L’avevamo detto, ecco la prova. Sull’olio italiano il New York Times ha fatto un errore clamoroso

di Antonio Tomacelli

Tra tutte le tavole del New York Times che denunciavano il presunto “suicidio dell’olio extravergine di oliva italiano” ce n’era una particolarmente vergognosa. È stata oggetto di un nostro post che potete leggere qui.

Secondo la didascalia in Italia sarebbe legale etichettare come olio italiano anche l’extravergine che italiano non è. Ne abbiamo denunciato la falsità ed ecco che pochi giorni dopo, il New York Times ha corretto la frase incriminata.

La didascalia ora recita: “Le bottiglie sono etichettate come “extra vergine” e marchiate come “Imbottigliato in Italia” o “Importato dall’Italia”. (Stranamente questo è legale anche se l’olio non arriva dall’Italia — benchè i paesi di origine dovrebbero essere listati nell’etichetta).

Il marchiano errore da noi evidenziato è stato corretto.

Resta l’amarezza per un articolo sciatto e inutile che ignora il lavoro di tantissimi agricoltori onesti e a questo non c’è correzione che tenga.

 

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

29 Commenti

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maurizio gily

circa 6 anni fa - Link

penso che in quell'articolo ci sia di peggio, l'iconografia con le tibie incrociate suggerisce la sofisticazione con prodotti tossici, di cui peraltro non si parla nel testo. Di nuovo la confusione tra frode commerciale e rischio per la salute, come per velenitaly: anche se qui non ci sono clamorosi strafalcioni nel testo, si tenta ugualmente di far passare quel messaggio, in modo più o meno subliminale. Oggi in USA si comincia a produrre parecchio olio, anche di buona qualità. Pensare male è male, ma quasi sempre si indovina. Anche per questo è necessario che l'Europa adotti leggi più severe sull'etichettatura dell'olio.

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Nic Marsél

circa 6 anni fa - Link

ma abbiamo proprio bisogno di difendere le strategie e l'operato di certi colossi? E non ditemi che è solo roba vecchia... http://www.winesurf.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=580 e poi parliamo pure di libertà di espressione

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maurizio gily

circa 6 anni fa - Link

a proposito, Antonio: sappi che articolo sciatto è espressione incontinente. C'è scritto sulla sentenza.

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Nic Marsél

circa 6 anni fa - Link

Io la vedo in un altro modo. Non è il (presunto e vero che sia) cattivo giornalismo che danneggia la reputazione dell'olio (del vino o più in generale del made in Italy). La responsabilità è di quelli truffano, adulterano o approfittano delle lacune legislative per immettere sul mercato un prodotto che non avrebbe il diritto di essere chiamato extra vergine italiano.

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ivan

circa 6 anni fa - Link

è anche colpa dei giornalisti...nel senso che per troppo tempo hanno ignorato il problema. Mi dispiace per i produttori onesti, che esistono ma sono una minoranza rispetto al mare di melma prodotto da truffe,adulterazioni ecc...Purtroppo la guerra è stata vinta dalle multinazionali e loro sono stati sconfitti. nel mondo dell'olio ormai l'informazione corretta fa lo stesso effetto di una pisciata nel mare. Nascondere la testa sotto la sabbia non aiuterà l'olio italiano. Solo la verità potrà farlo.

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Lorenzo Biscontin

circa 6 anni fa - Link

Sono d'accordissimo con Nic Marsel. Le lacune legislative rispecchiano al realtà e l'operatività del comparto. Poi pretendiamo che il consumatore faccia una differenza sostanziale tra le diciture "Fatto in Italia" e "Imbottigliato in Italia" o "Importato dall'Italia" su bottiglie che sono tutte di aziende italiane. Ed abbiamo anche il coraggio di lamentarci dei danni dell'Italian sounding. Cominceremo a lavorare seriamente come settore appena smetteremo di prenderci in giro da soli.

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maurizio gily

circa 6 anni fa - Link

Nic Marsel e chi dice il contrario? E' ovvio che la colpa è loro. Chiedetelo all'amico Andreas Marz. La gerarchia delle colpe è chiara. Ciò non toglie che un articolo sciatto resti un articolo sciatto, e quello lo era.

