Il “vino naturale” (di Franco Giacosa)

Il “vino naturale” (di Franco Giacosa)

di Redazione

Il post di Franco Giacosa che segue comparirà come introduzione sul catalogo di Arkè – Distribuzione Vini naturali insieme ai testi di Andrea Scanzi, Roy Paci e Alessandro Morichetti. Lo trovate anche sul blog di Arkè con una piccola introduzione.

Il “Vino Naturale” 

Da enologo con alle spalle ben 49 vendemmie di cui 44 condotte in modo convenzionale e 5 con i metodi biologici, biodinamici e naturali estremi, ho avuto modo di seguire la storia del vino da quando in Italia era considerato una bevanda popolare di volume fino a diventare bevanda elitaria, per poi arrivare ai giorni nostri in cui si sta sviluppando molta sensibilità al riguardo degli aspetti salutistici, ecologici e ai legami con il territorio dove lo stesso viene prodotto.

Il vino naturale è una valida risposta a queste tendenze che passa attraverso la coltivazione del vigneto senza fare ricorso all’uso di fitofarmaci, di concimi di sintesi, di diserbanti o di altri prodotti della chimica per forzare i limiti fisiologici della vite ma bensì assecondando la natura per ottenere delle uve sane e ben mature. Espressione di una microzona, di un vitigno, del clima e dell’uomo che le produce.

Ma non basta. Non si possono abbandonare i mosti e i vini al loro destino. Vanno seguiti con cura in tutte le loro fasi per valorizzare il loro potenziale qualitativo ed evitare che difetti piccoli o grandi di vinificazione e di conservazione possano nascondere il loro carattere e la loro piacevolezza.

Vedo i Vini Naturali come una serie di produzioni che vanno oltre i traguardi del biologico e del biodinamico che sono già un bel passo in avanti per il rispetto di chi li beve e per l’ambiente.

Significa vinificare e conservare i vini con molta più attenzione ed esperienza di quanta ne occorre per i vini convenzionali e significa accettare anche qualche imperfezione visiva del colore o della trasparenza. I vini convenzionali di massa, debbono necessariamente essere irreprensibili alla vista, avere una lunga tenuta sugli scaffali della grande distribuzione, avere una qualità costante e guai se compare qualche naturale deposito di tartrati sul fondo della bottiglia!

Ciò richiede parecchie operazioni di maquillage come la stabilizzazione tartarica, la stabilizzazione proteica, la stabilizzazione del colore, la stabilizzazione biologica che rendono relativamente stabile il vino e perfetto esteticamente ma che lo impoveriscono drammaticamente. Se poi pensiamo alle correzione del grado zuccherino, dell’acidità del corredo polifenolico, dei polisaccaridi (gomma arabica), la concentrazione, l’osmosi, i tagli, le chiarifiche e la microfiltrazione i vini vengono snaturati e standardizzati tanto da perdere la loro tipicità fino a diventare ripetitivi e noiosi.

Il vino naturale è una sfida per evitare l’interventismo partendo da uve equilibrate in vigna dunque senza necessità di alcuna correzione, rispettando i tempi della natura per la corretta maturazione e ottenere una naturale limpidezza e stabilità. Senza l’utilizzo dei mezzi chimici o tecnologici invasivi.

L’esperienza ci dice che si può al massimo ricorrendo a piccole quantità di solforosa a volte inevitabile per scongiurare deviazioni ossidative e batteriche nefaste.

Molti produttori hanno ormai raggiunto traguardi qualitativi impensabili e procedono speditamente nella ricerca della naturalità producendo vini non solo senza difetti, ma anche integri e di piacevole personalità.

Credo proprio che sia la giusta strada per il domani dell’enologia secondo quanto Louis Pasteur due secoli fa affermava: “il vino è la più sana e la più igienica delle bevande”.

  Franco Giacosa

[Credits: Foto]

33 Commenti

avatar

francesca ciancio

circa 3 anni fa - Link

roy paci e andrea scanzi su un catalogo di vini.....vabbé sciao

Rispondi
avatar

Massimiliano

circa 3 anni fa - Link

Occorrono lauree o medaglie al petto per apparire in un catalogo di vino?

