Viaggio nella Champagne | Ruinart, o della grandeur frattale

di Andrea Gori

E’ una giornata ben strana quella che si conclude con l’arrivo da Ruinart. Dopo una piccola maison a Vertus, arrivare qui, nella luccicante Reims, è paragonabile all’arrivo nel palazzo Imperiale con Darth Vader  ad attenderti sul portone. Esempio: se provi timidamente a chiedere il wifi, ti rispondono che è già tanto se ti funziona il cellulare, ma te lo dicono con una voce così dolce e gli occhi così azzurri che a te pare la cosa più normale del mondo. Si respira in ogni dove un’aria da grandeur, un fuori scala inarrivabile per qualsiasi altra cantina. Questo guardandola dal di fuori. Dentro, Ruinart riesce ad essere allo stesso tempo soffice, morbida ma anche irrimediabilmente fredda e distante. Tutto è studiato alla perfezione per creare una sorta di timore reverenziale nel visitatore, una sensazione destinata a peggiorare scendendo nei chilometri di cave e gallerie che neanche a Postumia ti aspetti di trovare.

Il percorso è senza ascensori — in riparazione ci dicono — ma non ci crediamo neanche mezzo secondo: hanno pochi minuti e devono dare l’impressione della vastità non solo di Ruinart ma della Champagne tutta. Così come spesso accade qui, pare di essere in un frattale: lo schema produttivo è lo stesso e lo ritrovi ovunque, solo cambiano le ripetizioni e le dimensioni finali. Quelle della Ruinart sono impressionanti: chilometri e chilometri di gallerie buie e inquietanti, soffitti alti 40 metri, stemmi da decifrare, illuminazione modello Light & Sound delle Piramidi del Cairo o, appunto, qualche grotta spettacolare della vecchia Europa. Ma quando poi torni a riveder le stelle, quando magicamente in mezzo al salotto appaiono delle bottiglie inconfondibili, tutto si scioglie: spariscono tensione e stanchezza e ti ritrovi di fronte ad un capolavoro dell’enologia mondiale quale il Dom Ruinart Vintage 2002, dolce suadente roccioso, un monumento vivente e bevibile al Grande Chardonnay.

O forse mi sto lasciando suggestionare dal nastro in velluto beige che trovo sulla capsula?

Dom Ruinart 2002
72% chardonnay da Choully e Avize (Côtes des blancs), 28% chardonnay Sillery e Puisillex. Dosaggio 6,5 zucchero.
Naso squillante, lucido e seducente, dal floreale pantagruelico, con accenni di grigliato, agrumi e acacia. Bocca rocciosa, minerale e avvolgente, dal finale lunghissimo. Già incredibilmente buono, fa impressione immaginare cosa diventerà. 96

Dopo un’aperitivo così la serata cambia registro, come quando dopo una serie di schiaffi ti arrivano una carezza e un bacio. La cena si svolge in una sala incredibilmente bella, morbida e avvolgente in velluto. La nostra padrona di casa ha scelto una soirée tutta Rosè, con il Brut a iniziare e chiudere e nel mezzo tre gioielli come il Dom Ruinart 1998, il millesimo 1988 (forse uno dei rosè più buoni di sempre) e il 1996, figlio della sua annata nel tantissimo bene e nel pochissimo male. Il cibo preparato da una personal chef locale si rivelerà tra i più buoni provati in Francia, con tocchi di sapore leggeri e profondi e abbinamenti perfetti con i vini.

Ruinart Rosè
Cuvée delle annate 2008, 2007 e 2006.
Arancio allo stato puro, poi pompelmo rosa e  ciliegia. Bocca cremosa, incalzante, da favola con finale stuzzicante e freschissimo. 87

Dom Ruinart Rose 1998 – Anteprima
Note intense di melograno, incenso e rosa inglese: molto gesso che vira sui toni della cipria. In bocca è soffice, con bolle che carezzano dappertutto e un centro bocca dal corpo intrigante, succoso e ricco di arancia rossa. Finale con grip da maturare ma già stupendo. 94

Dom ruinart Rosè 1988 – magnum
Arancio nel colore e nel naso, poi noci e aperol. Etereo e compassato, quasi un brunello del 1975 come impressione. Corposo, vitale e sanguigno, ha un finale entusiasmante nel tabacco Kentucky, rhum, caffè e pane grigliato con un velo di fragola. 98

