A volte ritornano | Il Cesanese di Olevano Romano, questo sconosciuto

di Mauro Mattei

I vitigni tradizionali sono sulla cresta dell’onda. Uve perlopiù ignote o dai nomi impronunciabili – talvolta allevate in 3 filari di 5 produttori diversi – hanno ormai affiancato i confortanti internèscional dei tempi che furono. Quindi, caro enostrippato, non sentirti inadeguato se mai e poi mai avresti scommesso su autentiche anticaglie quali casavecchia, ruchè o pignatello. È ora di voltare pagina, da bravi bookmakers sappiamo che i tempi sono maturi per passare all’incasso. Piazzatevelo bene in testa. Oggi, se non sei autoctono sei out. Volete le conseguenze di questa rivoluzione ampelografica? L’inaspettato interesse per varietà caserecce ha reso prolifiche aree di produzione vinicola emergenti o dato nuova linfa a zone classiche precipitate nel dimenticatoio.

Veduta di Olevano Romano, Camille Corot

Veduta di Olevano Romano, Camille Corot

Olevano Romano e il suo cesanese vanno proprio nel capitolo “a volte ritornano”. Parlare di definizione sconosciuta sarebbe infatti un errore grossolano. I vini prodotti in queste colline, incastrate fra la provincia di Roma e la Ciociaria – zona a sud est di Roma e identificata approssimativamente con la provincia di Frosinone – hanno storia antica e alimentano da sempre il consumo massivo del mercato capitolino. Vezzeggiando un pubblico popolare che badava poco alla finezza e molto a costi contenuti e reperibilità, si è persa a lungo la strada dell’eccellenza. Non ci si deve stupire se il Cesanese di Olevano Romano sia rimasto imbrigliato, per generazioni, in una realtà qualitativamente modesta: era facile sentirne parlare in rumorose discussioni da “Vini & Oliinaife piuttosto che negli ambienti che contano. Di leggerne sulle riviste specializzate, poi, non se ne parla neanche.

Eppur si muove, avrebbe detto un Galileo avvinazzato. La rivincita sembra alle porte e lo sforzo – anche economico – di un manipolo di capaci vignaioli ha fatto crescere la denominazione negli anni. Fregandosene del disciplinare di produzione, inadatto per chi vuol fare qualità, e recuperando in alcuni casi vigne vecchie e modelli d’allevamento deseuti – avete mai sentito parlare della conocchia? – ecco che i risultati non stanno tardando ad arrivare. Qualche articolo qua e là, le prime comparsate sulle guide, il traino della limitrofa docg Piglio (stessa varietà mancoaddirlo) e il gioco è fatto. Occhi aperti, è partita ufficialmente la rinascita del cesanese. È stato un piacere tornare in patria col pensiero e tirare fuori dal cilindro una piccola orizzontale di Olevano Romano “selezione” 2005, tutti 100% cesanese di Affile.  Seguitemi, nelle prossime righe un bel kit d’incuriosimento pre-Vinitaly con note di degustazione e qualche appunto a margine sulle aziende. A cercare bene, c’è roba interessante.

Cesanese di Olevano Romano 2005 “Cirsium” Damiano Ciolli
Rampollo di una famiglia dedita al vino da tre generazioni, Damiano ha bruciato le tappe. In poco tempo è diventato un punto di riferimento per la denominazione. Il suo manifesto? Qualità estrema, parco vigne lussurioso e attenzione particolare per l’ambiente e le sue dinamiche. La selezione che abbiamo assaggiato, in particolare, è frutto di una vigna vecchia (più di 50 anni) allevata ad alberello. Le rese bassissime di 35 quintali per ettaro e l’attenzione maniacale per l’aspetto agronomico motivano un prodotto di esemplare concentrazione ed eleganza. Il vino fermenta in acciaio per poi maturare 18 mesi in barrique “scariche”, dove svolge anche la malolattica. Due anni di affinamento in vetro prima della messa in commercio completano il quadro di un prodotto sà già di grande vino.
Ha un colore granato, scuro al centro e scarico sull’unghia. Il naso è complesso: fiori rossi appassiti, frutta matura (visciola e prugna), note di cuoio e spezie. La bocca esprime carattere senza perdere piacevolezza. Tannino fine, buona freschezza e finale lungo. Un campione per la tipologia.
14 euro in enoteca

