Arezzo tra sangiovese, merlot e syrah: il futuro del vino aretino (special guest Daniele Cernilli)

di Andrea Gori

Scommessa: al volo, non riuscite a nominare nessun produttore che abbia sede nell’aretino. Scommessa: almeno una volta avete fatto la fila per assaggiare il Galatrona di Petrolo, il Caberlot, o il Bosco Syrah dei Tenimenti D’Alessandro (o il Syrah di Stefano Amerighi per i più bio di voi). Tutte aziende simbolo di una zona storica della Toscana, che da grande blasone del 1700 (alla pari del Chianti Storico, del Carmignano e della Rufina) è diventata un serbatoio di sfuso per le zone limitrofe. Cristiano Cini, sommelier plurititolato e oggi presidente della Strada del vino Terre di Arezzo, è riuscito per la prima volta a riunire i produttori dietro un grande progetto di comunicazione del territorio.

Già, ma cosa c’è da raccontare ad Arezzo? La location per l’inaugurazione della tre giorni di visite in cantina, tour, cene e degustazioni è lo Spazio Lebole, una galleria d’arte che è anche una grandissima raccolta di modernariato ed un negozio tra i più affascinanti che vi possano capitare, giusto sfondo per l’assaggio di vini che si presentano così eterogenei. Dai merlot in purezza (emuli del famoso Galatrona), syrah in purezza da Cortona, sangiovesi ruspanti, cabernet sontuosi e supertuscan di carattere per concludere con vitigni e/o vini presenti solo qui o quasi, come il Pugnitello, il Gratena e il Caberlot. Pensare di riunire tutto sotto un’unica denominazione Valdarno di Sopra (con l’ovvia esclusione di Cortona che già funziona bene col Syrah) è una mission impossible, ma affascinante.

Ecco Cristiano che ci presenta la tre giorni di lavoro e la degustazione introduttiva nello Spazio Lebole:

Protagonista della presentazione è Daniele Cernilli, che inizia il suo racconto: “sono trent’anni che mi occupo di vino, il territorio aretino lo conosco bene”. Ricorda che a metà degli anni ’70 la produzione era piuttosto povera, con Villa Ciglia di Giovanni Bianchi, con vini da tavola, ed un Chianti Colli Aretini, uno dei pochi che lo menzionava in etichetta. Il Chianti si identificava con Firenze e Siena; difficile inquadrarlo ad Arezzo; ma Cosimo III De’ Medici già lo citava nel 1716, e divideva la Toscana in zone di riferimento: Chianti (poco a Greve, poi Radda, Gaiole e Castellina), Carmignano (coi suoi vitigni internazionali), Pomino (Rufina) e infine Valdarno Superiore (o “di Sopra”) che era terra Aretina. Quindi nel 1700 non esistevano denominazioni a Montalcino, San Gimignano, Montepulciano né Bolgheri mentre Arezzo già c’era. Il fatto che si sia persa la tradizione sembra un’ingiustizia della storia.

Solo due  zone, nelle quali il sangiovese 100% era migliore che altrove (ovvero Rufina e appunto Colli Aretini) garantivano che per clima e terreni il vitigno potesse dare grandi risultati. Soprattutto nel Valdarno superiore, con terreni argillosi ma anche sabbiosi, ciottoli di fiume, il sangiovese si esprime con struttura e mineralità da riscoprire. Valdarno di Sopra sta oggi diventando Doc, in una zona dove per ora hanno solo lavorato i grandi marchi. C’è stata la chiantizzazione del territorio aretino, colonizzazione di produttori che da altre zone hanno usato Arezzo come polmone vitivinicolo, comprando sfuso di buona qualità a prezzi bassi con poco interesse allo sviluppo dell’aretino –  anzi, con l’interesse opposto al fatto che potesse emergere come area produttiva a sé stante. Oggi finalmente arriva una Doc che si affianca ad altre già presenti sul territorio come Cortona. Negli ultimi vent’anni i premi di AIS, Gambero, Wine Spectator hanno mostrato che il territorio c’è, ed anche l’imprenditorialità: Sette Ponti, Baracchi, Petrolo, Il Borro di Ferragamo, quattro aziende nella top 20 di Wine Spectator sono roba che neanche Montalcino o Bolgheri riescono ad esprimere.

