La lepre in salmì di nonna Cotarella e Montiano 2017

La lepre in salmì di nonna Cotarella e Montiano 2017

di Andrea Gori

Un litigio piuttosto acceso tra Daniele Cernilli e Davide Gangi ha contraddistinto il dibattito sull’abbinamento ideale del nuovo Montiano targato 2017 ma per fortuna Dominga Cotarella ha risolto regalando alla platea su Zoom la ricetta della nonna della lepre in salmì.

Il concetto di abbinamento con il vino come lo si intende in Italia è ormai da superare, ha sostenuto Gangi, mentre Cernilli ne ha ribadito la centralità per la comunicazione del vino. Per chi scrive, in effetti, nonostante in Italia abbiamo dei grandi docenti e maestri, tutto il terzo livello dei corsi sommelier sarebbe da abolire e rimborsare a chi lo frequenta, ma ciò non toglie che chiedersi come abbinare certi vini ha poco senso: spesso sono buoni in sé e l’abbinamento se lo creano da solo. L’ottima e sorprendente prova di Montiano 2017 bissa, nonostante l’annata difficile, la bella prova della 2016 e fa capire che il nuovo corso intrapreso dall’azienda da un lustro ha fondamenta solide.

Per chi non era presente alla diretta ricordiamo che il Montiano per Famiglia Cotarella (ex-Falesco) nasce un po’ come il Darmagi di Gaja non tanto per la scelta di voler fare merlot in Lazio, ma per aver sovrainnestato su del trebbiano da Est!Est! Est! di Montefiascone un’uva rossa, mossa azzardata e coraggiosa che Riccardo Cotarella decide di attuare dopo un illuminante viaggio con Robert Parker a Bordeaux.

Quando nel 1994 esce il Montiano si dimostra che l’azzardo valeva la pena e viene lanciata con convinzione la sfida ai grandi rossi nazionali e internazionali  da una zona famosa per vini quotidiani semplici ed onesti (prodotti in grandissima quantità) come appunto Montefiascone. La voglia di rivalsa è tale che per almeno 20 anni (fino alla 2015), ammette Riccardo, “abbiamo debordato e mostrato i muscoli fino al 2015 poi abbiamo capito che la strada doveva essere un’altra”.

In effetti la 2016 lo scorso anno è stato un fulmine a ciel sereno dimostrando che il lavoro di Pier Paolo Chiasso (marito di Dominga e winemaker a Montefiascone) era stato impostato al meglio, ovvero, cercare di raggiungere maturità, equilibrio e salubrità delle uve in campo e capacità di esaltare il frutto che arriva in cantina. Il che in pratica ha significato realizzare una nuova linea di selezione ottica degli acini efficiente e precisa, cambio origine, tostatura e dimensione dei legni e turnazione delle botti, cambiamento delle temperature di fermentazioni. In campo sono aumentati i vigneti e i cloni usati per il Montiano in maniera che si possa scegliere davvero il meglio e avere costanza e “consistency” anno dopo anno.

verticale montiano cotarella

Montiano 2015 Famiglia Cotarella Lazio IGT
Inverno con belle piogge, primavera mite, un poco anticipata la crescita,poi estate secca e calda ma senza esagerare, riserva idrica bastevole, maturità ottima. Note odorose di mirtillo, ciliegia, amarena e pepe nero, lampone, cacao, vaniglia e pietra focaia. Tannino soffice ma fitto e deciso, sensazioni gliceriche molto espressive e toste, legno con struttura e importanza notevole che strozza il sorso non poco rendendo amarognolo il finale. 88

Montiano 2016 Famiglia Cotarella Lazio IGT
Maturazione lenta ed equilibrata perfetta per il cambio di stile della prima annata del nuovo corso. Al naso dà liquirizia, mirtillo e fragola in confettura, naso intenso e dolce senza pesantezza, frutto rosso fresco, legno equibrato e delicato, gusto elegante, vibrante, dinamico come acidità e rocciosità, finale persistenze ancora più bello perché non c’è larghezza e frutto roboante ma tanta eleganza e finezza. Una verticalità tanto agognata e raramente raggiunta. 91