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Nic Marsél

circa 6 anni fa - Link

Quindi abbiamo davanti due opportunità: 1) denunciare le frodi dell'olio extravergine italiano 2) denunciare il NYT e il suo cattivo esempio di giornalismo A voi la scelta. Per il resto cosa ci vuoi fare, gli americani sono così, alla prima occasione "bombardano". Il problema è che anche stavolta non saranno loro a salvarci da noi stessi.

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ivan

circa 6 anni fa - Link

http://www.leifoodie.it/2014/01/31/suicidio-olio-extravergine-fausto-borella/#.UuvBTDjTEFU.twitter. "In verità questa infografica contiene anche un errore: magari l’olio italiano sofisticato fosse solo il 67%! Noi pensiamo che raggiunga il 90%."

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Massimiliano Montes

circa 6 anni fa - Link

l'ho sempre detto che intravino fa paura, anche agli amerregani. eh, eh, eh, eh... Tomacelli....... sii serio

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Alessandro Morichetti

circa 6 anni fa - Link

Serissimi. Un conto le sofisticazioni, che ci sono eccome, fino alla vergogna. Altro gli errori giornalistici, documentati. Proprio sulla vignetta indicata, e che proprio il NYT ha provveduto a cambiare. Niente di eclatante, semplicemente non trovi altri riferimenti alla cosa sulla stampa italiana dopo l'uscita dell'articolo.

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Massimiliano Montes

circa 6 anni fa - Link

Notoriamente il NYT legge intravino, me lo dice mia cognata che ci lavora. Al mattino per prima cosa... paf intravino... Poi notizie dal mondo :-) E' più probabile che abbiano notato il link in uscita da gustodivino. Noi siamo stati gli unici ad aver pubblicato la traduzione integrale del fumetto e non solo quattro parole a critica

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Maurizio

circa 6 anni fa - Link

Nic Marsel, tra un pugno in faccia e una granata preferisco il primo, ma tendo a evitare entrambi. Ma che razza di ragionamenti sono? Basta, difendere il giornalismo cialtrone con la scusa che denuncia gli scandali. Gli scandali vanno denunciati dicendo la verità, non raccontando balle.

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Nic Marsél

circa 6 anni fa - Link

Io non ho mai difeso il giornalismo cialtrone e mi pare di averlo spiegato a chiare lettere. Stai solo rigirando la frittata dalla parte che ti fa più comodo. Ma scusa, tu invece chi stai difendendo?

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maurizio gily

circa 6 anni fa - Link

Quindi abbiamo davanti due opportunità: 1) denunciare le frodi dell’olio extravergine italiano 2) denunciare il NYT e il suo cattivo esempio di giornalismo A voi la scelta. L'hai scritto tu,mi pare. Non c'è nessuna scelta da fare. Sono da condannare entrambe, anche se ovviamente sono cose di diversa gravità. Non capisco questo cercare la polemica a tutti i costi. Io l'olio lo compro in Abruzzo, da un piccolo produttore, e ti assicuro che di olio un poco ne capisco, e i mestatori dell'olio italiano li detesto. Però se il tuo scopo è ottenere ragione ti dico che sono pagato da Carapelli, o da Bertolli, a tua scelta, così è chiaro a tutti "chi difendo".

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Nic Marsél

circa 6 anni fa - Link

magari se ti fossi firmato maurizio gily anche sopra sarebbe stato più comprensibile

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Nic Marsél

circa 6 anni fa - Link

Guarda che mica ce l'ho con te. E' il mio ultimo commento. Non amo la polemica fine a se stessa e nemmeno lo scandalo. Quello che non capisco è il fatto che a quanto pare (non è un parere mio ma di gente come Marz e compagnia) abbiamo un problema enorme con la qualità della maggior parte dell'olio extra vergine italiano. E cosa facciamo? Diciamo che la denuncia è grammaticalmente scorretta, che la tal frase è malposta, facciamo dietrologia su chi denuncia, perchè lo fa e come lo fa. Non è incredibile?

