Blind tasting a New York tra Vecchio e Nuovo Mondo (con sorprese)

Blind tasting a New York tra Vecchio e Nuovo Mondo (con sorprese)

di Salvatore Agusta

Un paio di giorni fa sono stato invitato a partecipare ad un blind tasting un po’ speciale. Si è trattato di un evento organizzato dal team di Union Square Hospitality Group, oggetto di asta di beneficenza come lotto su cui puntare. L’asta è avvenuta qualche tempo fa, e coloro che si sono aggiudicati il tasting in questione sono due carissime persone, Lou e Sue, molto attivi in ambito di beneficienza. Il ricavato dell’intera operazione è andato a sostegno di The Wall Gang Camp, struttura sita nel nord-est del Connecticut e creata a suo tempo dai profitti di una salsetta per insalate prodotta con l’aiuto e lo sponsor del celebre Paul Newman, anch’egli uomo dal cuore d’oro.

Infatti, fu lui stesso che suggerì di finanziare il campus interamente con i profitti di questo “salad dressing“. Il campus si occupa di ospitare bambini affetti dal cancro in ogni stadio della malattia, al fine di offrire gratuitamente un po’ di tempo in una struttura destinata allo svago ma munita di tutto il necessario per le routine mediche dei piccoli. Il tasting è avvenuto al Caffè Marchio,  un luogo delizioso ed intimo che suggerisco vivamente di visitare poiché all’interno di un complesso edificio con diversi punti di svago, tra cui la famosissima pizzeria Marta.

Per l’occasione la simpaticissima Jenni Guizio, top wine director del gruppo poc’anzi menzionato, ha fatto da madrina della serata, organizzando un divertentissimo challenge New World Vs. Old Word. Sei vini in degustazione per un confronto in tre rounds. Noi partecipanti dovevamo capire quale vino era stato prodotto in California e quale in Francia. Vi preannuncio che le ho toppate tutte, così in allegria ma giusto per non fare il nerd (non credo proprio).

1. Kistler McCrea Vineyard, Sonoma Mountains, California 2015
VS
Domain Benjamine Leroux, Chassagne-Montrachet, 1er Cru – Abbaye de Morgeot, Burgundy, France 2015.

Duello alquanto sottile poiché da un lato abbiamo una delle cantine più pregiate della California, in grado di produrre vini eccellenti e soprattutto equilibrati; per alcuni hanno la pecca di assomigliare troppo allo stile borgognone, invece io li trovo molto eleganti. Dall’altro lato abbiamo Benjamine, un c.d. enfant prodige cresciuto con grandissimo successo alla corte di Comte Armand.

Nel 2007 decide di mettersi in proprio e assecondare la sua fantasia; forma un trio con altri due vignerons, rilevano la cantina di  Jaboulet-Vercherre a Beaune e cominciano ad investire per la produzione in bio. A mio parere Kistler vince la sfida per finezza ed eleganza. A dir poco sconcertante come il legno fosse egregiamente integrato, senza lasciar scappare alcuna sbavatura o forzatura tipicamente americana. Il vino si presenta molto bilanciato, con sentori di frutta matura bianca non troppo marcati. È letteralmente un’orchestra che suona all’unisono una sinfonia complessa. Se dovessi trovare una pecca direi che si tratta di qualcosa troppo simile alla Borgogna, vorrei che la California trovasse una dimensione più equilibrata senza per forza tendere all’emulazione. 

2. Corison St. Helena, Napa Valley, California, USA, 2014
VS
Sociando-Mallet, Haut – Medoc, Bordeaux, France, 2007.
I vini di Sociando-Mallet sono caratterizzati da un colore molto profondo e scuro, aromi complessi di piccoli frutti rossi trascinati da una nota di quercia ben integrata. Il vino è corposo, dritto ed elegante, con molta freschezza e profondità. Tuttavia la 2007 non è certamente stata una annata particolarmente interessante e il vino si presenta distratto e svogliato. Per altro verso, armonia e unità definiscono l’annata 2014 in California. Una calda primavera, seguendo uno degli inverni più secchi mai registrati, permise la raccolta di bacche piccole e concentrate.

