Tutti dicono Chianti. Intravino-Bignami: tutto il Chianti in 10 bottiglie

di Leonardo Romanelli

Il mondo si divide in due grandi categorie: i lettori di Intravino e quelli che scelgono un vino “a orecchio”. A loro, al 99,9% degli italiani che una volta l’anno sbevazzano, sono dedicati questi post che a confronto Bignami ci spiccia casa. Perché lo facciamo? Perché mentre noi stiamo qui a cercare il pelo nella bottiglia di Romanée-Conti, fuori c’è gente che il Codice Da Vinci lo ha decifrato ma le differenze tra Chianti e Chianti Classico ancora no. Per loro, e solo per loro, Intravino fa scendere in campo una squadra di esperti che a confronto Robert Langdon ci ri-spiccia casa, uomini e donne che la mamma li ha trovati sotto una pianta di nebbiolo a piede franco, altro che cavoli e rose. E allora che negroamaro, Barolo e verdicchio siano, perché la ggente deve sapere. Oggi tocca a:

Mi dia un Chianti non Classico, per favore.

Spiegare ad un amico italiano la differenza tra Chianti e Chianti Classico è un supplizio di Tantalo, figuriamoci ad un importatore cinese o all’imprenditore sudafricano che ha deciso di studiare a fondo il problema per cominciare il suo business nel settore enologico. Si, perché iniziare con il dire che in Chianti (territorio)  non si può fare Chianti (vino) già sconcerta gli astanti al primo ascolto, e sapere poi che le province dove lo si può produrre sono ben 6 lascia stupiti. Non solo Firenze e Siena, dunque, dove si sviluppa il Chianti come territorio e dove si produce Chianti Classico ( e qui già vedo fumare le meningi) ma anche Prato, Pistoia, Arezzo, Pisa.  Volendo essere precisi, però, non mancano le sottozone di riferimento come Colline Pisane, Colli Aretini, Montespertoli, Rufina, Montalbano, Colli Fiorentini. Infine, per non farsi mancare niente, c’è la distinzione tra Annata, Riserva e Superiore. Insomma, c’è Chianti e Chianti Classico che, è bene ricordarlo, è una DOCG separata, con tanto di disciplinare di produzione diverso. L’impresa titanica è consigliarne dieci, pescati tra tutte le sottozone, cercando di soddisfare esigenze diverse di stile. Al Chianti Classico, giocoforza, dedicheremo una puntata a parte.

Cantine Leonardo Da Vinci
Il Chianti Leonardo è il vino più rappresentativo di questa cantina che è riuscita nell’operazione di trasformazione da cantina sociale a moderna azienda cooperativa, con prodotti che sul mercato riscuotono successo in quanto al passo con i tempi pur senza scordarsi della territorialità. Sempre di loro proprietà è la Cantina di Montalcino, unico esempio di unione tra viticoltori nel territorio ilcinese  Il loro Chianti si fa apprezzare per l’eleganza, i sentori fruttati spiccati, la vena acida presente ma bilanciata .

Corzano e Paterno
Stare a raccontare la storia di questa fattoria e dei legami familiari che intercorrono tra i vari componenti occuperebbe una buona parte dello spazio e non servirebbe a comprendere a fondo lo spirito che aleggia in azienda. Aiuterà sapere che producono formaggi favolosi, che il loro olio Evo vince tutti i concorsi e che per il vino, come per una band, il front man è Aljoscha Goldschmidt, produttore di vini dalla grande personalità. E il suo Chianti Terre di Corzano ne è una riprova

Giacomo Mori
Il nome è quello del nonno, ma l’attività vinicola non è mai stata abbandonata in famiglia, anche se è merito dell’attuale Giacomo, il nipote, l’aver scelto di intraprendere un percorso di qualità, tornando ad imbottigliare il prodotto che andava venduto sfuso, concentrandosi su poche etichette e facendo del Chianti La bandiera della produzione. Fuori dal circo mediatico del vino, poco presente su riviste e kermesse di vario tipo, si caratterizza per una regolarità di produzione impeccabile.

Poggiotondo
Di proprietà di Luigi Massart, nella vita avvocato, è un’azienda di famiglia in cui il titolare è riuscito, grazie al suo impegno unito ad una sana dose di incoscienza, a sfatare luoghi comuni sul territorio nel quale ha sede la fattoria, il Casentino, che non sembrava adatto alla produzione di vino di qualità. Se poi si pensa che un’altra delle attività è quella dell’allevamento di asini, facile comprendere come fare cose ovvie non è comunque di queste parti . Il Chianti Le Rancole si mostra austero all’inizio, ma poi riesce a conquistare in maniera confortante, adatto a coloro che nel vino vanno oltre il primo sorso.