Rispondi
avatar

sergio

circa 3 anni fa - Link

Mi "sembra" che Giacosa chieda "implicitamente" di accettare qualche "difettuccio" ai consumatori-degustatori dei cd. vini naturali. Che possono anche non esserci, beninteso. E' un po' il prezzo da pagare se non si vogliono bere vini convenzionali, più standardizzati e più stabili.In Francia chiedono ai consumatori di accettare anche le puzzette, ma Giacosa non le ha accennate. Come consumatore potrei anche accettare questa nuova logica ma chiedo un cosa: una maggior trasparenza su quello che avviene nelle ormai numerose cantine di produzione dei cd. vini naturali. Ormai è un dato vecchio dei dibattiti: adottare un'etichetta più dettagliata e trasparente sui prodotti usati in cantina. Si potrebbe adottare anche un sistema più evoluto dove il cliente può collegarsi al sito della cantina ed avere molte più informazioni contenute in un data base del vino che ha acquistato. Insomma sarebbe un bel passo in avanti per la sicurezza ed a garanzia del consumatore.(Attenzione, che non esaudisce interamente, almeno per me, i criteri di maggior garanzia possibile per i consumatori). Ed invece, a quanto mi risulta, non è stato fatto nulla. Questo fatto mi sembra rilevante e rende un po' più debole la posizione dei cd. vini naturali.

Rispondi
avatar

Nelle Nuvole

circa 3 anni fa - Link

Tutto bene, tutto bello e naturale, tutti amici per un futuro migliore. Lascio ad altri spazio per commenti che potrebbero essere al limite della ricerca "pelonelluovista" Solo due appunti: mi sembra che ci sia in quanto scritto dal Dott. Giacosa il solito equivoco relativo ai vini "convenzionali" a cui viene aggiunto "di massa". Di nuovo, e di nuovo e di nuovo andrebbe percepito come ci sia una certa maggioranza - o una stragrande minoranza - di vini prodotti senza i codicilli "bio" o "naturali" che mantengono convenzionalmente i caratteri del vitigno, del territorio e del produttore, assecondando le vendemmie e persino le denominazioni. Secondo appunto "Il vino è la più sana e la più igienica delle bevande"? Forse Monsieur Pasteur si riferiva alle bevande "alcoliche", considerando che ai suoi tempi la sua classe sociale sgargarozzava abbondantemente vari distillati come Cognac, Armagnac, Eaudevie, ecc. La più sana e la più igienica delle bevande è l'acqua, a meno che non provenga da fonti inquinate. Questo è un altro problemone, non voglio andare OT. PS Francesca Ciancio, di che ti stupisci, si tratta di marketing illuminato. Voci famose - compreso Moricchia, peraltro bravissimo - che introducono un argomento sano, giusto e naturale.

Rispondi
avatar

sergio

circa 3 anni fa - Link

Chiaramente sono d'accordo con Francesca Cianco e Nelle Nuvole. Scegliere Scanzi e Paci come autorevoli personaggi nella presentazione del catalogo mi lascia molto perplesso. Giacosa è, fuori da ogni dubbio, un bravissimo enologo. Parlare(vedi post di qualche giorno fa) della sua conversione come quella di San Paolo...dopo 45 anni di convenzionale mi sembra eccessivo. La conversione doveva avvenire con qualche anno di anticipo, almeno per me. Il più attendibile, per me, resta Morichetti, anche alla luce della splendida TRILOGIA di fine anno che ha suscitato molti consensi.

Rispondi
avatar

rampavia

circa 3 anni fa - Link

Non trovo particolarmente simpatico Andrea Scanzi. Tuttavia devo amettere che è maledettamente bravo ed intelligente sia quando parla di politica, di calcio o di vino. Prima di trovarlo inadeguato o di rimanere perplessi forse sarebbe il caso di leggere la sua introduzione.

Rispondi
avatar

zzzz

circa 3 anni fa - Link

E invece io non saprei dire in quale delle tre cose sia peggio. Forse nel calcio ne capisce qualcosa, sicuramente più di me che dello sport più popolare delmondo me ne frego altamente.

