Volete la verità? Le degustazioni organizzate dagli enologi sono una schifezza

di Walter Speller

Walter Speller segue l’Italia per JancisRobinson.com. Chi è Jancis Robinson? La più grande esperta di vino al mondo. Il titolo originale di questo pezzo, preziosamente tradotto per noi da Gianpaolo Paglia, è “Ho combattuto contro la scheda di degustazione dell’OIV, e la scheda ha vinto”: quello sopra è redazionale. [a.m.]

Il mese scorso ho partecipato al Concorso Enologico Internazionale a Verona, organizzato da Veronafiere, la stessa di Vinitaly. Vinitaly è una fiera gigante meglio conosciuta come “la fiera del vino più grande del mondo”, la gallina dalle uova d’oro di Veronafiere.
La competizione consisteva in una degustazione alla cieca della durata di 5 giorni, durante i quali vengono assaggiati e valutati 2500 vini da un panel di giornalisti ed enologi internazionali, per il conferimento del magro bottino di 20 medaglie d’oro, d’argento e di bronzo. Per questo motivo gli organizzatori sostengono che è la competizione più selettiva del mondo.

Prima che voi caschiate dalla sedia stupiti dal numero di vini degustati, lasciatemi dire che, in realtà, non sono molti se paragonati con il Decanter World Wine Awards 2012, che aveva 14.120 vini nello stesso numero di giorni, e l’International Wine Challenge, che ne aveva oltre 9.000. Nonostante questo, la controparte veronese è riuscita a mobilitare oltre 100 giudici professionisti per la sfida.

Come quasi tutto ciò che è considerato importante in Italia, l’organizzazione di questa competizione era rigidamente ufficiale e burocratica. Probabilmente questo ha anche a che fare col fatto che il patrocinio ufficiale vedeva, nell’ordine: OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, soprannominata da Jancis Robinson “l’ONU” del vino), Union Internationale des OenologuesMinistero dell’Agricoltura e Foreste e il Ministero dello Sviluppo Economico. Noialtri, i giudici, non eravamo riuniti in gruppi ma in “commissioni” supervisionate, nel vero senso della parola, dal presidente dell’Associazione Italiana degli Enologi, Dr Giuseppe Martelli, il quale, come un vero maestro di scuola, stava ritto in piedi, su una piccola pedana con tanto di leggio, ad osservare il nostro lavoro per tutta la giornata. Un notaio, o avvocato (in Inghilterra la figura del notaio non esiste, ndr) – in Italia nulla può essere fatto senza la presenza di un notaio, a salvaguardia anche solo dell’idea che inghippi o intrallazzi possano essere condotti, e anche per dare un’aria di ufficialità –  e i suoi collaboratori incombevano al fianco di Martelli. Durante gli intervalli intervenivano per riprenderci in caso di mancanza di un voto, di una data, di una firma o di qualunque possibile errore o omissione nella compilazione del Foglio di Analisi Sensoriale per i Concorsi Enologici, il modulo che dovevamo usare nella valutazione dei vini. La competizione era, senza dubbio, organizzata seriamente.

Ma, come una grandinata in un vigneto, questo eccesso di zelo burocratico è riuscito a spogliare di qualsiasi forma di divertimento la competizione, che risultava cosi più simile ad un esame scolastico. Queste “commissioni” non erano riunite attorno ad un tavolo per assaggiare e discutere i vini, come si conviene ad un gruppo di lavoro, poiché ognuno di noi stava seduto presso il suo tavolino singolo messo in fila con gli altri. In ogni tavolo c’erano 12 bicchieri, una sputacchiera, una calcolatrice (la cui funzione ho poi scoperto essere indispensabile) e una pila di Fogli di Analisi Sensoriale per i Concorsi Enologici. A ricordarmi ancora di più una situazione da esame scolastico c’era anche il fatto che non si potesse parlare o scambiare impressioni, atteggiamento considerato non professionale dagli organizzatori. Eccettuato il suono prodotto da deglutizioni, sputa e fruscii di carta, si sarebbe potuto sentir volare una mosca nella stanza.

