Bordeaux 1990. A confronto, “Alice nel paese delle meraviglie” è una favola triste

di Alessandro Morichetti

Pre-cena | Ad essere sinceri fino in fondo, la storia è andata esattamente così. Avrei dovuto ricordare quel giorno per un ritorno in piscina in grande stile e mi accordo telefonicamente con l’amica natante che però aggiunge: “A cena potremmo andare con mio padre. Ogni anno un suo amico tira fuori gran belle bottiglie francesi a tema”. Chiudo il telefono, la zip della borsa sportiva e parto già salivando. 15 km dopo, quando dai vetri esterni già intravedo gente allegramente sportiva, il fattaccio: ho dimenticato il costume. Figura da piciu, desolazione momentanea e rituale cospargimento del capo di cenere. Adesso non resta che pensare positivamente al futuro: Bordeaux o Borgogna dopo la sfiancante nuotata?

Cena | Bordeuax 1990, 6 etichette. Esattamente la cena a cui sogni di essere invitato tutti i giorni di tutti i mesi di tutti gli anni della tua vita: “Alice nel paese delle meraviglie”, al confronto, è una favola triste. L’annata 1990, a giochi fatti, non abusando seduta stante dell’ifono a disposizione, risulterà essere una delle migliori del secondo dopoguerra, immediatamente dietro alla magnifica 1961. Così dicono: considerazioni da prendere sempre con pinze, dubbio sistematico e mille specificazioni (riva destra, riva sinistra, ecc). Noi abbiamo assaggiato a bottiglie scoperte ma all’oscuro di tutto e questa fu la lista, in ordine di servizio.

1 – Chateau La Gaffelière (Saint Émilion): unghia arancio, quella meno carica della batteria e più avanti nello sviluppo, naso vegetale, cuoio, salmone affumicato, buccia di arancio, sorso scorrevole, corpo nei ranghi e ottima acidità, meno polposo degli altri. Buono e assai bevibile senza essere lunghissimo. 85/100
2 – Chateau Angelus (Saint Émilion): colore compatto e mattonato scuro, naso di matitona Staedtler, piccoli frutti assortiti e neri, fumé e chicco di caffè. L’espressione è compressa e nonostante la mezz’ora nel bicchiere si apre misuratamente, restituendo odori tenui e gentili. In bocca il vino è compatto e solido, non pesante, il centrobocca continuo pervade le papille senza ostentazione. I rimandi finali sono pregevoli. Inizia a 92 poi si assesta sui 90/100
3 – Chateau Palmer (Margaux): unghia sottilmente accennata di arancio, si sentono fumé e un cuore di peperone verde prima che prenda il sopravvento un mix di superprugna e ribes. Ad una naso via via più aperto e largo fa seguito una progressione gustativa in cui la godibilità immediata predomina sull’articolazione. Piacevole. 89/100
4 – Les Forts de Latour (Pauillac): timbro di agrumi, grafite ed erbe aromatiche, il vino è succoso e caldo pur perdendo un po’ nella parte centrale della lingua. Piacevole, complessivamente snello e invitante. 87/100
5 – Chateau Lynche-Bages (Pauillac): al primo naso si smarca decisamente dal gruppo. Ha note di ribes e un profilo lattoso che trovo poco fine e invitante. Altri interpretano la nota fruttata come un segno di gioventù che segnala un avvenire radioso. In bocca non è una saetta ma c’è tanta materia ben organizzata senza sbavature; complessivamente non è quello su cui torno più volentieri colpevole un naso superfruttolo con nota di yogurt che trovo un po’ fuori dalle righe. Non saprei dire se sia una bottiglia non perfetta, comunque l’ho collocata sugli 85/100 di compromesso.
6 – Chateau Mouton Rothschild: accattivante, si sente quel filo di barrique che non disturba e correda una materia compatta e tipicamente bordolese di goudron, legno di cedro, frutti di bosco e agrumi. L’attacco è materico, la bocca è bella, il tannino sottile e infiltrante. Nel bicchiere, si concede ma ha un carattere cupo e a tratti ostico. Fa discutere chi avverte un uso del legno al limite dello spregiudicato ma in bocca mi semba avere presenza scenica e lunghezza che mancano agli altri campioni. Sarebbe stato bello assaggiarlo nella degustazione verticale dello scorso anno. 93/100

Con il dolce, arriva in tavola uno Chateau Rieussec 1990 niente male che finisce presto anche lui. Peccato per le solite dosi elefantiache di SO2 che entrano del cervello di chi è disabituato ad un certo genere di vini. Io le avverto particolarmente. Chicca finale, al limite dei saluti, un altro omaggio del signorile e divertente padrone di casa.