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Nic Marsél

circa 6 anni fa - Link

e poi non è strano che il secondo produttore mondiale d'olio d'oliva ne sia contemporaneamente il maggior importatore? La vergogna non sono forse e piuttosto le bottiglie da 2 euro sugli scaffali della GDO, che ben difficilmente potranno contenere ciò che l'etichetta promette? Sono quantità da paura mica bruscolini, ma se lo dici (con tutte le prove del caso) ti fanno causa e anche se vinci ti riducono al silenzio (leggi Marz), creando un precedente che funziona da perfetto deterrente per i futuri Robin Hood. Preferisco l'approccio di Andrea Pagliantini http://andreapagliantini.simplicissimus.it/2014/01/31/il-suicidio-dellolio-italiano-secondo-il-new-york-times/ ciao e senza rancore perchè nemmeno io posso permettermi un avvocato :-)

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alessandro bocchetti

circa 6 anni fa - Link

tti ti do un consiglio Antonio prova a gogloorare olio d'oliva 100% italiano nella sezione immagini e ne vedrai delle belle... :D ciao A

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Elena Guzman

circa 6 anni fa - Link

Non mi trovo in accordo con quanto da Tomacelli dichiarato, ritengo che gli americani (una delle poche volte) ci abbiano offerto la possibilità di far chiarezza e di difendere il nostro vero made in italy... in questo caso l'olio. Le rammento che la FDA americana ha dichiarato pubblicamente che su 5 olii prodotti con marchio "italiano", marchio civetta per meglio dire, solo 1 è veramente italiano. Gli altri hanno solo veste italiana. L'extravergine italiano è tra i migliori al mondo per caratteristiche organolettiche e salubrità, eppure negli ultimi anni la produzione è diminuita un po' in tutta italia. Circa 2 anni fa la Cina ha rispedito in Italia dell'olio "italiano" perché non ritenuto all'altezza del nostro vero prodotto nazionale, a Lei le conclusioni. Nel 2012 l'Italia ha prodotto 470.000 tonnellate di olio contro 580.000 tonnellate importate. "Una follia". Importiamo olio per il 74% dalla Spagna, il restante dalla Grecia e Tunisia. Il tutto mentre i frantoi italiani, le cooperative e i produttori (come il sottoscritto) sono pieni di olio di altissima qualità (italianissimo) invenduto. Perché entra tanto olio estero a prezzi bassissimi, esentato da dazi e iva, per effetto della Tpa. Si immagini, inoltre che la Spagna arriverà a produrre nel 2020 1.700.000 t. di olio e per l'Italia si prevede un crollo delle produzioni, ma non delle esportazioni. In questo assurdo e drammatico contesto, non ritengo sia il caso di fare delle sterili disquisizioni su una normativa italiana (riguardante l'etichettatura), che ritengo essere incompleta, volutamente non chiara, parzialmente applicata e che difende, di certo, i grossi imbottigliatori e marchi a danno dei veri produttori italiani. Per tanto non fermiamoci alla apparenza, ma andiamo all'essenza vera del problema e quindi approfittiamo di questa importantissima opportunità che ci ha offerto il NYT per difendere il nostro vero olio italiano e far chiarezza. Colgo questa occasione per ringraziare il New York Times. Francesco Paolo Valentini

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alessandro bocchetti

circa 6 anni fa - Link

appunto... bisogna iniziare a difendere il cibo italiano... veramente... ciao A

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Alessandro Morichetti

circa 6 anni fa - Link

Io sto con Maurizio Gily quando dice: "Gli scandali vanno denunciati dicendo la verità, non raccontando balle." Francesco, grazie del contributo documentatissimo, dovremmo dargli rilievo. A margine, questo però non nasce come post sul livello tragico dell'olio commerciale e sui giochi delle tre carte che fanno gli industriali in etichetta. E' un post su una cosa scorretta del NYT, che parlando di truffe e magheggi commette un errore grossolano che successivamente ha dovuto correggere. Trovo più utili gli articoli di Andreas Marz, piuttosto (tipo qui, per esempio: http://andreapagliantini.simplicissimus.it/2009/08/12/nei-supermercati-tedeschi-extravergini-puzzolenti-e-rancidi/). Perché sinceramente, fossi un americano, dopo 'sto articolo non alzerei il telefono nemmeno per importare l'olio di Valentini. @Alessandro Bocchetti Che vuol dire "iniziare a difendere il cibo italiano"? Mi sembra uno slogan che dice tutto e niente. Correggere il NYT significa non difendere il cibo italiano? Onestamente, non mi sembra proprio. Per chi non produce, il primo modo per difendere il made in Italy buono è informare correttamente.