Una squadra di sommelier dalle divise nere e bianche, l’aria sacrale e tastevin penzolanti dal collo (spesso d’impaccio nel servire i vini), con una bottiglia ciascuno in mano, si muoveva in formazione come un reggimento. Si presentavano disposti in fila ordinata di fronte a noi all’inizio e, ad un segnale del loro capo, tutti alla stessa velocità si distribuivano tra le file dei nostri banchi. Il vino veniva versato simultaneamente da tutti, i quali si fermavano ad aspettare in attesa di qualche loro collega che si fosse attardato, prima di muoversi alla fila successiva, dove la stessa routine veniva meticolosamente ripetuta. Giunti alla fine e riempito ogni bicchiere, ad un cenno della testa del sig. Martelli, i sommelier scomparivano con lo stesso moto sincronizzato. La procedura si sarebbe ripetuta per ogni vino, ogni volta nello stesso modo.

La routine divenne ancora più elaborata quando si arrivò ad assaggiare i rossi del 2007 o più vecchi, che venivano decantati in modo sincronizzato e davanti ai nostri occhi.
Comprensibilmente, tutto questo prendeva una enormità di tempo, infatti non venivano assaggiati mai più di 10 vini per volta, seguiti da una pausa di riposo di 30 minuti. O da una pausa pranzo di tre ore. Alla fine di una gionata così sorprendentemente faticosa, dopo aver assaggiato coi miei colleghi commissari 40 vini, avremmo visto i sommelier andare e venire davanti a noi 80 volte, senza mai aprire bocca.

Quello che ho fatto, in realtà, è stato fissare questo “Foglio di Analisi Senso…blahblahblah” che, alla fine dei primi 10 vini del primo giorno, ho cominciato ad odiare con passione. Esso stesso è risultato il soggetto più frequente dei “commissari” durante le lunghe e frequenti pause. Il “foglio”, come rapidamente abbiamo preso a chiamarlo, è un formidabile documento burocratico, consistente negli “appropriati” elementi distintivi della degustazione del vino, come ad es. “aspetto visivo”, “bouquet”, “sapori/aromi” e “giudizio finale”, i quali a loro volta, con l’eccezione dell’ultimo, sono suddivisi in altre categorie come “limpidezza”, “intensita’”, “finezza”, “armonia”… e vi risparmio il resto.

Oguna di queste categorie doveva essere valutata, e ad essa andava assegnato un punteggio da 0 (negativo) a 1 (di qualità bassa) a 2 (insoddisfacente), 3 (medio), 4 (buono), 5 (molto buono) e 6 (eccellente). Quindi, mentre si degustava si doveva fare un cerchietto sul voto di ogni categoria e poi sommare tutte le colonne, ed infine sommare il totale. Mentre cercavo, senza successo, di trovare un senso a tutto questo, già potevo sentire i sommelier in marcia per servire il prossimo vino. E qui la calcolatrice tornava veramente utile.

Benché basato su un sistema di punteggio con scala a 100 punti, il sistema del “foglio” non è affatto comparabile con quello che schiere di appassionati e conoscitori hanno imparato a conoscere così bene in questi anni. Per esempio, nel caso di un vino che ricevesse 4 punti (buono) in tutte le categorie, il voto totale finale sarebbe di 72 punti, quindi deludente, se non difettoso, nell’immaginario collettivo. Così, per liberare i miei vini da questa sorda camicia di forza burocratica, avevo deciso di assaggiarli ignorando il foglio e attribuendo il punteggio finale corrispondente. A ritroso, avrei poi messo i cerchietti sui punteggi del foglio in modo che la somma finisse per coincidere col punteggio da me assegnato. Ma questo si rivelò un procedimento lungo ed estenuante, oltre a sollevare problemi di carattere ideologico e filosofico ai quali, al momento, non avrei saputo rispondere.

Quello che inizialmente non avevo ben compreso, ma che poi ho realizzato, era il fatto che i produttori potevano richiedere in visione il foglio con il quale i loro vini erano stati valutati. Sul foglio esiste uno spazio dedicato per una nota del degustatore, ma per via della macchinosità del sistema di compilazione quello che si riesce di fatto a scrivere è una frase, o nemmeno quella, delegando al solo punteggio l’onere di spiegare al produttore come il suo vino è stato giudicato. Come conseguenza, i singoli punteggi delle categorie dovrebbero quindi riflettere almeno in parte la verità, e quindi ho finito per cerchiare le varie caselle cercando di essere il più vicino possibile a quello che il vino mi sembrava in quel momento, con il risultato però di avere dei punteggi finali che, nella consueta scala dei 100 punti, descriverebbero dei vini mediocri o difettosi.

