Amerighi, Dottori e le tante domande del vino naturale

Amerighi, Dottori e le tante domande del vino naturale

di Andrea Troiani

Che ci fanno due vignaioli seduti al tavolo, sul palco di un teatro? In primis bevono, senza dubbio. Per il resto, direte voi, dipende dai vignaioli. Nel nostro caso si tratta di Corrado Dottori e Stefano Amerighi che, tra un calice e l’altro, raccontano il loro punto di vista sullo stato del movimento del vino naturale.

L’occasione è quella di Vignaioli in scena, originale manifestazione organizzata presso il neonato Teatro Basilica, bellissima sala ristrutturata, situata proprio alle spalle della Scala Santa, al centro di piazza San Giovanni a Roma.

Giovani produttori di successo, l’uno a Cupramontana nelle Marche e l’altro nella terra del Syrah italiano a Cortona, Toscana a due passi dall’Umbria, Dottori e Amerighi rilanciano una loro versione o, per meglio dire, una loro visione.

Che il vino naturale sia di tendenza è inutile ripeterlo. I grandi ristoranti hanno questo genere di vino in carta, la scena delle enoteche a Roma e a Milano si affolla ogni giorno di nuovi locali dedicati.

Ma che cosa vuol dire, oggi, essere vignaioli naturali? Che cosa significa produrre vino naturale? Che cos’è il vino naturale?

La fotografia che emerge dal dialogo dei due descrive una scena a tinte fosche, in cui le ombre appaiono forti e le luci un po’ sullo sfondo .
Un movimento, quello naturale, di eno-sovversivi, che nasce in Francia sul finire degli anni 70, racconta Stefano, convintamente decisi a cambiare le regole del gioco. La voglia di fare un vino vero, come lo chiamava Mario Soldati, che potesse essere una riscoperta in alternativa alla scelta “convenzionale” di vini perlopiù standardizzati, lontani dalla terra che li produce e, ancor di più, dalle persone che li lavorano.
Un atto autenticamente politico, dunque, inteso come il gesto “di chi partecipa, con l’azione lo studio e l’impegno, alla vita pubblica” (come recita il Vocabolario Treccani) di chi compie delle scelte pensando al valore, non solo economico, delle stesse.

E se da una parte molti consumatori ancora non hanno ben capito la differenza tra vini Biologici, Biodinamici, Naturali, Indipendenti, etc., dall’altra assistiamo alla crescita delle “enostar”, che moltiplicano la loro presenza sui selfie dei più attivi winelovers di Instagram, diminuendo inevitabilmente il tempo speso in vigna.

Il vino naturale è una tendenza, racconta Corrado, e allora tutti alla ricerca di macerazioni carboniche, rifermentazioni in bottiglia, vinificazioni in anfora, vini bianchi macerati sulle bucce, e via elencando.

Come spesso avviene, anche le rivoluzioni rischiano di rompere uno schema solo per entrare in un altro, apparentemente diverso.

Qualcuno domanda che cosa ci sia di male nella macerazione carbonica. Non è stata proprio la carbonica il vessillo di quel pugno di francesi che del movimento naturalista è stato padre e cellula dirompente tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli ‘80. La domanda è posta con garbo e preparazione, ma anche con emotivita partecipazione. Sono le domande e non solo il piacere per i vini dei due produttori a fare da collante in questa fredda notte capitolina.

Che cosa è obbligatorio per dirsi naturale? Quanti solfiti si possono aggiungere? Quanta volatile si può raggiungere? E il brett?

Come diceva Orson Welles, “se hai tutte le risposte è perché probabilmente hai sbagliato le domande”.
In questa sede gli interrogativi sono giusti in quanto tali allora, forse è l’interrogarsi il vero protagonista su questo palco.

Nel frattempo, tra una domanda e la successiva, sono andati via parecchi calici di syrah e di verdicchio, di sangiovese e di montepulciano, lasciando bottiglie piene solo di domande.

Un brindisi a chi, invece, ha già tutte le risposte.

(Foto: Selena Franceschi)

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Andrea Troiani

Nasce a Roma dove lavora a mangia grazie al marketing digitale e all'e-commerce (sia perché gli garantiscono bonifici periodici, sia perché fa la spesa online). Curioso da sempre, eno-curioso da un po', aspirante sommelier da meno.

5 Commenti

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Aurora N

circa 3 settimane fa - Link

Per esempio, io gli avrei chiesto, quali sono a parere loro i vini italiani che più esprimono il territorio e che meglio fanno uscire le caratteristiche del cru di appartenenza. Sempre per esempio: vini come il Vigna rionda di Massolino o quello che faceva Giacosa fino al 93', il Brunello di Biondi Santi o il Poggio al vento del Conte Marone Cinzano, il monprivato di Mauro Mascarello, il mamuthone di Sedilesu, e cito giusto alcuni ma l'elenco potrebbe essere lungo, non pensano siano grandissime espressioni del territorio e dell'uva, pur non seguendo i canoni di cui sopra?

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Andrea Troiani

circa 3 settimane fa - Link

Il bello delle domande è che ne fanno emergere sempre di nuove. Il tema della serata era il ruolo vino e il vignaiolo naturale, ma forse la sua domanda avrebbe aperto nuove riflessioni.

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Aurora N

circa 3 settimane fa - Link

Conoscere il pensiero dei viticoltori naturali e Amerighi e Dottori sono tra i più brillanti della categoria, su produttori e vini che non rientrano nei modelli di agricoltura e vinificazione cui loro si richiamano, ma che hanno fatto la storia del vino italiano, su vini che sono da sempre considerati la massima espressione del territorio e che nella loro splendida capacità di evolvere nei decenni hanno mostrato le vette emozionali cui questo nettare può arrivare, forse è questione imprescindibile per capire " il ruolo vino e il vignaiolo naturale"

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Rossano Ferrazzano

circa 3 settimane fa - Link

C'è una registrazione visibile in rete di questo incontro?

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Andrea Troiani

circa 3 settimane fa - Link

Non saprei, ma può provare a chiedere ai disponibili ragazzi del Teatro Basilica: https://www.facebook.com/vignaiolibasilica/

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