Cosa c’è nel pacco sorpresa di Porthos

Cosa c’è nel pacco sorpresa di Porthos

di Antonello Buttara

Una bottiglia di vetro scuro, il nome “Zanovello” scritto a penna in stampatello. Nessun altra informazione, ho dovuto inclinarla controluce per capire di che colore fosse il liquido all’interno, ma andiamo con ordine. Come mi è capitata questa bottiglia fra le mani e perché merita un post sulle pagine di Intravino?

L’anno scorso ho ricevuto una mail dalla Redazione di Porthos, con la quale mi comunicavano che a causa di un grave imprevisto nella loro cantina sono stati costretti a fare ordine tra le bottiglie ed alcune di esse per tante ragioni non potevano più essere utilizzate durante l’attività didattica e di conseguenza stavano preparando dei lotti da sei che aspettavano solo di essere ritirati dagli iscritti all’associazione. Il giorno successivo tutto contento tornavo a casa con un cartone di vino ed una copia di Porthos 37 sotto al braccio. Il pacco sorpresa che ho scartato con la gioia di un bambino sotto l’albero il giorno di Natale conteneva le seguenti referenze:

Barolo “Preve” di Gianni Gagliardo 2000;

Mantignano “Il Pratello” di Emilio Flacci 2003;

Zanovello;

Mont’Arquato Duca di ferro delle Cantine Casa Bella 2006;

Rogerius dell’azienda agricola Fattoria di Pianuzzo 2003;

Aglianico del Molise “Contado” Di Majo Norante 1999;

Nell’arco di una settimana apro insieme a mia moglie le due bottiglie che a sensazione mi trasmettevano maggiori sicurezze. Il Barolo “Preve” di Gianni Gagliardo prodotto dal cru “Lazzarito” possedeva una vitalità ancora travolgente, è stato aperto quattro ore prima senza decantarlo perché il tappo era integro. Nel bicchiere sfoderava una veste granata luminosa ed emanava sentori di sottobosco, petali di rosa appassiti, note di liquirizia, polvere di caffè e terra bagnata. Il tempo non è riuscito ad addomesticare un vigore scalpitante ed una trama tannica ancora graffiante e perfettamente integrata in un corpo del vino potente e sinuoso. Durante la serata il liquido non ha mai perso un briciolo di tensione e chiudeva in crescendo con una sensazione in sottofondo di scorza di arancia amara ed una persistenza da fuoriclasse.

Tra le colline Romagnole in una zona incontaminata nel comune di Modigliana Emilio Flacci produce un sangiovese in purezza da vecchie vigne coltivate a circa 600 metri di altitudine. Nell’ aprire la bottiglia disintegrato il tappo ed ho dovuto scaraffarlo per concedergli di respirare. Versato nel bicchiere mostrava un bellissimo colore granato denso e si concedeva lentamente rilasciando sentori di amarene sotto spirito, funghi, olive nere, cenere e rabarbaro. Un vino accomodante e nostalgico, sicuramente non più al massimo della forma, ma ancora in grado di catturare la mia attenzione con il suo lento svelarsi sorso dopo sorso. In bocca accelerava il passo, sorretto da un tannino un filo polveroso, per fortuna l’acidità era ancora vibrante e riusciva a stare ancora dritto sulla schiena, chiudendo con un finale piacevolmente saporito e amaricante.

Sono stato fortunato con queste due bottiglie, ma se il blasone del barolo di Gagliardo e la sua capacità di adattarsi allo scorrere del tempo non destava in me particolari preoccupazioni, e avendo già bevuto qualche annata più recente del Pratello, che ha confermato il suo essere un sangiovese di Romagna di razza con tanta personalità, sicuramente il luogo ed il lavoro meticoloso sia della famiglia Gagliardo che di Emilio Flacci hanno fatto la differenza dopo tutti questi anni.

Torniamo alla settimana scorsa e alla vera sorpresa di questa batteria, la bottiglia con la scritta “Zanovello”. Franco Zanovello patron dell’azienda Ca’ Lustra sui Colli Euganei è venuto a mancare improvvisamente due anni fa ed ora l’etica della cantina è portata avanti dai figli Marco e Linda.

Non conoscendo la vendemmia decido di essere delicato nell’apertura, e con somma gioia riesco ad estrarre senza difficoltà un bel tappo di sughero monopezzo intriso di rosso. Il vino si presenta di un colore porpora acceso con riflessi granati. Al naso è un esplosione di profumi, prepotente e spavaldo sfodera un bouquet odoroso impressionante, sembra bramare il contatto con l’aria, note di torrefazione, pepe nero, lievi cenni di cacao, un leggero tocco di tabacco da pipa, ed una delicata nota vegetale in sottofondo. In bocca è potente, si distende elegantemente su tutto il palato e la nota alcolica seppure importante è cucita su un abito per le grandi occasioni. Tannini precisi e presenti, chiude con un finale lungo e saporito. Senza andare a fare elucubrazioni sui vitigni a bacca rossa presenti sui colli Euganei, non ho cercato di indovinare la tipologia, sono stato completamente rapito da un liquido che probabilmente in quel momento era all’apice delle sue potenzialità e la mancanza di qualsiasi informazione sulla bottiglia, probabilmente un campione, ha reso l’esperienza un pizzico più intrigante.

Le altre tre bottiglie devono essere ancora aperte, forse non avranno più niente da dire e saranno arrivate alla fine della loro vita, ma se ci fosse anche solo un filo di voce io sarò lì ad ascoltare.