E’ una zona senza la fissa del monovitigno, classica da uvaggio e blend. Forse solo recentemente Cortona ha avuto il syrah come faro e calamita per tanti investimenti. Cortona è punto di riferimento col syrah a livello internazionale, quasi alla pari con Rodano (Hermitage e Cote Rotie), Australia (Barossa ma non solo) e California (Central Coast, Santa Barbara, San Louis Obispo). Anche questo è Arezzo. Cortona è nouvelle vague del vino aretino, e Valdarno Superiore è la storia e la tradizione, che convivono.
Ecco i vini della degustazione.

Trebbiano Toscano 2007 Tenuta Vitereta Civitella di Valdichiana
Vino atipico, da uve fresche e in parte appassite, prodotto con uso di legno; uve biologiche. Giallo dorato splendente oro antico aretino, note appena di smalto e lacca ma soprattutto miele, erica, ginestra, mandorla, pesca, affumicato, lievito, fiori di campo secchi. Ricorda a tratti un Valentini giovane, bocca appuntita e tagliente con bella morbidezza e tanto estratto, acidità salmastra che non diventa asprezza eccessiva, quasi una nota di tannino, da uve macerate probabilmente. Tradizionale senza esasperazione, bel faro per altri bianchi della zona, rari ma con certa tradizione, che quindi non produce solo bianchi vergini dal sapore di chewing-gum da lieviti selezionati. 85

Mannucci Droandi Pugnitello 2008 Mercatale Valdarno
Vitigno riscoperto da poco; ricerca fatta soprattutto da San Felice nella Berardenga, grappolo simile ad un pugno, abbandonato perché soggetto a virosi e con poca costanza qualitativa. Annata fresca, note di amarena prugna frutta rossa, in parte anche floreale, ampio: almeno tre tipi di profumi con, anche, note speziate da uso di legno, quasi note da pinot nero per la componente “boscosa”. In bocca tannino evidente e ricco, presente ma senza asprezza, corposo e potente, si allarga e si distende con bel finale tra cedro e amarena e tabacco. Da seguire, interessantissimo, rustico e deciso. 80

Petrolo Galatrona 2008 Merlot 100%
Una delle glorie locali: siamo a Mercatale Valdarno, 3-4 km dal Chianti Classico, piena DOC ma molto interessante per il merlot messo a dimora da tempo in zona fredda dove non matura prestissimo, e riesce a distendersi in maniera ottimale. Le zone toscane per merlot NON comprendono Bolgheri (manca l’argilla). Meglio il pisano (Tenuta di Ghizzano), o le zone del Chianti Classico più alte ed interne dal clima difficile. Con l’argilla che è tipica anche del Pomerol con buon drenaggio. Colore intenso e cupo, naso composto, frutta rossa e nera, tabacco, vaniglia, caffè, tostature decise ma non invadenti, filo di peperone e resina. Tannini morbidi e dolci, vellutati e fitti, molto più sulla lingua che sulle gengive ma lasciano il campo subito alla salinità che fa salivare, e facilita la beva. Vino composto, elegante, pochi chiaroscuri, nobile e poco contadino ma di una eleganza che può essere presa ad esempio per la zona per uno stile bordolese-toscano. Fuoriclasse e fuori dagli schemi ma che giova tantissimo al territorio. 91

Camperchi San Giovese 2007 IGT Toscana Civitella Valdichiana
Si vede subito dal colore: meno compatto e più trasparente, zona classica per sangiovese. Amarena, viola, note floreali e tipiche del vitigno, senza difetti, varietale con mineralità importante che emerge. Tannino ben evidente, succosissimo, l’acidità soprattutto impressiona e ci fa pensare come sia bello averlo a tavola: struttura poca ma bella freschezza e capacità di lasciarsi bere che sono due delle caratteristiche principali del vitigno, purtroppo sacrificate quando lo si vuole cabernettizare a tutti i costi. L’acidità del resto è importante perché questi sono i vini che vantano il migliore abbinamento per il cibo, elemento cruciale anche per il sommelier. 84