Cesanese di Olevano Romano 2005 “Attis” Compagnia di Ermes
La “Compagnia” nasce dall’idea di tre amici vogliosi di ridare il giusto lustro alla produzione vinicola del territorio olevanese. Anche in questo caso dietro il progetto ci sono idee chiare, leggibili in un parterre produttivo di buona qualità. A rese contenute (circa 60 quintali per ettaro), vigne vecchie e sistemi di allevamento tradizionali seguono tecniche di cantina moderne e l’utilizzo di piccole botti di rovere – consulente enologico fino all’annata 2005 era Roberto Cipresso.  Il vino fermenta in acciaio e affina in barriques e tonneaux per un anno.  Ancora 12 mesi in vetro a chiusura dei giochi. Nel bicchiere è granato, leggermente scarico. Il naso è piacevole e ruota intorno ad un assetto fresco. L’olfazione è corredata da sensazioni vagamente balsamiche, ricordi di frutta rossa, polvere pirica, lievi note animali e tostate. La bocca è morbida, non pecca in freschezza e si beve di slancio.
12 euro in enoteca

Cesanese di Olevano Romano 2005 “Colline della Morra Roscia” Vitivinicola Buttarelli
Flavio Buttarelli, giovane patron dell’azienda, ha la fortuna di operare in un vero e proprio cru del comprensorio, la “Morra Roscia”. Questa è un’area storicamente vocata, a ridosso del confine che separa la doc Olevano Romano dalla docg Piglio. I terreni sono ricchi di sostanze minerali, le vigne hanno mediamente più di 30 anni e sono allevate sopra i 500 metri. Qui il cesanese ha un carattere unico e mostra tutto il suo splendore mediterraneo e la sua vigoria. Il vino è elaborato in acciaio e sosta in barriques nuove al 50% per sei mesi. Segue un ulteriore affinamento in vetro.
Di un rubino concentrato e scurissimo, al naso stupisce per intensità, mixando piacevoli note di surmaturazione, ricordi di prugna in confettura e amarena sotto spirito, spezie, liquirizia e cioccolato. La bocca corrisponde perfettamente, è morbida, avvolgente e succulenta. Un prodotto che stacca gli altri per unicità espressiva e personalità. Ad essere pignoli, ci dovremmo rammaricare per la grana del tannino, un pò rustico ed asciugante, che intacca di misura il bel profilo gustativo del vino.
14 euro in enoteca

Mauro Mattei

Sommelier multitasking (quasi ciociaro, piemontese d'adozione, siculo acquisito), si muove in rete con lo stesso tasso alcolico della vita reale.

5 Commenti

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sandra

circa 12 anni fa - Link

mi hai incuriosito parecchio Mauro. Dovremo assaggiarlo :) Torino??

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Mauro Mattei

circa 12 anni fa - Link

se sei al Vinitaly si assaggiano insieme. Altrimenti ti spedisco una campionatura in piazza corpus domini. Capisciamme ;-)

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pierluca proietti

circa 12 anni fa - Link

Cari amici, la cosa più bella del territorio dei cesanesi è la sua complessità potenziale iscritta nella storia e nella natura vitivinicola: Un vitigno (l'affile, visto che qui da noi il cesanese comune lo si trova solo nei redazionali dei disciplinari di produzione) che ha una duttilità estrema nei tre areali di produzione (olevano, piglio, affile) e poco risultato al di fuori da esso. Una serie di viticoltori che portano nel proprio genoma 2000 anni di viticoltura avendo prodotto vino per l'Impero Romano, Federico II, Carlo V, una decina di Papi e per tutti i romani nei due millenni Un territorio che non può assolutamente essere compreso se non nella sua omogeneità. Il problema della nostra complessità potenziale è, però, il fatto che spesso non riesce a tradursi in atto..in sostanza potremmo essere tranquillamente le langhe del centro sud e invece sentiamo in continuazione un freno che spesso viene da altre parti; l'anello mancante? un progetto unitario sia dal punto di vista dello sviluppo della qualità che dell'enoturismo Volevo con questa riflessione complimentarmi con questi produttori (assolutamente tenaci, giovani e competenti) e con tutti gli altri di Olevano con l'unico rammarico di non aver potuto lavorare in questi anni insieme nello sviluppo enoturistico unitario del territorio (ci sono due strade del vino e due consorzi per 10 comuni e tre denominazioni), confessando a loro e a tutti gli altri viticoltori di olevano che mi/ci è mancato un pezzo molto importante, anzi determinante. un caro saluto Pierluca Proietti Strada del vino cesanese

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Mauro

circa 12 anni fa - Link

Sono d'accordo su tutto fin qui detto. Ottimi alcuni vini, niente a che vedere con le produzioni degli anni passati. Si è tornati alla qualità, quella che entro certi termini c'è sempre stata nelle produzioni private di chi il vino lo sapeva fare e non quello scialacquato o dolce che si propinava ai romani. Rammarico per la non unitarietà del territorio del Cesanese... il tutto racchiuso in una parola: Ciociaria... siamo tutti ciociari ma divisi in due provincie... spero anche questo sia uno sviluppo futuro segno di cultura scoprendo il vero significato delle parole. W il Cesanese!!!

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Mauro

circa 12 anni fa - Link

PS: sono di Olevano se non si fosse capito ;)

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