Penfolds Grange 1994, omaggio allo Shiraz australiano: che, tradotto, è una spremuta di frutto e legno con un corpo monoliticamente turgido (cit.) e straripante di tannino oaky. Un perfetto esemplare di ottimo vino da tagliare a fette, fedele racconto di una storia esemplare che trovo ben poco appassionante.

Della serata, rimane l’imbarazzante integrità di una batteria in cui stile, riconoscibilità territoriale e senso della misura hanno preso la scena. Qualcuno ha constatato pensierosamente: “Nessuno di questi vini ha il minimo segno di invecchiamento”. Una manifestazione di potenza imbarazzante anche per langhetti di provata esperienza, con alti e bassi di coinvolgimento emotivo ma su livelli davvero importanti di rifinitura estrattiva e longevità potenziale. Alcol tutti assestati sui 12,5% vol. All’incirca, il prezzo del mito va dai 120 euro del Gaffelière ai 450 del Mouton.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

41 Commenti

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Francesco Annibali

circa 10 anni fa - Link

ho un gran ricordo di linc bag 90, 85/100 mi sembrano proprio fuori scala. e ancora di più di angelus 1990. poi descrivi il grange come se fosse una pozione imbevibile fatta dalla strega di biancaneve. le bott da dove venivano? a parte la provenienza delle bott, sento odore di ideologia, in tutta sincerità

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Francesco Annibali

circa 10 anni fa - Link

poi liquidare gli shiraz australiani come spremute di frutto e legno è ingeneroso, ne conosco molti che me ne scolerei mezza bottiglia, molto naturali nello sviluppo, ne assaggiai una 60ina a Londra 2 anni fa, una decina al massimo corrisponderebbe alla tua descrizione

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Alessandro Morichetti

circa 10 anni fa - Link

L'ideologia non è una cosa negativa e ogni approccio critico ne sottende una, purché sia coerente, esplicita, comprensibile, motivata e non pregiudiziale. Un vino superfrutto, stratannico, bloccato nello sviluppo e legnoso per me è molesto perché esercizio di stile e non bevanda da matrimonio a tavola. Se hai inteso che non lo ricomprerei né riberrei né consiglierei, è esattamente quello che volevo dire. Piuttosto faccio merenda con pane e Kurni. Che poi ce ne siano altri nella tipologia ben più interessanti non lo metto in dubbio, come mi sembra pacifico che Grange sia uno dei simboli. Le bottiglie erano conservate bene dal padrone di casa, io ho cercato di descrivere fedelmente i vini trovati nel bicchiere e non quelli di chi li ha assaggiati altrove, nello spazio e nel tempo. Il ns L.-B-. non aveva difetti ma queste caratteristiche, che molti hanno apprezzato parecchio.

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Alessandro

circa 10 anni fa - Link

Concordo sull'usare il kurni x esempio di marmellata! assaggiatto il 2001 lunedì ed era veramente una marmellata

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Alessandro Morichetti

circa 10 anni fa - Link

A dire il vero, l'esempio voleva dire che il Kurni ha tutt'altro sviluppo e dinamica interna, secondo me. Non il mio genere di vino ma, dovessi scegliere, non avrei dubbi. L'unica remora, semmai, è che un montepulciano piceno somigli a uno shiraz australiano, o viceversa.

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Alessandro

circa 10 anni fa - Link

Ah ok ops...... (ovviamente per me il kurni rimane una marmellata...)