Fattoria Selvapiana
Una fattoria che rappresenta un territorio, quello della Rufina, che ha come motto “Il più alto dei Chianti”, ad indicare come i vigneti siano posizionati ad un’altitudine superiore alla media. Federico Giuntini Antinori è il titolare mentre la conduzione è affidata a Silvia e Federico Giuntini Masseti. La longevità è il tratto dominante dei prodotti ma il vino che più riesce a fornire l’idea del territorio è il Chianti Rufina Riserva Bucerchiale , un “cru” in grado di sorprendere per la sua capacità di evoluzione nel corso dell’invecchiamento.

Marchesi de’ Frescobaldi
Le potenzialità della Rufina sono state poco valorizzate nel corso del tempo, anche se in tempi non sospetti uno come Luigi Veronelli affermava che dovesse essere tolto l’appellativo Chianti ad una denominazione che per le sue peculiarità si staccava decisamente, da un punto di vista stilistico, rispetto alle altre zone. La Marchesi de’ Frescobaldi ha fatto conoscere il territorio nel mondo, avendo qui la sede nel Castello di Nipozzano. Con il Chianti Rufina Riserva Vecchie Vigne ha centrato l’obiettivo di fare un vino elegante senza essere voluminoso e affettato.

Castello di Sonnino
Voler distinguere in maniera troppo esosa il territorio può portare alla creazione di sottozone vinicole che non riescono a farsi conoscere e caratterizzarsi per i loro prodotti. Alessandro De Renzis Sonnino  è il più grande produttore al mondo di Chianti Montespertoli, area conosciuta da chi abita a Firenze e dintorni: il suo Chianti Montespertoli rappresenta esattamente il concetto di vino rosso giovane, fresco e beverino, dai profumi fruttati e floreali, cioè il profilo stilistico che in molti si immaginano applicabile esattamente al Chianti

Tenuta San Vito
Esempio di azienda biologica primordiale in Toscana, visto che la certificazione arriva già dal 1985. Il fondatore è stato Roberto Drighi, che riesce e strutturare una fattoria modello negli anni Sessanta, quando tutti fuggivano dalle campagne; alla figlia Laura si deve la scelta di conversione al biologico mentre oggi è il nipote Neri Gazulli a tenere le redini. Il Chianti Colli Fiorentini Darno rappresenta al meglio l’idea di un vino ricco di polpa, senza essere oppressivo in bocca, con un bagaglio aromatico che spazia in sensazioni fresche e piacevoli.

Montenidoli
Per alcuni territori ci sono produttori che rappresentano un riferimento preciso, sia per gli appassionati consumatori che per i cosiddetti esperti: a San Gimignano non si può prescindere da Elisabetta Fagiuoli e la sua azienda, convertita oggi al regime biodinamico è una di queste. Ben conosciuta per la sua Vernaccia, declinata in versioni diverse, sorprende anche con il suo Chianti Colli Senese Sono Montenidoli, che ha nella longevità e la tenuta dei profumi il suo elemento specifico, disponibile senza però essere lascivo.

Pacina
Giovanna Tiezzi e Stefano Borsa sono i titolari di un’azienda che ha un popolo di fan accaniti dei loro vini, rappresentativi di una filosofia produttiva chiara e ben definita: territorio, vitigni autoctoni, naturalità per non rovinare con il lavoro dell’uomo quello che la natura fornisce. Il Chianti Colli Senesi è un vino che sorprende anche dopo un giorno di apertura, per la capacità di lenta evoluzione, complesso senza mettere in difficoltà il consumatore, appena scorbutico all’inizio per poi diventare aperto e disponibile

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Leonardo Romanelli

“Una vita con le gambe sotto al tavolo”: critico gastronomico in pianta stabile, lascia una promettente carriera di marciatore per darsi all’enogastronomia in tutte le sfaccettature. Insegnante alla scuola alberghiera e all’università, sommelier, scrittore, commediografo, attore, si diletta nell’organizzazione di eventi gastronomici. Mescolare i generi fino a confonderli è lo sport che preferisce.

1 Commento

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Mbk

circa 4 anni fa - Link

Mancano i Colli Senesi tra le sottozone (ma c'è un vino nella lista, giustamente) :)

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