di | dom 09 giu 2013 ore 17:09
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Il meglio della settimana in cui il Barbacarlo 2010 di Lino Maga* andrebbe prescritto endovena

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* Impeccabile nella versione 2010, lo storico bindello dice tutto:
“Il Barbacarlo viene prodotto in una collina ben delimitata denominata in catasto appunto “Barbacarlo”. Qui crescono da anni vitigni di Croatina, Uva Rara e Vespolina miscelati in tradizionale proporzione. La collina Barbacarlo è da sempre proprietà dei Maga. Il terreno è tufoso e impervio, con una esposizione a sud-ovest che gli permette di ricevere il sole tutto il giorno. Le lavorazioni in vigna vengono ancora effettuate manualmente e non vengono usati diserbanti o prodotti chimici di ogni genere. La produzione è limitata e varia di anno in anno, ma in genere è quantitativamente scarsa. La raccolta viene effettuata con una attenta selezione dei grappoli. In cantina, l’uva viene pigiata e fatta fermentare con macerazione in vecchie botti di rovere. La svinatura avviene dopo 7-8 giorni circa e successivamente si effettuano periodici travasi per la decantazione naturale. Ad Aprile – Maggio si procede all’inbottigliamento e le nuove bottiglie vengono lasciate orizzontali 40 giorni poi raddrizzate in verticale e messe alla vendita dopo quattro mesi. Il Barbacarlo, essendo completamente naturale e non lavorato, presenta il cosiddetto “fondo”, per questo si consiglia di non agitare la bottiglia prima di stapparlo e berlo. Ogni anno la natura gli dà la propria impronta madre per cui  ogni annata porta un particolare carisma. La vivace schiuma è una sua inderogabile proprietà  in quanto imbottigliato per tradizione subito ad Aprile – Maggio successivo alla vendemmia. I sugheri che utilizziamo sono i migliori, i più tradizionali e non trattati chimicamente; anche se talvolta (comunque di rado) possono riservare spiacevoli sorprese; (per questo ci scusiamo e se dovesse succedere vi preghiamo di contattarci per poter rimediare all’inconveniente). Per quanto riguarda l’invecchiamento, il Barbacarlo 2010 puo’ durare anche 30 anni. Per quanto riguarda l’abbinamento, si consiglia di essere in due: “la bottiglia e chi la beve”. La temperatura ideale al consumo è consigliata tra i 18 e 20 gradi.

Dal punto di vista organolettico l’annata 2010 è da considerarsi asciutto.” 

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Info su Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, vende vino su Doyouwine.com. Marchigiano, vive a Barbaresco. Apprendista contadino per un anno e oste di sala per due, è laureato in Scienze della Comunicazione con tesi in sociologia della cultura dei ristoranti, sommelier AIS e scout.
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18 commenti a Il meglio della settimana in cui il Barbacarlo 2010 di Lino Maga* andrebbe prescritto endovena

  1. Il barbacarlo ultimamente è in odore di santità, si sente perciò il bisogno di un advocatus diaboli.
    Non ne sono un amante, ne ho bevuto poco e quel poco non mi è piaciuto (preciso che non ho mai bevuto il 2010).
    E’ un vino estremamente impreciso e rustico, che propone carbonica di rifermentazione e zucchero residuo, un vino di cui fatico a vedere il senso.
    Sono però sempre pronto a ricredermi, come su tutto, se ritenessi che fosse il caso farlo, ma per ora non è ancora successo…

    • Capisco cosa intendi e spesso mi è capitato di pensare lo stesso con alcuni rifermentati di Camillo Donati che non erano andati nella giusta direzione. Ho bevuto solo 3 annate di Barbacarlo e la 2010 mi è sembrata davvero significativa, non imprecisa, busciante come si confà e molto godibile. Certamente non un vino da laboratorio.
      Soprattutto nel Barbacarlo, se c’è una cosa che non manca è il senso ;-) .

    • Non ho capito se intendi la carbonica un difetto, però (anche perchè il Barbacarlo è a tutti gli effetti il padre nobile di tutta la tipologia, quei sur lie di cui tanto si parla negli ultimi anni).

      Riguardo però al residuo zuccherino vorrei aprire una parentesi, che è caratteristica quasi cercata, tanto che Lino Maga definisce le annate completamente secche come “grame”. Anzi, quella sensazione dolce è caratteristica fondamentale per poter apprezzare il Barbacarlo a distanza di decenni (vedi 1983, 1990 e, in misura appena minore, 1995 e 1997). Tra le annate recenti ti direi di assaggiare il 2006, paradigma di quello che ho appena scritto. Io però lo preferisco appena più secco, tra le annate recenti direi 2007 e 2010.

      Scrivo tutto questo perchè sono molto d’accordo con la tua definizione di rusticità, molto meno con quella di imprecisione.

      • avatar Tommaso Farina

        Pure a me piacciono i Barbacarlo abboccati quando non proprio dolci.

  2. avatar Filippo

    Barbacarlo 2010 versione da ricordare per un vino che adoro per i suoi pregi e difetti.