Montiano 2017  Famiglia Cotarella Lazio IGT
Da maggio in poi molto caldo e annata difficile per freschezza ed eleganza, l’evoluzione di un grande vino è in vetro, la botte ha grande influenza ma è sempre invasiva e dominante, mentre il vetro fa emergere vino e frutto. Si cerca di uscire un anno dopo in modo che il legno non lo appesantisca. Intenso e vibrante, sfaccettato e succoso, mirtillo, mora di rovo e di gelso, bbq, bourbon, amarene, caramello e liquirizia, tanto balsamico di eucalipto, alloro, talco. Sorso dal tannino scalpitante e pieno, succosità nera e oscura in cui emergono sprazzi e lampi di ginepro e balsamico a velocizzare e dare ritmo alla beva. Vino opulento ma fresco, spinge e seduce, in prospettiva farà sicuramente bene 89

A proposito: la ricetta per abbinamento con il salmì della Nonna di Dominga è carne (lepre o altro), prezzemolo, alici, cipolla, aglio, pepe, sale , vino (bianco) aceto, olio, peperoncino e capperi, olive solo a fine cottura.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

50 Commenti

avatar

Vinologismo

circa 8 mesi fa - Link

Assaggiato molte volte ma a mio modesto parere continua ad essere un vino più che sopravalutato...e non "scomoderei" il Darmagi di Gaja...

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 8 mesi fa - Link

Concordo in pieno.

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 8 mesi fa - Link

sopravvalutato dalla critica ci sta (questi sono vini che raccolgono con agio tra i 95 e i 97 punti ogni anno dalle guide) però il paragone con il darmagi regge, all'epoca è stato davvero un game changer soprattutto per dimostrare il potere dell'enologia nel vino moderno

Rispondi
avatar

Eb2323

circa 8 mesi fa - Link

Il paragone ci sta alla grande. Entrambi i vini sono sopravvalutati dalla critica. La differenza sostanziale sta nel prezzo. Se per la curiosità di assaggiare Montiano 2016 dopo il cambio rotta, questa cifra si potrebbe oggettivamente spendere ,i soldi che costa un Darmagi rispetto alla qualità/ personalità che esprime nel bicchiere fanno a pugni con ogni logica di buon senso.

Rispondi
avatar

Luciano Lombardi

circa 8 mesi fa - Link

Lei dice? Ne è proprio sicuro? Qualche Darmagi me lo son bevuto e penso che come tutti i vini del Giove Tonante dell'Enologia Italiana, valgano almeno ogni euro con cui vengono pagati. Poi scrivere che manchi di personalità e qualità significa capire poco di vini di qualità. Ah, tengo a precisare che il Montiamo mi piacesse moltissimo anche prima del cambio di rotta. Ciao

Rispondi
avatar

Eb2323

circa 8 mesi fa - Link

Qualche annata l'ho assaggiata anche io. Altrimenti non mi sarei permesso di scrivere quello che ho scritto. Il mio appunto non è che manchi di personalità e di qualità. Solo per certe cifre ho aspettative più alte. Non me ne voglia Giove Tonante. E francamente non credo proprio che i suoi vini valgano tutto quello che costano. Altrimenti a livello commerciale non sarebbe il Dio in terra che invece è.

avatar

Luciano Lombardi

circa 8 mesi fa - Link

E, di grazia, vorrebbe dirmi quali sarebbero, secondo Lei, le cantine italiane, oppure i singoli vini, di chiara caratura internazionale, ad avere un rapporto qualità prezzo corretto o addirittura conveniente? E se non la tedio troppo, mi piacerebbe sapere anche, sempre parlando della stessa categoria di vini, quali sarebbero quelli con una personalità maggiore, rispetto a quelli di Gaja. Sa, di buon senso ne ho sempre avuto pochino, mi piacerebbe utilizzare i frutti di quello suo. Grazie

avatar

Eb2323

circa 8 mesi fa - Link

Cabernet sauvignon isole Olena,San Leonardo,Rosso dell' abazia fino al 2004,Tenuta di Trinoro( pari prezzo). Cito quelli a livello di blasone ( e simil uvaggio)che possano confrontarsi al cospetto di Giove Tonante . Darmagi! ( peccato !dover dare anche spiegazioni). A livello internazionale non mi addentro.

