Barolo & Barbaresco | Punset VS. Ciabot Berton, doppia verticale in Langa. Comparata, anche

di Mauro Mattei

Archiviato il mal di pancia legato a quello che sapete, e una volta ristabilita la quiete a suon di pacche sulla spalla e promesse di futuro amore, mi ritrovo a godere per vie traverse di Nebbiolo Prima, grazie ad uno degli eventi paralleli alle degustazioni ufficiali del mattino. Da imbucato, quale sono, cerco di non dare nell’occhio. Peccato che da Marina Marcarino non riesca a fare neanche un passo, prima di essere additato come intravinico. Copertura sfumata e punizione corporale nel piazzale antistante alla sala degustazione. Beh, uno scappellotto da parte della padrona di casa dopo aver parlato di una certa stradina come se fosse un revival del Camel Trophy, lo merito di certo.

Messe da parte le note di colore (e tirate su le braghe), non resta che parlare di questa doppia verticale. “Nel piatto” 10 annate sull’asse Barbaresco-Barolo (dal 1998 al 2008): da un lato una retrospettiva dedicata a Punset e al suo Barbaresco Campo Quadro (porzione del cru San Cristoforo di Neive), dall’altro una carrellata che vede protagonista Ciabot Berton e il suo Barolo Roggeri, direttamente da La Morra.

La prima azienda, storica realtà bio, declina il nebbiolo con tratto sottile ed elegante, la seconda – invece – sciorina nel bicchiere vini altrettanto godibili, pur se più larghi e polputi. Entrambi i prodotti proposti, accantonate le divergenze territoriali, sono accomunati da una volontà comune, quella di filtrare senza esagerazioni le asperità della varietà che li genera. Insomma, mano femminile da una parte e dall’altra, e buoni presupposti nel bicchiere grazie alle ottime posizioni delle vigne.

Here we go:

  • Campo Quadro 1998: si presenta granato scarico ma limpido, leggermente diluito sull’unghia. Peccato che dopo una primo refolo di piacevolezza il vino scivoli verso note di glutammato e brodo di carne. L’ossigenazione, purtroppo,  non lo migliora. Meglio la bocca, tutto sommato, che incede abbastanza elegante anche se non particolarmente ampia, smagrita ulteriormente dal finale un po’ secco. Bottiglia sfortunata.
  • Roggeri 1998: colore granato scuro, piuttosto integro. Il naso è appena evoluto, anche qui note di brodo, poi liquirizia, rabarbaro e confettura di prugne. La bocca è larga ma il tannino appare poco integrato e un pelo asciugante in chiusura.
  • Campo Quadro 1999: cromaticamente in linea con il millesimo precedente, appare più vivo e denso. Al naso ha un andamento minimale, segnato dalla presenza di piccoli frutti rossi, un po’ inchiodato da note alcoliche. Bocca severa, quasi scarna, marcata ancora dal tannino. Chiude rigido e non si distende, per adesso.
  • Roggeri 1999: il colore è simile al 98. Il naso è sviluppato e pieno, segnato da leggere note eteree e da un alcol percettibile. Sensazioni di ciliegia sotto spirito. In bocca il frutto è più dolce e carnoso, il tannino è integrato in maniera migliore.
  • Campo Quadro 2000: granato chiaro, abbastanza omogeneo. Il naso inizialmente è contratto dall’alcol, poi visciole e marmellata di rosa. Sensazioni leggere di tostatura “impolverano” l’olfazione. Bocca più ricca, con rimandi fruttati. Monolitico, ma non sgraziato, è un vino dall’andamento compatto.
  • Roggeri 2000: Naso “disponibile”, ricco di frutta matura e note dolci. Tenui ritorni speziati e balsamici. Alcol appena esuberante. In bocca è materico, orizzontale. Peccato per il tannino asciugante, non completamente risolto, che vanifica la tessitura del frutto.
  • Campo Quadro 2001: un bel granato vivo, limpido, fa da overture ad una bottiglia integra, giovane. Da subito note eteree e smaltate comprimono la vena floreale, che di solito connota il vino in questa specifica annata (già assaggiata in precedenza). Si distende con l’ossigenazione mostrando una buona materia e una resa ottimale in bocca. Tannino convincente.
  • Roggeri 2001: Granato profondo nel bicchiere, il vino ci regala  una verve fruttata ben delineata, morbida e matura. Attacco dolce in bocca corroborato da un buon finale, fresco e tannico.
  • Campo Quadro 2003: Colore appena più carico. Al naso è invitante, ricco e femminile. Il quadro aromatico è tonico, la fibra del frutto integra. Ricordi di visciola matura e fiori. La bocca è succulenta, raffinata; tannino cesellato, di splendida qualità. Annata rovente gestita in maniera ottimale.
  • Roggeri 2003: Nel bicchiere è granato scuro. Naso profondo, ampio nei suoi riconoscimenti di frutta matura. L’olfazione è densa ma non debordante, come l’attacco in bocca, segnato dalla morbidezza. Tanto godibile spessore è penalizzato solo dal tannino astringente, figlio di un’annata difficile, che ha restituito spesso uve non perfette dal punto di vista della maturazione fenolica (e vini di conseguenza).
  • Campo Quadro 2004: Granato profondo ma non scuro. Naso che evidenzia una delicata concentrazione, dietro il frutto (frutti rossi e fragola) leggerissime note lignee. La bocca – tesa e tannica – ci parla di un vino con le carte giuste, all’inizio del suo percorso evolutivo.
  • Roggeri 2004: Nel bicchiere il vino mostra subito intensità e carattere, sin dal colore. Il naso è ricco, fragrante, sodo. La bocca corre dietro al naso, succulenta e masticabile. Tannino grosso ma ben congegnato. Un vino di bella stoffa, da aspettare.
  • Campo Quadro 2005: Il colore, meno concentrato dell’annata precedente, anticipa un Barbaresco dalla resa differente. Incollato ad un’annata più sottile, il vino ne segue i crismi e si sviluppa godibile, anche se di spalla stretta. Al naso è fresco, floreale, il frutto è ben tornito e croccante. Tannico il giusto, è piacevolmente snello.
  • Roggeri 2005: Anche a La Morra il millesimo ha regalato vini dalla fisionomia meno generosa, ne è la prova lampante il vino nel bicchiere che si destreggia fra una buona maturità del frutto ed un profilo meno opulento. Minore densità non significa minore durezza, e questo 2005 digrigna i denti con moderazione, in chiusura, lasciando intravedere discrete chance d’affinamento.
  • Campo Quadro 2006: Un vino solido, potente, anche dal punto di vista cromatico. E’ tanta la materia a disposizione, lo si avverte dall’ingresso in bocca, saldo, e dalla presa tannica vigorosa. E’ un vino che al momento, però, rimane inchiodato al naso e al palato, imbrigliato nella sua stessa massa. Ci rivediamo fra 10 anni, perlomeno.
  • Roggeri 2006: Un’annata grande, sotto tutti i punti di vista anche – e di più – nel Barolo. Al naso è prodigo di riconoscimenti fruttati, note di viola a disegnare il contorno. Tannini importanti, buona freschezza: il vino nel bicchiere è compatto, ma non manca l’allungo finale. Molta carne al fuoco anche se in salsa classica. Insomma: see you later.
  • Campo Quadro 2007: Annata riconoscibile, anche da queste parti. Naso esuberante, si stacca da tutti i millesimi assaggiati in precedenza per la ricchezza del frutto e la maturità palesata. Un atteggiamento olfattivo comunque piacevole, avvolgente e non stancante, sorretto da una buona freschezza. La bocca è carnosa, il tannino presente e ben sviluppato. Prêt à boire.
  • Roggeri 2007: Se c’è un’area che ha sofferto particolarmente questo millesimo caldo e sfacciato è stata l’area comunale di La Morra la quale ha spesso consegnato vini un po’ stanchi, non perfettamente integri, in alcuni circostanze sfibrati. Non è il caso di questo vino (sullo stesso livello anche il  fratello minore, Barolo “base” dello stesso millesimo) che nonostante l’andamento orizzontale e la freschezza non sconvolgente, colpisce per la piacevolezza e la bevibilità. Rispetto ad altre annate “atipiche” testate in precedenza rileviamo una gestione del tannino assolutamente efficace. Bravi!
  • Campo Quadro 2008: Ripasso più tardi: ecco la prima cosa che viene in mente, snasando il bicchiere. Sbattiamo il muso contro un vino scalciante, che non riesce a stare nei confini del bicchiere. Frutto nitido e tannino robusto, lo segno sul taccuino così evito di dimenticarlo.
  • Roggeri 2008: Dall’altra parte dell’oceano potranno considerarlo un millesimo meno performante del precedente, io – al contrario – non posso fare a meno di puntare la mia posta su quest’annata (aspettando il 2010, of course). Nel bicchiere troviamo un vino di bella concentrazione, non perfettamente composto in questa fase ma luminoso, in linea col carattere del village. Grip tannico efficace, finale succoso.

Bella maratona, non c’è che dire. Interessante anche l’idea di “spezzare” la degustazione in due tronconi, utilizzando come spartiacque l’alieno 2003. Fra la prima e la seconda batteria, molte sono le differenze e non solo legate alla resa nel bicchiere, alla qualità oggettiva dell’annata. E’ evidente una crescita tecnica esponenziale: anno dopo anno i vini appaiono più precisi e definiti. La varietà e il territorio sembrano raccontati in maniera più serena, punteggiati da una maggiore disinvoltura espressiva e padronanza di mezzi, bisogna prenderne atto. E quando registriamo più promesse che sbavature, non  ci resta che sorridere.

Mauro Mattei

Sommelier multitasking (quasi ciociaro, piemontese d'adozione, siculo acquisito), si muove in rete con lo stesso tasso alcolico della vita reale.

1 Commento

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Luca Cravanzola

circa 8 anni fa - Link

il 2005 (campo quadro) assaggiato due o tre giorni fa mi aveva davvero colpito. In generale, tra i Barbaresco, ho grandi aspettative sul 2005, meno sulla 2006...

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