Fattoria Gratena Siro 2007
Molto particolare da vitigno prodotto unicamente in questa azienda, ancora in via di riconoscimento: solo duemila bottiglie. Colore molto concentrato, stile quasi merlot, naso balsamico, affumicato da barrique, quasi goudron, frutto in evoluzione e legno da assorbire ancora, cedro candito, amarena, sandalo e pepe; sembra una via di mezzo tra syrah e Montepulciano d’Abruzzo. Ricco in bocca: tannini un poco ispidi all’inizio ma ben tamponati da alcol e glicerina. Possente e persistente, un po’ violento come impatto ma considerando che è la prima annata e i legni erano tutti nuovi, è decisamente promettente. Potenza e complessità sono caratteristiche che si ritrovano in questa zona, e si capisce come mai è stato per molti anni un serbatoio per il Chianti Classico. 83

Tiratari Villa la Ripa 2007 Sangiovese 85% poi Merlot Syrah 2007
Acidità totale molto alta, il sangiovese fa benissimo la sua parte. Bel colore rubino e naso di mora e spezie, classiche del syrah; quasi caldo, profilo esotico poi viola e amarena, tannino evidente da sangiovese, soprattutto retrogusto acido molto forte che accompagna tutto il sorso; il buon tannino e l’acidità mascherano corpo e struttura che pure non sono da poco; le buonissime prospettive in evoluzione ora lo rendono un poco scabro. 84

Caberlot Podere il Carnasciale 2007
Pezzo unico, da vitigno tutto suo, incrocio tra cabernet sauvignon e merlot, invenzione locale per dare vino solo in magnum, costoso e ricercato. Profumi pirazinici molto in evidenza, peperone, erbaceo ma di quelli belli e fini, speziatissimo, mentolato e balsamico, mirto, pepe verde, canfora, incenso, chiodo di garofano, geranio. Terroso, bocca serratissima e ancora da assestarsi, acidissima; tannini però piacevoli, finale agrumato persistente e dissetante. Affidabile e sontuoso con gli anni, costoso ma un mondo a sé. 96

Cortona DOC Syrah il Bosco 2007
Eccoci al fenomeno Cortona e il monovitigno, con il suo vino più famoso e che ha fatto molta della sua fortuna, pieno di colore e appagante già alla vista, impatto dolce e floreale, ricchissimo, ribes in technicolor, pepe, arancio rosso (classico syrah), del resto deriva da zona mediterranea e riflette note calde e ricche con freschezza centro europea. A Cortona i terreni sono simili al Rodano e anche clima è simile, l’effetto è compiuto e risoluto in bocca con vino di impatto deciso ma che coccola anche un po’ con agrumi e spezie che continuano e si fanno sentire bene anche in bocca dove i tannini devono ancora affinarsi, ma è vino giovanissimo su cui si può scommettere ad occhi chiusi, la persistenza del frutto è impressionante. 93

Pian del Pazzo 2003 Fattoria La Traiana
Vincitore come vino per lo stufato alla Sangiovannese. Cabernet 90% Cab franc 10%. Particolare, già in evoluzione, siamo a Terranuova Bracciolini, una Valdarno particolare: vigneto storico del ’90, e del resto non si potrebbe spiegare altrimenti una riuscita simile per un’annata difficile caldissima come il 2003 (comunque più fresca qua che altrove in Toscana). Note esotiche e speziate particolari, il cabernet è tardivo quindi il caldo lo ha preso tutto ed è stato però vendemmiato con il fresco, con fermentazioni regolari ed equilibrate. Nessun accenno di bruciatura o cottura: mora quasi più che mirtillo, speziatura ricca, incenso cardamomo e ginepro. Ogni cosa è al suo posto. Finezza, goudron, in bocca è ancora più ricco che al naso ma molto elegante senza esagerazioni, il cabernet ha tenuto benissimo e si presenta fresco, delicato ma non molle, tannino in grande spolvero per niente amaro o verde. In effetti pensandolo su carne stufata fa venire un’acquolina perfetta per questa combinazione di tannino e di profumi. 90

