Il “pizzo” dell’Heineken condannata per abusi commerciali

Il “pizzo” dell’Heineken condannata per abusi commerciali

di Elena Di Luigi

È ufficiale: la parola lockdown è entrata nel dizionario Collins insieme ad altri termini nati o rispolverati durante questa pandemia. La notizia è stata data in concomitanza con quella, seppur cauta, della finalizzazione del vaccino. E cosí alla velocitá (percepita) ridotta dei lockdown ancora in corso, restiamo in attesa di risincronizzarci con quella reale.

E a proposito di velocità, ma qui in pieno stile soap-opera, dopo la sconfitta di Trump e proprio sul filo del traguardo Brexit, sfuma per la GB la prospettiva di una esclusiva reciprocità dei mercati con gli USA. Joe Biden ha dichiarato che da presidente non appoggerà mai rivisitazioni unilaterali e dell’ultimo minuto su quanto già concordato tra Europa e GB proprio un anno fa, soprattutto se si rischia la pace tra le due Irlande.

Ma forse il PM Johnson lo ha capito perché con agilità machiavelliana ha già liquidato il team che sull’onda pro-Brexit gli aveva fatto vincere le elezioni del 2019. Evidentemente rimanere con il cerino dell’individualismo in mano fa paura. Eppure, nel bene e nel male, la Gran Bretagna rimarrà quella che è sempre stata: un paese europeo. Ecco un paio di esempi.

La Heineken che oltre a produrre birra è un importante locatore di piú di 500 pubs in Inghilterra e Galles, è stata condannata dal comitato di sorveglianza del settore, il Pubs Code Adjudicator, a pagare 2 milioni di sterline per aver costretto i suoi locatari a stoccare solo le birre del proprio portfolio e a spingerne le vendite; tra queste anche la Amstel e la Birra Moretti. Nel 2016 il parlamento britannico ha voluto una legge che proteggesse i proprietari delle public houses e la loro libertà di scegliere quali birre stoccare.

L’obiettivo era anche quello di garantire alle etichette minori, per esempio le birre artigianali, una fetta di mercato sulla domanda. Ma da una denuncia fatta da alcuni affittuari, la PCA ha riscontrato che per tre anni la Heineken ha ignorato la legge, imponendo come condizione contrattuale quella di essere il rifornitore esclusivo. Se fosse accaduto in Italia lo si sarebbe chiamato pizzo, come in questo coraggiosissimo video pubblicato anche sul Guardian e la cui visione dovrebbe essere obbligatoria nelle scuole come esempio pratico di risposta civile che si puó, si deve dare.

Poi c’è la notizia del primo “Beaujolais” prodotto in GB che sarà in vendita nei supermercati del paese in concomitanza con l’uscita in Francia del Beaujolais Nouveau, fissata quest’anno per il 19 novembre. L’idea di provare a fare un vino novello è venuta al biochimico Simon Day, winemaker della cantina Sixteen Ridges in Herefordshire, il quale ha sottoposto il suo Pinot Noir allo stesso tipo di macerazione carbonica che i vignaioli della Borgogna utilizzano per il loro Gamay.

Secondo i dati di Naked Wines, la compagnia online della catena di wine shops Majestic Wines, anche nel difficile 2020 i Britannici sono rimasti fedeli ai vini francesi e italiani tanto che le vendite sono passate dal 44% al 68%.. Ma il prossimo anno più che la pandemia sarà la Brexit a gestire le importazioni e Simon Day, conoscendo bene la popolaritá del Beaujolais, si è portato avanti con il lavoro. Se il suo English nouveau a £11.99 a bottiglia piacerà, allora potrà dire di avere dato una mano al paese.

Chissà come la famiglia reale si adeguerà alle nuove regole del mercato e alla burocratizzazione della circolazione delle merci. Chissà se dal 2021 l’erede al trono avrà una bottiglia di English nouveau nella valigia-cantina che lo accompagna nei viaggi sotto l’occhio attendo delle guardie del corpo.

Se poi è vero che per legge i reali devono portarsi dietro anche una valigia piena di sacche del proprio sangue, allora forse i sovranisti dovrebbero risparmiarsi le manifestazioni e prendere esempio da chi questo lavoro lo conosce bene.

1 Commento

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Giacomo

circa 10 mesi fa - Link

Mo ben, come si dice, "nen tant luntan da sì". Il fighettame che frequentava il locale di un amico chiese di poter assaggiare qualche bottiglia del celeberrimo produttore di langa. Per avere sei bottiglie. a quel tempo, occorreva aggiungerne all ordine altre 36 fra quelle commercializzate da quel filantropo di se stesso. Il fighettame restò a becco asciutto, consolandosi con etichette meno glamour. Sopraggiunta la crisi, quelle esclusive bottiglie diventarono di colpo più abbordabili... Si fece vivo il rappresentante "anche un ordine minimo, anche due, te le porto in giornata". Per tacere di quello che è riuscito a vendere pesci ai Genovesi. Provate a proporre qualche prodotto da porre in vendita nei suoi bazar alimentari, a vedere le condizioni del contratto di fornitura.

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