Rispondi
avatar

Stefano Menti

circa 3 anni fa - Link

Franco Giacosa è uomo di grande sensibilità ed intelligenza. Se anche lui noto responsabile enologico di grandi aziende vinicole è arrivato al vino naturale, vuol dire che questo vino naturale ha veramente qualcosa in più da dare. Chi è palesemente e schiratamente contro il vino naturale, lo fa solo per pigrizia, la pigrizia di non volere faticare con la zappa o arrischiarsi con i lieviti spontanei precludendo risultati che non si possono raggiungere col convenzionale.

Rispondi
avatar

Sebastiano

circa 3 anni fa - Link

Ho trovato questo articolo un po' sconclusionato. Per quanto mi riguarda potrei dire che la pasta è l'alimento più nutriente e salutare che ci sia e via dicendo. Che senso ha? Il bello degli articoli sul vino è apportare informazione per il pubblico che cerca di capire. In caso contrario rimaniamo sempre sul "tanto buono, tanto bello, so' mejo io". Dai ragazzi un po' di serietà.

Rispondi
avatar

Massimiliano

circa 3 anni fa - Link

Per qualsivoglia coversione non c'è un periodo prestabilito; cosa significa che doveva avvenire prima o che doveva avvenire dopo? Prima o dopo che cosa? Ci si "converte" quando ci si convince di avere, fino a quel momento, commesso errori e si cerca di non farne più. La conversione di Giacosa forse dà fastidio a chi non ha il coraggio di mettere in dubbio le proprie, spesso artificiose, certezze? Oppure una scelta così netta, come quella di Giacosa, fa paura a coloro che, pur con qualche dubbio, non hanno il coraggio di farla e preferiscono tenere un piedino di qua e un piedino di là? La patente di autorevolezza chi l'assegna? Esiste una laurea in autorevolezza per un catalogo di vino? Chi scrive parlando di autorevolezza dove ha conseguito la suddetta laurea?

Rispondi
avatar

sergio

circa 3 anni fa - Link

@ Rampavia L'ho letta.Dice le "solite" cose.Niente di impressionante o convincente. Una cosa interessante la dice: "Il mondo dei vini naturali, o veri, o chiamateli come volete, è senz’altro contraddittorio, frastagliato e talebano. Non tutto è indimenticabile e non tutto è naturale. Diffidate poi di chi vi dice che quel difetto riscontrato costituisce “prova ulteriore di naturalità” del vino: col cavolo. Un errore è un errore, e se sbaglio un congiuntivo non sono naturale: sono ignorante."(Andrea Scanzi dall'introduzione) Nulla dice Scanzi sulle garanzie "obbiettive" da dare ai consumatori che valgono più di mille parole di un personaggio famoso ipermediatico. . @Rampavia @Stefano Menti "è maledettamente bravo ed intelligente"(Rampavia)(Concetto ripreso anche da S. Menti: "Franco Giacosa è uomo di grande sensibilità ed intelligenza") Il fatto che una persona sia brava a scrivere articoli di giornale, a suonare la tromba, a fare per 45 anni del buon vino convenzionale, il fatto che queste persone siano intelligenti o molto intelligenti non significa affatto che uno debba aderire automaticamente alle loro opinioni sul vino naturale. Anche Sallusti è intelligente e scaltro. Non basta l'intelligenza per rendere "credibile" una persona. Molti criminali sono dotati di grande intelligenza. . A Stefano Menti replico da semplice consumatore: Se, per ammissione anche di molti estimatori dei vini naturali( v. Giacosa v. Scanzi nei brani da me evidenziati) i vini naturali presentano dei problemi, "sembra" ineliminabili, perché esaltarli nel confronto con i convenzionali? Perché una cosa è certa: che pigri sono anche i sostenitori dei vini naturali quando per esaltarli buttano fango "sempre e comunque" sui convenzionali. PS Leggo ora l'interessante commento di Massimiliano al quale non replico adesso

Rispondi
avatar

Piter pin

circa 3 anni fa - Link

Quanta banalità per Gia/cosa , sembra quelle intervista ai calciatori che sono primi in classifica e a cui si chieda se pensano al campionato. La risposta. Ma noi ci prepariamo al meglio per la prossima partita il campionato è ancora lungo...... Grazie Già/cosa.