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alessandro bocchetti

circa 6 anni fa - Link

Ale, ti do una notizia che temo ti farà dispiacere... Non è che uno sempre parla di voi... :D talvolta si prova a parlare con voi... Sarà uno slogan ma si vede che non hai mai partecipato ad un progetto ice o ad una riunione del comm estero, o ad una seduta di commissione agricoltura, bastava andassi alla presentazione di extravirginity la scorsa sett alla camera dei deputati... Non è un caso se gli Stati Uniti ci vedono così, il pezzo del NY Times a me è piaciuto e arriva dopo una serie di altri pezzi su stampa statunitense analoghi. Che denunciano diffidenza verso il racconto del cibo italiano lo stato italiano ha. sempre tutelato i grandi gruppi industriali, con una visione dell'enogastronomia tarata sui grandi gruppi, il perché è francamente un mistero visto che il linguaggio italiano è quello artigianale, basta vedere qualsiasi pubblicità del settore per capirlo, quindi sarà pure uno slogan ma è esattamente quel che servirebbe una difesa del prodotto, non è che la normativa sull'extravergine sia lacunosa a caso... Ma per tutelaRe interessi specifici... Ciao A

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Alessandro Morichetti

circa 6 anni fa - Link

Oh nooo, acc, e io che pensavo il NYT ci scopiazzasse. Mi casca un mito :D. Comunque quello che dici è sintetizzabile dicendo che in Italia funziona poco o niente e le cose vanno al contrario. Qualcuno lo rileva, specie in alcuni settori. Che almeno lo faccia bene, tutto qua. Se poi chi partecipa ad una seduta dell'ICE o alle riunioni della commissione agricoltura raccontasse tutto quello che non funziona penso sarei il primo a leggerne avidamente.

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Antonio Tomacelli

circa 6 anni fa - Link

@Bocchetti La legge italiana sull'olio extravergine di oliva ha fatto, negli ultimi 5 anni, dei passi da gigante. Tanto per farti un esempio: se sei un agricoltore senza frantoio puoi dichiarare in etichetta che le olive sono tue e che le hai molite nel frantoio tal dei tali. La stessa cosa non è permessa a chi produce vino: se non hai la cantina le tue uve, anzi il tuo vino, risulterà "imbottigliato da.....per conto di" ma le uve potrebbero anche non essere le tue. E comunque la vera legge di svolta è stata quella che assegna i contributi non più sulla quantità di olive ma per singola pianta. È la legge che tolto la terra da sotto i piedi ai sofisticatori. Questo per dirti che le tutele ci sono ma: 1. I produttori non si sottomettono volentieri ai controlli che la semplice dicitura "100% Italiano" comporta. 2. I consumatori non hanno voglia di leggere l'etichetta Se leggessero si accorgerebbero immediatamente che il leader mondiale dell'olio di oliva, la Bertolli (di proprietà spagnola), non produce UN LITRO che sia uno di "olio extravergine di oliva 100% Italiano"

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alessandro bocchetti

circa 6 anni fa - Link

allora questo deve essere una visione... :D [img]/Users/alessandrobocchetti/Desktop/93310.jpg[/img] http://www.offertebassano.com/it/Dettaglio_offerta.aspx?IDOfferta=270225

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bettino

circa 6 anni fa - Link

Coloro che pensavano all' inchiesta del N.Y.T. come ad un grimaldello per aprire la porta al mercato del prodotto locale in fase di crescita, screditando l'olio Italiano, dovrebbero leggere la nota inviata il 30.1 e pubblicata on-line il 31.1, ed in versione cartacea nella giornata di oggi a pag.22 dell'edizione di N.Y.C., dal vice presidente della North American Olive Oil Association. questo è il link http://www.nytimes.com/2014/02/01/opinion/testing-of-olive-oil.html?action=click&contentCollection=Asia%20Pacific&region=Footer&module=Recommendation&src=recg&pgtype=article Sì, potremmo anche fare le pulci alla diapositiva ( sbagliata, certo, ma subitaneamente corretta) e pensare al N.Y.T. come un quotidiano con giornalisti impreparati e superficiali... ma la sensazione è quella di vedere la pagliuzza nell'occhio dell'altro e di non vedere la trave nel proprio.

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