Il vino si estende sinuoso verso l’estremità più scura dello spettro di frutta del cabernet nell’annata in questione; il vino mostra consueti aromi di prugna, lampone nero e mora mantenendo il core rosso della ciliegia matura tipico dei cabernet di Corison Napa Valley. Tuttavia l’equilibrio è garantito dai sentori di erbe mediterranee come rosmarino e timo e sentori di viola e petali di rosa. Il bicchiere viene esaltato da una discreta mineralità che unitamente alle note di spezia e cioccolato fondente compongono una fine complessità. Mentre il Bordeaux si aggira sui $35, questo cabernet californiano ha un valore di quasi $120. La differenza è abissale, lo confermano sia i fantastici voti espressi dalla critica, sia la diretta esperienza sensoriale.

3. Domaine de la Cote, Pinot Noir, Sta. Rita Hills, Santa Barbara, California, USA, 2014
VS
Domaine de Montille, Volnay 1er Cru, Les Taillepieds, Côte de Beaune, Burgundy, France 2013.

Domaine de Montille è noto per la produzione di vini dalla grande purezza aromatica, capaci di distinguersi per equilibrio ed eleganza piuttosto che per robustezza e corposità. Questo produttore ha sempre privilegiato l’idea di offrire espressioni classiche della Borgogna, vini prodotti nel modo più naturale possibile e con una capacità impressionante di invecchiare, poiché come vuole la tradizione locale, si ritiene che solo il tempo possa rivelare il vero potenziale dei più grandi vini. Infatti lo stile attuale del domaine rimane fedele all’approccio naturale e idealistico di Hubert, che impone una notevole pazienza nell’attesa di bere in certe finestre di tempo ben definite per ciascuna annata.

All’opposto, La Côte 2015 è un vino più coeso, completo ed integrato. Fedele alla vendemmia, il vino è ricco di colori e gli elementi aromatici sono concentrati e intensi. Al palato, il vino possiede ampiezza elettrizzante e una certa flessibilità, pur essendo un vino così giovane e ben avvolto. Lungo, persistente e mai banale, genera una buona acidità e un dinamismo che sorprende. Anche in questo caso prevale il vino domestico, tuttavia per ovvie ragioni, poiché come accennato, Les Taillepieds era troppo giovane per poter controbattere ad un vino che al contrario si esalta proprio per la sua abilità nel rendere al massimo sin da giovane.

La serata, chiaramente molto piacevole, non solo è servita a far del bene ma ha anche mostrato che nella vita come nel mondo del vino i preconcetti non portano a nulla di buono e anzi possono privarci di esperienze bellissime, come quella di aiutare il prossimo scoprendo una bottiglia nuova.

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Salvatore Agusta

Giramondo, Francia, Lituania e poi Argentina per finire oggi a New York. Laureato in legge, sono una sorta di “avvocato per hobby”, rappresento uno studio di diritto internazionale negli Stati Uniti. Poi, quello che prima era il vero hobby, è diventato un lavoro. Inizio come export manager più di 7 anni fa a Palermo con un’azienda vitivinicola, Marchesi de Gregorio; frequento corsi ONAV, Accademia del Vino di Milano e l’International Wine Center di New York dove passo il terzo livello del WSET. Ho coperto per un po’ più di un anno la figura di Italian Wine Specialist presso Acker Merrall & Condit. Attualmente ricopro la posizione di Wine Consultant presso Metrowine, una azienda francese in quel di New York. Avevano bisogno di un italiano ed io passavo giusto di là. Comunque sono astemio.

13 Commenti

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Renato

circa 3 mesi fa - Link

Potrebbe essere corretto, quindi, concludere che i vini bordolesi e della Borgogna sono più facilmente imitabili e confondibili?

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Salvo

circa 3 mesi fa - Link

Caro Renato, la tua deduzione non è affatto sbagliata. Mettiamo sul tavolo qualche considerazione. Se utilizzo dei cloni francesi, se utilizzo metodi di vinificazione speculari, se individuo aree vitivinicole similari, se utilizzo lo stesso tipo di legno e le stesse dimensioni, il risultato sarà simile. Allora la Francia diventa un modello di vinificazione più che una zona di produzione. Ovviamente non tutti potranno farlo ma chi si impegna potrebbe riuscire.

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Damiano

circa 3 mesi fa - Link

...quindi o la Francia non ha nessuna specificità o dobbiamo rivedere il concetto di terroir ? Delle due l'una

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Leonardo Finch

circa 3 mesi fa - Link

Nessuna delle due. Non si possono trarre queste conclusioni da degustazioni alla cieca fatte con accoppiate di vini che più diversi non si può.