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Vignadelmar

circa 10 anni fa - Link

Quando vorrete ragionare in maniera seria sul Kurni fate un fischio. Non è vino da cazzeggio multimediale ad uso (abuso) di giustificazioni critiche eventualmente poco centrate. . Ciao

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Francesco Annibali

circa 10 anni fa - Link

Che ogni approccio critico sottenda una ideologia è a dir poco opinabile, e sicuramente non è questo il luogo per discuterne. Casomai ogni approccio critico sottende - o quantomeno dovrebbe - una formazione e una visione del mondo. E' 'natra cosa.... Ad esempio Porthos è ideologico, The World of Fine Wine no. E' la visione del vino dell'intellighenzia british, ma non è ideologico. Su gli aussie non mi hai risposto, prendere il Grange come esempio per tutti gli shiraz è come prendere la selezione di Casanova di Neri che beccò 100 come esempio di tutti i sangiovesi. Voglio dire, Gambelli e Soldera potrebbero obiettare

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Nelle Nuvole

circa 10 anni fa - Link

@Francesco Annibali, sottoscrivo anche le microgocciole rimaste del Soldera o di un Sangiovese del Gambelli. E anche quelle dello Shiraz Skillagalleee, Clare Valley. L´utilizzo della parola "ideologia" come lente colorata per vedere il mondo solo in un certo modo non mi trova d´accordo.

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Alessandro Morichetti

circa 10 anni fa - Link

State dando alla parola ideologia una connotazione negativa che non ha nella sua accezione originale: sistema coerente di idee. "Fu a partire da Napoleone che il termine perse la sua connotazione esclusivamente filosofica, acquisendo connotati sempre più vicini alla nozione moderna, assai vicina a quella di dogmatismo" (cit. Wikipedia). Io sto con Gramsci, che la intende positivamente come «concezione del mondo», esattamente quello che dice Francesco. Tutti hanno un'ideologia, anche TWFW: quella rivista parla di alcuni vini, non di tutti, ed esplicita la linea nell'editoriale di Hugh Johnson del primo numero. Loro parlano di roba di classe, non di tette e culi nelle pubblicità del vino. E' una scelta, prende qualcosa e tralascia altro. Come Porthos, come tutti. Quanto a Penfolds Grange, stiamo poco a filosofarci sopra: quel vino non l'avresti strozzato neanche morto. Ha creato un filone dal 1951, dando origine ad un genere: Casanova di Neri no.

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Flachi10

circa 10 anni fa - Link

Ehhhhh certo! Chi non ha amici che ti invitano ad una cena dove solo di vino partono 2000 euri!! io ricordo uno Chateau Lagrange di quell'annata (gentilmente offertomi) e all'ultimo sorso volevo mettermi a piangere perchè era finito!!

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aggrondato

circa 10 anni fa - Link

Leggendo questi voti e facendo un paragone con quelli dei MArchesi di Barolo si resta quasi inorriditi! MA come si fa? Cioè fatemi capire, si apre un blog, si va in giro e si sparano punteggi cioè idiozie? e questa sarebbe l'alternativa alla critica degli anni 90? Bene, è quasi peggio del MIo Vino, stesso atteggiamento, deridere gli altri e non avere un briciolo di palato/cognizione. E non parlo dei sommelier che scrivono, di cui ho stima...

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Wayne

circa 10 anni fa - Link

Dare un punteggio a un vino va benissimo se si riesce a capire il metodo dietro l'assegnazione del punteggio. I punteggi e le descrizioni di Morichetti mi sembrano attendibili (a parte quelli sui vini frutto sui quali siamo in disaccordo :-) )

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Fiorenzo Sartore

circa 10 anni fa - Link

sei cosi' aggrondato che hai inserito un email fasullo. volevo rifonderti il prezzo del biglietto, pazienza.

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aggrondato

circa 10 anni fa - Link

guarda che l'email funziona da 2 anni! forse se non sbagli a battere i tastini va meglio...e ripeto se i punteggi vengono comparati agli altri hanno valore uguale a zero spaccato. baci. proprio oggi in due anni ci ha mollati, allora. i tastini non li batto, clicco sui link. baci. [f.s.] Delivery to the following recipient failed permanently: --- Technical details of permanent failure: Google tried to deliver your message, but it was rejected by the recipient domain. We recommend contacting the other email provider for further information about the cause of this error. The error that the other server returned was: 550 550 5.1.1 <--->: Recipient address rejected: User unknown (state 14).