avatar

Eb2323

circa 8 mesi fa - Link

Poi se vuole col Barbaresco la lista si allungherebbe ulteriormente ... il punto e che se ha lei piace il primo Montiano, le nostre rette a livello organolettico non intersecheranno mai.

avatar

Luciano Lombardi

circa 8 mesi fa - Link

Che le nostre rette organolettiche non si incroceranno mai è un'ottima notizia. Posso smettere di preoccuparmi e di sudare freddo. Sul Barbaresco meglio lasciar perdere, non mi va di rinfocolare una discussione. Mi stia bene.

avatar

Eb2323

circa 8 mesi fa - Link

Altrettanto. Buona serata.

avatar

Emanuele

circa 8 mesi fa - Link

Si certo. Andrea, solo per questo motivo cmq. Anche perché il Can Sauvignon ha più senso nelle Langhe che il Merlot nel Lazio...

Rispondi
avatar

vinogodi

circa 8 mesi fa - Link

...interessante : è un pò che non bevo Montiano , ma a questo punto ci riprovo . Lo bevevo all'inizio per curiosità , poi ho desisitito per sfinimento per una deriva terzomondista un poco noiosa che poca gioia donava al personale palato corrotto . La riconversione su binari di eleganza mi elettrizza ... però non scomoderei Gaja e il suo Darmagi o la sua gamma : se Gaja è Gaja , potrà essere antipatico a qualcuno per il suo indiscutibile successo , ma sulla qualità della sua proposta penso sia inattaccabile ... poi, nel delirio del democratico "de gustibus" , può anche darsi che qualcuno lo schifi , ma con la disonestà intellettuale non si può star qui a perder tempo...

Rispondi
avatar

Sancho P

circa 8 mesi fa - Link

Ho bevuto dieci giorni fa il 2011 e l ho trovato imbarazzante. Un vino Infarcito dalla tostatura del rovere, come raramente mi è capitato di bere. Peggio che dare un bacio a pinocchio. Mi dicono che ha abbandonato questi eccessi, e che con la versione 2016 sia stato prodotto il miglior Montiano di sempre. . Ci credo sulla parola ma passo oltre. P.s. Cirisium di Damiano Ciolli e Kosmos di Marco Antonelli, oggi rappresentano i migliori rossi della regione. Entrambi Cesanese di Affile. Il primo soprattutto, se versato alla cieca, per il colore e la complessità olfattiva, svierebbe chiunque.

Rispondi
avatar

Eb2323

circa 8 mesi fa - Link

Pensare che il primo Montiano c'è chi lo ama. Poveri noi senza palato, privi del gusto per la qualità e del buon senso.

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 8 mesi fa - Link

In effetti qualche annata di Montiano nonostante abbia sempre preso trebicchieri grappoli e faccini mostra subito la corda per via del rapporto legno - frutto non ottimale. Però è anche un vino che nasce proprio, a detta di Cotarella, per stupire e impressionare, una "proof of concept" di quello che può fare l'enologia nei territori storicamente non vocati. Certi eccessi visti in questa ottica sono giustificabili considerando anche il prezzo mai esagerato con cui esce. E' altrettanto vero che dalla 2016 in poi è un vino che va valutato con altri parametri, staremo a vedere ma secondo me 2016 e 2017 alla prova della distanza usciranno meglio della 2011.

Rispondi
avatar

hakluyt

circa 8 mesi fa - Link

C'è da dire che deve essere proprio un grande piacere discutere di vino con il sig. Lombardi. Io comunque non sono un grande intenditore e pertanto non potrei mai confrontarmi con lui. Per fortuna...

Rispondi
avatar

Luciano Lombardi

circa 8 mesi fa - Link

.....almeno io ci metto la faccia e mi firmo con nome e cognome. Vede? Siamo entrambi fortunati. In questo periodo non è poco. Buona giornata.

