La methode britannique is the new Champagne? 3 bottiglie per scoprire se è vero

La methode britannique is the new Champagne? 3 bottiglie per scoprire se è vero

di Sabrina Somigli

Eh si, il cambiamento climatico in questo caso par proprio avere esiti positivi, per lo meno per gli inglesi, che grazie all’innalzamento delle temperature adesso coltivano viti con successo nel sud dell’isola. E proprio grazie al clima e alla presenza di suoli gessosi, simili a quelli della Champagne, producono in maggioranza spumanti, che tra l’altro gli stanno riuscendo molto bene. Si tratta di una superficie vitata di circa 3500 ettari (dati non aggiornati), ma che sta aumentando molto velocemente, e anche le maison dello champagne stanno iniziando a investire nel sud dell’Inghilterra.

Una serata organizzata dagli amici di To Wine è stata l’occasione per assaggiare qualche bollicina inglese. Per scherzo è stata intitolata Italia-Inghilterra la rivincita; dopo la sconfitta inflitta agli inglesi ai mondiali di calcio, forse con le bolle si rifanno!

Quindi abbiamo assaggiato 3 metodo classico inglesi, reperiti con non poca difficoltà, tutti alla modica cifra a scaffale variabile tra 65 e 75 euro. E così per avere un metro di paragone è stato messo anche qualche italiano e uno champagne.

Lo scopo erano le bolle inglesi, non stabilire un vincitore né che gli italians do it better, quindi ho pensato di raccontare solo il primo approccio con loro.

Ecco gli spumanti assaggiati nell’ordine:

Wiston Estate 2015 blanc de blancs
Siamo nel West Sussex sulle morbide colline calcaree di South Downs, che culminano nel Canale della Manica con le classiche scogliere bianche a picco sul mare. In pratica le vigne crescono su un blocco di gesso. La proprietà è della famiglia Goring e il primo vigneto Findon Park risale al 2006: circa 6.5 ha di chardonnay, pinot nero e meunier.

Altri 2.5 ha di chardonnay sono stati piantati nel 2017 nel Broadwoods Vineyard insieme al North farm Vineyard, meno di un ettaro di vigneto di pinot nero. Il Blanc de Blancs proviene dal vigneto storico. Le uve sono pressate con la coquard, in perfetto stile champenois; se vi guardate il video sul sito la vedrete in azione. Metà del mosto fermenta in acciaio senza malolattica, l’altra metà fermenta in legno. Affina quattro anni sui lieviti, sboccatura 2020, dosaggio 8g/L.

Una bomba di acidità, la spada nella roccia conficcata in bocca. Acidità malica di quelle sparate, che parte da metà lingua in poi, netta e focalizzata, che al primo sorso sconcerta, ma al secondo ti ha già conquistato con la sua energia. Il naso profuma di mare e salsedine, poi tanto agrume, limone su tutti, alga. Piano piano esce anche un po’ di mandorla, ma lieve. La bocca è decisamente più articolata che gioca su questa contrapposizione acidità spiccata e aromi di evoluzione dello chardonnay in chiusura, che riporta alla bocca e al naso note burrose e frutta secca. Opinione comune tra i presenti: è bollicina da endovena, che ti tiene su sveglio e pimpante a forza acidi, quelli buoni dell’uva. Bottiglia dalla forma elegante con spalla pronunciata e etichetta che sembra quasi una sinopia.

Esordio col botto direi

Exton Park Rosé pinot meunier
Una chiosa sull’etichetta che riporta la dizione Methode Britannique. A me anziché dare l’impressione di solidità di metodo, mi pare una freddura. In un mondo linguistico sempre più inglesizzato, che proprio gli inglesi utilizzino una dizione francese per i loro sparklings sa di barzelletta. Perché non scrivere British Method? Mi sembra più coerente, considerato anche il fatto che in Inghilterra lo champagne è sempre e comunque ʃɑmˈpɑn.jə

Più vispi noi italiani a scrivere Metodo Classico, che esula da quella parolina champenois che porta altrove col pensiero e finisce per penalizzare inconsciamente anche le bollicine più buone ma ahimè non di Reims o giù di lì.

Qui invece siamo a Exton, in quella parte delle South Downs che attraversano l’Hampshire, a una ventina di km dal tratto di costa che guarda l’Isola di Wight, quella di chi ha negli occhi blu la gioventù. Beati loro. La proprietà è dell’industriale Malcolm Isaac e conta 25 ettari vitati in un unico corpo suddiviso in 9 plot. Tutto è super illustrato sul sito dove un clic sul cabreo apre e dettaglia ogni singola parcella. A trovarne uno italiano o peggio ancora in champagne che facesse ‘sta cosa! La cantina è costruita accanto al vigneto proprio per azzerare i tempi tra raccolta uve e processazione, come tengono a specificare.