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A3C

circa 10 anni fa - Link

...dare un voto ad un vito è una stupidaggine immensa...io mi rifiuto di fare una cosa cosi' stupida...

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Armando pure io

circa 10 anni fa - Link

Prova con un Wolkswagen Transporter se proprio non ti va di dar voti al Vito (orrendo Mercedes). E bevi meno caffé che poi ti si confonde la tastiera.

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Wayne

circa 10 anni fa - Link

Se già parliamo di ortografia: Volkswagen :-)

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A3C

circa 10 anni fa - Link

...touché... V I N O.... Comunque: macchi6?

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Fabio Cagnetti

circa 10 anni fa - Link

Ogni bottiglia fa storia a sè, ma mi trovo particolarmente in disaccordo su due vini. Palmer 1990 è bottiglia superba, ampia ma ancora piena di frutto e lunghissima, un classico che mi viene difficile quotare sotto i 92-93 punti in caso di conservazione corretta. D'altra parte, Mouton Rothschild 1990 non è mai entrato nelle mie corde, naso un po' troppo verde e palato privo della tensione, della potenza, dell'armonia che un Premier di Bordeaux in grande -o supposta grande- annata dovrebbe avere.

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Abdul Ciabath

circa 10 anni fa - Link

"supposta grande"? ahi ahi... espressione poco felice

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Fabio Cagnetti

circa 10 anni fa - Link

in realtà tutt'altro: pagare centinaia di euro per un vino che delude le aspettative genera analoghi, ehm, bruciori...

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Abdul Ciabath

circa 10 anni fa - Link

Ottimo, se tu gradisci niente da ridire

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esperio

circa 10 anni fa - Link

La cosa mi lascia perplesso. Trovo curioso e improbabile che un tipo o tipa, offra una cena in cui si servono una carrellata di favolovi bordolesi e alla fine si tira fuori un Penfolds Grange. Il tutto stona. I casi sono due : 1- Il padrone di casa e' un filisteo. 2- La cena e' fittizia ed e' stata male imbastita. Comunque, resta la validita del post come spunto alla discussione.

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Alessandro Morichetti

circa 10 anni fa - Link

3 - Il padrone di casa se ne frega dei gusti altrui e fa giustamente, pacatamente, gaudentemente, magnanimemente il cavolo che gli pare ;-). E fa più che bene, finché avrò la fortuna di bucare nuotate così. (La cena è annuale, l'occasione per nulla improbabile e io non scucirò neanche la nazione in cui si svolge)

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esperio

circa 10 anni fa - Link

Nazione? Dunque su', da bravo, dacci almeno una clue e si provera' ad indovinare.

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Montosoli

circa 10 anni fa - Link

Povero Grange......come si fa ad abbinare eleganza di Marcello Mastroianni con i muscoli di John Wayne.....allo stesso tavolo ?

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Alessandro Morichetti

circa 10 anni fa - Link

Lo sai che scopiazzare senza credits Angelo Gaja è reato? E farlo male è da impiccagione: il nebbiolo è Mastroianni, il cabernet John Waine. Alla prossima ti chiudo in bagno fino alla campanella, e non è detto che mi ricordi di tirarti fuori :-D.

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Montosoli

circa 10 anni fa - Link

Va bene Sig. Maestro....faccia un buon weekend...

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zakk

circa 10 anni fa - Link

per quel che può valere la mia esperienza, sei capitato ad una serata che si preannunciava meravigliosa, ma che poi si è rivelata deludente. E' evidente che per una coincidenza astrale su 6 bocce almeno 5 sono state sottoperformanti. Come diceva qualcuno, se dai certi punteggi a marchesi di barolo, con queste bocce in stato i grazia tocha sforare la soglia dei fatidici 100 e forse anche 110. Sul Kurni che dire: vino monumento e basta, il resto sono gusti e come tali ci tocca tenerceli, ma la qualità non può essere giudicata attraverso il filtro del proprio gusto. La qualità è oggettiva!