Mi sono accorto che dando il massimo dei punteggi a “limpidità”, “tonalità” e “intensità”, sarei partito con un rispettabile 24, un piccolo capitale in grado di posizionare il vino intorno agli 85 punti. Solo che, nella pratica, avrei dovuto di continuo correggere al ribasso le categorie in fondo al foglio, tipo il “retrogusto”, per evitare che tutti i vini si raggruppassero oltre gli 85 punti che avevo deciso che, ad esempio, un certo vino valesse. Dopo aver provato, e fallito, per diverse volte con questi sistemi, e con un crescente senso di frustrazione, ho deciso di seguire pedissequamente il foglio, invece di provare a convertirlo nel “mio” sistema, già in parte compromesso anche per la necessità di moltiplicare per 5 il mio punteggio (spesso in Inghilterra i vini vengono valutati in una scala di 20 punti, ndr) per adattarlo alla scala a 100 punti.

Ma quello che ha compromesso la degustazione oltre ogni immaginazione, tanto da catapultarla al di fuori dalla schiera delle competizioni serie, era il fatto di essere lasciati all’oscuro per quanto concerne i dettagli della provenienza, varietà di uve, stile o prezzo medio dei vini. L’unica informazione fornita riguardava il fatto se il vino fosse bianco, rosso, frizzante o dolce, e l’annata. I vini, che provenivano da posti diversissimi, come Italia, Cile, Turchia, Canada, Croazia, Azerbaijan, Brasile, Argentina e Australia, solo per citarne alcuni, erano raggrupati nelle generiche categorie di rossi, bianchi, frizzanti e dolci. L’impressione era che fossero raggruppati comunque in qualche categoria stilistica: credo di essere riuscito ad identificare i Prosecco ad esempio, e anche i Lambrusco erano abbastanza evidenti, ma nella maggior parte dei casi sembrava mancare un comune denominatore. In diverse occasioni ci sembrava di degustare vini affinati in legno, uno dopo l’altro, ma provenienti da diverse aeree, fatti con varietà diverse e presumibilmente di categorie di prezzo diverse. Era di conseguenza impossibile giudicare se un vino fosse tipico o valesse il prezzo richiesto. E siccome i vini venivano tutti degustati uno dopo l’altro, invece che in batterie come si fa di solito, venivano praticamente valutati come in un compartimento sottovuoto stagno. Il che a sua volta portava a chiedersi quale valore avesse il voto finale, se ne avesse uno. Non molto, secondo me.

L’evento è stata anche una formidabile occasione persa per riunire in gruppi di lavoro dei giornalisti ed enologi provenienti da tutte le parti del mondo, facendoli assaggiare e discutere i vini collettivamente. Può darsi benissimo che i giornalisti siano più permissivi verso certi difetti inaccettabili per gli enologi, e che gli enologi per contro approvino certi vini che i giornalisti considererebbero troppo tecnologici ed artificiali. Questo tipo di scambio di opionioni, che avrebbe potuto essere, almeno per me, uno dei momenti più interessanti dei 5 giorni di degustazioni non è stato possibile, anzi è stato persino considerato inutile e motivo di disturbo per i giudici “professionsti”, una parola che il sig. Martelli ha usato molto.