Rispondi
avatar

marcow

circa 8 mesi fa - Link

A Hakluyt avrebbe potuto replicare senza sfoderare un classico delle fallacie argomentative. Anche in questo blog ogni tanto appare, quando non si hanno più argomenti. Quello che Hakluyt, forse, ha evidenziato, senza pronunciarla, è la spocchia che trasuda dai suoi commenti. _____ Vede, non basta bere dei vini costosi per diventare migliori. Forse, per "alimentare" il proprio narcisismo va bene. E il narcisismo ha un bisogno impellente di manifestarsi.

Rispondi
avatar

Rino

circa 8 mesi fa - Link

da neofita di questo mondo a cui mi sono avvicinato da meno di 2 anni posso dire che il gusto secondo me è un concetto molto molto personale e deve essere rispettato a prescindere anche quando il parere espresso da una persona non collima con il proprio e anche se questo porta a criticare un mostro sacro come Gaja di cui purtroppo non ho avuto ancora l'onore di bere qualcosa anche se mi pare di aver capito che EB2323 non critichi tout court la qualità dei vini di Gaja, ma il suo rapporto qualità/prezzo.

Rispondi
avatar

vinogodi

circa 8 mesi fa - Link

... il rapporto qualità/prezzo è concetto talmente fumoso per cui si rischia di parlare del nulla e di non ordinare una scala di valori sensoriali realistici. Come il concetto di "gusto personale" . Non esistendo l'oggettività assoluta nell'analisi sensoriale , va concordata una scala di valori di riferimento condivisi o condivisi da una maggioranaza che uniformizzi il giudizio. Sennò ci troviamo mia moglie che schifa il Krug Collection perchè "troppo robusto" preferendogli il Prosecco Valmesdì di Frozza (comunque buonissimo) oppure che in una classifica di rapporto Q/P decisamente il Tavernello bianco sia decisamente superiore al Montrachet di Domaine Leflaive...

Rispondi
avatar

hakluyt

circa 8 mesi fa - Link

Il famoso e tanto osannato rapporto "qualità/prezzo" sarà pure fumoso (come dici tu) ma è per definizione "personale". Cioè funzione del proprio gusto e soprattutto (visto che al denominatore c'è una entità che fa riferimento al denaro) del proprio portafoglio. Non capisco quindi perchè io, abbastanza ignorante di vini, pochissimo esperto di "valori sensoriali" e ipodotato di euro, dovrei concordare una "scala di valori" con (ad esempio) Andrea Gori (che mi sembra fin troppo esperto di questi fantomatici "valori sensoriali") oppure con te che, da quanto solitamente ci racconti in merito alle tue bevute, sei comunque iper-dotato di portafoglio a fisarmonica...

Rispondi
avatar

marcow

circa 8 mesi fa - Link

Condivido l'opinione di Rino. Non molto chiara e convincente il commento di Vinogodi. Che sembra anche contraddirsi. Ma forse è colpa mia che bevo un un vino fatto da un amico viticultore. Senza etichette altisonanti. Ma fatto da uno che il vino lo sa fare da anni.

Rispondi
avatar

vinogodi

circa 8 mesi fa - Link

...se vuoi eseguo una estrema semplificazione : il Montiano , così come lo conosciamo nel passato , può anche piacere avente alcune caratteristiche "basiche" molto apprezzate ,soprattutto in alcuni mercati . Ma non è sarà mai un grandissimo vino , non solo per ragioni tecniche. I vini di Gaja , generalizzando ( e non mi limito al Darmagi) , sono grandi vini tecnicamente superbi ( con punte emozionali nei Sorì , soprattutto invecchiati) provenienti da un grande terroir e ritengo distanti rispetto ad un costruitissimo Falesco , almeno per quello che conosco io . Il Falesco 2016 , non avendolo bevuto, mi riservo di assaggiarlo prima di parlarne , magari darò anch'io un ottimistico e iperbolico 90/100 ( anche se non credo e pur apprezzando i grandi Merlot della costa , là a Bolgheri ... purtroppo , e ahimé , sono cresciuto a Bordeaux e Pomerol è l'unico riferimento che accetto ...)

