Oliviero Toscani ha deciso cosa farà da grande

di Francesca Ciancio

Oliviero Toscani e il suo nuovo vino OTAridaglie. Un altro vino vipposo. Si chiama OT ed è il rosso di Oliviero Toscani. In realtà di queste bottiglie se ne parla da Taste, rassegna organizzata a Firenze dal giornalista Davide Paolini. In quella occasione il fotografo dai bianchi fondali aveva detto: “I toscani sono grandissimi vini… da osteria. Nient’altro“. E lui che l’azienda se l’è fatta in Toscana – a Casale Marittimo (Pisa) – ha detto no a Sangiovese, Canaiolo, Colorino, e a tutte le barbatelle dei paesi tuoi. Facendoci piantare Syrah, Cabernet Franc e Petit Verdot. Ahiahai, un Supertuscan, allora. Un momento. Il vino l’ho assaggiato e dopo vi dico. Prima, guardate l’intervista al “grande comunicatore”. Perchè, non so come dirvi, a me è parso contento di fare il vino. Dice anche di avere capito cosa fare da grande.

Certo è che quando sei bravo, ricco e famoso e decidi di fare il vino ma non sai come si fa, hai solo l’imbarazzo della scelta per i consulenti. Qui ci trovi Federico Curtaz come agronomo, Attilio Pagli come enologo, Angelo Gaja come angelo custode e – mica per tutti – Fulvio Pierangelini che ti cucina quando decidi di invitare gli amici per fargli conoscere il tuo vino.

È come se tutte le campagne pubblicitarie di Oliviero – a partire dai jeans Jesus e dal fondoschiena della top model Donna Jordan – avessero deciso di prendersi una pausa in campagna e questa volta, quella vera. Ha anche abbandonato il ruolo di assessore alla Creatività a Salemi, nella giunta dell’amico sindaco Vittorio Sgarbi. Un’uscita, al solito, con una frase-cazzotto: “La creatività è il contrario della sicilianità”. Che vuoi farci, chi conosce Toscani dice che è così. E anche OT 2006 gli assomiglia.

Un rosso da uve Sirah 50%, Cabernet Franc 35% e Petit Verdot 15%. Fermentazione e macerazione per 30 giorni e 14-16 mesi di affinamento in barrique di 1° e 2° passaggio. Il pepe del Syrah lo senti subito, ma non è così pungente. Da’ giusto quella entrata mascolina al naso, che ritrovi pari pari in bocca. Poco dopo note dolci fanno capolino. Una piccola perplessità ce l’ho: sarà barrique? Però il legno non si sente e quel tanto che percepisci è ben calibrato. A me viene in mente un leggero ripasso. In effetti sembra che sia la freschezza a essere un po’ penalizzata in questo vino, anche se l’acidità non manca. Il colore è cupo, con qualche riflesso guizzante del Petit Verdot. Sul finale è lungo e questo lascia ben sperare, con sensazioni balsamiche piuttosto marcate. Per ora si viaggia tra le 10 mila e le 13 mila bottiglie. Non è dato sapere quanto costi, o meglio, non è chic parlare di soldi in certe serate e quindi non ho avuto risposta.

Il vino-vip intercetta i vip. Se vai a una di queste serate, stai pur certo che ti ritrovi a bere e a mangiare con i volti noti. A me, ad esempio, la faccia di Elio Fiorucci mi ricorda il pink think a tutti i costi. A lui il vino di Oliviero non dispiace, ma preferisce un altro dei suoi prodotti:

E sul finale di serata vado alla ricerca di una chiosa antropo-socio-psicologica. La trovo grazie ad Andrea Pezzi, Vj di Mtv nell’era glaciale, autore – ANCHE LUI – di una trasmissione sul cibo, Kitchen e Pezzi di … sul Gambero Rosso Channel. Ora, pare, sia un appassionato di Ontopsicologia (poi qualcuno nei commenti mi fa cortesemente un bigino del significato. n.d.r). Teoria mica da buttare quella del contadino in fase tardiva…

18 Commenti

avatar

Simone e Zeta

circa 11 anni fa - Link

E come gran finale ora il vino va venduto e consumato!!!!

Rispondi
avatar

Ric64

circa 11 anni fa - Link

Angelo GaJa forse?

Rispondi
avatar

Antonio Tomacelli

circa 11 anni fa - Link

magari anche Gaja...ci vuol niente a farsi scappare un tasto :-)

Rispondi
avatar

fabrizio scarpato

circa 11 anni fa - Link

Toscani: bella la "mistica laica" del vino, l'immaterialità e la carnalità, l'idealità e la femminilità. Comunque un miracolo. Pezzi: chi glielo dice al contadino che si fa un mazzo così da una vita, con passione e sacrificio, che non vale niente solo perché non ha girato il mondo, fatto i soldi e avuto le più disparate esperienze? Toscani va in vigna a zappare? Non capisco: mi tornerebbe di più il discorso del ritorno alla natura, alla fatica come una compensazione (o espiazione, per tornare al mistico laico) per chi ha fatto i soldi e vissuto troppo intensamente. Ritorno al futuro, nel senso di riprendersi i tempi biologici, il ritmo della vite, il senso delle attese: se no diventa un giochino per ricchi, come farsi la barca. Ma il vino merita più rispetto: è pur sempre un miracolo.