Alla fine del 5° giorno, ho fermamente deciso di diventare un non-utilizzatore-di-fogli-di-analisi-sensoriali-per degustazione-ufficiali ed ho promesso solennemente a me stesso di non prendere mai più parte a competizioni che usino questo sistema che produce distorsioni dalla realtà, cercando di suggerire un falso senso di importanza scientifica a tutto il procedimento. Le qualità del vino, uniche nel loro genere, fanno sì che sia impossibile delimitarle con una camicia di forza. Quindi, il mio suggerimento a Veronafiere è aprire bene le finestre e far entrare un po’ di aria fresca nella stanza. Mi verrebbe anche di suggerire agli organizzatori di dare un’occhiata al di fuori del loro perimetro, guardando a tutte quelle competizioni internazionali che, anno dopo anno, riescono ad attrarre un numero sempre maggiore di partecipanti, avendo, tra l’altro, anche dei giudici donna (altro punto che contribuiva a far sembrare vecchia e fuori moda questa manifestazione). Da ultimo, mi piacerebbe che venissero incoraggiati scambi di opinioni e vedute tra professionisti, invece di ostacolarli. Dopo tutto, sfruttare al meglio la presenza di ben 21 commissioni di giudici scelti in modo così certosino potrebbe essere una buona idea.

Walter Speller

[Foto: Walter Speller per JancisRobinson.com]

44 Commenti

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Vito Quaranta

circa 9 anni fa - Link

interessantissimo...

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Maurizio Valeriani

circa 9 anni fa - Link

Sono d'accordo sulla revisione della scheda di degustazione, che così non serve a molto. Basterebbe avere 3 punteggi a totale per naso olfatto e gusto, ed un totale finale. Non sono per niente d'accordo sullo scambio di opinioni nel caso di un concorso di vini. Inevitabilmente qualcuno potrebbe influenzare un altro. Ci sono comunque dei sistemi, per controllare l'affidabilità dei giudici, come ad es. le prove ripetute, che durante il Concorso Mondiale di Bruxelles, ad es. vengono adoperate.

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Gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

Quante volte nel nostro paese ci troviamo in situazioni dove la forma e l'accanimento burocratico contano piu' della sostanza? Il messaggio da raccogliere di questo lungo articolo di Walter Speller e' secondo me questo: guardiamo di piu' fuori dal nostro recinto, apriamoci al mondo esterno. Anche in considerazione che il mondo esterno e' in buona misura il nostro mercato, ed e' nostro interesse capirlo e farci capire. Eppoi non se ne puo' piu' di questi atteggiamenti rigidi e pomposi, il vino e' divertimento, e' convivialita', e' scambio di opinioni, non e' matematica, anzi persino quest'ultima puo' essere resa piu' divertente dell'esperienza qui sopra descritta.

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Maurizio Valeriani

circa 9 anni fa - Link

Certo il vino è divertimento e convivialità. Ma la competizione è competizione. Un conto è gioco una partita di calcio tra amici ed un conto è che disputo la coppa Italia. Nel secondo caso ci saranno delle regole certe. Anche le Olimpiadi hanno regole certe. Nel caso specifico l'autore del pezzo conosceva precisamente le regole prima di partecipare come giudice. Era libero di non andare. Invece è andato. E poi per i confronti ci sono altre occasioni, che sono convegni, incontri etc. Io sono giudice del Concorso Mondiale di Bruxelles, che apprezzo proprio per serietà e rispetto delle regole, cosa che sempre più in Italia risulta essere sfuggente, finendo sempre per favorire qualcuno ...........

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

L'autore non dice che non ci devono essere regole, ma che queste regole, e questo metodo di valutazione e' poco sensato, leggermente pomposo e autoreferenziale, e poco attraente per il pubblico. Tutte cose che di solito sono rimproverate al vino italiano, inclusa le non brillante capacita' a spiegare se stesso. Un fatto e' che le regole possono essere diverse, e che ci sono concorsi dove infatti sono diverse e che attraggono un numero considerevolmente maggiore di partecipanti e che hanno un prestigio maggiore a livello internazionale.

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az

circa 9 anni fa - Link

straquoto!

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Maurizio Valeriani

circa 9 anni fa - Link

Qui si confonde una competizione, cioè un concorso internazionale sul vino, con un convegno o altre cose. La competizione ha bisogno di regole certe, come nello sport, regole che peraltro si sanno prima. L'autore del testo conosceva prima le regole del concorso ed era libero di non partecipare come giudice.Anche nelle olimpiadi ci sono regole precise e rutuali da rispettare. In contesti diversi invece ci si può comportare in maniera libera.