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Alessandro Morichetti

circa 10 anni fa - Link

Scusa, il titolo lo hai letto? E poi, esattamente, dove avrei scritto che una serata con 6 bottiglie in media sui 90/100 sarebbe deludente piuttosto che meravigliosa? E ancora: mi trovi precisamente il post dove darei "certi punteggi" ai Marchesi di Barolo? Dire Bordeaux non significa dire 100/100 a prescindere, da nessuna parte. Capisco che certi spargimenti a pioggia di centesimi possano dare alla testa ma io sono cresciuto a batterie di roba da 72/100, per capirci. La qualità è oggettiva? Intersoggettiva, semmai. E c'è una bella differenza, sostanziale. Di oggettivo ci sono matematica e fisica... ma neanche sempre.

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Sara

circa 10 anni fa - Link

Ma il Grange l'avete bevuto per davvero? Dalla descrizione non si direbbe. Forse era un fake. Ad esempio il 95 assaggiato da poco, e' un vino agli antipodi della vs descrizione: rara eleganza e verticalita'. Non credo che tra una annata e l'altra ci possa essere una diversita' di stile simile. Non nei vini di Penfolds. Forse in quelli di Wolf Blass o di Thorn Clarke, ma i Penfolds sono piu' lineari. Saluti

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esperio

circa 10 anni fa - Link

A mio avviso il Grange di Penfolds e' un ottimo vino, solo che l'accostamento ai bordolesi e blasonati per giunta, non e' dei piu'felici ; Clima, uvaggi, tecniche e linguaggio sono differenti : agli antipodi, infatti. E poi gli Aussie ( Pron. Ozzie )(Australiani) hanno i canguri e i koala a differenza dei francesi che ne sono sprovvisti, ma questo, penso, non sia rilevante nella viticultura.

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Andrea Ugolotti

circa 10 anni fa - Link

Proprio non capisco il senso di questo articolo ed ancor meno nel dare punteggi. Ma limitarsi a bere no?

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Alessandro Morichetti

circa 10 anni fa - Link

Ottima domanda. La risposta è no ;-).

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Andrea Ugolotti

circa 10 anni fa - Link

Ok, concordo. Limitarsi a bere il vino puó sembrare a volte " banale". Continuo peroò a non capire il fatto di voler dare un pumteggio, basterebbe a parer mio un personale commento, soprattutto quando i vini hanno differenze così importanti: vitigni, zona, vinificazione, mano dell'uomo...

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Francesco Annibali

circa 10 anni fa - Link

E poi, sul termine "bevibilità". Io da uno shiraz top non mi aspetto, anzi NON VOGLIO PROPRIO la scorrevollezza di un kabinett di 8%. Così come non mi aspetto che un kabinett di 8% stia bene con gulasch e brasato di capriolo. Un grande shiraz è a tinte cupe e forti, un pezzo di Caravaggio insomma. Grange ne avrò bevuti 3 massimo 4, quindi si tratta d un vino che sostanzialmente NON conosco, ma non lo ricordo come una spremuta di frutta e legno

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Giovanni Solaroli

circa 10 anni fa - Link

Mi picco di conoscerlo e secondo me ricordi bene.

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Francesco Annibali

circa 10 anni fa - Link

e poi c'è una controprova: le spremute di legno e frutta non evolvono 30-40 anni. Danno tutto in 8-12 anni massimo, poi si asciugano e crollano velocemente

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corrado dottori

circa 10 anni fa - Link

Diciamo anche che il canguro è stato sfortunato. Arrivato per ultimo dopo sei bordolesi da battaglia ed un vino dolce carico di solfiti direi che si può considerare "non giudicabile". Come quei campioni che giocano scampoli di partita al ritorno da un infortunio... :-)

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francesco

circa 10 anni fa - Link

Morale della favola : valevano tutti quegli euro spesi ? A leggere i commenti mi pare proprio di no !

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