Vernaccia in Commedia o degli abbinamenti “umani”

Vernaccia in Commedia o degli abbinamenti “umani”

di Sabrina Somigli

L’abbinamento umano è quello legato ad affinità elettive. Avete mai degustato un vino seguendo questo approccio? Immagino di no e neanche io fino a qualche giorno fa, durante le Anteprime della Vernaccia di San Gimignano.

L’appuntamento nella Sala Dante del Palazzo Comunale, come ogni anno propone la vernaccia a confronto con un territorio ospite. Nell’anno delle celebrazioni dantesche, con la vernaccia quale unico vino citato da dante nella Divina Commedia, come non prendere spunto proprio dal poeta per parlare del vino di San Gimignano?

Ed ecco che Antonio Boco e Paolo de Cristofaro chiamati a condurre l’evento, si inventano “Vernaccia in Commedia”, una degustazione che sa più di gioco fatto di suggestioni, in grado di provocare riflessioni di più ampio spettro, ben oltre i tecnicismi gustativi.

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Nessun fiore e frutta è mai stato nominato, malolattica chissene e lieviti indigeni non pervenuti. Che figata! Approcciarsi al vino nel suo aspetto umano è originale e mi è sembrato molto efficace per caratterizzare un prodotto, e per tenerlo a mente, che poi è quel che conta.

In degustazione 6 vernacce, ciascuna in abbinamento a un altro bianco, a formare sei coppie accumunate dalla personalità più che dall’aspetto gustativo. Le sei coppie in assaggio sono introdotte da 6 figure femminili della Divina Commedia, caratterialmente affini ai vini, prendendo anche a spunto lo slogan della nuova campagna promossa dal Consorzio di Tutela: “La Vernaccia l’unica regina bianca in terra di rossi”.


I coppia

La Lastra- Vernaccia di San Gimignano 2019
Kuenhof- Gruner Veltiner Alto Adige Valle Isarco 2019
Personaggio ispiratore Beatrice, la donna amata da Dante, angelicata, dai tratti soavi e delicati, colei che accompagna il Poeta in paradiso. Beatrice evoca concetti di aria, un angelo che si leva in volo “sotto verde manto”, eterea ma solida al tempo stesso, personaggio di spessore e cultura. Tratti umani di Beatrice che si ritrovano sia in questa vernaccia che nel veltliner, a partire dai riflessi verdolini del colore, dalla levità di beva e verticalità del sorso. Vini dal profilo affilato, ma non certo leggeri nella struttura, solidi di mineralità pietrosa, poiché nascono su rocce dolomitiche nel caso del veltliner o su blocchi di pietra come evoca La Lastra già dal nome.

Si delinea già il carattere preciso di un vino, senza esser scesi in dettagli di acidità o affinamento. È come se veltliner e vernaccia si materializzassero nella mia testa sotto forma di immagine, anziché di sensazioni saporifere. Molto interessante.


II coppia

Tenuta Montagnani-Vernaccia di San Gimignano Assola 2018
Fattoria Nannì-Verdicchio dei Castelli di Jesi Origini 2018
Personaggio ispiratore: Piccarda Donati. Entrata giovanissima in monastero, fu rapita dal fratello per essere data in sposa per motivi politici a Rossellino della Tosa. Morì poco dopo le nozze. Dante incontra Piccarda in Paradiso, dove le anime sono piene di luce e dai contorni sfumati, come visioni liquide e sfocate.

C’è molta affinità con i due vini coppia, legati dal mare, l’Adriatico per il verdicchio e il mare antico che ricopriva le terre di San Gimignano. Vini salini e scorrevoli, dalla tessitura marina che evocano il concetto di liquidità rappresentato dall’acqua del mare. Vini che si somigliano per la ricerca di tensione acida, e per la tipicità legata al lieve ammandorlato che si presenta in chiusura di bocca insieme alla nota sapida.

La liquidità in un vino può sembrare un concetto scontato fino a che non lo si pensa con un significato diverso da quello dello stato della materia. Liquido è per definizione ciò che non ha una propria forma, ma si adatta a quella del contenitore: tradotto dal punto di vista viticolo la plasticità di verdicchio e vernaccia è emblematica di questo concetto.

Volendo vedere oltre il bicchiere, pensando alla odierna società spesso definita liquida, ovvero incerta e dai contorni imprecisi, ci leggo un legame coi due vitigni, anch’essi assai contemporanei, ma sfumati nell’immaginario collettivo, che ancora stenta a riconoscerli subito come vini certezza di qualità e radici.