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Antonio

circa 9 anni fa - Link

Ho trovato di una scorrettezza estrema questo intervento del giornalista inglese, le regole si conoscono prima e se non ti stanno bene te ne stai a casa ! Non puoi andare in campo a giocare e poi entrare a gamba tesa sull'avversario ! Questi inglesi pensano di avere la verità in tasca con il loro IWC o Decanter ? Dove tutti discutono del vino, guardando il prezzo e conoscendone vita e miracoli ? ( manca solo il nome del produttore e poi siamo a posto ) ma che serietà sarà mai questa !

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Elisabetta

circa 9 anni fa - Link

Trovo un pò stupido e superficiale l'intervento di questo giornalista inglese, la scheda per quanto da rivedere è impostata in modo da consentire un giudizio il più corretto possibile in termini di equa confrontabilità dei campioni. E'alquanto arduo in un concorso internazionale con vini provenienti da ogni dove muoversi senza regole che per quanto rigide mettono i vini in condizioni di parità. Per quanto poi concerne la necessità d'isolamento dei singoli giudici, trovo la cosa imprescindibile, poichè soli con se stessi si è più sinceri, è un attimo farsi influenzare dagli altri e privare l'oggetto del giudizio di valutazioni importanti, anche se fuori dal coro. In quanto ai giudici donna, c'erano, io ero tra quelle... Concludendo sottolineando che l'atteggiamento "marziale" di Giuseppe Martelli garantiva il rispetto delle migliori condizioni di concentrazione e lavoro per tutti, lo posso dire io che avevo vicino un giudice fastidiosamente logorroico.

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Molto interessante questo post e grazie davvero a Gianpaolo Paglia per la traduzione che non fa scomparire quel tocco leggero di ironia anglosassone. Però mi chiedo: ma a cosa serve tutto questo Ambaradan di Concorso Enologico Internazionale? Il costo per la presenza di un vasto panel di esperti internazionali ed il costo per l'organizzazione, i sommelier e così via, è veramente giustificato in termini di obiettivi che non siano solo quelli di far lavorare tante persone in loco? Le medaglie d'oro, d'argento e di bronzo saranno fruttuose per la conoscenza, l'espansione e la commercializzazione del vino italiano? Personalmente ne dubito. PS Con tutto il rispetto, l'ammirazione e la stima che ho per Jancis Robinson, ci andrei piano a presentarla come "La più grande esperta del vino al mondo"

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Davide Gallia

circa 9 anni fa - Link

Essendo un concorso internazionale deve essere usata la scheda scelta dalla commissione internazionale di Enologia . poi magari non è perfetta ma di sicuro non è colpa di Veronafiere

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Antonio Tomacelli

circa 9 anni fa - Link

Questo tipo di concorsi contengono una serie di "bug" il più grosso dei quali è proprio l'impossibilità di conoscere la "legalità" e la tipicità di un dato vino. Mi spiego: ho davanti a me un vino di cui non conosco la denominazione, diciamo che potrebbe essere un Barolo. Il suddetto Barolo, però, è stato "truccato" pesantemente con un 40% di merlot per cui risulterà più morbido e magari piacione. Un buon vino, per carità, al quale i giudici daranno un ottimo punteggio, ma che non è in regola con nessuna norma che dio ha fatto. Come la mettiamo con un caso siffatto? Ok, il vino dev'essere buono a prescindere ma se mi si spaccia un Montepulciano per Sangiovese, io tendenzialmente m'incazzo. O no? P.s.: di questi tempi discriminare un vino in base alla limpidezza, semplicemente nun sè po' sentì :-)

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Hamlet

circa 9 anni fa - Link

non capisco il senso del tuo messaggio: secondo te a un concorso ti fanno assaggiare un barolo adulterato????? mi spiego meglio: in un concorso del genere devi giudicare un vino in maniera assoluta, cioè staccata dall'uvaggio e da altre informazioni che potrebbero condizionare il voto. Semplicemente, se un vino ha il 60% di nebbiolo e il 40% di merlot non è un barolo e non puoi giudicarlo come barolo; se poi il risultato è eccellente, che te ne frega dell'uvaggio?? se un vino è eccellente, non è eccellente perchè i giudici conoscono l'uvaggio, ma perchè è eccellente. Punto.

