48 ore di Borgogna

di Francesca Ciancio

il navigatoreCapitano quelle giornate in cui ti alzi e non hai voglia di far niente. Ti auguri che succeda qualcosa che rompa gli schemi, qualcosa in grado di sorprenderti. Io, di solito penso a uno spostamento. Veloce. Imprevisto. Me ne sono andata in Borgogna qualche fine settimana fa. Sono arrivata a Digione di notte, ospite di amici francesi che abitano in rue Proudhon, il primo anarchico della storia. Un palazzotto di metà Seicento, di quelli bellissimi in pietra e con tanti sfiatatoi di camini sui tetti. Entro e i pavimenti scricchiolano. Una casa solida e al contempo leggera con i solai che sembrano star su con un dito. La città è silenziosa e umida. La pioggia sottile di queste zone mi accompagnerà nei giorni seguenti. A Chambolle Musigny, la prima visita a una cantina:  Domaine Comte Georges de Vogué. Il conte non abita qui, pare che  se ne stia a Parigi. A farne le veci  – e il vino – è il direttore tecnico Francois Millet. Serafico nei gesti, Millet si scatena con le metafore: parla di odori che ricordano i  papaveri schiusi al pomeriggio, di brezze di torrenti che salgono su terrazzi a strapiombo. Gli assaggi in Borgogna  – avviene nella stragrande maggioranza dei casi – si fanno da botte. Il neofita e il super esperto hanno da dimostrar belle capacità profetiche. Io ho capito che mi piace lo Chambolle Musigny Premier Cru “Les Amoureuses” 2008. Qui il carattere raffinato di Chambolle vien fuori senza timidezze. Il garbo femminile del Pinot noir di Borgogna ha in questo vino una perfetta espressione di verità: colore elegante e non carico, naso sottile e floreale, bocca satinata e freschissima. Sul finale, già lungo, chiude con  la mineralità.

ThibaultNel comune di Nuits Saint Georges incontro Thibault che, così su due piedi,  direi trattarsi di un operaio di cantina. Invece è il Thibault del Domaine Thibault Liger Belair, giovane possidente di una famiglia che ha fatto la storia di Borgogna, arrivando ad avere i più bei cru della zona. Tra questi spicca ancora il Richebourg, nel comune di Vosne Romanée. Davanti al mito,  trovo il coraggio di dire ai  presenti: “Io preferisco i Corton!”. In particolare “Les Renardes” 2008 in bottiglia, un trionfo di fiorellini rossi di campo, ma anche di delicati sentori di pasticceria. Poi  “Les Rognets”, 2006: più duro del precedente, meno amabile d’istinto, ma la sua eleganza è proprio li’, dietro l’angolo.

presentation_aumonerie2A Gevrey Chambertin conosco il duo dei punteggi da favola sulle riviste internazionali, Bernard Dugat e Jocelyne Py. Dugat-Py sono marito e moglie e un’azienda. Di loro piace il fatto che reinterpretano il pinot di Borgogna: il loro è un  vino ricco, piuttosto concentrato, potente, poco sottile. Travasi ridotti al minimo e inevitabile odore feccioso a causa della riduzione.  E’ tutto vino – va ricordato – ancora da imbottigliare. Vengono sgasati poco o niente per renderli più longevi. Malolattiche tardive: si aspetta anche l’estate successiva alla vendemmia. Le coup de coeur è il Mazin  Mazis Chambertin 2008, grand cru minerale e floreale, carnoso per corpo e per gli odori che rimandano ai funghi.

Tutti fanno biologico, qualcuno biodinamica. C’è chi ha la certificazione ma non la mette in etichetta. Le loro cantine – alcuni impianti risalgono al XII secolo – sono incrostate dalle muffe. C’è chi si sceglie gli alberi e le botti se le fa fare su misura. Il vino si fa così dai tempi dei monaci benedettini e cistercensi.

Il lunedì è alle porte. Torno in Italia in macchina. Da Digione si decide di fare la statale alla volta del traforo del Monte Bianco.  Passo attraverso il Giura. Neve soffice ovunque. Nel giro di due ore ho fatto anche la mia settimana bianca.

jura

5 Commenti

avatar

tommaso luongo

circa 12 anni fa - Link

Forza Francesca!

Rispondi
avatar

Gigi

circa 12 anni fa - Link

'coup de couer', 'Mazin Chambertin', 'un triondo di fiorellini rossi di campo': una vera esperta della Francia e dei vini di Borgogna, complimenti.

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 12 anni fa - Link

da quando in qua per conoscere e apprezzare i vini della Borgogna occorre aver studiato alla Sorbona?

Rispondi
avatar

Arturo Dori

circa 12 anni fa - Link

Mazis :-)

Rispondi
avatar

VigneriManonPosso

circa 12 anni fa - Link

grazie ad arturo dori per aver segnalato il refuso. è il bello dei blog: fai una castronata e ti correggi al sig. gigi invece dico, firmati prima con nome e cognome e poi parliamo del resto

Rispondi

Commenta

Rispondi a Andrea Gori or Cancella Risposta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.