Ora che il Gambero Rosso è diventato una casa di vetro, comprerete le sue azioni?

di Pietro Stara

Il Gambero Rosso è quotato in borsa: “from Marx to market”, dall’utopia marxista all’utopia mercatista, scrive in uno stato d’ispirazione ayurvedico-tantrico-leninista il fu Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti (La Paura e la Speranza, Mondadori 2008). Nato come sponda gaudente del comunismo quotidiano de “il Manifesto”, il Gambero Rosso sguazzerà, a partire dal 29 settembre, nelle acque profonde della Borsa nostrana, nella sua variante mare nostrum denominata Aim. Executive chef della quotazione sarà la “semplice e snella” Banca Popolare di Vicenza al cui vertice siede Gianni Zonin, che fa anche il vino: tanto snella che, dopo aver tagliato oltre il 20% delle azioni (non quotate), chiude il semestre con una perdita di oltre 1 miliardo di euro.

Paolo Cuccia, presidente del Gambero Rosso Holding S.p.A, motiva così i potenziali investitori: “Quotarsi in Borsa vuol dire in primo luogo essere una casa di vetro da tutti i punti di vista, non solo sui bilanci ma anche sulla governance societaria, inclusi i processi valutativi.” La trasparenza ricompare come feticcio totalizzante nella società del positivo: sembra che le cose si possano liberare da ogni negatività quando divengono visibili.

E, paradossalmente, comprensibili.

Nel racconto”Memorie del sottosuolo” di Fëdor Dostoevskij, pubblicato nel 1864, si trova un’espressione che riassume il divenire mondo del mondo all’inizio della fine dell’epoca della globalizzazione con insuperata forza metaforica: la civilizzazione occidentale sarebbe un palazzo di cristallo. E, strana circolarità del tempo storico, Fëdor Dostoevskij utilizza quella metafora facendo riferimento al famoso palazzo dell’esposizione mondiale di Londra del 1851. Lo stesso palazzo di cristallo di Sloterdijk (Il mondo dentro il capitale, Meltemi 2006), che evoca l’idea di un capitalismo integrale in grado di portare a termine il totale assorbimento del mondo esterno entro uno spazio interno completamente calcolato, impedendo così l’irruzione della “storia”. (Cfr. Dario Consoli, Saturazione nell’ultima sfera. L’analisi della società globale in Peter Sloterdijk).

Un giorno un papà gambero disse al figlioletto: “Beato te, figlio mio, che hai tutta la vita dietro!”

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Pietro Stara

Torinese composito (sardo,marchigiano, langarolo), si trasferisce a Genova per inseguire l’amore. Di formazione storico, sociologo per necessità, etnografo per scelta, blogger per compulsione, bevitore per coscienza. Non ha mai conosciuto Gino Veronelli. Ha scritto, in apnea compositiva, un libro di storia della viticoltura, dell’enologia e del vino in Italia: “Il discorso del vino”.

8 Commenti

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Paolo Cianferoni

circa 4 anni fa - Link
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sergio

circa 4 anni fa - Link

Articolo breve ma denso, Io non credo...in GR.

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jack vincennes

circa 4 anni fa - Link

se non altro si farà chiarezza urbi et orbi su chi sono gli azionisti

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Paolo

circa 4 anni fa - Link

'Se non altro si farà chiarezza...' Sei un fine umorista, decisamente :)

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Gianni Morgan Usai

circa 4 anni fa - Link

Mai..

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cernilli

circa 4 anni fa - Link

http://www.ilgiornale.it/news/politica/fallimento-fallimento-gambero-rosso-va-borsa-1168924.html

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Marco M.

circa 4 anni fa - Link

In borsa ogni volta che qualcuno compra un altro vende, ed entrambi pensano di essere astuti

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Enodreams

circa 4 anni fa - Link

Spero che la casa di vetro sia fatta con vetri antiproiettile, ma leggendo l'articolo de Il Giornale direi che i vetri sono di cristallo, belli ma alquanto fragili

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