Dice Klaus Davi che ai gay americani piacciono i vini italiani (e altri luoghi comuni)

Dice Klaus Davi che ai gay americani piacciono i vini italiani (e altri luoghi comuni)

di Sara Boriosi

Che non esistano più le mezze stagioni ne dà conferma questa primavera bizzarra, dove la natura deflagra in colori e profumi che stridono con la temperatura più simile a un novembre mite; il che mi va bene perché così posso dedicarmi alla remise en forme con i tempi supplementari, dato che si esce per strada intabarrati come inuit. Perciò, il tempo trascorso in casa sottratto alle birrette en plen air permette di indugiare facilmente nelle letture oziose.

Tra un ciclo di squat e una mitragliata di addominali level extreme, l’internet mi informa che la macerazione è il nuovo nero: va su tutto. Anzi, no, l’anfora è la nuova macerazione ma si pronostica una rimonta della barrique in rovere americano super tostato che lascerà spiazzati i palati più audaci. Secondo recenti studi clinici sul resveratrolo, l’annata 2010 è come Jennifer Aniston che più va avanti con l’età più migliora. Un ciclo di flessioni mentre la giovane pasionaria Greta Thunberg diventerà testimonial del Fronte di Liberazione dei Vini Rossi dalla Temperatura Ambiente (FLiViRoTeA) per sostenere la causa dei danni dovuti al global warming con buona pace dell’iracondo Feltri, che per protesta berrà una bottiglia di Sagrantino di Montefalco sotto lo schioppo del sole durante il pranzo di Ferragosto.

Ancora una serie di piegamenti sulle braccia e leggo che Klaus Davi, al secolo Sergio Mariotti – sociologo per signore, ha monitorato un centinaio di testate di settore enologico e non solo, scoprendo che l’empireo VIP della comunità gay americana predilige prestigiose etichette italiane, che è come dire che gli omosessuali, oltre a essere dotati di superpoteri quali l’innata sensibilità e uno spiccato senso dell’estetica, hanno anche il dono dell’ultragusto che si declina alla ristorazione con tutte stelle nella vita e di conseguenza al calice, specie se dotati di cospicuo argent de poche.

Questa l’analisi attenta e rigorosa del sociologo al passo coi tempi che ha monitorato oltre 100 testate statunitensi non solo di settore: ecco di seguito quali sono i 10 brand più amati e anche i migliori 10 ristoranti in cui si possono degustare questi vini; già me li vedo i Maître de salle domandare alla clientela “Scusi, il suo abbigliamento sobrio contrasta il gesticolare delle mani; per la miglior proposta di vini che possiamo offrirle, mi può dire se è gay o no?”. 

  1. Sassicaia – “Craig’s Restaurant” di West Hollywood – California (18%) che ha visto tra I suoi clienti abituali anche star del calibro di Boy George.
    Al netto del fatto che il Sassicaia è il Valentino haute couture delle bottiglie, se a richiederlo è addirittura UN gay come Boy George, che da solo ne vale 10 e ti alza la media del sondaggio, ecco che emerge il leggendario senso dello stile espresso dalla categoria. Klaus, vecchio mio, a te non la si fa.
  2. Ornellaia – Ristorante “Cecconi’s West Hollywood” di Los Angeles (17%), tra i cui clienti più in vista figura proprio Elle DeGeneres.
    Sarà il nome che richiama quello della nota cantante meneghina, tipica icona gay, ma nella lista della vippanza omosessuale non solo americana, direi internazionale, un calice di Ornellona non può mancare. Mai. Bravo Klaus.

  3. Amarone Allegrini – Ristorante “Per Se” di New York (15%), frequentato tra gli altri da Joseph Altuzarra, il giovane stilista di dive come Rihanna, Kate Bosworth, Nicole Kidman, Tessa Thompson e Naomi Watts.
    Ah bene, stilista gay, dive e Amarone. È il trittico pizza pasta e mandolino di chi ha il mutuo e si veste da Zara. Ma che ne sanno i ricchi gay americani famosi!