Rispondi
avatar

vinogodi

circa 8 mesi fa - Link

...ah , pardon ... e Miani (ma qui siamo in iperbole a parte che se la gioca con i migliori di Rive Droite ...)

Rispondi
avatar

Rino

circa 8 mesi fa - Link

semplificando anche io estremamente dopo i riferimenti che ha fatto mi chiedo, senza alcuna vena polemica...posto che il Miani e il Darmagi sono due vini tecnicamente ineccepibili e che sanno regalare emozioni particolari che valgono le cifre spese per acquistarli, c'è tutta questa differenza di qualità tra i due tale da giustificare un sovrapprezzo a favore del Darmagi che in alcuni casi raggiunge anche il triplo rispetto a Miani? oppure il sovrapprezzo applicato da Gaja non rientra più specificamente in una precisa strategia commerciale volutamente adottata dal produttore?

Rispondi
avatar

Maurizio

circa 8 mesi fa - Link

Petrus e Le Pin parte ci sono altri Merlot così validi a Pomerol?

Rispondi
avatar

vinogodi

circa 8 mesi fa - Link

...Maurizio , spero tu stia scherzando oppure che l'ignoranza sulla zona comporti , in te , uno scetticismo comprensibile ma non giustificabile. Pomerol è eleganza e finezza , il Merlot solo un veicolo (tra l'altro in talune annate non in purezza ma con piccoli saldi di Cabernet ) per creare sensazioni diverse dai Merlot mediterranei , tipo quelli della costa ( Bolgheri e Suvereto su tutti ... che apprezzo ) . Spero almeno tu possa asaggiare in più occasioni La Conseillante, Vieux Chateau Certan , Clinet , La Fleur , La Fleur Petrus, Beausejour, Pontet Canet, Le Gay, Gazin, Certan de May, Clos l'Eglise, Talbot, L'Eglise Clinet, Trotanoy ... solo i primi che mi vengono in mente ...

Rispondi
avatar

Eb2323

circa 8 mesi fa - Link

Pontet Canet è un Paulliac . Talbot un St Julien.

avatar

Eb2323

circa 8 mesi fa - Link

Menomale che è cresciuto a bordeaux....

avatar

Eb2323

circa 8 mesi fa - Link

Dimenticavo. Maurizio mi raccomando! Attenzione all'ignoranza sulla zona..

avatar

Vinogodi

circa 8 mesi fa - Link

...bene, non ti ho colto impreparato...

avatar

Eb2323

circa 8 mesi fa - Link

Purtroppo non ho potuto affermare il contrario....anzi

avatar

Maurizio

circa 8 mesi fa - Link

Vinogodi, mi spiace leggere il tuo commento perché dimostra solo che sei tu che conosci molto poco la zona, o forse, come spero che sia dato che pare che tu di vino ne capisca, forse hai letto male ciò che ho scritto. Te lo ripeto. Quali grandi Merlot ci sono a Pomerol a parte Petrus e Le Pin. Tu hai citato molti blend, in molti casi a maggioranza merlot come di norma sulla riva destra, ma nessun Merlot. Poi appunto hai citato anche aziende che stanno da tutt'altra parte, proprio sull'altra riva. E io non ho criticato affatto Pomerol, zona eccezionale. ma se tu mi dici che è il tuo punto di riferimento per il Melot e a parte Petrus e Le Pin, che ho citato io peraltro, non me ne hai detto nessuno.

avatar

Eb2323

circa 8 mesi fa - Link

A fine anni 90 quando al vinitaly conobbi Gino Veronelli ,appena 25enne ed innamorato del vino,grazie ad un mio mentore ed amico, lo guardai circospetto, avvolto da un'aura di misticismo. Il timore era solo mio, mi mise subito a mio agio ,come solo gli uomini consapevoli e capaci sanno fare. Dopo 10 minuti di dialogo ( 9 minuti e 55 secondi suoi), con la spudoratezza dei vent'anni gli feci una domanda su una cantina che lui premiava annualmente e che io non amavo. Gli domandai" ..posso farle una domanda? " Certo " mi rispose. " Posso essere sincero con Lei?"... ancora ho i brividi a pensarci.. mi disse" Lei quando parla di vino con me deve sempre dire quello che pensa..." ecco questo dovrebbe fare riflettere i soloni che non accettano opinioni differenti dalle loro e prendono di petto ogni disappunto mosso nei loro confronti. E non domandarsi perché la gente li critichi. La cantina era La Spinetta. Ne uscì con eleganza e convinzione. Senza la spocchia e la boria di chi è certo di avere la verità in tasca. Io non ho cambiato opinione. Tanto meno lui. Giustamente per entrambi.