Rispondi
avatar

VignereiManonPosso

circa 11 anni fa - Link

In effetti Toscani appare più cosciente di un Pezzi. Io che ho una visione marxista della vita ( strutture e sovrastrutture) faccio davvero fatica a credere nei passaggi di "casta", soprattutto non in un mondo contemporaneo come questo

Rispondi
avatar

Dan Lerner

circa 11 anni fa - Link

Nota tecnica riguardo al prezzo, elemento sempre fondamentale nel esprimere un giudizio globale su un vino: voci "solitamente ben informate" mi parlano di un prezzo-sorgente di 30 €, con le normali flessibilità commerciali.

Rispondi
avatar

vignereimanonposso

circa 11 anni fa - Link

Hai ragione Dan, solo che c'eri pure tu. Io la domanda l'ho fatta e mica ho avuto risposta....

Rispondi
avatar

Dan Lerner

circa 11 anni fa - Link

è ben per questo che lo chiamano "gioco di squadra"... ;-)

Rispondi
avatar

Alma

circa 11 anni fa - Link

Sono stata all'anteprima di Taste quest'anno e devo ammettere che anche se mi incuriosisce e approvo che qualcuno si metta alla prova sempre con cose nuove, mi è sembrato che il vino dovesse essere applaudito per default, perchè era un vino di Toscani. Non dico che fosse un pessimo vino, ma era abbastanza nella media. Diciamo che non era esaltante come la presentazione che ne veniva fatta. Naturalmente questo è un gusto personale, però alle volte credo che presentare un prodotto valendosi di un nome famoso sia troppo semplice e pochi, date alcune alchimie che non vorrie mai indagare, sono disposti a criticare o dire quello che pensano realmente. In una rivista ( e non dico quale) i colori del vino sono stati accostati alle "sfumature blu di un quadro di Goya", che insomma vederle in un vino quando si è in stato normale lascia da pensare. Beh credo che ci sia un po' troppa esagerazione ed esaltazione fine a se stessa in questi casi.

Rispondi
avatar

StéNa

circa 11 anni fa - Link

"Il vino non ha passaporti"...tutto il discorso di Oly sul fatto che la provenienza dell'uva non è poi così importante...affermazioni da dilettante o cose vere? Mi chiedevo, cioè, se ha senso essere così globalizzati per i (veri!)produttori di vino...o forse è un campo in cui il legame col territorio e il locale deve essere ancora salvaguardato...chiedo agli esperti eh...

Rispondi
avatar

fabrizio scarpato

circa 11 anni fa - Link

Qui potrebbe aprirsi un vespaio ;-) Non mi piace il concetto di autoctono a tutti i costi: penso che ogni vitigno, se cresce bene, se è ben monitorato nel come manifesta tutte le sue potenzialità in un territorio, diventa a tutti gli effetti espressione di quel territorio, degli uomini che lo coltivano, che ne fanno vino, della loro filosofia e della loro cultura. Un autoctono a tutti gli effetti. Se OT è non è una semplice e forzosa operazione di sovrapposizione, ma una studiata e guidata prova di inserimento di vitigni nuovi in un certo territorio, nulla vieta che possa ben rappresentare quei luoghi e chi lo fa.

Rispondi
avatar

vignereimanonposso

circa 11 anni fa - Link

Non è una risposta scontata. A me l'idea di Toscani non dispiace, ovvero che i vini non abbiano passaporti. C'è da dire piuttosto che è spesso un peccato continuare a piantare tanto alloctono in un paese come il nostro che ha un patrimonio ampelografico da urlo

Rispondi
avatar

massimo coppola

circa 11 anni fa - Link

come il grande edoardo valentini suggerì ....... consiglerei a certa gente di andare a leggersi i presocratici ..... ma ho trovato qualcosa di interessante anche in IL TAO DEL DRAGONE di BRUCE LEE..... metodo di vita da applicare a tutto quello che si vuole, compresa la viticoltura e l'enologia.... ci si ricorda che in francia comunque si puo' aggiungere zuccheri e altre cose !' quando sono stato per la francia vinicola , tranne che in alsazia, ho visto girare tante cistrene che venivano dal sud italia ? ci sarà stato un autotrenoraduno? ben venga il vino del contadino che ha da insegnare tanto hai francesi e si apre a chi è puro di cuore.

Rispondi
avatar

Simone e Zeta

circa 11 anni fa - Link

Uno sforzettino sulla via del Naturale poteva pure farlo...

Rispondi
avatar

vignereimanonposso

circa 11 anni fa - Link

Scusa Simone ma a te chi dice che non lo faccia? Davvero, non capisco questa levata di scudi contro tutto ciò che non segue il calendario della Thun!! Chiaro che anche la mia è una provocazione E magari il vino di Toscani è convenzionale, ma non bisognerebbe prima berlo e poi magari vedere le vigne e poi farsi anche un giro in cantina?

Rispondi
avatar

Simone e Zeta

circa 11 anni fa - Link

@VMnP, la risposta è semplice, visto che il mondo non sentiva il bisogno di un altro vino rosso, e tu per produrlo in modo convenzionale inquini (diserbanti, pesticidi, sintesi e quant'altro), sarebbe stato opportuno una scelta di allevamento con criteri Bio. Ho riletto il post, in cui ciò non è comunicato,e quindi lo escludo. Giustissima la tua affermazione su vigna e cantina; ma guarda che mica ero io a presentare il vino a Milano, lontano da dove viene fatto. Domandina: A chi avrà fatto assaggiare un annetto fa quel vino per la commercializzazione, secondo me ci arrivi veloce!

Rispondi
avatar

pollo tropical franchise

circa 6 anni fa - Link

Good way of explaining, and nice article to get data about my presentation topic, which i am going to convey in university.

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.