  4. Brunello di Montalcino Biondi Santi – Ristorante “Pappas Bros Steakhouse” di Dallas (13%), che annovera tra i suoi clienti anche Jeffrey Tambor, attore protagonista della serie Transparent in cui interpretava un trans, molto amato dalla comunità LGBT.
    Va beh questa è facile. Al momento dell’assaggio il sommelier chiederà ai commensali chi è Bionda e chi è Santa, e giù a ridere come a scuola quando la professoressa di storia narrava le gesta di Pipino il Breve. E via, fatta un’altra percentuale del sondaggione.
  5. Barbaresco Gaja – “Tamarine Restaurant & Gallery” di Palo Alto – California (10%), dove Tim Cook, CEO di Apple, ha cenato con Sundar Pichai, CEO di Google.
    Mi astengo dalla battuta scontata sulla scelta dell’etichetta; la vera considerazione è: Tim Cook e Sundar Pichai hanno espresso l’orientamento sessuale nei propri curricula? Sono dunque diventati influenti CEO con l’uso dei potenti raggi gay grazie ai quali prima o poi conquisteranno il mondo?
  6. Recioto della Valpolicella Giuseppe Quintarelli – Ristorante “Madeo” di Beverly Hills (8%), con Portia de Rossi ed Elle DeGeneres tra i vip più acclamati.
    La coppia De Rossi-DeGeneres è un monumento alla solidità che mette in crisi la notoria promiscuità dei poteri forti gay americani, questo dato fa sorgere il dubbio sulla veridicità del sondaggione di Klaus Davi facendo oscillare pericolosamente il gradimento dei ristoratori dagli omo alle donne sessuali.

  7. Mille e una notte Donnafugata – Ristorante Cipriani di New York (7%), dove più volte ha cenato il celebre stilista e regista Tom Ford.
    Con una cantina che ha un nome da Drama Queen, le Mille e una Notte sono l’augurio di ogni fortunato stilista americano gay appartenente alla lobby dei fortunati stilisti americani gay: l’applausometro del sondaggione di Klaus Davi segna il livello Carmen Miranda.
  8. Rosso di Montefalco Arnaldo Caprai – Ristorante “Element 47” di Aspen – Colorado (5%), meta di montagna dove è stato avvistato numerose volte anche il mitico Elton John.
    Elton John è un ologramma, appare quando evocato dagli alti funzionari della potente lobby gay e scompare nel bel mezzo della festa. Perciò asserire che EJ sia stato avvistato più volte in quel ristorante ha lo stesso valore dell’amico di mio cugino quando Belen Rodriguez voleva fidanzarsi con lui però siccome lui era fidanzato dai tempi del liceo non se n’è fatto niente.
  9. Radici Taurasi Riserva Mastroberardino – Ristorante “Canlis” di Seattle – Washington (3%), che ha visto tra i suoi ospiti anche l’attore omosessuale George Takei, il mitico tenente Sulu timoniere dell’”Enterprise” di Star Trek.
    Il tempo da passare a bordo dell’USS Enterprise era lungo e noioso, solo i più audaci hanno scelto ingannarlo provando qualcosa di diverso dal solito. Takei ha precorso i tempi e sceglie un’etichetta che più che un vino è un pezzo d’uomo, alzando la media del sondaggione per impegno e comunicazione della causa.

  10. Chianti Classico Riserva Badia a Coltibuono – Ristorante “Casa tua” di Miami (1%), con Chloë Sevigny, attrice icona gay e interprete di ruoli gay in alcuni suoi film, tra i clienti più assidui.
    Ah beh, senza scomodare la Sevigny si sappia che anche mia mamma è un’icona gay, ve lo posso assicurare ma non credo che il sondaggione si avvalga della proprietà transitiva, altrimenti i gay conquisterebbero il mondo. Oddio, cosa? lo stanno già facendo??

Trasecolo. Sarà la fatica dell’allenamento o le considerazioni a fronte del sondaggio, ma non credo di aver mai visto tanti luoghi comuni tutti assieme. Probabilmente se fossi stata bionda non ci avrei fatto caso, eppure quell’indugiare sull’orientamento sessuale di chi sceglie un vino mi fa pensare a certi frizzantini floreali che spesso e volentieri vengono offerti alle donne senza premurarsi di sapere se sono graditi. Pazienza, è tardi e devo chiamare il personal trainer cubano. Persona per bene, mi piace un sacco; del resto anche Klaus Davi dovrebbe saperlo, che i cubani hanno un gran bel cuore.

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Sara Boriosi

Vivo come un’estranea nella provincia denuclearizzata, precisamente a Perugia. Bevitrice regressiva, il mio cuore appartiene al Carso. Dotata di una vena grottesca con la quale osservo il mondo, più dei vini mi piace scrivere delle persone che ci finiscono dentro; lo faccio nel mio blog Rosso di Sara ma soprattutto per Intravino. Gestisco con godimento la migliore enoteca della città, ma lo faccio piena di sensi di colpa.

3 Commenti

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Tommaso Ciuffoletti

circa 5 mesi fa - Link

Ora, io non vorrei sbagliare, ma Klaus Davi non annovera come clienti della sua agenzia proprio alcune delle aziende che menziona nella sua rigorosa indagine?

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Sara

circa 5 mesi fa - Link

È un complotto.

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Capex

circa 5 mesi fa - Link

Sara deliziosamente divertente.

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