Conclusioni
Una zona che fornisce vini così, senza una Doc di riferimento e trattata da serie B è davvero una cosa assurda, qui c’è una cifra tecnica di tutto rispetto difficile da riscontrare in tanta Toscana. Si dovrebbe avere più orgoglio da parte dei produttori e buon senso nel non penalizzare nessuno, specie quelli che si sono battuti per la qualità assoluta negli anni scorsi. Dalle degustazioni a tavolini dei vini dei produttori presenti (90 vini per oltre 30 aziende) emerge che il territorio è interessante per dare vini potenti, più che soavi e beverini, ma deve lavorare ancora (ad eccezione di Cortona) per arrivare a qualità di livello internazionale, evitando, in alcuni rappresentanti della produzione media, difetti tecnici, dal brett agli eccessi di enologia.

La Strada del Vino ha fatto un passo importante (e anche l’AIS Arezzo) e potrebbe essere l’inizio per  fare sistema, caso più unico che raro in Italia e nel vino toscano. Si devono però uniformare i disciplinari e valorizzare i vini più importanti e il resto seguirà a ruota. Manca solo un Cosimo III De’ Medici. In conclusione, lasciamo la parola a Daniele Cernilli.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

35 Commenti

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kenray

circa 11 anni fa - Link

un successone questo post evidentemente questi vini fanno arricciare il naso a molti andrea vedo voti bassi e voti alti. come dire, tutte le ciambelle non riescono con il buco. a parte il caberlot non ne conosco nessuno. mi intriga il merlot da 91/100 se non costa come un bacio di Ruby lo compro.

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Gabriele

circa 11 anni fa - Link

Ken, se vuoi un ottimo Merlot (e anche con un prezzo ottimo)te lo faccio assaggiare io la prox. volta che ci vediamo, se poi lo vuoi acquistare non devi far altro che dirmelo, il produttore è mio amico. Ah, dimenticavo, è un prodotto bio-dinamico, così facciamo contenti anche sòr Morichetti :)

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Mara

circa 11 anni fa - Link

Oh Impavido viticoltore, che non temi di menar fendenti, qual'è il segreto di tanto ardire?

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kenray

circa 11 anni fa - Link

visto che questo costa come un pneumatico pirelli pzero 215-65 r16 mi sa che compro quello del tuo amico.

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Nelle Nuvole

circa 11 anni fa - Link

Scelta oculata.

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Nelle Nuvole

circa 11 anni fa - Link

Forse é il "faccione" di Cernilli che sventolato come l'aglio davanti alle streghe respinge i soliti commentatori di fronte a questo post? Eppure il Nostro ha detto delle cose sensate che mi sento di sottoscrivere. Fra l'altro la definizione delle produzioni di D'Alessandro e Petrolo (Luca Sanjust, vi ricordate? Quello messo alla gogna da Tom Maresca). Le ha defiinite "internazionali", non in senso derogativo, ma per spiegare che sono nate anni fa con uno stile che allora andava molto di moda fra i palati di tutto il mondo. Quindi era stata data la precedenza allo "stile" invece che alla "tradizione legata al luogo". Entrambe le aziende fanno dei vini ottimi, ma che per ora non si possono riportare ad un territorio. Questo nonostante che i terreni, come ben spiegato da Andrea Gori, si siano dimostrati più adatti a certi vitigni e siano simili a zone classiche, come il Rodano per lo syrah. Il concetto di "terroir" viene utilizzato per i propri scopi a seconda degli argomenti. Diciamo che in questo caso, per me, ancora non può essere applicato a vini che sono nati una ventina di anni fa o giù di lì. Alcuni dei vini degustati da Andrea sono su quella strada, ma tutt'ora li trovo poco identificabili come zona d'origine (e, personalmente lascerei perdere l'accostamento con la zona del Rodano, Andrea perdonami ma dissento). Detto questo sono vini fra il buono e l'ottimo e tutta la zona merita di esere scoperta. a proposito, cosa ne dice il nostro Terroir?

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Mugellesi Ivano

circa 11 anni fa - Link

Ken, segui il suggerimento di Gabriele,un Merlot veramente ottimo.