Questo è stato il primo spumante da pinot meunier in purezza prodotto in Inghilterra, prima annata di lancio 2016. Ha un colore rosa ramato leggero, molto elegante, profuma di pepe rosa, lamponi e fragole, cenni dolci di zucchero filato. In bocca è fresco e delicato, con una bollicina assai gradevole e un finale tutto centrato sul frutto, preciso e forse non così facile da sviluppare a quelle latitudini. 11 gradi in alcol, 6.5 g/l col dosaggio e appena un anno sui lieviti. Così si riesce a mantenere il frutto con tale nitidezza. O almeno credo. Di solito col pinot meunier puro faccio un po’ la stucca e anche sui metodo classico rosati. Ora che ci volesse un inglese a farmi dire delicious!

Nyetimber Classic Cuvée. Chardonnay, pinot nero e pinot meunier.
È grazie ai coniugi americani Stuart and Sandy Moss se oggi beviamo bollicine inglesi. Nel 1986 acquistarono la tenuta di Nyetimber nel Sussex e nel 1988 piantarono vigne a chardonnay, pinot nero e pinot meunier con l’idea di spumantizzare. All’epoca nessuno aveva ancora immaginato una simile cosa, e a tutti gli effetti queste sono le più antiche vigne di chardonnay del Regno Unito.

Circa 16 ettari. Adesso con la proprietà attuale in mano a una famiglia olandese dal 2006, gli ettari sono passati a 150, distribuiti in varie aree. La classic cuvée è quella storica dell’azienda, a maggioranza chardonnay, dosaggio 8.5g/L, malolattica svolta. Sul sito è possibile inserire il codice a barre presente sull’etichetta per avere la scheda tecnica della bottiglia. Uve che provengono dall’Hampshire quindi da suoli gessosi come descritto sopra e dai vigneti storici nel Sussex dove le uve crescono sulle rare greensand risalenti al Cretaceo; rocce sedimentarie dalle sfumature verdognole, createsi in ambiente marino e ricche di conchiglie e alghe fossili.

Le uve sono state raccolte tra fine ottobre e i primi di novembre; l’idea che lassù si vendemmia per i Morti, quando noi siamo a brucare le olive, tra l’umido e la pioggerellina autunnale, mi fa un che di strano, ma devo smettere di tararmi sempre su Roma caput mundi.

All’assaggio è senza dubbio il più buono, profondo, dal gusto stratificato, che regala più livelli di percezioni, complesse e in equilibrio. Ci si trova un po’ tutto, dal frutto, mela in primis, alla pasticceria e alla mandorla fino ai terziari burrosi e di frutta secca tostata. Bollicina che carezza la lingua, è un vino completo e elegante.

Conclusione. Ci sono piaciuti all’unanimità. Ci ha convinto l’acidità incredibile, il nerbo di questi prodotti e anche la discreta finezza. Tuttavia, vuoi per cause oggettive come Brexit e trasporti, vuoi per la critica inglese e un pelino di presunzione, non sono di certo prodotti affordable. Insomma la qualità nel bicchiere è indubbia, ma il prezzo è piuttosto alto. E la domanda mi resta in testa: a parità di spesa comprerei uno spumante inglese? In tutta onestà ora credo di no. Non è una questione di bontà, perché ripeto, mi sono piaciuti parecchio, ma una volta tolta la curiosità di assaggiarli quella cifra la spenderei più volentieri per uno champagne o per una bella bollicina de noantri.

Non la prendete come un’affermazione da italiana stereotipata refrattaria alle novità. Non si tratta di questo. È al solito legare la spesa a una qualità che va oltre il gusto in senso stretto; qualcosa che contribuisce al godimento che può chiamarsi storia, sicurezza, fama ecc. Cose che al momento gli spumanti methode britannique still lack.

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Sabrina Somigli

Chiantigiana di nascita, microbiologa di formazione, poi sommelier e ristoratrice per vocazione. Raccolgo erbe spontanee e non è colpa della laurea in scienze agrarie; amo il vermouth liscio e il brodo caldo ma non per questo so sferruzzare a maglia. Mi sono appassionata al vino più o meno vent'anni fa, quando lavoravo in Tasmania; ci rido ancora pure io, tranquilli. Credo nel bevi e lascia bere e raccontane se vuoi, ma sii breve.