III coppia

Fattoria di Fugnano-Vernaccia di San Gimignano Donna Gina 2019
Decugnano Dei Barbi- Orvieto Classico Superiore Mare Antico 2019
È Francesca da Rimini a ispirare questa coppia di vini. Personaggio tra i più noti della Divina Commedia, uccisa insieme a Paolo suo amante, perché colta in adulterio dal marito, fratello di Paolo. Francesca è dannata all’inferno per aver ceduto alle debolezze della carne, ma il poeta non la giudica con rimprovero bensì con pietà, quale incarnazione dell’amor cortese che Dante ben conosce. Personaggio che potremmo definire in chiaro-scuro, con luci e ombre, cangiante a seconda di come lo si osserva, ma sicuramente una figura di grande attualità, nella quale potremmo in teoria riconoscerci tutti noi seguaci delle nostre passioni.

Ed ecco una coppia di vini assai mutevoli nel bicchiere; due vini di spessore gustativo e grandissima personalità, quasi degli outsider delle rispettive denominazioni. Vini che seguono il loro impeto, in una energia mediterranea che esplode nel bicchiere sorso dopo sorso. Entrambi nascono su suoli di origine marina, sabbiosi e ricchi di conchiglie fossili. I due vitigni paradigma dell’Italia Centrale, vernaccia e grechetto, pur essendo non aromatici, sono in grado di sviluppare delle profondità gustative incredibili.

Quel che a me resta impresso di questa lettura vino-personaggio è il concetto di energia pulsante, viscerale nel caso di Beatrice e altrettanto profonda nei due vini, poiché proveniente dalle viscere di quell’antico mare che inondava il centro Italia. Per farla meno aulica e tradurla in soldoni, raccontati così Vernaccia e Orvieto potrebbero diventare delle vere etichette Star della carta dei vini.


IV coppia:

Montenidoli- Vernaccia di San Gimignano Fiore 2018
Valentini -Trebbiano d’Abruzzo 2016

È Pia de Tolomei donna vittima del marito, la cui fine resta un mistero su cui gli storici non riescono a far luce, l’ispiratrice di questo abbinamento. Simbolo del femminicidio perpetrato oggi come allora, si narra sia stata gettata giù dal balcone del Castel di Pietra in Maremma dal consorte, o forse rapita per volontà del marito e tenuta prigioniera al fine di liberarsene in favore di una nuova moglie ben più ricca. Pia parla a Dante con tale dolcezza, quasi materna che suscita nel poeta e nel lettore un istintivo sentimento di amore e pietà per la morte violenta da lei subita. “Ricorditi di me che son la Pia..” con queste parole si rivolge al poeta, parole che calzano a pennello con i due vini in abbinamento umano. Due vini che decisamente non si scordano, a prescindere dalla loro diversità e dalle imprecisioni che li caratterizzano. Sono vini che si fanno amare di una naturalezza istintiva, svincolata dal gusto vero e proprio. Li ami per la loro artigianalità di alta fattura, li ami per il carisma di chi li fa. Vini che traducono in gusto il piglio creativo e il pensiero terribilmente forte e radicato dei loro artefici. La Vernaccia Fiore è solida, monumentale, introversa, che quasi si fa fatica a inserirla in un contesto di denominazione. Così come lo è il trebbiano di Valentini, che attacca animale e con cenni ossidati evidenti al naso, e poi spiazza nel sorso energico, caratteriale, ammandorlato, salino e marino nei cenni di acciuga.

Una Pia la cui vita è stata segnata dalle scelte altrui è qui abbinata a due vini dallo spirito libero. Non so a voi ma a me tutto questo ha fatto venire i brividi.


V coppia

San Benedetto-Vernaccia di San Gimignano Riserva 2018
Domaine Gauby- Cotes Catalanes Vieilles Vignes 2018
A ispirare la coppia Sapìa Salvani, personaggio irrequieto dal punto di vista politico, ghibellina di nascita, ma guelfa nell’atteggiamento poiché gioì della sconfitta dei suoi concittadini senesi ghibellini contro i guelfi fiorentini nella battaglia di Colle Val d’Elsa.

La Vernaccia Riserva San Benedetto è ricca, opulenta tra spezie, origano e cera d’api, ma ha il sorso rockettaro, irrequieto e scalciante. Mai diresti che proviene da uve che fanno un breve appassimento prima di essere vinificate. E che dire del Vieilles Vignes di Gauby? È irruento, focoso, scalpita al naso e in bocca. Si impegna ad essere scorbutico puntando sui sentori empireumatici, fumé e quel profumo per me distintivo di pop corn che trovo spesso nei vini di Calce. In bocca ha ricordi di sansa, poi di mela, anche qui cera d’api, in un movimento continuo di stimoli. In una parola vini umorali, dal temperamento sanguigno, volubili ma pieni di passione.