Rispondi
avatar

Massimiliano

circa 3 anni fa - Link

@Sergio Evidentemente è interessato al gioco delle "patenti": dopo gli inattendibili Paci e Scanzi, dopo l'inattendibile conversione di Giacosa, ora si apprende dell'inattendibilità di Sallusti ad esprimere pareri. Io che sovente sono in disaccordo con Sallusti (che nemmeno trovo troppo simpatico) pensavo che la sua attendibilità fosse dovuta a dati oggettivi come il numero di copie che evndono i suoi giornali o il fatto che venga invitato a numerose trasmissioni (non tutte legate alla sua parte politica) ad esprimere pareri. Non pensavo che l'attendibilità di personaggi pubblici al contrario venisse stabilita in base al fatto che i Sergio, i Ciancio e compagnia bella siano in disaccordo con loro, da assoluti depositari del vero, unico e corretto pensiero enoico. Infine un sillogismo: Giacosa è dotato di intelligenza, anche i criminali sono dotati di intelligenza, Giacosa è un criminale .... mamma mia cosa si rischia a mettere in dubbio le certezze del mondo del vino, anzichè ottendere la laurea in attendibilità si ottine quella di criminale.

Rispondi
avatar

Francesco Maule

circa 3 anni fa - Link

Miei cari, sono colui che ha pensato e "commissionato" questi scritti che state criticando. Non voglio entrare nel merito di alcuni discorsi, ma mi chiedo come si possa criticare Andrea Scanzi, che ha pubblicato due libri sul vino per la Mondadori. Giacosa e` un enologo e non uno scrittore o un blogger, ha scritto come gli altri, in maniera completamente libera e non mi sembra abbia fatto polemica contro qualche altro tipo di vino. Roy Paci e` un amico ed un appassionato, ha parlato in modo molto elegante di musica, legandola in qualche modo al vino naturale, in maniera se vogliamo un po' frivola ... ma io non volevo solo professori ultra illuminati. E` un'introduzione ad un catalogo che vende vini, che puo` andare in mano ad operatori, ma anche a normali avventori di bar o trattorie, e magari si leggono due righe divertenti ... siate buoni, vi auguro uno spumeggiante 2016 a tutti!

Rispondi
avatar

Nelle Nuvole

circa 3 anni fa - Link

Tanti auguri anche a te caro Francesco, con quello che hai scritto ci hai dato la chiave di lettura giusta relativamente alle quattro introduzioni di quattro persone diverse, scritte per il tuo catalogo. "Catalogo" appunto, non summa universale e definitiva per il concetto di vino "naturale" affini e collaterali. Hai ragione tu, se non puoi fare come ti pare a casa tua, dove mai? Siamo noi che ci siamo lasciati un po' prendere la mano, almeno io, nello scrivere.

Rispondi
avatar

sergio

circa 3 anni fa - Link

@Massimiliano "Giacosa è dotato di intelligenza, anche i criminali sono dotati di intelligenza, Giacosa è un criminale"(Massimiliano) . Non è corretto polemizzare con chi ha opinioni diverse dalle proprie attribuendogli delle conclusioni errate, che non stanno in piedi. Di Giacosa ho detto per ben due volte che è un bravo enologo. Il riferimento ai criminali era voluto per "sottolineare" la mia tesi: non basta essere intelligenti. Sulla conversione, invece, hai fatto delle osservazioni interessanti. E' vero che non c'è un momento magico per cambiare opinione, tanto è vero che la chiesa ammette la conversione anche alla fine della vita. Ma, nel caso specifico, ho fatto riferimento ad un preciso post in cui c'era il paragone con San Paolo.Ripeto, in questo caso specifico, fare 45 anni di convenzionale, poi andare in pensione e poi convertirsi al vino naturale mi è sembrata una conversione non paragonabile a quella di uno dei più grandi santi della storia della chiesa che pagò con la vita quella sua scelta coraggiosa. . Caro Massimiliano, la verità che il mondo dei vini naturali è pieno di contraddizioni che ancora non sono state sciolte. E di fronte ad esse(le contraddizioni) ci sono diversi atteggiamenti dei consumatori-degustatori. Io non sono pregiudizialmente contro come può sembrare superficialmente. Ho più dubbi che verità(al contrario di quello che mi attribuisci) Certamente ho uno spirito(pensiero) critico individuale ben sviluppato e non mi faccio impressionare da un personaggio ipermediatico. . Ripeto per l'ennesima volta dateci più trasparenza, dateci etichette più trasparenti...e meno chiacchiere