8 Commenti

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Rino

circa 1 mese fa - Link

Collegandomi alla tua domanda, se quelli sono i prezzi probabilmente anche io comprerei bollicine francesi o nostrane... ma credo che in molti farebbero questo ragionamento, dopo aver esaurito la curiosità di assaggiare una novità... ma a questo punto una domanda sorge spontanea... come pensano Oltremanica di favorire la vendita di questi prodotti posizionandoli in una fascia di prezzo medio/alta? Non si corre il rischio così di farli restare prodotti di nicchia come lo sono ora? P.S Piccola "correzione" calcistica... la nostra vittoria sugli inglesi è stata agli europei non so mondiali 😉

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sabrina somigli

circa 1 mese fa - Link

ahaha grazie Rino sono andata nel pallone col calcio!! Considera che gli inglesi sono forti consumatori di sciampeign. Con le bollicine prodotte in casa forse loro ne traggono un vantaggio economico. Per ora gli spumanti inglesi hanno produzioni contenute che forse assorbe tranquillamente il mercato britannico

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Giuseppe Argenziano

circa 1 mese fa - Link

Giusto riflessione

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marcow

circa 1 mese fa - Link

Innanzitutto mi è piaciuto e ho trovato nelle conclusioni un concetto importante che spesso viene trascurato nei discorsi sul food e wine. Il rapporto qualità prezzo. Che è un concetto diverso da quello di prezzo e che dovrebbe essere uno dei punti essenziali che compongono una RECENSIONE COMPLETA. Se leggete anche le recensioni di ristoranti le considerazioni sul rapporto qualità prezzo sono scarse. I motivi ve li lascio immaginare. __ Rino pone delle domande intelligenti. Non sono un esperto di marketing: perché in questo caso non è l'enologo l'esperto(v Barolo alla Troppa Solforosa) ma proprio chi bazzica di marketing. Leggendo velocemente qualche articolo nel web su questi champagne inglesi mi sono fatto una mezza idea(impressione) che gli inglesi hanno strategie di mercato molto più spregiudicate dei francesi che hanno dominato finora e hanno impartito lezioni in tutto il mondo. E i prezzi alti sono... volutamente... voluti alti perché si rivolgono a determinati strati sociali e perché sono convinti... di fare uno champagne migliore dei francesi. Infatti, i francesi anche in vista dei cambiamenti climati che colpirà le zone di produzione dello champagne stanno corteggiando gli inglesi.

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sabrina somigli

circa 1 mese fa - Link

Due aspetti che mi vengono in mente a proposito di ciò che dici sui prezzi volutamente alti : Inghilterra a livello di moneta è un paese forte, che dopo la Brexit si sta pure rafforzando (non capisco nulla di economia, tengo a precisare) E poi la critica inglese che è fortissima e su questi prodotti sta spingendo. Del resto sono buoni

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marcow

circa 1 mese fa - Link

Cara Sabrina condivido e questo estratto conferma la tua seconda ipotesi. È TATLER che scrive della gran moda dello champagne inglese nell'alta borghesia londinese: "Lo spumante britannico è diventato un punto di riferimento per le più belle cene all’aperto e rende gli aperitivi più rinfrescanti, gustato in una bella flute, possibilmente accompagnato da una goccia di Crème de cassis. “ (TATLER) __ Signori, alla Crème de cassis si può ovviare con un'ottima ricetta di Nonna Paperina (c'è anche il video :-) E con un buona bollicina italiana Saluti, Sabrina.

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sabrina somigli

circa 1 mese fa - Link

Te l'avevo detto che son forti ahahahahaah!!! ;-)

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Invernomuto

circa 1 mese fa - Link

Il primo metodo britannico assaggiato era un decennio fa, e mi stupì positivamente. Il mio importatore di Londra era dubbioso dell'effettivo impatto commerciale, ma i suoli interessanti, e il cambiamento climatico in atto, avrebbe potuto dare regolarità di produzione e qualità. Difatti con la corrente del golfo che sta scaldando sempre meno la costa ovest britannica (e quindi non più pioggia a gogo ma freddi più intensi, a volte neve, ma meno acqua) la produzione è sempre più regolare e stanno investendo. Però se il prezzo rimane quello, avranno problemi di commercializzazione estera. Ma non credo che sia l'obbiettivo a breve dei produttori britannici. Anzi credo che l'obbiettivo primario sia il mercato interno, con un potere di acquisto superiore al resto d'Europa (anche perchè in UK i vini hanno tendenzialmente prezzi elevati), ecco perchè per ora non hanno molto interesse ad abbassarlo. Alla fine, a livello internazionale, l'unico metodo classico che si vende (oltre allo champagne) è il Cava. Ma ha un prezzo ex-cellar stile prosecco. Ed è il motivo per cui la Franciacorta o la bolla champenoise intaliana è un fenomeno tutto italiano.

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