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Pierpaolo

circa 11 anni fa - Link

Siro Gratena prima annata prodotta? Sicuro?

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Massimiliano Montes

circa 11 anni fa - Link

Caberlot Podere il Carnasciale 2007 96/100 ? Ma sei sicuro? Una bottiglia di appena 4 anni... che tu descrivi come "Terroso, bocca serratissima e ancora da assestarsi, acidissima"? E poi "Affidabile e sontuoso con gli anni"... Dopo dieci anni di invecchiamento come sarà? 100/100 ! Sarà che sono stitico io con i punteggi...

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Andrea Gori

circa 11 anni fa - Link

è probabile che non arrivi a 100 ma magari 98 si...in ogni caso 96 era per come era buono venerdì scorso! una di quelle bocche serrate sì ma che ti fanno venir voglia di berlo e riberlo... l'affidabilità deriva dal fatto di aver assaggiato diverse annate nel corso del tempo e da giovane raramente era stato così compatto ed elegante

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Massimiliano Montes

circa 11 anni fa - Link

Devo assaggiarlo al più presto :-) Avrò le solite difficoltà, perchè nelle enoteche della mia città sarà introvabile...

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Vinogodi

circa 11 anni fa - Link

...boh ... lo bevo tutti gli anni e non mi risulta . Chiaro , pochissimi assaggi , ma la curiosità è sempre alta ogni anno e ci casco nonostante il "vaffanculo" subito dopo averlo bevuto tenuto conto del costo . Ma questo si fa per scienza e conoscenza e per poterne parlare ... Merlot? = Pomerol + qualcosa di Bolgheri ( anche se il migliore in Italia lo fa Miani) Sirah? = Rodano centro settentrionale (Ermitage + Cote Rotie). Il resto? Tracce ( poca Australia e Tua Rita in Italy...)

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Vinogodi

circa 11 anni fa - Link

...all'inizio , se non si era capito , parlavo del Caberlot ...

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Giovanni Solaroli

circa 11 anni fa - Link

Bella iniziativa, e se mi dovessero invitare ci verrò senz'altro, visto che è una zona a me sconosciuta enologicamente. Non è per snobismo ma a Maggio si contano, solo in Romagna, un sette/ottocento iniziative che, in qualche modo, hanno a che fare con il vino e bisogna fare delle cernite,in un modo o nell'altro. Non sapevo che Cini fosse la mente di tutto questo ambaradan, se no non l'avrei persa di certo. Il Cini mi risulta essere l'uomo concorsi dell'AIS, e il suo debutto è stato proprio a casa mia al Master del Sangiovese. Ciò detto aggiungo che NN mi trova d'accordo su Syrah/Cortona. E' l'unica tipologia dell'area che conosco e, detta fuori dai denti, non mi piacciono. Non so se i terreni argillosi vadano a nozze con il vitigno, ma sta di fatto che Syrah siciliani(non tutti) del Rodano (Còte Rotie,Hermitage)e Australiani(moltissimi) mi gustano assai. Quelli di Cortona no. E' unfatto di gusto, certamente, ma li trovo troppo "verticali" stretti nell'incedere di bocca e frequentemente taglienti e con tannini invadenti. Caratteristiche che, se apprezzo in un sangiovese, rifiuto in uno syrah.

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Andrea Gori

circa 11 anni fa - Link

sul syrah di cortona avevo le tue stesse idee fino a 3 anni fa poi sono arrivati Fabrizio Dioniso e il suo Podere il Castagno, Stefano Amerighi e il nuovo Migliara di Tenimenti d'Alessandro...direi altra musica

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Giovanni Solaroli

circa 11 anni fa - Link

Se è così,allora necessito di un aggiornamento, propio come il mio pc.