Rispondi
avatar

Armin

circa 3 anni fa - Link

Ho letto e riletto l'articolo e da uno che un po' ha lavorato nel settore non posso più prendere sul serio l'autore, mi dispiace. L'articolo oltre ad essere di tendenza, è pieno di (falsi) luoghi comuni e di inesattezze a livello tecnico.

Rispondi
avatar

Alessandro Morichetti

circa 3 anni fa - Link

Quali inesattezze e dove, specificamente? Articolo di tendenza che vuol dire?

Rispondi
avatar

Armin

circa 3 anni fa - Link

Quando parla nel sesto paragrafo di pratiche enologiche e dei loro (attenzione!) POSSIBILI effetti negativi su quello che il bevitore esperto cerca nel vino, lo fa con la stessa superficialità, approssimazione e generalizzazione di quelli che dicono che tutti i vini cosíddetti naturali siano torbidi, tannici da morire e puzzolenti. Molte cose che afferma sono semplicemente false (le sperimentazioni scientifiche ci sono), altre sono opinionabili ma elencati in modo di escalation dell’orrore enologico, facendo finta che tra i due estremi che lui stesso con il suo passato e presente rappresenta, non ci sia niente (come già la sempre saggia NN ha affermato). Insomma, io da un tecnico mi aspetto un’analisi ponderata della situazione che se non valuta, almeno elenchi i pro ed i contra degli diversi approcci e ne tra conclusioni frutto di un impegno serio in materia. Invece leggiamo un pamphlet, quasi un invettiva.

Rispondi
avatar

Nic Marsél

circa 3 anni fa - Link

Armin, "la stabilizzazione tartarica, proteica, la stabilizzazione del colore, la stabilizzazione biologica". Quali di queste pratiche non impoveriscono il vino? "correzione del grado zuccherino, dell’acidità, del corredo polifenolico, dei polisaccaridi, la concentrazione, l’osmosi, i tagli, le chiarifiche e la microfiltrazione" Quali di queste pratiche non snaturano i vini standardizzandoli?

Rispondi
avatar

Armin

circa 3 anni fa - Link

@Nic Già il termine "impoverire" è erroneo ma è in linea con l'articolo. Infatti suggerisce togliere qualcosa e rendere meno prezioso, più povero. Però togliere qualcosa che nuoce alla qualità perseguitata rende meno pregiato il prodotto? Già facendo un travaso all'aria, pratica comunissima in qualsiasi cantina, si "impoverisce" il vino di composti solforati indesiderati. Si fa male a fare così? Se nella stabilizzazione tartarica a freddo faccio precipitare il sali del bitartrato di potassio evitando che precipitino (forse) in bottiglia sottraggo qualcosa di prezioso, impoverisco drammaticamente il vino? Se inoltre utilizzo un’altra pratica, cioè l’aggiunta di acido metatartarico che imedisce invece la precipitazione, di cosa lo impoverisco? Se nella stabilizzazione proteica aggiungo l’argilla bentonite nella dose minima effettiva perché si leghi alle proteine termolabili (che mi potrebbero dare problemi di limpidità a temperature alte) e tolgo il complesso con un semplice travaso e la qualità del vino rimane organoletticamente parlando la stessa (prove fatte nel 2004: http://www.kobler-margreid.com/download_blog/papers/intervitis_bentonit_2007.pdf), l’ho impoverito drammaticamente, ho tolto valore? Naturalmente vale sempre in che maniera e con quali intensità vengono adottate, se necessarie, le diverse pratiche. Se in un anno di difficile maturazione (basta la grandine) sono obbligato ad arricchire per portare i vini ad una gradazione accettabile dal mio mercato e lo faccio in modo che rispetto le specifiche alcolicità varietali (per esempio Chardonnay meno di Gewürztraminer, ecc.) non penso di standardizzare in modo drammatico snaturandoli. La stessa cosa vale per l’acidità. Se poi altre prove hanno dimostrato che anche dopo anni i degustatori non sono riusciti a distinguere i vini filtrati in diverse modi (anche filtrazione tangenziale) tra di loro e dai nonfiltrati, allora dove snaturo? Ecco, sono solo pochi esempi che fanno vedere quante leggende metropolitane vanno dette, ripetute, ripetute, ecc. Ma oggi è giorno di festa, voglio fare anche altro.

