere condizionati da simpatie ed antipatie, conoscenza approfondita o superficiale del prodotto e mille altre sfaccettature che inevitabilmente condizionano il giudizio, naturalmente e mi ripeto, soltanto nei casi in cui è strettamente necessario degustare alla cieca. Per il resto preferisco decidere io cosa bere, sapendo cosa bere senza perseguire il perverso gioco della degustazione alla cieca per il semplice gusto di scoprire quanto siamo bravi (???) a scoprire il vino in degustazione e le sue più peculiari caratteristiche (salvo rimediare inenarrabili figuracce).

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