Chi del mondo del vino ha finanziato Donald Trump?

Chi del mondo del vino ha finanziato Donald Trump?

di Salvatore Agusta

Lunedì 8 Giugno è apparso tra le pagine web di vinepair.com un articolo che proponeva i nomi dei principali donatori alla campagna elettorale di Donald Trump. Fin qui nulla di particolare, tranne per il fatto che la lista in questione sia dedicata solo ai soggetti appartenenti al mondo del vino americano. 

Infatti, la citata lista è stata stilata dall’American Association of Wine Economists (AAWE), che tra l’altro aveva in programma il suo quattordicesimo summit proprio a Verona nel 2020.

Tutto ciò dà un po’ da pensare, specie considerando le politiche protezionistiche repubblicane (mi riferisco al tema dei dazi doganali in risposta al caso Airbus-Boeing).

Prima di affrontare in dettaglio i nomi, va detto che l’articolo indica le somme finali relative a tutte le donazioni perpetrate dai soggetti in questione nell’arco temporale 2016/2020; il che lascia presumere che si riferiscano alla imminente campagna elettorale.

Quindi, coloro i quali sostenevano una forte pressione da parte dei produttori vitivinicoli americani verso le scelte protezionistiche di Trump non avevano tutti i torti.

La genuinità delle cifre e dei nomi va data per certa, posto che ogni donazione a scopo politico deve essere dichiarata e dimostrata per poi permettere una eventuale deduzione fiscale. La citata associazione ha poi fornito una serie di dati che hanno illustrato quale siano stati gli apporti da parte della categoria in parola verso gli altri candidati.

Infatti, se Trump in totale ha ricevuto oltre 606 mila dollari, i suoi contendenti ne hanno ricevuto circa un decimo (B. Sanders in totale ha ottenuto  $71,567 mentre J. Biden ha ricevuto solo $10,000).

Ciò rispecchia la natura di entità solida e compatta tipica dell’elettorato repubblicano, mentre sottolinea l’evanescenza dell’elettorato democratico.

Qui di seguito riporto i nomi dei primi cinque donatori, lasciando alla vostra curiosità la scoperta dei restanti 15.

1. Marvin Shanken, chairman di M. Shanken Communications, editore che detiene il 100% di Wine Spectator. La sua azienda ha sede sia in California sia in New York e la somma da lui versata è di 185,800.00$;

2. John Jordan, ceo di Jordan Winery, una delle cantine più conosciute in California. La somma da lui donata corrisponde a 75,600.00$. Come è possibile vedere nel sito della cantina, (Jordan Winery fund The John Jordan Foundation, which works to fight the negative effects of poverty in communities through education and health services) i Jordan sono considerati quasi dei filantropi destinando parte dei loro ricavi ad una fondazione in sostegno delle comunità più povere. Notoriamente, si tratta di un buon espediente per risparmiare un po’ di soldi in tasse, in pieno stile repubblicano.

3. Roger Bower, proprietario di Westerly Wines, cantina sita in Santa Ynez, California. Anche qui, tra le pagine del loro sito, nella sezione purpose, si evidenzia la loro natura filantropica in sostegno dei più deboli, tipo ciuffo d’oro. La somma da loro donata è di 55,400.00$.

4. Grace Evenstad, proprietaria – insieme al marito Ken – di Domaine Serene in Oregon. Non lascia alcun dubbio la foto iniziale presente nel loro sito e la scritta sottostante “The American dream”. Belli, placidi e soprattutto sovrappeso, proprio come vuole “l’iconografia repubblicana”. La famiglia americana perfetta ha donato ben 50,000.00$.

5. Sheldon Stein, famoso banchiere ed investitore azionario di Dallas che nel 2010 assume la carica di presidente e amministratore delegato di Southern Glazer’s wine and spirits, uno dei maggiori distributori di vino, birra e alcolici in America e Canada. Quest’ultimo ha donato soltanto 25,400$ alla causa del presidente Trump. Poteva fare qualcosa di più.

In tutto questo, mi piace sottolineare la stoccata di Joshua Malin e Adam Teeter, fondatori di Vinepair; propagando la notizia a macchia d’olio hanno di certo causato non pochi problemi a Wine Spectator.

Infatti, a quanto pare, si sta da pochi giorni formando una nuova lista, quella dei lettori pronti a disdire la sottoscrizione di Wine Spectator.

Sarebbe bello poterne avere una copia.

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Salvatore Agusta

Giramondo, Francia, Lituania e poi Argentina per finire oggi a New York. Laureato in legge, sono una sorta di “avvocato per hobby”, rappresento uno studio di diritto internazionale negli Stati Uniti. Poi, quello che prima era il vero hobby, è diventato un lavoro. Inizio come export manager più di 7 anni fa a Palermo con un’azienda vitivinicola, Marchesi de Gregorio; frequento corsi ONAV, Accademia del Vino di Milano e l’International Wine Center di New York dove passo il terzo livello del WSET. Ho coperto per un po’ più di un anno la figura di Italian Wine Specialist presso Acker Merrall & Condit. Attualmente ricopro la posizione di Wine Consultant presso Metrowine, una azienda francese in quel di New York. Avevano bisogno di un italiano ed io passavo giusto di là. Comunque sono astemio.

6 Commenti

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Lanegano

circa 3 settimane fa - Link

Wine Spectator mi stava lievemente sui cabbasisi prima, figuriamoci adesso.....

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SALVATORE AGUSTA

circa 3 settimane fa - Link

Diciamo che difficilmente ti si può dar torto. ;)

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Leone Zot

circa 3 settimane fa - Link

Molto interessante Grazie!

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Fabio

circa 3 settimane fa - Link

Wine Spectator Interested

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Giacomo

circa 3 settimane fa - Link

Sarebbe bello leggere un articolo su chi finanzia la feccia della classe politica italiana

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SALVATORE AGUSTA

circa 3 settimane fa - Link

Per il passato puoi rifarti alle carte processuali di "mani pulite"; per il presente potresti chiedere a Nino Di Matteo.

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