Brunello di Montalcino 2013, l’anteprima di New York

Brunello di Montalcino 2013, l’anteprima di New York

di Salvatore Agusta

I primi mesi dell’anno per gli amanti del vino sono sempre i più avvincenti, perché ha luogo il valzer delle anteprime relative alle nuove annate dei vini più pregiati. Anche New York partecipa al ballo con una miriade di eventi più o meno privati che coinvolgono le principali aree vitivinicole del mondo.

In occasione di Benvenuto Brunello New York, che ha avuto luogo lo scorso 29 gennaio presso il Gotham Hall, ho deciso di andare a sondare l’opinione del mercato newyorkese relativamente alla corrente annata.

L’illustrissimo Consorzio del Vino Brunello di Montalcino ha svolto il suo evento, come sempre ormai da molti anni a questa parte, in grande stile, anche se è doveroso ammettere che l’organizzazione poteva esser curata un po’ di più, specie per la identificazione dei tavoli e la linearità del percorso.

Come molti sapranno, l’annata 2013 non passerà alla storia per la sua eccezionale produzione, almeno se la si paragona ad annate come la precedente; tuttavia nasconde, come vedremo, diverse chicche che vale la pena di menzionare.

Tale giudizio vale sopratutto se si guarda al Brunello con un occhio un po’ più americano; infatti se le ultime tre precedenti annate si sono caratterizzate per sentori forti ed immediati, con vini già maturi e bevibili, cosí come piace da queste parti, quella del 2013 è una annata più classica, con vini decisamente più riservati ed austeri rispetto al recente passato. Signori miei, in sintesi, è tornato il Brunello classico, quel vino che invecchia magistralmente ed evolve nello spirito come nel corpo in maniera sorprendente.

Non vi nascondo, tuttavia, che persino io, dopo i primi assaggi, avevo maturato una opinione svogliata e, solo dopo aver assunto il doveroso approccio accademico, mi sono reso conto che questa annata va vista e soprattutto interpretata in prospettiva.

L’opinione diffusa tra i produttori, come accenna Silvia Batazzi della Soc. Agric. Piancornello, è che il 2013 sia stato caratterizzato da fenomeni atmosferici abbastanza condizionanti, ragion per cui i vini hanno assunto un profilo di maggior austerità, diciamo vecchio stile.

Il freddo invernale e poi le basse temperature estive unite alle piogge settembrine hanno in molti casi imposto vendemmie anticipate, senza permettere una piena maturazione fisiologica delle uve. Dunque, tenuto conto che l’annata 2014 porterà un grandissimo ridimensionamento nella produzione, con molte cantine che hanno rinunciato e la 2015 che si è già fatta notare per le alte temperature, non ci rimane che fare scorta di 2013 per un lungo e sicuro invecchiamento. Personalmente a me non dispiace, ma il mercato da un lato e le casse delle cantine dall’altro, esigono un franco rientro anche nel breve periodo.

Qui, al di là del mare, esiste una città dove la gente non ama aspettare, e gli importatori e distributori non intendono scoraggiare questo comune uso.

Pertanto, più che critiche ho percepito una sorta di ritorno alla realtà dopo i fasti del 2012. Moderata accettazione, con molti operatori attenti ai prezzi e pochi forse veramente con la testa alle potenzialità future. Al di là di ciò che si possa dire per compiacere il gran produttore di turno, New York ha reagito abbastanza sommessamente all’annata, nessun entusiasmo ma nemmeno pessimismo, un bel “vediamo come va a finire”.

Il voto medio riconosciuto all’annata è 89 anche se va detto che i critici più accreditati, stentano a dare una valutazione univoca, riservandosi il giudizio finale nei prossimi mesi.

Andrebbe detto a certi critici che la valutazione finale è assolutamente possibile, ma che, come detto in precedenza, va fatta secondo un processo di anticipazione. In altre parole, l’annata andrebbe valutata adesso per quel che sarà, dunque in base al suo enorme potenziale.

Non vi sono dubbi sul fatto che chi ha raccolto da vigne maggiormente esposte a sud, ha ottenuto vini meno austeri e di un invecchiamento leggermente più misurato. Ma al di là di quest’aspetto, ci sono state ottime sorprese anche da chi ha adoperato leggeri accorgimenti in cantina. Infatti, a chi dice che per il 2013  l’abilità del viticoltore abbia fatto la differenza, rispondo che se arrivano le piogge settembrine prima del dovuto, hai poco da fare se non anticipare la vendemmia e andartela a giocare in cantina.

Tornando alle valutazioni specifiche, tra le moltissime produzioni presenti, forse una marcia in più l’hanno espressa:

  • Magia Brunello di Montalcino DOCG Ciliegio 2013  (800 btg. prodotte);
  • Paradisone Colle degli Angeli Brunello di Montalcino DOCG Ciliegio 2013 (4.000 btg. prodotte);
  • Uccelliera Brunello di Montalcino DOCG Voliero 2013 (9.600 btg. prodotte);
  • Banfi Brunello di Montalcino DOCG Poggio Alle Mura 2013 (55.000 btg. prodotte);
  • San Polo Brunello di Montalcino DOCG 2013 (40.000 btg. prodotte)

Queste sono bottiglie su cui punterei senza tanti problemi, buona concentrazione, struttura decisa e gran potenziale.

Di sicuro una piacevolissima impressione l’ha destata (e non solo a me), l’azienda Cortonesi con il loro cru Brunello di Montalcino DOCG I Poggiarelli 2013. La produzione si aggira intorno alle 4.000 btg. ed il vino, grazie all’esposizione a sud dei vigneti, è riuscito ad esprimere un ottimo equilibrio tra i sentori di frutta scura, spezie e liquirizia bianca e, dall’altro lato, la buona acidità ed il giusto livello di tannini.

In sintesi un vino da bersi tra sei mesi ma che se lasciato per cinque o sei anni in cantina, può rivelarsi una autentica vittoria, senza aspettare poi cosí tanto.

Tra le tante bottiglie provate, io scommetterei su di questa, anche perché dopo aver ascoltato attentamente la descrizione delle varie fasi di produzione, ho ritenuto che le scelte fatte siano state le migliori, specie se si considera quanto detto circa l’annata.

Ovviamente è la mia opinione ma, tutto sommato, sono abbastanza fiducioso e penso che anche molti di voi saranno d’accordo.

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Salvatore Agusta

Giramondo, Francia, Lituania e poi Argentina per finire oggi a New York. Laureato in legge, sono una sorta di “avvocato per hobby”, rappresento uno studio di diritto internazionale negli Stati Uniti. Poi, quello che prima era il vero hobby, è diventato un lavoro. Inizio come export manager più di 7 anni fa a Palermo con un’azienda vitivinicola, Marchesi de Gregorio; frequento corsi ONAV, Accademia del Vino di Milano e l’International Wine Center di New York dove passo il terzo livello del WSET. Ho coperto per un po’ più di un anno la figura di Italian Wine Specialist presso Acker Merrall & Condit. Attualmente ricopro la posizione di Wine Consultant presso Metrowine, una azienda francese in quel di New York. Avevano bisogno di un italiano ed io passavo giusto di là. Comunque sono astemio.

2 Commenti

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Montosoli

circa 8 mesi fa - Link

Ci sono stato 2 anni fa....per me la Gotham Hall e il posto sbagliato....troppo scura. I tavoli messi a cerchio, dopo un ora non si riesce piu a passare. Non interessante.

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Andrea Gori

circa 8 mesi fa - Link

non sarebbe Gotham se fosse luminosa!!! ;-)

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