Bulgheroni Vineyards: i progetti fra Chianti Classico, Montalcino e Bolgheri

Bulgheroni Vineyards: i progetti fra Chianti Classico, Montalcino e Bolgheri

di Graziano Nani

Sono passate ormai un paio di settimane dalla presentazione milanese firmata ABFV da “Spazio”, sede della scuola di cucina  “Niko Romito Formazione”. Alejandro Bulgheroni Family Vineyards è il gruppo internazionale presente in tutto il mondo, dal Sudamerica alla Francia fino agli Stati Uniti e all’Australia, protagonista di enormi acquisizioni sul nostro territorio e nello specifico in Toscana.

Enrique Almagro (presidente) e Stefano Capurso (managing director) raccontano il loro progetto in Italia iniziato nel 2012 con l’acquisto di Dievole e dei suoi 153 ettari in Chianti Classico e con quello di Poggio Landi, 68 ettari, a Montalcino. Nel 2013 arriva l’acquisizione, sempre a Montalcino, di Podere Brizio (12 ettari), poi nel 2015 è la volta di Bolgheri con Tenuta Le Colonne (59 ettari) e Tenuta Meraviglia (34 ettari). Stiamo parlando dunque di 330 ettari vitati per una produzione che arriva a sfiorare le 800.000 bottiglie l’anno. 99.000.000 euro di acquisizioni e 7.500.000 euro di reimpianti, giusto per avere un’idea dei numeri che ruotano intorno al progetto.

Il lavoro sui tre territori si articola secondo alcune direttrici comuni. La prima è l’esclusione della barrique e l’utilizzo esclusivo di legno grande, anche a Bolgheri. Poi la fermentazione con soli lieviti indigeni e la scelta, per Chianti e Bolgheri, di tulipe di cemento non vetrificato, in grado di garantire scambio di ossigeno e stabilità dal punto di vista termico ed elettromagnetico. A questo si aggiunge, per tutte le tenute, il percorso di conversione al biologico, già iniziato con Podere Brizio nel 2016 e con Dievole nel 2017, e in partenza a Bolgheri dal 2019.

La presentazione del Gruppo è stata l’occasione per poter conoscere alcune delle etichette nate nei diversi territori. Con il tempo tiranno della classica giornata milanese ho potuto dedicarmi agli assaggi di Vermentino, Chianti Classico e Brunello di Montalcino. Eccoli nel dettaglio.

Vermentino 2017, Bolgheri DOC, Tenuta Meraviglia 
I vini di Tenuta Meraviglia saranno commercializzati a partire da aprile 2018. Capurso racconta il grande hype commerciale nel mondo intorno al vitigno. In questo caso lo assaggiamo in una versione con un 10% di viogner a donare quello di cui il vermentino tipicamente non abbonda: il nerbo acido. E non solo: dal vitigno francese arriva anche un input in termini di struttura, e un tocco semi-aromatico che si integra bene con le caratteristiche del vermentino, senza sopraffarle. Così l’assaggio lascia trapelare la sua anima di mare con una nota salina che viene sempre più a galla, insieme a quelle delle erbe aromatiche come salvia e rosmarino.

Novecento 2015, Chianti Classico Riserva Docg, Dievole 
La sorpresa del giorno, con un 3% canaiolo e un 2% di colorino, raggiante di freschezza e vitalità. Pulito e dai contorni netti, racchiude un naso floreale affascinante e un tannino ottimamente calibrato.

Vigna di Sessina 2015, Gran Selezione Chianti Classico Docg, Dievole 
Un solo vigneto, un solo vitigno. Sul mercato a partire da luglio 2018, per adesso esprime un tannino già approcciabile e tutto il carattere del sangiovese che scalpita, e che solo un altro po’ di tempo in bottiglia potrà ammansire. Note di ciliegie mature, e in sottofondo riverberi di cacao.

Brunello di Montalcino Docg 2013, Podere Brizio
Naso fine e stuzzicante di cannella e anice stellato, bocca di frutta matura con sfumature balsamiche, nerboruto ma non troppo, più Muhammad Ali  che Mike Tyson.

Brunello di Montalcino Docg 2013, Poggio Landi 
Rispetto al cugino sopra citato è più avanti nel colore, il motivo è l’esposizione a sud. In bocca però sprizza vivacità di lampone e mandarino e pepe, e anche la bocca è vitale sui toni della frutta fresca. In chiusura, all’orizzonte, un accenno di incenso.

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Graziano Nani

Frank Zappa con il Brunello, Hulk Hogan con il Sassella: per lui tutto c’entra con tutto, infatti qualcuno lo chiama il Brezsny del vino. Divaga anche su Gutin.it, il suo blog. Sommelier AIS, lavora a Milano ma la sua terra è la Valtellina: i vini del cuore per lui sono lì.

10 Commenti

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Alvaro pavan

circa 6 mesi fa - Link

Non mi risulta che Condrieu sia un vino noto per la sua acidità, tutt'altro... evidentemente a bolgheri il viognier cambia sesso, prendo atto, ma resto perplesso sul viognier che apporta "nerbo acido"...

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Riccardo

circa 6 mesi fa - Link

No no, stia tranquillo che neanche a Bolgheri il Viognier apporta nerbo acido!

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Stefano

circa 6 mesi fa - Link

Avrei bisogno anche di capire cosa significa "stabilità dal punto di vista elettromagnetico" di un vino (o di un mosto in fermentazione, come sembra qui). Non vorrei però diffondere la parola tra i radicali del vino naturale, se no siamo finiti, alla ricerca di luoghi senza alcun tipo di magnetismo (Mesmer docet)

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Andrea Gori

circa 6 mesi fa - Link

i radicali dei vini naturali ti risponderanno che anche per loro meno acciaio fa un vino meglio è... Il magnetismo è ovunque ma ovviamente in una cantina fatta per il 70% di metallo ci sono correnti elettriche importanti che turbano l'equilibrio del vino. Ma in molti casi l'acciaio risolve tanti di quei problemi di pulizia e praticità che le correnti e il magnetismo si sopportano volentieri (da parte dei produttori).

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Montosoli

circa 6 mesi fa - Link

Andrea; Conosci qualche Cantina che ha preso delle contromisure o ha fatto qualcosa per diminiure il magnetismo creato dai serbatoi di acciaio...? Grazie

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Andrea Gori

circa 6 mesi fa - Link

Ognuno lo gestisce a modo suo...enologi dicono ad esempio di prestare molta attenzione a collegamenti elettrici, fili intrecciati e altri che creano statica e altro tipo di problemi elettrici. Il che pare facile ma stiamo parlando di ambienti umidi e con alta presenza di liquidi... Non sono scosse che gli umani avvertono ma il vino sì quindi anche isolare tutto non è pensabile. Ecco perchè molti tornano al cemento che neutralizza le cariche.

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Diego

circa 6 mesi fa - Link

il Viognier e' carente in acidita, apporta semmai profumo, alcohol e corpo

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Graziano

circa 6 mesi fa - Link

Obiezione accolta.

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Samuele

circa 6 mesi fa - Link

Citato dall'articolo "Stiamo parlando dunque di 330 ettari vitati per una produzione che arriva a sfiorare le 800.000 bottiglie" Resa ettaro molto bassa o manca uno zero?

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Sergio

circa 6 mesi fa - Link

ma riporti fedelmente quanto ti hanno propinato durante la presentazione?

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