  3. Mi piace il concetto di vino naturale (lo so, i confini del “naturale” non sono bene identificati, ma ci siamo certamente capiti..) ed ancor più quello di vino artigianale, ma questi hanno senso SE E SOLO SE sono abbinati a pulizia e precisione stilistica, ancor meglio ad eleganza, ma capisco che l’eleganza non può essere da tutti (ed anche per tutti, ndr..)
    Detto questo, un vino che non si sa se sarà secco o dolcino, non si può definire preciso, ma solo un vino di cui non si ha padronanza e controllo, affidato alla casualità, che per il mio modo di vedere non coincide con naturalità.
    I vini di Camillo Donati non mi piacciono ed il padre (non nobile) dei rifermentati in bottiglia senza sboccatura non è Maga, ma la tradizione (non in senso buono) dei nostri nonni che facevano ciò che potevano e non ciò che volevano, non avendone i mezzi. Oggi, nel 2013, i mezzi ci sono per cui pretendo che un vino abbia la precisione e la definizione necessaria, soprattutto se non li pago 2 euro.
    La carbonica non è un difetto nello champagne, figlio di un processo voluto e definito (preciso che esistono tanti ottimi champagne, puliti ed espressivi, di produttori naturali/artigianali), ma è una cosa che non gradisco in un prodotto affidato ad un modo di fare vino antiquato, anzi, diciamolo pure VECCHIO e casuale.
    Penso che il mito barbacarlo sia dovuto a vari fattori: la collina di proprietà Maga da 150 anni, l’etichetta esistente da decenni, immagino (non lo conosco) anche per il carisma di Lino Maga, ma ciò non dovrebbe essere confuso con la qualità del vino. Sarebbe questo (un produttore divenuto mito pur facendo un vinello mediocre…) un fenomeno interessante da approfondire, dato che si verifica anche con altri produttori e che poi è terreno fertilissimo per le gesta di quelli che io chiamo i “degustatori poeti”, scrittori di poesiole dalle quali si capisce magari che il cielo è blu, ma niente si comprende di come è quel vino di cui tale poesiola dovrebbe essere la descrizione…ma questo è un altro discorso…
    Barbacarlo 2006 l’ho bevuto recentemente, avevamo due bottiglie della stessa annata e da tutte e due ne è uscito un vino imbarazzante, dall’olfatto poco pulito, sgraziato, con questo sapore dolcetto a mio avviso fastidioso ed ovviamente, ma questo è inutile che lo dica, privo di qualunque forma di eleganza.
    Preciso che nessuna delle frecciatine presenti in queste righe è rivolta a Jacopo Cossater, invece ad Ale Morichetti (noto amante del fuoco amico…) assolutamente sì… ;-) ed ovviamente a chiunque altro si senta tirato in causa…poeta avvisato… :-)

    • avatar Rossano Ferrazzano

      padre di tutti che sei nelle vigne silvestri e ti palesi nelle pance buie delle cantine, perdonalo, perché delira e bestemmia e non sa quel che dice, ma è un bravo ragazzo e non rrincorre l’eresia, vi inciampa senza volerlo… :-D

      • Grazie Rossano per l’intercessione presso il padre che è nelle vigne…!! Sei un amico… ;-)

  4. avatar Fabrizio pagliardi

    Io di annate di barbacarlo ne ho bevute parecchie. Per me precisione e definizione sono caratteristiche eventuali di un grande vino, e non sono neanche presupposto di qualità, sono presupposto di vini precisi definiti e basta.
    Il barbacarlo è un vino che ogni anno può essere diverso e questo è vero, ma ogni annata è diversa dall’altra e quindi non ci vedo nulla di strano, soprattutto per questo vino che ha una riconoscibilità rara. Bevendolo e conoscendolo sei quasi in grado di capire quale è stato l’andamento climatico dell’annata e durante i processi.
    Non è affatto vero che è tutto casuale, se parli con il signor maga, come sarà il suo vino in quel l’annata prima di farlo e mentre lo fa lo sa.

    • avatar Filippo

      Infatti, altro che casuale. Tra l’altro in etichetta ha tutte i dati delle analisi di laboratorio.

    • Io non ne ho bevute parecchie, ma lo farò presto perchè voglio approfondire ulteriormente l’argomento.
      Per me precisione e definizione sono caratteristiche imprescindibili di un grande vino, al limite posso transigere su un po’ di acetica, ma non su altro.
      Ci sono tanti modi con i quali un vino può esprimere l’andamento climatico, quelli del barbacarlo, residuo zuccherino variabile in primis, non mi aggradano.
      Il processo che porta ad avere più o meno zucchero residuo io lo definisco casuale, per me nel 2013 un vino deve avere una identità più definita in quel senso (è un vino dolce? è un vino secco?).
      Poi non discuto che tutto ciò possa avere un fascino retro ed ancestrale, ma nel 2013 mi sposto in automobile od in treno (moderno) non in carrozza o a cavallo.
      Comunque sarebbe stato interessante avviare una discussione che purtroppo non c’è stata, mi piacerebbe che i sostenitori del barbacarlo, anzichè offendersi e difenderlo d’ufficio, spiegassero perchè lo ritengono un grande vino.
      Io rimango qua, in ascolto…