avatar

marcow

circa 8 mesi fa - Link

Vinogodi ma i CONCETTI in gioco in questa frazione di dibattito sono, dopo il commento di Rino: Gusto Personale. Rapporto Q/P. È chiaro che potremmo fare notte per definirli e avremmo molte e diverse "Interpretazioni" di quelle parole, di quei concetti. Ma sono concetti IMPORTANTI. E valgono in tutti i campi per tutte le merci. Ho avuto un paio di scarpe di Armani fatte in Vietnam che erano scadenti rispetto a quanto le avevo pagate. E scarpe non firmate che hanno dato molta soddisfazione ai miei piedi. _____ Certo, io dai CRITICI ENOGASTRONOMOCI pretendo la massima OBIETTIVITÀ "POSSIBILE". Ma, signori, non basta avere un palato ben addestrato e con grande capacità di ANALISI SENSORIALE. NON BASTA!!! Se manca l'INDIPENDENZA, la critica... diventa CLAQUE. _____ In Italia la CRITICA ENOGRASTRONOMICA è per l'80% claque. Conclusione: Un APPASSIONATO non fa il critico. Può utilizzare quei concetti con più libertà. Bacchettiamo, invece, i critici italiani. Pretendiamo il rinnovamento della critica. Chiediamo più rigore, più indipendenza, più rispetto per i consumatori. Ricordiamo ai critici che dovrebbero stare PARTE DEI CONSUMATORI. E... non fare... la CLAQUE.

Rispondi
avatar

Maurizio

circa 8 mesi fa - Link

Occhio che c'è anche la deriva opposta, ovvero quelli che criticano cose incriticabili solo per ammantarsi nell'indipendenza. La competenza deve sempre andare di passo con indipendenza e obiettività altrimenti le altre 2 perdono qualsiasi valore.

Rispondi
avatar

vinogodi

circa 8 mesi fa - Link

..."De Gustibus" e rapporto Q/P sono , per esperienza personale , due paraventi per nascondere incapacità personali il primo concetto o per elevare dall'aurea mediocritatis vini corretti ed onesti e poco più e , perchè no, molte volte entrambi gli aspetti . Bruttissimo tirar fuori , tra l'altro OT in questo thread , fanfaluche quali "Il mercato" ... ma così come la storia ha impostato le classificazioni qualitative in base ai prezzi riconosciuti proprio dal mercato ai vini , così "il vorrei ma non posso" è il mantra psicologico ricorrente per chi sputacchia sui cosiddetti grandi vini spacciandoli per operazioni di puro marketing per allocchi nei confronti di "onesti" vini ai quali il mercato riconosce ...il proprio posizionamento in una scala di valori ben definiti. .. E giù di vanga e di badile su Gaja , sui vini di leroy e DRC , sui sommi bianchi di Borgogna e sui grandi Bordeaux e i grandi Brunello e Barolo , partoriti dal diavolo e simbolo di un becero capitalismo ... ma suvvia , beviamoli e poi parliamo ...

Rispondi
avatar

marcow

circa 8 mesi fa - Link

Il WEB è pieno di CLASSIFICHE. Le migliori pizzerie, le migliori osterie ecc... Ecco, io ho la mia personale classifica dei CRITICI ENOGASTRONOMICI ITALIANI. Ma renderla pubblica sarebbe temerario.

Rispondi
avatar

Eb2323

circa 8 mesi fa - Link

Direi che dopo la dipartita di Veronelli e Daniel Thomases sarebbe facilissimo e poco temerario stilarla. Almeno per me. Considerato che non c'è nessuno.