avatar

Nic Marsél

circa 3 anni fa - Link

Armin, grazie per la risposta articolata. Non voglio mica passare per guastafeste :-) ma queste "leggende metropolitane" esercitano un fascino irresistibile e l'uomo della strada vuole sapere di più. Per esempio è la stessa cosa stabilizzare col freddo invernale (e le relative tempistiche) o abbattere repentinamente la temperatura con apposito macchinario per creare il precipitato e contemporaneamente filtrare i cristalli direttamente all'imbottigliamento? Un arricchimento del mosto o una correzione dell'acidità servono a rendere commerciabile un'annata che altrimenti non lo sarebbe? Non è meglio educare il cliente ad apprezzare le differenze tra le annate? Ti auguro un eccellente 2016, sperando di riuscire a venire a trovarti per romperti un po' di più le scatole, ma non in un giorno di festa :-)

avatar

Nic Marsél

circa 3 anni fa - Link

PS : il tuo PDF è solo in tedesco :-( Un mio amico alla radio canta "impossible Germany" :-)

avatar

Armin

circa 3 anni fa - Link

Il lavoro è scritto in tedesco ma i grafici si spiegano da solo e c'è un riassunto in inglese e francese. Se ti interessano queste cose forse trovi altro nella raccolta stessa: www.kobler-margreid.com/blog/weinhof-kobler/veroeffentlichungen-pubblicazioni/ Vieni pure a trovarmi che parliamo dei dettagli con calma sopra uno o più bicchieri di vino. Sicuramente oggi mi sono lasciato andare anche troppo, ma la cosa mi ha fatto arrabbiare. Forse non un inizio ottimale dell'anno... Ma ci manca solo che t'incazzi per un testo che "decontestualizzato" può essere preso in tanti modi. Dài, Buon Anno e relax :-) [a]

avatar

Alessandro Morichetti

circa 3 anni fa - Link

Io penso invece che leggiamo un'introduzione a un catalogo che non può né deve né soprattutto VUOLE essere un'analisi ponderata e scientifica della situazione: cosa che - dal mio punto di vista - è chiaro ed evidente che il Giacosa avrebbe i mezzi tecnici ed esperienziali per fare, in altri termini e con altri riferimenti. Però tacciare tutto come "invettiva" di parte, volutamente schierata e minimizzabile in quanto tale è molto "confortante". Detto questo, in una tavola rotonda pubblica su tutti questi temi e con dovizia di riferimenti se posso suggerire un nome al tavolo accanto ad Armin Kobler io dico Giacosa senza nemmeno pensarci. Poi dico anche Roberto Stucchi, Attilio Scienza, Arianna Occhipinti, Christian Zanatta, Adriano Zago e Leonardo Seghetti. Modera Angelo Peretti. Troviamo chi mette sede, soldi e promozione e Intravino Productions per tutti.