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Antonio Tomacelli

circa 9 anni fa - Link

Che te ne frega dell'uvaggio? Cavolo se me ne frega, stiamo parlando di un vino adulterato che va contro la legge. Se dichiari 100% Nebbiolo NON PUOI metterci del merlot. È la legge, bellezza, e le informazioni sul tipo di vitigno e la provenienza DEVONO influenzare il voto.

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Hamlet

circa 9 anni fa - Link

ma i vini adulterati NON vanno nei concorsi!!!!!!!!!!!! ma che discorso è????????

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Gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

Nelle Nuovole ha detto: "ma a cosa serve tutto questo Ambaradan di Concorso Enologico Internazionale?" Io credo che questa sia una domanda cruciale. A cosa dovrebbe serivere un concorso organizzato dal Vinitaly? Ad attribuire qualche medaglia, cosi; che le aziende possono esporle allo stand? Puo' darsi, ma piuttosto che il motivo, io direi che questo e' l'incentivo per le aziende a partecipare. Il motivo per cui la piu' grande fiera del vino italiana (e mondiale) riunisce 100 personalita' e professionisti, di cui molti stranieri, attorno ad un numero considerevole di vini, dovrebbe essere quello di mostrare e far conoscere i vini italiani (e non, ma di quelli francamente se ne occupino i paesi produttori) ad un pubblico di opinion leaders, che poi ne discutano, ne parlino, ne comunichino alla loro audiance di riferimento. Metto insieme 2000 vini italiani, 100 degustatori, quelli ne assaggiano e ne parlano, ed ecco che il profilo del vino italiano cresce nel mondo. E' questo il risultato di una competizione che dalle parole di uno che l'ha fatta e che ne fa altre (anche piu' importanti dal punto di vista numerico) e che, SOPRATUTTO, e' la persona delegata a parlare di vino italiano dalla J.Robinson, che, non sara' forse la giornalista piu' importante, ma sicuramente una delle piu' importanti, autrice di quello che e' considerato il testo di riferimento nel mondo per lo studio dei vini (The Oxford Companion to Wine) e con un seguito vastissimo in zone del pianeta cruciali per il vino italiano (UK, e Asia). Allora, si', il notaio c'era, le schede anche, ma il vino italiano ne beneficia?

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Rossano Ferrazzano

circa 9 anni fa - Link

Strano, eh... Io non l'avrei mai detto... :-D

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armin kobler

circa 9 anni fa - Link

da giovane ero molto onorato quando allora mi è arrivato l'invito di partecipare al più grande ed importante concorso enologico nazionale. ben presto però rimasi frustrato per diversi motivi e l'unica cosa che mi consolava erano i sorrisi delle sommelieres. dopo il terzo giorno decisi di sviluppare un contromodello (modesto, ma tra i ciechi l'orbo fa da re) e l'associazione alla quale tuttora appartengo lo ha anche pubblicato sulla rivista mensile, chapeau!

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Rossano Ferrazzano

circa 9 anni fa - Link

Armin, a quale tuo contromodello ti riferisci? E' reperibile sulla rete?

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armin kobler

circa 9 anni fa - Link

quí http://tinyurl.com/d9exezv ne ho riassunto diverse parti e c'è anche un link che porta alla pubblicazione. è però un po' duretto da masticare... ;-)

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Francesco Amodeo

circa 9 anni fa - Link

Grandissimo. .

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maurizio gily

circa 9 anni fa - Link

Chi ha scritto questo titolo da "Libero"? Non credo che sia stato Walter. E' molto poco inglese, e non coerente con il contenuto, che evidenzia i limiti del concorso ma non dice che è una schifezza. Ciò detto, Condivido in toto il suo pensiero. Ho già scritto che quel modello di scheda puzza di muffa, e vorrei rassicurare l'amico Walter sulle modalità di compilazione: facciamo tutti come lui, prima il totale e il resto a ritroso. Che é la prova definitiva che la scheda non funziona.

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Alessandro Morichetti

circa 9 anni fa - Link

Il titolo è redazionale come scritto, infatti abbiam tradotto anche quello originale. In altre parole, più da Sun che da The world of fine wine: il concetto espresso non mi pare poi molto dissimile, suvvia. L'ho preventivamente sottoposto a Walter, ci mancherebbe, infatti temo non lo vedremo a Vinitaly ma solo alle fiere parallele ;-).