Mi soffermo un attimo sul vino umorale, un concetto a doppia lettura. Portate pazienza, ancora qualche elucubrazione personale, ma siamo in chiusura. Umorale è il vino che cambia, sul momento o dopo ore dall’apertura: è lui che cambia per via del contatto con l’ossigeno e bla bla i soliti discorsi. Tutto vero. Ma quanto spesso è il nostro umore a definire le percezioni gustative di quel vino? Bello poter pensare di avere un interlocutore in bottiglia che ci somiglia sempre più su tratti prettamente umani. A questo proposito prendo in prestito la frase dei due relatori Boco e De Cristofaro: forse si profila all’orizzonte un nuovo Umanesimo enoico. Su questa frase mi sono flippata.


VI coppia

San Donato- Vernaccia di San Gimignano Riserva Benedetta 2017
Chateau Simone- Palette blanc 2017
E qui arriviamo in Paradiso con Matelda, personaggio la cui identificazione storica è incerta ma che Dante usa come simbolo dello stato di felicità primigenia antecedente al peccato originale.

Alla prima lettura si pensa ok, con questi vini siamo arrivati in Paradiso in una sorta di crescendo. Per carità deduzione logica ma c’è di più. Siamo in paradiso, vicini alla luce e di conseguenza ci aspettiamo vini solari, mediterranei. Caratteri che si ritrovano in maniera quasi didattica nella Vernaccia Benedetta (sembra fatto apposta che con questo nome sia finita in Paradiso!): color oro, frutti tropicali, dolcezze speziate, profumi esotici che si traducono in un sorso paradisiaco per pienezza, guidato da una vena fresca celestiale.

Se si cerca la mediterranietà, il Palette blanc ne è l’essenza tra mirto, rosmarino, albicocca disidratata, miele, polline, caramella d’orzo. Matelda è un personaggio allegorico di una bellezza ultraterrena e senza tempo. Con la coppia di vini si va indietro di un anno, fino al 2017, come a voler introdurre un concetto temporale fin qui mai indagato, ma che è imprescindibile in una degustazione basata sull’abbinamento umano. E se i vini buoni migliorano col tempo, lo stesso si può dire delle persone che con gli anni possono migliorare grazie alla conoscenza. È un bellissimo paragone e una bella chiusura di degustazione piena di speranza salvifica. Non per l’umanità intera che sarebbe assai presuntuoso, ma quanto meno per un approccio al vino e annessi purificato da eccessi inutili, e vari altri agenti “inquinanti”.

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Sabrina Somigli

Chiantigiana di nascita, microbiologa di formazione, poi sommelier e ristoratrice per vocazione. Raccolgo erbe spontanee e non è colpa della laurea in scienze agrarie; amo il vermouth liscio e il brodo caldo ma non per questo so sferruzzare a maglia. Mi sono appassionata al vino più o meno vent'anni fa, quando lavoravo in Tasmania; ci rido ancora pure io, tranquilli. Credo nel bevi e lascia bere e raccontane se vuoi, ma sii breve.

3 Commenti

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Gino barrini

circa 3 settimane fa - Link

Ma se un vino bianco ha dei sentori animali (fermentazione malolattica parziale in bottiglia) quindi riconducibili a una riduzione, come fa ad essere ossidato. Non è una contraddizione?mi può spiegare questo passaggio?grazie Per me valentini è immenso a prescindere

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sabrina somigli

circa 3 settimane fa - Link

Ciao Gino, all'inizio aveva un'attacco come di carne bruciata, ma poi ha virato verso la frutta secca, la mandorla, naso più ossidativo che riduttivo. Però rileggendo come ho scritto la frase, hai ragione, sembra che mi riferisca all'animale come aspetto di ossidazione.

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Giuseppe

circa 3 settimane fa - Link

In genere le degustazioni "estrose" mi lasciano un po` dubbioso ma devo ammettere che questa descritta e` stata congegnata davvero bene. Complimenti all'autrice e, ovviamente, un plauso a consorzio ed enti organizzatori vari, dopotutto (senza esagerare) pescare nella cultura come "spalla" alla degustazione e` qualcosa che apre un universo dove il nostro paese ha ben pochi rivali quindi perche` non approfittarne? Giuseppe

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