      • avatar Fabrizio pagliardi

        Quindi intuisco che detesti i i vini della mosella, che hanno un residuo zuccherino piuttosto variabile di anno in anno. E non ti piace neanche il Montepulciano di Valentini che anche li il residuo è variabile e spesso bevuto giovane ha un pochino di carbonica. Il kurni ??Anche il Vega Sicilia unico in alcune annate hà un residuo più spiccato e Rayas.
        Ma a parte questo. cosa ti devo spiegare?? Partiamo da due punti di vista diversi, per me precisione e definizione non sono fondamentali ma sono eventuali in un grande vino. Per me nel 2013 un vino non DEVE essere niente ma può essere diverse cose.
        Il Brbacarlo è un vino riconoscibilissimo, complesso, ampio con una capacità di maturazione nel tempo rara, bevendolo e conoscendolo puoi tracciare l’andamento climatico dell’annata, ha una bevibilitá stupefacente…… Ma che altro c’è da dire se ti piacciono i vini precisi definiti con poca variabilità anno per anno abbiamo proprio due idee di vino discostanti.
        Poi tieni conto che c’è stata una battaglia legale che è durata venti anni per prendere il nome barbacarlo e farne una DOC per la zona, tutti matti???

        • Intuisci molto male, io amo i vini della mosella e ne trovo assolutamente sbagliato il paragone col barbacarlo, in quanto hanno una identità in quel senso (residuo zuccherino) estremamente più definita, ovviamente all’interno di ogni categoria: trocken, feinherb, edelsüße o quel che è. Riguardo alla pulizia e definizione forse hanno il problema opposto… lo sono in genere troppo…
          Pure il paragone con rayas o vega unico proprio non ce lo vedo, ma nel modo più assoluto; rayas qualche imprecisione (ogni tanto) ce l’ha, ma è l’apoteosi della grenache, un vitigno raffinato, un vino simbolo di espressività estrema, non vi è traccia di rusticità, non ci vedo niente in comune col barbacarlo.
          Con valentini invece il paragone ci sta ed infatti non amo valentini, mi è piace certamente il trebbiano 2007 od il trebbiano 1977, ma certi suoi montepulciano sono i vini più scandalosamente puzzolenti della mia vita ed a quel prezzo è una vergogna.
          Certo, se per te precisione e definizione sono caratteristiche solo eventuali penso che non troveremo mai un punto di incontro.
          Il barbacarlo è riconoscibile..? e quindi?? Di certo non mi basta… Ampio e complesso? boh, può essere, ma quello che esprime è fine ed elegante..?? dalla mia esperienza, che comunque come già detto cercherò di ampliare, la risposta è no..! La capacità di maturazione nel tempo fine a se stessa, non sviluppando ciò che io cerco, mi interessa fino ad un certo punto e la sola bevibilità stupefacente non fa di un vino un grande vino.
          Non ho mai detto che non mi piace variabilità di anno in anno, MAI, solo uno stupido potrebbe affermare una roba del genere, ma un conto è sentirla in pergole torte o monfortino ed un altro nel barbacarlo.
          Non penso che siano tutti matti, anzi, un vino che viene imbottigliato a sei mesi dalla vendemmia, venduto dopo altri 4 a 25€… chiamali stupidi, lo farei anche io… ;-)

          • avatar Rossano Ferrazzano

            Lo faresti anche tu, ma dubito che il tuo vino sarebbe bono come il Barbacarlo… … :-D

            Il Barbacarlo i suoi eurini li vale tutti, come tutti i vini buoni in virtù della qualità che dà nel bicchiere, e non sulla base di quanto costa produrlo. Altrimenti capisci bene che Romanée-Conti, tanto per parlare del vino più celebre e costoso in assoluto, non costerebbe certo tutti i denari che devi sborsare oggi per portartene a casa una boccia.

          • Rossano, so bene che un vino di qualità non viene pagato in relazione al costo di produzione, la questione è la valutazione del valore aggiunto in base al quale decidere quanto pagare, se il valore aggiunto è ritenuto basso o nullo rapportarsi al costo di produzione acquisisce un senso.
            Il Radice di Paltrinieri, che considero un vino buono tendente al molto buono, è pulito, definito, ha una interessante espressività, è tradizionale, territoriale, rifermentato in bottiglia e lo colloco nella dimensione del Barbacarlo. Di Radice è molto difficile trovare una bottiglia difettata e costa 5,2€ + iva.

  5. Bello.

  6. avatar marziano

    mai sentito nominare sto barbacarlo né assaggiato. ma è così noto?
    preferirei assaggiare i vizi di ruiz de cardenas. ha ragione però sulle etichette io sono un fissato. va indicato chi l’ha fatto! tutto!

  7. avatar marziano

    in generale sono d’accordo su tutto quello che dice in quei quattro minuti.
    questo non vuole dire che berrò di certo il citato vino.
    da totale profano mi domando: ma un franz haas quanto dista da un barbacarlo in termini di interventi di chimica? davvero tanto?

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