Introvabile | Greco di Bianco 2007 Stelitano

di Mauro Mattei

Vinogreco[1]Introvabile? Non più. Avete voglia di comprarlo e siete in Val Camonica? No problem, c’è chi ve lo porta fino li. Mai sentito? Siete male informati. Evidentemente non seguite la stampa specializzata. Beh, non per essere spocchiosi, ma noi il Greco di Bianco dei fratelli Stelitano l’avevamo incontrato prima della pseudo ribalta mediatica e vi assicuriamo che il prodotto era già buono. Ma approfondiamo.
Il Greco di Bianco (realizzato solamente nei comuni di Bianco e Casignana, entrambi in provincia di Reggio Calabria) è forse uno dei vini italiani dalla storia più antica. Citato da poeti latini e greci, giustamente rinomato in età classica, è indecorosamente caduto nel dimenticatoio in epoca recente. Il poveretto ne ha passate di tutti i colori, ha rischiato l’estinzione più o meno a ridosso degli anni ’60 del secolo scorso ed è stato rivalutato (solo formalmente) con una polverosa Doc qualche decennio più tardi. Questa magra visibilità gli ha permesso di arrivare fino ai nostri giorni intonso e ce lo ritroviamo davanti col suo fare schietto e con i suoi modi intensi e ruvidi che ci rammentano un sud d’antologia: rurale e assolato.
Ora, se si vuole parlare di Greco di Bianco si deve per forza citare il vino della famiglia Stelitano. Non per forzatura giornalistica, ma per il pregio effettivo di un prodotto che negli ultimi anni ci ha costretto ad eleggerlo punta di diamante di un’intera denominazione. Ah, dimenticavamo. Per chi non lo sapesse, quando parliamo di Greco di Bianco parliamo di un vino dolce. Tra i più curiosi vini dolci prodotti in questo strambo stivale.
Come viene realizzato? I grappoli, fatti di acini minuscoli, dopo la raccolta manuale subiscono un parziale appassimento al sole e questo ne concentra il carattere mediterraneo. Gli Stelitano, in particolare, hanno un approccio tradizionale ed evitano di filtrare il prodotto finale. Pertanto può accadere che il vino abbia una leggera torbidità nel bicchiere o residui sul fondo della bottiglia che, come da copione, non inficiano alcunché. Il risultato al momento dell’assaggio è quantomai variegato. Il colore è ambra, il naso (appena segnato da leggera scissione alcolica) è irregolare ma piacevole: frutta secca, mallo di noce, dattero, fico appassito, erbe aromatiche e sensazioni vagamente ossidative a fare da contorno. In bocca è dolce ma non stanca, i terreni calcareo-argillosi gli danno forza minerale e non manca una tensione schioccante. Ne mandi giù un sorso dopo l’altro.
Lo bevi sui formaggi, lo accosti ai dolci della tradizione, lo usi per meditare. Insomma, un vino che piace perché è di territorio, perché è tradizionale, perché è dolce ma non è opulento, perché è rustico ma elegante. Insomma, è buono. Voi fate così: pensatela come vi pare, bevetelo e rispolverate questo pezzo nascosto di Calabria.

Mauro Mattei

Sommelier multitasking (quasi ciociaro, piemontese d'adozione, siculo acquisito), si muove in rete con lo stesso tasso alcolico della vita reale.

6 Commenti

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Andrea Gori

circa 9 anni fa - Link

ogni volta che lo "pesco" in qualche carta, il Greco di Bianco lo ordino subito! qui quello di Vintripodi http://vinodaburde.simplicissimus.it/2007/08/09/le_bollicine_dellocale_scelte_di_armando_pardini/

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Mauro Mattei

circa 9 anni fa - Link

..a Roma ad esempio lo bevi da Roscioli. A Modica da me ;)

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Maurizio Uliano

circa 9 anni fa - Link

Si dice che una volta le uve venissero lasciate ad appassire sugli scogli, ma, ammesso che sia vero, non credo che qualcuno lo faccia ancora.

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ROBERTO

circa 9 anni fa - Link

nel 1995 a Pardesca di Bianco avendo un amico in quel paese, l'ho bevuto. ma in quegli anni i saccenti del vino non potevano abbassarsi a tanto. roberto

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Adriano Reinard

circa 6 anni fa - Link

introvabile no! io lo acquisto su www.tipical.it

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