San Valentino, vino e cioccolatino (ho fatto la rima)

di Fiorenzo Sartore

Chocolate boxSan Valentino ci fornisce la scusa buona per mangiare cioccolatini. Be’, forse non c’è bisogno di una scusa per farlo, ma la festa degli innamorati, nell’iconografia para-hollywoodiana che ci ottenebra, si accompagna con le scatole di cioccolatini a forma di cuore – avete presente. Il cioccolato richiede qualche abbinamento specifico col vino. Se la vostra (il vostro) partner soffre di enophilia pedantis, guadagnerete un sacco di punti associando i cioccolatini ad un vino che regga l’asfaltante dolce-amaro del cacao. Anzi, fatevi un appunto: quando qualcuno stapperà un esile moscato assieme alla Sachertorte, piantate una grana. L’abbinamento è tragicamente sbagliato. Il cioccolato ha bisogno di vini forti, fieri e temperamentosi. Tipo questi.

Porto. ovvero il vino rosso fortificato più facilmente reperibile. Fortificato significa liquoroso, cioè aggiunto d’alcol. Vedete il contrassegno di stato sul tappo? Significa che l’alcol è aggiunto, e questo distingue ogni liquoroso da tutti gli altri dolci naturali. Anzi, se vi scappa di definire liquoroso ogni vino dolce, smettetela subito. Tornando al Porto, va bene su cioccolato al latte, se è un banale (argh!) Ruby, o Tawny. Io suggerirei un Porto con qualche anno di affinamento, cercate un LBV, che significa Late Bottled Vintage. L’eccellenza assoluta è costituita dai Vintage, ma spesso occorre un leasing – e comunque un LBV è già un bel bere. Dai quindici euri in su, direi.

Pedro Ximenez. Tipologia di Jerez dolce, preferibile con qualche invecchiamento, liquoroso (non devo rispiegare, giusto?) e suadente. Occhio, che spesso è così buono da provocare assuefazione. Grande corredo olfattivo da datteri e fichi secchi, dolcezza e potenza: piacevole sorpresa assicurata. Anche questo abbinabile a cioccolato con qualche pretesa, tipo i fondente 70%. I prezzi non si discostano dai Porto LBV.

Barolo chinato. Oh, finalmente qualcosa di italico, anche per far contento Zaia. Il Barolo chinato nasce come fine pasto/corroborante tra i produttori del medesimo vino, che al Barolo aggiungevano alcol (eh sì, un altro liquoroso), zucchero,  e spezie tipo china, cannella, chiodi di garofano. Ogni produttore aveva la sua mistura segreta che, in qualche modo, caratterizzava il “suo” Barolo chinato. Oggi (fate attenzione) ci sono un paio di industrie che producono Barolo chinato conto terzi a gran parte dei produttori che lo mettono a listino. In etichetta leggerete cose come “prodotto per [nome azienda] da [incomprensibile sigla numerica]”. Nulla di terribile, non vi avvelena, ma se riuscite a trovare il Barolo chinato fatto davvero da un barolista aggiungerete punti al vostro tabellone – e potrete sfidare i fondente più amari. Quando si parla di Barolo chinato, citare sempre quello di Cappellano, ma aggiungere che è introvabile e comunque troppo poco dolce. Prezzi facilmente oltre i 20 Euro.

Marsala. Possibilmente Riserva o Vergine o Solera – checcavolo di infinite classificazioni ha. “Il Marsala è morto, non lo beve più nessuno”. Chi lo disse? Marco de Bartoli, che guardacaso è probabilmente l’identificazione stessa del Marsala. Contraddizione? No, fierezza, perché quell’idea di Marsala vino serio, concettuoso, s’è persa in mezzo a mille mila Marsala dozzinali. Se trovate qualche bottiglia di De Bartoli, potrete abbinarlo a cioccolato pieno di carattere, magari anche a quell’abominevole fondente 100% (ecco, a me non piace molto, scusate). Sennò pure il Vergine di Florio, dài. E che De Bartoli abbia pietà di me. Prezzi pure qui non piccoli.

Supertuscan. Ma sì, hai presente i rossi a base cabernè-merlò-barrique made in Tuscany. Anni fa su un numero del Gambero Rosso pubblicarono una divertente prova di assaggio di questi rossi global col cioccolato. Per le caratteristiche di alcol, estratti, e una certa naturale cioccolatosità, si potevano abbinare al cacao. A me è sempre sembrata una mezza bizzarria, ma se la vostra  persona significativa ha già (enoicamente) provato e visto tutto, forse così riuscite ad essere originali. Mal che vada, lo riciclate con la fiorentina.

Ecco, fin qua ci stanno gli abbinamente che preferisco. Ne ho lasciati fuori un bel po’: Banyuls, passiti naturali. Per non dire dei distillati. Dimentico qualcosa?

[Immagine: ChocolateGourmet.co.uk]

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

9 Commenti

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Alberto

circa 12 anni fa - Link

direi due birre: Chocarrubica di Grado Plato e Tosta di Pausa Café

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andrea aldrighetti

circa 12 anni fa - Link

Un "porto" alla maniera trentina: Merlino di Pojer e Sandri di Faedo, vino -liquoroso- ottenuto da mosto parzialmente fermetato di lagrein con l'aggiunta del brandy della stessa azienda invecchiato più di 15 anni. Oppure un vino il cui nome fa rima con cioccolatino: il Marzemino (passito) Doron di Eugenio Rosi. Questo è più buono senza il cioccolatino, ma tanto per provare...

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Riccardo Margheri

circa 12 anni fa - Link

Barolo Bricco Boschis Ris. '89 Cavallotto. La morte sua con un 70%. Provato un paio d'anni fa.

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gianpaolo

circa 12 anni fa - Link

si, il mio Lalicante, 100% alicante buschet che funziona bene coi cioccolatini, non tanto con la cioccolata fondente. Cosi', tanto per farmi pubblicita' (tanto ne faccio solo 600 bottiglie...)

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Terry Nesti

circa 12 anni fa - Link

Confermo le parole di Gianpaolo, Lalicante splendido con il cioccolato, per le birre Imperial Stout Maltus Faber o xiayou bronzo di Baladin

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TERROIR

circa 12 anni fa - Link

Idea cena per non restare solo su dessert/meditazione: Piccione e cioccolato con rosso base vitigno internazionale da bolgheri/Suvereto/Maremma...

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Kapakkio

circa 12 anni fa - Link

Un bel primitivo dolce naturale, ho bevuto il MalicchiaMapicchia (nome migliorabile) di Barsento sul cioccolato fondente con grande soddisfazione.

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ninì

circa 11 anni fa - Link

hola mi nome es flor

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