La Brexit e i conti con la dura realtà

La Brexit e i conti con la dura realtà

di Elena Di Luigi

Al G7 in Cornovaglia Brexit non era argomento di discussione ufficiale ma di fatto ne è stato il convitato di pietra. Resta infatti irrisolto il nocciolo delle merci che transitano attraverso l’Irlanda del Nord, con la GB che propone di rivedere quanto sottoscritto alla fine del 2020. A mettere in evidenza le prime difficoltà alla riapertura dei mercati, è bastato il nonchalantico modo con cui Tim Martins, Brexitier convinto e boss di Wheterspoons, ha sollecitato il governo a favorire un’ “immigrazione ragionevolmente liberale”, per sopperire alla carenza di manodopera.

A maggio, con la fine del lockdown, pub e ristoranti hanno riscontrato una certa difficoltà a rifornirsi in modo semplice e veloce cosí come avveniva in passato. Alla loro voce si è aggiunta quella degli importatori e distributori di vino per i quali  il nuovo regime di import-export, quello entrato in vigore a gennaio, stenta ancora a stabilizzarsi e ritengono avrà un impatto negativo nell’economia del settore. In un lunghissimo tweet Daniel Lambert, importatore del Galles, ha dichiarato che gli ultimi mesi sono stati i più difficili della sua carriera ventennale, indipendentemente dal Covid.

La catena distributiva di un tempo, che comprava il vino dal produttore e lo redistribuiva sul territorio in pochi giorni, di fatto non esiste più. Il problema principale è dato dai magazzini che sono vuoti in attesa che la reinstaurata burocrazia sdogani la merce dall’EU. Spesso a questo ritardo si aggiungono gli errori che i produttori di vino e gli spedizionieri fanno nel preparare la documentazione necessaria. Secondo Lambert, questo è spiegabile col fatto che molti esportatori europei hanno visto la Brexit come “una cosa loro”, cioè dei Britannici, mentre ora scoprono che li riguarda molto da vicino.

Volendole contare tutte, sono 11 le certificazioni che un’agenzia di vino deve presentare per poter importare vino dal continente. Tra queste barriere al libero scambio manca ancora la dichiarazione VI-1, tenuta in sospeso dal governo prima fino a luglio, ora forse gennaio, proprio per agevolare il periodo di transizione. Il VI-1 é un modulo da compilare per ogni tipologia di vino e temuto da tutti perché di fatto uccide il groupage con i relativi vantaggi economici. Il raggruppamento di merci è il metodo con cui piccoli imprenditori e start-up commerciano e per Daniel Lambert gli inevitabili costi aggiuntivi che ne scaturiranno sono destinati alla tavola dei consumatori.

Il controllo doganale di oggi, senza il VI-1, puó richiedere fino a 4 giorni di stop delle merci, pochi se si tiene conto che certi porti detti RORO (roll-on, roll-off), non sono ancora entrati a regime e non fanno controlli per mancanza di strutture. Intervistato dalla BBC Lambert ha dichiarato che non bisognerebbe vedere questa come una fase di transizione o di assestamento come vorrebbe invece il governo, perché complicare la vita ai produttori ora significa spingerli a rinunciare alla GB.

Esistono altri mercati pronti a diventare hub internazionale del vino, un ruolo che ha reso i Britannici protagonisti e conoscitori nonostante non producano tanto da esportare. Ricordiamo che il 55% dei vini consumati in GB vengono dalla EU, per un totale di 2,18 miliardi di sterline l’anno, senza contare quelli che transitano verso altri paesi. Anche Miles Beale della WSTA, la voce dell’industria, ha chiesto al governo di rinunciare al VI-1, ma risposta è stata che si va avanti così perché non si prevedono costi aggiuntivi per bottiglia.

È fin troppo ovvio dire che il Covid si è preso la scena della vera Brexit e che saranno i prossimi mesi a stabilire la vita o la morte di tante attività. Il settore, con la voce di Lambert, continua a sollecitare tutti a “keep shouting that VI-1 must go!”. Volendo fare una considerazione generale si puó dire che il Brexit-virus circola da molto più tempo del Covid-19, ma che anche per questo il vaccino sembra essere imminente, fatto con gli anticorpi di quei Brexitiers che, come Tim Martins, cominciano a fare i conti: quelli veri con la realtá.

1 Commento

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Giuseppe

circa 3 mesi fa - Link

Articolo interessante, buona cosa tenerci aggiornati su impatti ed evoluzione della Brexit con annessi e connessi sul mondo del vino. Solo un appunto: 2 milioni di sterline per il 55% dei vini consumati in GB l'anno mi sembrano pochini... non saranno 2 miliardi? Saluti a tutti Giuseppe

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