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Francesco Fabbretti

circa 11 anni fa - Link

resto dell'idea che 96 al caberlot sia un filino esagerato. Purtroppo ogni volta che ci imbatte in questi vini viene immediato il parallelo con i loro cugini bordolesi. Mettiamola così: visto il costo della boccia (che tra l'altro è solo magnum o doppio magnum) è giocoforza provare una orizzontale con un ducru beaucaillou o un cos d'estorunell. io il 2007 di caberlot non l'ho assagiato ma gli altri citati, annata 2008, sì.... maglio soprassedere

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Massimiliano Montes

circa 11 anni fa - Link

Sono d'accordo. Tra l'altro mentre ho difficoltà a farmi piacere il merlot nostrano, quello bordolese è veramente buono. Senza bisogno di spendere grandi cifre per un Medoc Premier Grand Cru Classè. Ho da poco bevuto uno Château Respide-Médeville. 40 euro, era molto buono. A differenza dei bordolesi italiani il merlot non si sentiva subito. Dapprima si percepivano le note caratteristiche del cabernet sauvignon, ma lievi, non invadenti, e soltanto in un secondo momento arrivava il merlot, anche lui non eccessivo, direi quasi elegante. Insomma, a uno come me che il merlot italiano (specialmente quello meridionale) non garba, questo bordolese è piaciuto molto.

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kenray

circa 11 anni fa - Link

da quando bevo kobler ho idee molto diverse sui merlot

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Nelle Nuvole

circa 11 anni fa - Link

Ken, un giorno conoscerai lo syrah, intendo Hermitage e dintorni e finalmente troverai te stesso. Nel frattempo, godi fanciullo, gioisci pure distraendoti con il Merlot di Kobler, i vari bolgheresi, cortonesi e aretini.

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Gabriele

circa 11 anni fa - Link

@ Nelle Nuvole brava! Recentemente ho bevuto Hermitage '09 di Dard & Ribo. Roba da 94-95/100.....l'essenza del Syrah. Ken, se riesco a trovarne un'altra boccia ce la beviamo insieme. @ Massimiliano Per me climi freddi = merlot buono non corrisponde sempre al vero, rischiano di essere troppo vegetali..... A mio avviso, come sempre, ci vuole l'equilibrio....il clima ideale è forse quello del centro Italia (IMHO) con sotto l'argilla perchè altrimenti i tannini cadono immediatamente. O no?

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kenray

circa 11 anni fa - Link

intendeo che kobler con il suo riserva ha riscritto le mie certezze sul merlot (italiano) maledetto armin @gabriele te lo porto io un bel merlot, italiano. poi mi dici. ci vediamo appena quel lambruschista modenese sistema casa e mette a grigliare la carne ?

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Massimiliano Montes

circa 11 anni fa - Link

@ Gabriele E' un mio difetto. Il merlot non riesco proprio a farmelo piacere, troppo fruttato, spesso quello italico sa di caramella. Se poi viene affinato in barrique di primo passaggio al sapore di resina e vaniglia, mi da la nausea. Se poi viene artefatto in cantina per aumentarne la consistenza e la concentrazione, diventa marmellata da spalmare sulle fette biscottate, ma marmellata brutta. Credo che il risultato dipenda dal territorio, come dici tu, ma non solo. Uva pienamente matura, basse rese, ed affinamento in piccoli fusti di primo passaggio, determinano un risultato nefasto dal punto di vista organolettico (mi scusi Tachis). I francesi a me appaiono migliori (si sposano meglio col mio gusto)... ma non è che ne vada pazzo. Uno dei vini più sopravvalutati al mondo, infatti, per me è il Petrus: costi spropositati assolutamente non giustificati. Così mettiamo una croce su Pomerol :-)

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Massimiliano Montes

circa 11 anni fa - Link

Climi freddi = merlot buono

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Manilo

circa 11 anni fa - Link

Massimiliano io sto al centro ed il Merlot viene bene. Anche se non è più il mio vino preferito.

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Rina Marga

circa 11 anni fa - Link

Sarebbe interessante conoscere meglio questi due nomi bordolesi: il primo "cos d'estorunell", misteriosissimo (forse un'imitazione cinese del più celebre Cos d'Estournel), il secondo, tale Respide-Médeville, bevuto solo in Ungheria, credo.