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maurizio gily

circa 9 anni fa - Link

a me pare molto dissimile invece, e molto migliore il suo. Prima di picchiare sui tasti accertati che il cervello sia inserito. Lo so, sono un monferrino bastardo.

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Filippo

circa 9 anni fa - Link

Che orrore le schede da matematici. La parte "visiva" del vino poi non ha senso.

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Giovanni Solaroli

circa 9 anni fa - Link

Esilarante,sopratutto il riconoscimento di prosecco e lambrusco.chissá che coup de coeur per il Walter. Alcuni miei amici wine-beginners che vivono a Londra acquistano solo vini medagliati e, a sentir loro, non sono i soli.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 9 anni fa - Link

Articolo divertentissimo, e splendido quando rimpiange l'atmosfera delle "normali" degustazioni. Ha proprio ragione, vino é gioco e la seriosità l'accoppa. Meglio il fenomeno pelato e la sua guida surreale dei baracconi seriosi, facciamo roba da bere mica salviamo il mondo!

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Adriano Aiello

circa 9 anni fa - Link

Mamma mia che tortura. Credo che se uno volesse fare un pezzo di satira tutto enfasi e iperboli sul mondo delle degustazioni non raggiungerebbe questa realtà!

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antonio

circa 9 anni fa - Link

@ Tomacelli In taluni concorsi vengono richieste alle aziende le schede tecniche, unitamente alle analisi chimiche dei vini. Poi se ad un concorso viene presentato un barolo taroccato la responsabilità é dell'ente che ha rilasciato la fascietta di stato, non certamente di chi organizza i concorsi. Personalmente ho partecipato a decine di concorsi, in italia quelli degli enologi sono i più seri e gestiti meglio. Credo che questo giornalista inglese oltre al decanter, o all'Iwc non abbia visto nient'altro. Vada a diffamare a casa sua, credo e spero che in italia abbia chiuso

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Gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

E' come dire; "credo che questo giornalista inglese, oltre alle competizioni piu' rilevanti al livello mondiale, e oltre ad essere il corrispondente per l'Italia di una delle critiche enolgiche piu' influenti del mondo, non abbia visto nient'altro." Io non credo che si debba subito fare ricorso al nazionalismo ferito. Cercare di ascoltare le critiche, anche quando sono pesanti, serve a migliorare. E da quello che si legge, Dio sa se ce n'e' bisohno.

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Antonio

circa 9 anni fa - Link

Piu' che una critica " pesante " credo si tratti di una vera e propria diffamazione a mezzo web ! Vorrei sentire gli organizzatori di Verona Fiere cosa ne pensano a tal proposito ! Chi vivrà vedrà ! :)

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Antonio

circa 9 anni fa - Link

Piu' che una critica pesante a me pare una vera e propria diffamazione via web ! Vorrei sentire l'Ente Verona Fiere, organizzatore del concorso, cosa ne pensa in merito !

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

mai che venga il dubbio che se uno ti critica ci possa anche essere del vero, no? ci mancherebbe altro, e' il solito gomblotto.

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giovanni solaroli

circa 9 anni fa - Link

great, as usual!

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claudia donegaglia

circa 9 anni fa - Link

Come si dice:'Una Gran menzione nn si nega a nessuno' La cosa divertente è farsi mandare le schede di valutazione dei propri vini e scoprire che i vini valutati meglio sono quelle delle prime degustazioni del mattino. Poi magari è solo un caso. Claudia

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Antonio

circa 9 anni fa - Link

@ Claudia Tieni presente che in commissione su 6 membri almeno 5 sono tuoi colleghi ! :)

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claudia donegaglia

circa 9 anni fa - Link

@Antonio lo so perfettamente. Ma il fare il mio lavoro non ti dà la patente da degustatore in automatico.

