The End. Il New York Times chiude una pagina migliorabile di giornalismo con una serie di correzioni

di Antonio Tomacelli

Il New York Times mette la parola fine sull’incresciosa infografica dell’olio italiano che sollevato le proteste di tutto il comparto agricolo. Dopo una prima, timida ma necessaria correzione (leggete qui) arriva ora il disclaimer totale su tutto il cartoon di Nicholas Blechman, illustratore e art director della New York Times Book Review, ma non certo un esperto in frodi alimentari. Nell’ultima pagina è stata aggiunta questa lunga precisazione:

Una versione precedente di questa infografica conteneva diversi errori .

Le olive che vengono utilizzate nell’olio scadente sono in genere conservate nei frantoi per giorni, settimane o addirittura mesi dopo dopo il raccolto e non “poche ore”.

La grafica confonde due pratiche dubbie usate nel settore dell’olio d’oliva. Alcuni produttori mescolano olio d’oliva con soia o di altri oli a basso costo, mentre altri fanno un mix di oli vegetali corretti con beta-carotene e clorofilla per la produzione di olio d’oliva falso, le due pratiche non sono in genere combinate.

L’olio di oliva imbottigliato in Italia e venduto negli Stati Uniti può essere etichettato come “confezionato in Italia” o ” importato dall’Italia ” – non “prodotto in Italia” – anche se l’olio non è Italiano. (Tuttavia, i paesi di origine dovrebbero essere elencati sull’etichetta.)

Uno studio del 2010 dei ricercatori dell’Università della California, ha scoperto che il 69 per cento dell’olio d’oliva importato ed etichettato come “extravergine” non ha raggiunto lo standard minimo per tale etichetta. Lo studio ha stabilito che i campioni declassati erano ossidati, adulterati con olio d’oliva raffinato più conveniente, oppure erano di scarsa qualità perché prodotti con olive danneggiate o stramature, o una combinazione di questi difetti. La ricerca non ha concluso che il 69 per cento di olio di oliva per la vendita negli Stati Uniti è stata adulterata.

Infine, il grafico cita impropriamente Tom Mueller, che gestisce il blog Truth in Olive Oil, come la fonte delle informazioni. Il blog di Mr. Mueller ed altri scritti sono stati consultati in preparazione della grafica, ma molte delle sue considerazioni sono state travisate.

Anche l’esperto americano Tom Mueller, dunque, si dissocia da quanto scritto e lo fa nel bel mezzo di una visita al Parlamento Italiano, durante la presentazione del suo libro “Extraverginità”.

Concludendo: tutte le volte che vediamo l’extravergine in vendita a due euro nei supermercati, facciamo pensieri irriferibili, ma questo non giustifica il pacco di inesattezze del NYT. Ricordate Velenitaly? Non è questo genere di giornalismo che salverà il mondo.

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

4 Commenti

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Jeremy Parzen

circa 6 anni fa - Link

un altro giornalismo è possibile

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bruno

circa 6 anni fa - Link

Purtroppo anche se questo tipo di giornalismo non trova una giustificazione plausibile è anche il frutto di questo paese visto da fuori oramai come la repubblica delle banane. Un paese che non fa sistema al suo interno e su cui è facile sparare

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Nic Marsél

circa 6 anni fa - Link

Le vignette sataniche del NYT sono esempio evidente di cattivo giornalismo, 90 litri su 100 di extra vergine sono espressione lampante di genio italico.

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ale

circa 6 anni fa - Link

http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2014/02/25/news/made-in-italy_harrods_igp-79602484/?ref=HREC1-4

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