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Massimiliano Montes

circa 11 anni fa - Link

http://www.google.it/url?sa=t&source=web&cd=3&sqi=2&ved=0CC8QxQEwAg&url=http%3A%2F%2Fdocs.google.com%2Fviewer%3Fa%3Dv%26q%3Dcache%3Al7CM-vkKoZQJ%3Awww.aisemilia.it%2Fcms%2Fpage%2Fpagina%2F1180469126%253Fmode%253Dpdf%2BCh%25C3%25A2teau%2BRespide-M%25C3%25A9deville%2Bgraves%26hl%3Dit%26gl%3Dit%26pid%3Dbl%26srcid%3DADGEEShJFvCdsZG94iJvIlyTsoKuRhLXgfeNNmjVHi03mjSwJbiGjK9m96s2uCaNdVjAeH4cy2699igSbNzk_2b6kAZXzCgGA1QWV3KycD7ZOxL1paEYe0Zm3zTZvqcnCMpB3wUNaTQe%26sig%3DAHIEtbTfenGfzRsQXJ3x44lLY8LSSyhxtQ&rct=j&q=Ch%C3%A2teau%20Respide-M%C3%A9deville%20graves&ei=BD_JTc6gKtHKswbd8eSHAw&usg=AFQjCNGvvk3z9MQEeuXvSbIqtEvpSX5Lhg&cad=rja Io l'ho bevuto a casa mia. Però se vuoi andare in Ungheria fai pure...

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Massimiliano Montes

circa 11 anni fa - Link

Mmmm... il link è un po' lungo... forse. Proviamo questo: http://www.google.it/url?sa=t&source=web&cd=3&sqi=2&ved=0CC0QFjAC&url=http%3A%2F%2Fwww.aisemilia.it%2Fcms%2Fpage%2Fpagina%2F1180469126%3Fmode%3Dpdf&rct=j&q=Ch%C3%A2teau%20Respide-M%C3%A9deville%20graves&ei=BD_JTc6gKtHKswbd8eSHAw&usg=AFQjCNGOUQMAXzv4GZxOb34ors9MTUStmQ&cad=rja Comunque è un Graves, a sud del Medòc.

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Francesco Fabbretti

circa 11 anni fa - Link

carina l'imitazione cinese... in effetti ci sono anche i tetti a pagoda

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Massimiliano Montes

circa 11 anni fa - Link

Il link è lungo... lo so. Però il risultato è artistico, no? M'esce di fuori...

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Massimiliano Montes

circa 11 anni fa - Link

Oh, oh ... ti riferivi a MargaRina... (ma quanti spiritosoni in questo blog)

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Giovanni Solaroli

circa 11 anni fa - Link

@Gabriele: uèi,da quando espertizzi sul merlot? e chi sono sti Dard & Ribo, caramelle di liquirizia? Prova il La Mouline Cote Rotie di E.Guigal se vuoi fare un'esperienza che sfiora il misticismo. Marcel Guigal è il mago dello syrah e riuscirà ad allargare anche i cordoni della tua borsa, notoriamente stretta. At Salut.

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Gabriele

circa 11 anni fa - Link

Giovanni, vai qui: http://ilcampovinato.blogspot.com/2011/03/di-come-da-6-francesi-siamo-finiti-ad.html e capisci chi sono Dard & Ribo...... QUESTO sfiora il misticismo.... E poi mi espertizzo sul Merlot da quando ho sentito l'Impavido 2003 dell'amico Paolo Francesconi....un colpo di fulmine!!!! Ci fu un etocario non ricordo se Umbro o Laziale che ne comprò un bancale dicendo che metteva in fila una lunghissima lista di Pomerol..... Ciao. PS La mia borsa è stretta per forza...nùn ce sta gniente.......

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Vinogodi

circa 11 anni fa - Link

...magari , oltre a Guigal , forse non conosci tali Chave , Chapouitier , Gerin , Ogier...

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Rossano Ferrazzano

circa 10 anni fa - Link

"il territorio c’è, ed anche l’imprenditorialità: Sette Ponti, Baracchi, Petrolo, Il Borro di Ferragamo, quattro aziende nella top 20 di Wine Spectator sono roba che neanche Montalcino o Bolgheri riescono ad esprimere." Se questa è l'ottica, speriamo che il nuovo disciplinare della Valdarno di Sopra si premuri di assicurarsi che James Suckling non traslochi. A occhio un elemento assolutamente centrale di questo terroir! :-P

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