Rispondi
avatar

Armin

circa 3 anni fa - Link

Se io scrivo consapevolmente cose dove so esattamente che non sono così, allora non è un errore casuale ma è intenzionale. È un comportamento da mercenario, a seconda del committente affermo questo o quello, mi dispiace doverlo dire.

avatar

Alessandro Morichetti

circa 3 anni fa - Link

Puoi serenamente dirlo ma questo dimostra che non conosci la persona e il suo modo di stare nel mondo. Attenzione, è lecito pensarlo ma quando non si conosce i modi di qualcuno secondo me una dose di maggiore cautela è auspicabile e necessaria specie basandosi su un singolo testo con le specifiche di cui sopra, quindi con relativo tasso di semplificazione (che è altro dalla sovversione della realtà). E pensando al Giacosa come un semplice mercenario si caga fuori dal vaso, facile facile ;-). Il temine "impoverire" sarà erroneo dal TUO punto di vista ma purtroppo devo farti presente che fior di produttori lo adottano per semplificare volendo indicare qualcosa: per alcuni è esattamente togliere qualcosa che NON nuoce alla qualità perseguita: e di fatto voi produttori NON perseguite tutti lo stesso concetto di qualità (esso stesso ben più articolato di quanto non si voglia spesso spacciarlo). Facendo precipitare i tartrati fai una scelta e non c'è il Grande Libro su cui trovare scritto se sia IN ASSOLUTO quella giusta. A volte e per qualcuno può non esserlo. (Che la cosa sia poi rilevabile o meno con gli assaggi è un altro discorso ancora). In conclusione, se parlassi personalmente con Franco Giacosa avreste un 80/90% di punti in comune e questo te lo garantisco io perché intendo il senso di cosa dice e posso contestualizzare molto esattamente. Quel 15% di distanza è FORSE un approccio che lui sta esplorando e vuole capire fino in fondo dopo aver praticato in lungo e in largo tutto quello che si intende con "fare vino".

avatar

Massimiliano

circa 3 anni fa - Link

@sergio Secondo me le contraddizioni non sono nel vino naturale ma in coloro che non hanno risolto le loro e, come al solito, anziche' guardare il proprio orticello si occupano di quello del vicino. Insomma, come insegna Fedro, la bisaccia con i vizi degli altri sta sempre davanti ....

Rispondi
avatar

Vinogodi

circa 3 anni fa - Link

...partiamo da un presupposto ineluttabile: l'agricoltura sostenibile, che abbia o no il sostegno del dott.Giacosa o di commercianti del vino, dovrebbe essere un obbligo, non una scelta . Oggi, purtroppo, il confine è assai labile e una nicchia di agricoltura "biologica" in mezzo ad un mare magnum "convenzionale" è solo un sogno nel cassetto con il medesimo risultato delle targhe alterne nella città con polveri sottili 6 (sei) volte quelle consentite... è che ancora il tutto è demandato alla buona volontà del singolo, ad empirismo a volte comico e ad una comunicazione poco efficace...

Rispondi
avatar

Roberto Stucchi

circa 3 anni fa - Link

Qui, in inglese, un'ottima dissertazione sui vini naturali... http://www.wineanorak.com/wineblog/natural-wine/some-post-rootstock-thoughts-on-naturalness-in-wine