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claudia donegaglia

circa 9 anni fa - Link

Adesso le domande serie: 1-'Il concorso enologico al quale non si può fare a meno di partecipare'?Ne esistono almeno tre di interessanti? 2-Chi al prossimo Vinitaly appenderà la Medaglia o la Gran Menzione guadagnata allo stand o preferirà mettere la foto del proprio cantiniere o del vigneto ? Claudia

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Antonio

circa 9 anni fa - Link

Allora proprio per dirla tutta : io non so quante bottiglie in piu' è in grado di far vendere l'inglese, ma di una cosa sono certo, basta chiedere alle aziende interessate : una grande medaglia d'oro e/o d'oro vinta al Vinitaly fanno vendere molte bottiglie sui mercati esteri, specialmente in Germania, Russia ed estremo oriente ( Giappone, Cina ecc. ) ! Ribadisco che trovo i concorsi dell'assoenologi i piu' professionali e seri che ci siano in giro, decanter ed iws compresi ! :)

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maurizio gily

circa 9 anni fa - Link

Antonio, slow down, please. Anche la pubblicità dei pannolini fa vendere, ma non significa che quei pannolini siano i migliori. Che poi una medaglia di Vinitaly faccia vendere è dubbio: a volte aiuta, ma non è automatico. Walter non ha scritto che il concorso non fosse serio o che i giudici fossero incompetenti (anche se pensare che per il solo fatto di essere enologo uno sia un degustatore migliore di un critico che assaggia migliaia di vini è semplicemente ridicolo): ha fatto critiche molto ragionevoli sul metodo. Ed io penso che le critiche di uno come lui, peraltro condivise da moltissime persone, tra cui molti enologi, debbano essere accolte con gratitudine. Quello che Speller non dice e che forse andrebbe detto è che il concorso parrebbe anche un gran bel business per chi lo organizza, visti i costi di partecipazione e il fatto che i giudici non sono retribuiti ma solo spesati.

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Antonio

circa 9 anni fa - Link

@ Maurizio Gily C'è del vero anche in quello che scrivi tu ci mancherebbe, ma per esperienza personale e diretta, ho visto in piu' occasioni al Vinitaly ed anche altrove, che gruppi di importatori giapponesi, russi ecc. di primo mattino si recavano dalle aziende medagliate ( sicuramente meglio gran medaglia ) per comprare tutta la partita di vino in questione ! Saggiamente i produttori non gliele hanno vendute tutte, ma una buona parte si' ! Poi possiamo discutere fino a domani sull'attualità della scheda ecc., ma fintanto che l'OIV non la cambia rimane quella, che a qualcuno piaccia o meno ! Poi nessuno ha scritto o pensato che gli enologi siano infallibili, ma conosco tanti addetti ai lavori che si occupano di vino perchè fa trendy, ma onestamente sarebbe meglio si dedicassero ad altro ! Addirittura qualcuno ha pensato bene di associarsi in gruppo, forse cosi' pensano di cavarsela meglio ! @ Claudia Se un enologo non sa degustare il vino non pensi che forse sarebbe meglio cambiasse mestiere e si dia all'ippica ? Comunque niente polemiche il Natale si avvicina, auguri a tutti ! :)

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riccardo

circa 9 anni fa - Link

Mi chiederò sempre come si fa a giudicare un vino senza mangiare e dopo averne assaggiati quaranta...

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armin kobler

circa 9 anni fa - Link

certo che è possibile: http://www.doctorwine.it/det_articolo.php?id_articolo=445

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Gio

circa 9 anni fa - Link

Di disarmante c'e' che il sig. Walter Speller sembra non si sia preoccupato minimamente di informarsi in anticipo sullo strumento utilizzato nei concorsi patrocinati da Oiv, che a quanto mi risulta , e' la piu' diffusa scheda utilizzata nei concorsi. Inoltre il sig. Speller aggiunge "benche' basato su un sistema di punteggio con scala a 100 punti, il sistema del “foglio” non è affatto comparabile con quello che schiere di appassionati e conoscitori hanno imparato a conoscere così bene in questi anni" ; qualcuno potrebbe indicarmi qual' e' il metodo usato normalmente da schiere di appassionati etc.etc. al quale fa riferimento ? Eh eh, di certo il sig. Walter non ha gradito l'atteggiamento del Dott. Martelli "maestro di scuola", chissa poi perche'.

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