Rispondi
avatar

Maurizio

circa 8 mesi fa - Link

Curioso che dopo quello che hai detto citi il compianto Daneil ,che il Montiano lo incensava.

Rispondi
avatar

Eb2323

circa 8 mesi fa - Link

Rispetto a Veronelli aveva un palato più internazionale, e non sempre ero d'accordo con lui ma ho sempre provato eterna stima per il suo modo di approcciare il vino. Così come non tutti i vini premiati da Veronelli mi piacevano. Solo si trattava di persone dotate di garbo e fermezza allo stesso momento. Professionisti veri della critica enogastronomica.

Rispondi
avatar

Maurizio

circa 8 mesi fa - Link

Certo, su quello non c'è dubbio. Daniel aveva oltretutto il pregio di essere probabilmente il giornalista di maggior spessore culturale in questo mondo. Laurea ad Harvard in letteratura ricordiamo.

avatar

Luciano Lombardi

circa 8 mesi fa - Link

Poi sarei io quello antipatico e spocchioso? Lei anonimo commentatore che afferma perentorio la non esistenza di alcun critico enologico di valore in Italia. Totò educatamente le avrebbe risposto: "ma mi faccia il piacere, mi faccia !!!" È per questo che ieri sono stato scontroso nel rispondere: sono stanco di sentire o leggere blaterare a vanvera su Gaja, sulla critica enologica, etc etc. Il silenzio vi farebbe fare miglior figura. Diteci cosa vi è stato pubblicato, su quale testata giornalistica, blog autorevole, sito autorevole. Poi forse verrete presi sul serio. Altrimenti parlando create più anidride carbonica che respirando e contribuite ad un maggiore effetto serra. Ciao

Rispondi
avatar

marcow

circa 8 mesi fa - Link

Maurizio, mi sembra che nel mio commento fosse chiaro che un CRITICO debba avere una buona capacità di analisi sensoriale. Hai fatto bene a rimarcarlo e concordo. Poi ci vuole altro. Non basta. E, sinteticamente, hai ribadito cosa occorre. Saluti

Rispondi
avatar

marcow

circa 8 mesi fa - Link

Lombardi, io da lettore e appasionato non devo aver pubblicato Nulla. Non faccio il critico. Non faccio l'influencer. Non sono un blogger. Non lavoro per il matjeting. Sono un lettore, appassionato di vari temi, tra cui la gastranomia. Ho un cervello. E, penso, un buon palato. Ebbene, come lettore, posso aver sviluppato un'OPINIONE (che non è la VERITÀ ASSOLUTA) sulla critica enogastronomica italiana? Ho detto l'80% non il 100%. Se lei legge attentamente nel web si accorgerà che questa mia opinione è più diffusa di quel pensa. Mi stia bene.

Rispondi
avatar

Luciano Lombardi

circa 8 mesi fa - Link

Marcow, veramente avevo risposto a Eb2323 ma credo che Intravino non renda ben visibile chi risponda a chi. Ciao

Rispondi
avatar

marcow

circa 8 mesi fa - Link

Lombardi, effettivamente, è un difetto che anche Altri hanno rimarcato. Se non ricordo male, i responsabili del blog hanno detto che lo correggeranno. Diciamo la verità, Intravino è l'unico, tra i grandi blog, ad avere dei dibatti vivaci e pieni di commenti. Anche la polemica è importante. Ma non deve mai lasciare nell'animo emozioni negative. Saluti

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 8 mesi fa - Link

vero! ci piace che discutiate ma che non degeneri in rissa e offese...vi siete ripresi alla fine, bravi tutti!

Rispondi
avatar

Marco Aurelio probo

circa 8 mesi fa - Link

Mortandela e groppello de chel BON cantine in val di non cantine in val di non consiglio laste rosse , ze Geremia e maso sperdossi che fa anche un eccelso gewurztraminer campione del mondo vini estremi due anni fa ottimo rapporto q,/p ovvero quando bevi provi gioia e anche dopo quindi come dice il marito di donna Imma Polese: FAVORITE!!!

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.