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Antonello Buttara

Romano di prima generazione, una laurea in tasca in Scienze della Comunicazione e mi ritrovo al Ministero della Difesa. Quando troppo tardi sono andato a vivere da solo acquisto una cantina che con qualcosa dovevo pure riempire. Presenza fissa in qualsiasi fiera dove si beve, divento l'incubo di alcuni enotecari della capitale e controvoglia mi diplomo Sommelier AIS per poi abbracciare la filosofia Porthosiana.

11 Commenti

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Sancho P

circa 4 mesi fa - Link

I Colli Euganei altra zona sottovalutata. Poduce vini meravigliosi da un terroir straordinario. La selezione Zanovello di Ca' Lustra rapporto qualità/prezzo encomiabile. Poi Vignalta. Vini che sfidano i decenni. Il Gemola. Gianni Gagliardo con Porthos è un mistero della fede. Almeno per me.

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Gaetano

circa 4 mesi fa - Link

A me sinceramente sorprende, e non poco, il Contado da Porthos!! Vignalta non rientra nella mia top ten dei colli Euganei. Ma su quest'ultimo, de gustibus …….

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Sancho P

circa 4 mesi fa - Link

Ciao Gaetano, De Gustibus appunto. Pur non essendo appassionato de l'uvaggio che lo compone, il Gemola di Vignalta è uno dei vini che bevo sempre volentieri. Sfida bene i decenni e acquisisce eleganza e sfumature , regalando dei terziari meravigliosamentie complessi. Oggi, 95, 96, 97 sono godimento puro. Il loro Pinot Bianco, costa un pugno di euro ed ha una capacità di evoluzione e di migliorarsi con l'affinamento in vetro, che stupisce. Il Sassonero di Ca' Lustra non è da meno. Rapporto qualità/prezzo e capacità di evolvere bene con l'affinamento in bottiglia, straordianri. Per questa ragione, mi sento di dire che bere Colli Euganei, significa bere di qualità senza svenarsi e godersi il fascino delle vecchie annate. Oltre i citati, ci sono tanti altri grandi produttori. Di Majo Norante. Simpatia personale a parte. Tanta. Premesso che anche loro sono stati fulminati sulla strada del biologico, il Contado è a parer mio il loro vino migliore. Più del Don Luigi. Esce su un noto catalogo italiano intorno ai 7.5 euro più Iva. Vino che assaggiato alla cieca, stupirebbe tanti fenomeni. Oggi la 2005 è spaziale. Lo ha fatto Cotarella? Pazienza. Poi la loro Tintilia non mi appassiona. Nanche quella prodotta da altri.

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Gaetano

circa 4 mesi fa - Link

Grazie delle precisazione Sancho!! Mi sa che il Gemola allora l'ho sempre aperto prima del dovuto. E spesso mi ha ricordato le "esasperazioni" tipiche dei vini anni 90. A quei tempi ero posseduto dal "lato oscuro della forza" e perciò mi piaceva assai!! Un po' alla volta mi sono allontanato da quel modello di vino, preferendo magari un po' più di eleganza e un po' meno concentrazione. Restando in zona e rimanendo su vini di una certa struttura segnalerei sicuramente Marco Sambin! Tagli bordolesi più eleganti, equilibrati e con grande potenziale evolutivo li trovi dalle mie parti. In particolare mi riferisco al Capo di Stato e al Rosso dell'abbazia. Zona montello per la precisione.

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Sancho P

circa 4 mesi fa - Link

Ciao Gaetano, è vero. La mano è quella. Mi ha stupito che evolvendo non sia riamsto imbalsamato come qualche omologo moderno, ma abbia invece guadagnato in sfumature e profondità. Rosso dell'Abbazia, ho bevuto l'anno passato il 2001. Strepitoso. Marco Sambin non lo conosco ma a questo punto andrò a cercare qualche bottiglia

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Marco Zanovello

circa 4 mesi fa - Link

Ricordo quella bottiglia, era un imbottigliamento di prova di merlot Sassonero '13 senza solfiti. Buonissimo all'imbottigliamento (un paio d'anni dopo la vendemmia), poi disturbato da un forte attacco di brett, infine tornato più buono di prima. Era una delle ultime in circolazione, sono felice che sia stata apprezzata

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Antonello

circa 4 mesi fa - Link

Finalmente è stata svelata l identità della bottiglia, assolutamente apprezzata non solo dal sottoscritto, confermo nessuna traccia di Brett, liquido integro che aspettava solo di essere assaggiato.. Posso confermare che l imbottigliamento di prova è stata una scommessa azzeccata!!

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Iacopo

circa 4 mesi fa - Link

Errata Corrige: Emilio Placci

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Antonello

circa 4 mesi fa - Link

Hai ragione, mea culpa

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Gino

circa 4 mesi fa - Link

Ma infatti che c'azzecca di majo norante con porthos che si occupa solo di vini naturali? E le altre bottiglie sono appartenenti al mondo naturale? Altrimenti non capisco

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Antonello

circa 4 mesi fa - Link

Ciao Gino, le bottiglie che Porthos ha regalato ai corsisti erano nascoste da anni nella loro cantina, alcune erano dei campioni di assaggio, altre probabilmente sono state portate da qualche iscritto per poi essere assaggiate alla cieca e sono rimaste nascoste sotto qualche cartone ,altre ancora sono finite li chissà come tanti anni fa e pertanto come specificato per svariati motivi non sono state ritenute idonee ad essere servite durante la didattica.

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