Dom ruinart Rosè 1996
Sanguigno e gessoso, profuma di caramella all’arancio, oliva, peperoncini, e un saldo di affumicato. In bocca è sapidissimo, iodato e intrigante, con una forza ed una energia tipiche del millesimo. Uno champagne capace di tutto, ma non aspettatevi di trovarlo al meglio già da oggi. 90

Dicevamo dell’anima frattale della Champagne e respirando l’aria di queste cave, ci si immerge proprio nell’essenza di questa terra. Grandi proprietà, piccoli coltivatori animati dalla stessa passione nel produrre uva eccezionale, disposti a mettersi al servizio di geni come Frédéric Panaïotis che, spesso, con il solo chardonnay sa compiere virtuosismi incredibili utilizzando in maniera creativa le differenze tra i territori dove Ruinart acquista uve.

Ruinart, lo ricordiamo, è la più antica delle Maison anagraficamente (1729), ma anche l’unica che non è corsa dietro alla mania dell’estrema acidità, e da sempre le sue bottiglie hanno un gusto inconfondibilmente adulto e senza eccessi.

L’impressione che mi porterò dietro è che il mondo della Champagne sia terribilmente uguale ovunque e in ogni sua parte, per celebrare  un’idea di grandeur che raramente si unisce  a tanta inventiva architettonica e comunicativa. Chapeau.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

8 Commenti

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massimo

circa 10 anni fa - Link

Buongiorno ,concordo con le impressioni avendo visitato la cantina il 23 giugno di quest'anno,invito tutti estimatori e non a passare da ruinart.Personalmente mi è sembrata ls più "vera" tra le grandi maison visitate.Eravamo in quattro persone a seguito di una prenotazione per la visita della durata di un ora circa siamo rimasti per tre ore con la sensazione di dimenticarci di ciò che stava accadendo.Il costo.. 26 euro con la visita e l'assaggio di tre champagne dom ruinart rosé 1998 un blanc de blanc 1996 e un 'altro che non ricordo l'anno e il tipo,con l'aggiunta di 4 euro a bicchiere se si voleva assaggiare un tipo diverso.Gentillissima la nostra guida, che raccomando Julie Martin anche perchè parla un po di italiano ed esaustiva nel cercare di dare risposta alle vostre domande.Che dire...non vedo l' ora di tornare consiglio con la propria vettura,per rifornirvi anche perchè alcuni champagne a certi prezzi sono impossibili da trovare qui in italia. Buon viaggio e buona degustazione a tutti!!

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Nelle Nuvole

circa 10 anni fa - Link

Grazie caro Ambassadeur per questo reportage. Stilisticamente parlando mi sembra che puntata dopo puntata il tuo stile si sia affinato, e non solo organoletticamente. ps Il rimando al Brunello BS 1975 ci sta un po' come i cavoli a merenda, però fa fine :)

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Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

non dicevo BS in realtà...più un PAM del 1975, pre-Banfi...

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Nelle Nuvole

circa 10 anni fa - Link

Per i non addetti: Poggio alle Mura, era Mastropaolo I presume.

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esperio

circa 10 anni fa - Link

So che potrei suscitare immediate antipatie : ma, cose' un "Personal chef", in italiano?

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Burde

circa 10 anni fa - Link

Tipo questo (Disclaimer, è un mio amico) http://www.arturodori.com/

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esperio

circa 10 anni fa - Link

Un cuoco a domicilio, fantastico. Grazie.

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Giacomo Pevere

circa 10 anni fa - Link

Sono stato da Ruinart a fine settembre, personalmente delle grandi maison è quella che più mi ha fatto una bella impressione. Grandeur a parte la cantina è veramente spettacolare, dopo la vista però è venuta la parte migliore, un salottino elegantissimo e delle poltrone che definire comode è poco. Dei bicchieri come si deve!!! E non quelle specie di calicini micro dove non si sente nulla finchè non ci sprofondi il naso. Abbiamo assaggiato R di Ruinart, il Blanc de Blanc, il Rosè, un millesimato 2005 introvabile in Italia (enoteca di fronte alla cattedrale di Riems 53 euro a memoria...) e poi il Dom Ruinart 1998 e il Dom Ruinart Rosè 1996. Da non amante dei rosè il Dom 1996 mi ha lasciato a bocca aperta. Proprio un'altra cosa rispetto a ciò che, anche di buona qualità, si è assagiato nelle altre maison più o meno famose. Momento cult in champagne la frase: Uva bianca dal succo bianco! è stato un must di ogni vista... ancora oggi mi vien da ridere.

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