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Salvo

circa 3 mesi fa - Link

Damiano, la Francia ha una sua specificità. Tuttavia molte delle sue uve vengono ormai chiamate varietà internazionali e i suoi vini sono considerati da molti la versione più originale di quelle uve. Pertanto è chiaro che i produttori di zone con poco retaggio storico tendono ad emulare. Il fenomeno in questione sarebbe potuto succedere anche in Italia se le nostre varietà fossero state ripiantate ovunque nel mondo senza alcun criterio.

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Leonardo Finch

circa 3 mesi fa - Link

Non conosco i vini americani dell'accoppiata 1 e 3 e quindi mi astengo. Conosco abbastanza bene invece i vini della seconda accoppiata. Il Cabernet di Corison (presumo non si tratti nè del Kronos nè del Sunbasket) è il paradigma del vino "bold" ossia concentrato e muscoloso, specie nell'annata siccitosa 2014. La maggior concentrazione lo rende bevibile (se così si può dire) da subito aiutandolo a limare un po' i tannini duretti. Il Sociando-Mallet (annata 2007 non particolarmente fortunata) è invece un vino sì ricco ma che gioca tutto su eleganza e bevibilità. Ovviamente dando per scontato che la bottiglia sia in forma e sia stata conservata correttamente. Sostanzialmente sono a confronto due vini e due stili difficilmente confrontabili, specie se il Sociando-Mallet viene assaggiato dopo il Corison. Personalmente, visto lo stile dei vini e il prezzo, Sociando-Mallet tutta la vita...

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Marco

circa 3 mesi fa - Link

Chiedo scusa..cosa si intende per " il vino si presenta distratto e svogliato" ?

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gp

circa 3 mesi fa - Link

Forse chi scrive ha fatto il maestro elementare negli anni '60... (si sostituisca "l'alunno" a "il vino").

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Salvo

circa 3 mesi fa - Link

Il produttore ha nelle sue carte una grandissima capacità, i vini sono molto eleganti, fini e strutturati. Tuttavia in questo caso, vista l'annata dalle tante ombre, il vino si presenta non al massimo delle sue potenzialità, assolutamente bevibile ma con la concreta certezza che l'annata abbia influenzato al ribasso il risultato finale. Se devo spendere 37 dollari non li spenderei su questa bottiglia.

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Leonardo Finch

circa 3 mesi fa - Link

Perdonami la (bonaria) polemica: invece 120 $ per il Corison?

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Salvo

circa 3 mesi fa - Link

Ad esser sincero, io non spendo soldi per nomi o status symbol. Il Corison 2014 vale assolutamente una cifra tra gli $85 e i $120. Sono soldi ben spesi di cui non mi pentirei affatto. Poi, questo non vuol dire che l'annata successiva abbia lo stesso valore o la stessa importanza. Tra i due vini c'è una distanza che vale la spesa in più. Se devo spendere meno, vado a spulciare un po' in South Africa e se voglio vincere facile mi prendo un cab. sauv. di Delaire Graff, cantina leader nella produzione di qualità. Mi costa circa $35 e vado a casa contento.

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Leonardo Finch

circa 3 mesi fa - Link

Non critico assolutamente il fatto che uno possa spendere una cifra alta in una bottiglia di vino che apprezza, figuriamoci. La mia domanda era tesa anche a inquadrare meglio le tue preferenze stilistiche che in effetti, citando anche Delaire Graff, ho capito meglio (fra l'altro sono abbastanza d'accordo con te su DG).

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Salvo

circa 3 mesi fa - Link

In genere tendo sempre a giudicare un vino in piena oggettività, cosa che come potrai immaginare non è sempre possibile, salvo i casi in cui sai proprio niente di quella data bottiglia. Oltre tutto, sono restio a spendere certe somme, non sai mai come ti finisce e ogni bottiglia è un caso a parte. Potrebbe essere perfetta stilisticamente ma non congeniale ai tuoi gusti o potrebbe esser non la miglior versione di quel vino. Documentarsi è la chiave, certo alcuni lo ritengono noioso ma di fatto può aiutare a fare una spesa attenta, specie per chi come me, non ha a disposizione tanti capitali.

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