Rispondi
avatar

Patrick Uccelli

circa 3 anni fa - Link

L'ho riletto un paio di volte anch'io. Capisco che quando si decide di mettere nero su bianco dei pensieri relativi ad un oggetto non si può essere in grado di delineare proprio tutto lo spazio che lo circonda. Va da se che altrimenti, invece di uno scritto di 30 righe dovremmo leggerci il testo della lunghezza di un enciclopedia. Inoltre capisco anche le osservazioni di una persona come Armin Kobler (che certamente non devo difendere, dato che, e lo si vede bene nei commenti sopra è in grado di farlo benissimo da se) che si vede continuamente tirato "per la giacchetta". (non in maniera personale ovviamente, ma per il suo modo di lavorare ed intendere la sua professione). Il continuo paragonare una metodica ad un altra, senza fornire però mai osservazioni su quello che ne deriva poi all'assaggio (tralasciano volutamente per un decimo di secondo invece aspetti legati all'ambiente ed alla salute) credo possa poi, alla lunga, infastidire. E a mio parere, a ragione. Detto questo l'intervento, si legge bene, ne capisco il senso (poiché produco vini di quella tipologia), ma per correttezza alcuni passaggi andrebbero sviscerati in maniera migliore, sia da un punto di vista dei contenuti, che dal filo logico. Cito: "Il vino naturale è una valida risposta a queste tendenze che passa attraverso la coltivazione del vigneto senza fare ricorso all’uso di fitofarmaci." (RAME E ZOLFO SONO DEI FITOFARMACI, LO SONO ANCHE GLI INSETTICIDI A BASE DI PIRETRINA O DI NEEM NONOSTANTE AMMESSI DAL PROTOCOLLO DEL BIOLOGICO E ANCHE DAL MARCHIO DEMETER(* che garantisce la qualità biodinamica) NON VUOL DIRE CHE VENGANO USATI, MA SE NECESSARIA, LA DIFESA NELLA VITICOLTURA "NATURALE" UTILZZA QUESTI FITOFARMACI.) "...forzare i limiti fisiologici della vite ma bensì assecondando la natura per ottenere delle uve sane e ben mature."(NON È DETTO CHE CI SI ARRIVI SOLO IN QUESTA MANIERA, CI ARRIVANO BENISSIMO ANCHE QUELLI CHE UTILZZANO IL NITROPHOSKA, TRATTATANO CON IL FOLPET ED IL MANCOZEB E CHE ABBATTONO UNA PARTE DELL'ENTOMOFAUNA CON L’INODOXACARB. UVE SANE È MATURE SONO UNA PREROGATIVA DI ESPOSIZIONI, VARIETÀ ADEGUATE; ANNATA E DI CAPACITÀ DELL’OPERATORE; NON DI TECNICA AGRICOLA). "Ma non basta. Non si possono abbandonare i mosti e i vini al loro destino. Vanno seguiti con cura in tutte le loro fasi per valorizzare il loro potenziale qualitativo ed evitare che difetti piccoli o grandi di vinificazione e di conservazione possano nascondere il loro carattere e la loro piacevolezza." (LO FA SOLO IL PRODUTTORE NATURALE QUESTO? ) Bene, fermo qui l'analisi del testo, altrimenti vi gonfierei solamente la bacheca per niente. Ho evidenziato dei punti un po' a caso, giusto per il gusto di approfondire. E mi va di approfondire, dato che il mondo io non lo percepisco in bianco e nero. E soprattutto non lo descrivo in bianco e nero. Io non voglio omettere che ci siano, nella moltitudine dei colori che lo compongono, alcuni colori che mi piacciono meno degli altri, però vanno raccontati comunque. Anche solo per correttezza. Le pratiche enologiche, storicamente, nascono perché una volta i vini davvero avevano dei grossi limiti e richiedevano accorgimenti per migliorarli. È inutile negarlo. Ed è scorretto oggi dargli contro, a prescindere! Se oggi qualcuno come me è in grado di fare vini senza l'utilizzo di lieviti dalla busta, senza attivamente stabilizzarli da un punto di vista tartarico e proteico e così via è proprio perché quelle pratiche enologiche ci sono state. Altrimenti come potrei sapere cosa NON mi serve? Lo stesso vale per le tecniche agricole. Certi passaggi sono stati necessari per farci riconoscere che forse non ce ne era poi del tutto bisogno. Non vedo davvero il senso del perché rinnegare un percorso che probabilmente è stato necessario Alcuni ci mettono 44 vendemmie, altri, come alcuni contadini del mio paese, sono 44 vendemmie che non fanno diversamente. Fanno comunque tutti parte della paletta dei colori. ;) In ogni caso trovo importante che se ne parli, il dialogo, se impostato e moderato bene, è sempre sintomo di crescita.

Rispondi
avatar

carolaincats

circa 3 anni fa - Link

fortuna che ogni tanto esci dalla tua cantina tu! ed è sempre un piacere quando condividi i tuoi pensieri. grazie!

Rispondi
avatar

Roberto

circa 3 anni fa - Link

Perché queste cose non sono state scritte ed affermate 50 anni fa, dal dott. Giacosa ? Inutile criticare oggi ciò che lui stesso ha adottato per 50 anni , non lo trovo corretto. Come dire che oggi si sputa nel piatto dove si è mangiato x 50 anni

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.